Dalla NBQ. Madre Cabrini, la donna (più votata) non degna di statua…

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Nella Grande Mela un programma affidato alla moglie del sindaco de Blasio “premia” con una statua le donne che hanno dato lustro alla città: tra loro anche due uomini trans. Niente monumento, invece, per santa Francesca Cabrini, gigante di carità, di gran lunga la più votata nel sondaggio pubblico da cui era partito tutto. Come dire: viva la “diversità”, purché non sia cattolica.

Al diavolo il femminismo, la diversità, e perfino l’immigrazione, se comportano il rischio di onorare la storia del cattolicesimo. Gli esempi nella storia vicina e lontana non mancano ma la conferma del pregiudizio che censura i meriti dei cattolici nella storia arriva adesso da New York, dove la santa patrona degli immigrati, Francesca Saverio Cabrini, è risultata la più votata in un programma che si propone di onorare le donne che hanno “costruito” la città, ma è stata ignorata dalla commissione giudicatrice.

Madre Cabrini, fondatrice nel XIX secolo delle Missionarie del Sacro Cuore, è un personaggio modernissimo. Proclamata patrona degli emigranti (nel 1950) e degli ospedali, a suo modo femminista ante-litteram, fondò il primo ordine femminile a non essere sottoposto ad analogo ordine maschile, ed era, secondo l’Enciclopedia delle donne, una gran donna d’affari, antesignana del “crowdfunding”.

Nella sua vita terrena, Francesca Saverio (con la “o”, in onore del gesuita san Francesco Saverio) attraversò l’Oceano Atlantico 28 volte, per raggiungere sia il Nord sia il Sud America. Si spinse all’interno del continente arrivando fino a Chicago e poi nel lontano Colorado, ai tempi in cui per superare i valichi più impervi bisognava andare a dorso di mulo. Tanta attività sarebbe prodigiosa anche in una persona vigorosa e in buona salute, ma Madre Cabrini era pure di costituzione gracile; di salute ne aveva talmente poca che fu rifiutata per questo motivo dal primo convento a cui aveva fatto domanda. Ciononostante, nel corso di 35 anni dedicati alla cura di poveri, analfabeti, ammalati e abbandonati, restando sempre in contatto con il suo mentore principale, Leone XIII, il Papa della Rerum Novarum, riuscì a creare 67 istituti fra orfanotrofi, scuole e ospedali. Infine – ma qui viene il politicamente scorretto – convertì tribù alle quali nessun bianco si era mai sognato di accostarsi.

 

 

 

 

Ecco, a un personaggio siffatto, la prima cittadina statunitense a salire agli onori degli altari, è stato rifiutato l’onore di una delle sei statue che verranno dedicate a donne dalla città di New York. Ciò sarebbe dovuto avvenire nell’ambito del programma “She Built NYC” (significa “New York l’ha costruita lei”, dove NYC=la città di New York), affidato dal sindaco Bill de Blasio alla moglie, Chirlane McCray [nella foto insieme], la prima first lady nera di New York e la seconda del Paese. Il programma è partito da un sondaggio pubblico che ha attirato oltre 2000 voti, di cui 219 sono andati a Madre Cabrini, il doppio di quelli ricevuti dalla seconda piazzata, l’urbanista Jane Jacobs.

Ciononostante il 10 agosto il New York Post ha fatto sapere che la giuria, presieduta dalla McCray, aveva escluso la santa americana e, anzi, ignorato totalmente le preferenze espresse dal pubblico. Femminista ed ex-lesbica dichiarata, all’elezione del marito a sindaco la McCray si era data subito come priorità quella di diversificare lo staff di de Blasio, puntando a farne il personale più “diversificato” della storia di New York. Solo che, a quanto pare, nell’ambito delle diversità da onorare ci sono solo quelle etnica, razziale e di genere, non di religione, tantomeno di religione cattolica. Così, almeno, è avvenuto per le sei statue di donne da commemorare.

I monumenti approvati raffigureranno Shirley Chisholm, la prima donna nera eletta al Congresso, Katherine Walker, guardiana del faro dell’isolotto Robin’s Reef (l’unica donna bianca che sarà onorata dal programma), “Marsha” P. Johnson e “Sylvia” Rivera, due trans biologicamente uomini, fondatori dell’associazione Street Transvestite Action Revolutionaries (Rivoluzionari per l’azione dei travestiti di strada) che saranno commemorati insieme da un’unica statua, Elizabeth Jennings Graham, insegnante afro-americana, la cantante Billie Holiday e infine Helen Rodriguez-Trias, pediatra femminista. Quest’ultima, una delle fondatrici del Comitato per il diritto all’aborto, ha raccolto appena 7 voti, contro i 219 di Madre Cabrini.

Per giustificare l’aver totalmente ignorato le indicazioni del voto popolare, una portavoce della McCray ha spiegato che il sondaggio non mirava a stabilire quali donne sarebbero state commemorate ma solo a fornire alla commissione una rosa di nomi da cui scegliere.

 

Autore: Alessandra Nucci

Fonte: http://www.lanuovabq.it/it/madre-cabrini-la-donna-piu-votata-non-degna-di-statua

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