La Messa Mistero nuziale. 1. L’Eucaristia viene da lontano

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Tratto da UN CERTOSINO, La Messa Mistero nuziale, Gribaudi, Torino, 1981.

Si parla tanto di Eucarestia, ma è piuttosto raro sentir parlare di Eucarestia «cristiana». L’aggettivo pare superfluo, eppure l’Eucare­stia che Gesù Cristo ci ha lasciato come dono del suo amore era stata preceduta da un’altra Eucarestia.

Il dono dell’Eucarestia riassume e ci presen­ta in modo intimamente tangibile la sostanza stessa del nuovo Testamento; in un solo atto comprende e offre alla nostra accoglienza tutta la Rivelazione dell’amore di Dio nella nuova Al­leanza. Ma come il nuovo Testamento è stato preceduto e preparato dal vecchio Testamento, come la nuova Alleanza nel sangue di Gesù è stata preceduta e preparata dalla vecchia Al­leanza nel sangue dell’agnello pasquale, nes­suna meraviglia che Dio abbia anche voluto preparare l’Eucarestia cristiana – che celebra la salvezza dell’uomo nel sangue di Gesù – con un’Eucarestia, quella della vecchia Alleanza, che celebrava – e celebra ancora oggi in tutte le sinagoghe del mondo – la salvezza del po­polo di Dio dalla schiavitù d’Egitto.

E come Gesù ha detto che era venuto non per abolire la legge e i Profeti, ma per comple­tarli, nessuna meraviglia che abbia anche vo­luto completare, perfezionare l’Eucarestia della vecchia Alleanza trasformandola nel dono di Se stesso Redentore, per darci l’Eucarestia della nuova Alleanza nel suo sangue sparso per noi.

Nessuna meraviglia che Gesù nell’ultima Cena abbia preso la liturgia della Sinagoga, il rito, le cerimonie, le preghiere, le parole che costituivano quella Eucarestia con la quale il popolo d’Israele benediceva e ringraziava Dio per la sua liberazione e la sua salvezza dall’E­gitto. Usando quello stesso rito – santificato già da tanti secoli come un inno incessante alla gloria di Dio salvatore – con tre o quattro sem­plici parole l’ha ricreato, l’ha trasformato nel­l’atto stesso della Redenzione del mondo at­traverso il suo supplizio sul Calvario.

 

Ma se nell’ultima Cena le cose sono andate proprio in questo modo, perché abbiamo aspet­tato quasi venti secoli per sentir parlare di que­sta «Eucarestia» del vecchio Testamento? Non si tratta di un’azzardata novità della teologia moderna. Il ritardo nell’aver intuito la vera ge­nealogia della nostra Eucarestia è colpa nostra ed è vergogna nostra. E stato l’odio contro gli Ebrei.

L’antisemitismo ha preso a scemare soltanto nel corso di questo secolo. Basti pensare che le parole offensive contro gli Ebrei – il popolo eletto di Dio! – sono state eliminate dalla li­turgia della Chiesa Cattolica solo al tempo dell’ultimo concilio. Accecati dalla faziosità, per secoli e secoli gli studiosi cristiani non si sono curati d’indagare nella liturgia della Sinagoga (che era la Chiesa del vecchio Testamento), per trovarvi gli anticipi della liturgia – e dell’Euca­restia – della Chiesa del nuovo Testamento.

Oggi ci è sin troppo chiaro che era quello il primo passo da farsi, la cosa più ovvia. Solo cinquant’anni fa, quando si cominciò a capire che l’odio contro gli Ebrei era un sentimento incompatibile con la carità cristiana, appaiono i primi studi che mostrano le preghiere della Messa come una continuazione delle preghiere della liturgia della Sinagoga. I recenti e fonda­mentali contributi del P. Bouyer e di altri stu­diosi1 documentano ulteriormente lo stretto rapporto che unisce l’Eucarestia vetero-testa­mentaria con quella della nuova Alleanza.

 

L’interesse per la liturgia della Sinagoga non è per noi solo una curiosità, pur legittima, sul­la preistoria della Messa, quanto piuttosto il desiderio di penetrare meglio il senso originale e più profondo della nostra Eucarestia.

Tale interesse non può che aumentare quan­do scopriamo che nella Sinagoga esisteva già un rito che si celebrava ogni giorno e che si chiamava appunto «Eucarestia», o almeno il suo equivalente nella lingua ebraica, cioè «be­rakah», e che proprio nel cuore di tale rito della «berakah» – che significa ringraziamen­to – Gesù ha istituito la nostra Eucarestia; che gli Apostoli e i primi sacerdoti cristiani hanno continuato a ripetere le parole di Gesù, con­sacrando il pane e il vino, nell’ambito di que­sto stesso rito; che in origine il termine «Eu­carestia» è apparso solo come una traduzione in lingua greca (per le comunità greche) del ter­mine ebraico «berakah». Ed è ancora più in­dicativo che la Chiesa, approvando l’uso dei nuovi «canoni» della Messa, li abbia chiamati appunto «preghiere eucaristiche», ossia ciò che significa esattamente «berakah».

Il rito in questione era costituito infatti da preghiere che benedicevano e ringraziavano Dio per i suoi grandi benefici e per le sue «mera­viglie» («mirabilia Dei»), per i prodigi da Lui operati in favore d’Israele. Era la risposta d’Israele al suo Dio che l’aveva salvata.

Dio stesso, in conclusione, aveva già prepa­rato per il popolo redento della nuova Allean­za una preghiera di lode e di ringraziamento per il nuovo e supremo atto di salvezza ope­rato mediante la morte e risurrezione di suo Figlio. Quel Figlio che ha voluto come incasto­nare per noi il suo atto di redenzione eterna nelle stesse cerimonie e parole del rito cele­brato in Israele per secoli prima di diventare – per disegno e volontà di Dio – l’Eucarestia cristiana.

1 Louis Bouyer, Eucharistie, Tournai 1966; Dom Gte­gory Dix, The shape of the Lithurgy, Londra 1945; Joa­chim Jeremias,  Abendmalsworte Jesu, Göttingen4, 1967; Max Thurian, L’Eucharistie, Memoriai du Seigneur, Pa­rigi 1959.

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