“Sui social si può offendere”

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Chiedendo al giudice per le indagini preliminari di archiviare un caso, il pm Caterina Sgrò scrive che «sui social accade che un numero illimitato di persone, appartenenti a tutte le classi sociali e livelli culturali», sente «la necessità immediata» di «sfogare la propria rabbia e frustrazione» scrivendo «fuori da qualsiasi controllo» qualunque cosa, anche con «termini scurrili, denigratori, ecc., che in astratto possono integrare il reato di diffamazione, ma che in concreto sono privi di offensività». Perché proprio il «contesto dei social in genere, frequentato dai soggetti più disparati», «priva dell’autorevolezza tipica delle testate giornalistiche o di altre fonti accreditate tutti gli scritti postati su internet» tanto che, a parere della Procura, la «generalità degli utenti non dà peso alle notizie che legge». Le «espressioni denigratorie» che possono offendere una persona «godono di scarsa considerazione e credibilità» e «non sono idonee a ledere la reputazione altrui».

(Vedi Corriere della sera del 23 ottobre 2019)

 

Se qualcuno avesse tempo da perdere indirizzando un post al pm, cosa potrebbe scriverle?

 

don Paolo Mojoli

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