Signore, «Accresci in noi la fede!»

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«Ho sempre desiderato d’essere una santa, ma, ahimè, ho sempre constatato, quando mi sono confrontata con i Santi, che tra loro e me c’è la stessa differenza che esiste tra una montagna la cui vetta si perde nei cieli e il granello di sabbia, oscuro, calpestato dai piedi dei passanti. Invece di scoraggiarmi, mi sono detta: il Buon Dio non potrebbe ispirare desideri irrealizzabili; quindi, nonostante la mia piccolezza, posso aspirare alla santità. Farmi diversa da quello che sono, più grande, mi è impossibile: mi devo sopportare per quello che sono con tutte le mie imperfezioni; ma voglio cercare il modo di andare in Cielo per una piccola via tutta nuova. Vorrei trovare anch’io un ascensore per innalzarmi fino a Gesù, perché sono troppo piccola per salire la dura scala della perfezione. Allora ho cercato nei libri santi l’indicazione dell’ascensore, oggetto del mio desiderio; e ho letto queste parole uscite dalla bocca della Sapienza Eterna: ‘Se qualcuno è molto piccolo, venga a me’. Così sono arrivata a intuire che avevo trovato ciò che cercavo. E volendo sapere, o mio Dio, ciò che faresti al molto piccolo che rispondesse alla tua chiamata, ho continuato le mie ricerche ed ecco quello che ho trovato: ‘Come una madre accarezza il figlio, così io vi consolerò: vi porterò in braccio e vi cullerò sulle mie ginocchia!’ L’ascensore che mi deve innalzare fino al Cielo sono le tue braccia, o Gesù! Per questo non ho bisogno di crescere, anzi bisogna che io resti piccola, che lo diventi sempre più»

Dalle Opere di S. Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo.

I perversi e i potenti confidano solo nella loro forza ed abilità e non sanno di appoggiarsi ad una realtà fragile ed inconsistente che si affloscerà nel nulla; il giusto ha come unica fiducia Dio e quindi vivrà perché il Signore è rupe solida che non vacilla nelle tempeste della storia.

Un detto rabbinico dei tempi di Gesù affermava che val più un grano di pepe che un cesto di cocomeri. È su questo principio didattico provocatorio ed incisivo che si regge anche il bozzetto di Gesù: il gelso ha radici resistenti, ben abbarbicate alla terra, le tempeste faticano a sradicarlo. Ebbene, la fede, anche se piccola e ridotta al lumicino, anche se simile ad un seme microscopico come quello della senape, ha la forza di strappare ciò che è consolidato, ha la capacità di sovvertire le sorti, di ribaltare i destini, di trasformare la storia, di trapiantare nel mare ciò che può vivere solo nella terra come il gelso.

La parabola del padrone e del servo diventa più limpida e comprensibile solo se si riesce a centrare il vero protagonista. Il soggetto dominante non è, infatti, il padrone con il suo comportamento volgare e prepotente, quanto piuttosto il servo con il suo atteggiamento. Il fedele nei confronti di Dio è chiamato a scegliere un comportamento di totale disponibilità, senza calcoli o contratti o limiti. Salta, quindi, una concezione “economica” della religione; il rapporto tra Dio e l’uomo non è quello che intercorre tra un datore di lavoro e un salariato con clausole, diritti, doveri ed esigenze di giustizia ben precise e necessarie. L’uomo è chiamato invece a donarsi a Dio con amore; il rapporto è molto più simile a quello dell’amore nuziale in cui la donazione è libera e totale e non conosce ore e tempi, premi e ricompense.

Così, possiamo anche dire che nella comunità cristiana nessuno deve esigere prestigio o dignità maggiore perché ha offerto prestazioni più importanti o più estese nel tempo. Tutti devono riconoscere di essere “servi inutili”, sereni e felici di poter donare, amare, sacrificarsi per Dio e per gli altri senza la ferrea logica del profitto.

La fede, come amore, non recrimina, non accampa diritti, non è il cambio offerto a Dio in seguito a un suo dono, ma è solo la risposta che il dono divino ha acceso e provocato in noi. Non dobbiamo, perciò stabilire contabilità matematiche di merito sulle nostre opere buone; la fede non è un contratto giuridico con clausole precise, ma è una donazione d’amore in cui si vorrebbe dare tutto alla persona amata, anche la stessa vita. Alla religione dell’obbligo e del minimo necessario – purtroppo spesso presente nelle nostre comunità – Gesù sostituisce l’adesione della fede, alla spiritualità del precetto Gesù sostituisce quella della libertà gioiosa, al calcolo del merito Gesù sostituisce il primato della grazia.

don Paolo Mojoli

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