“Ma perché tu che sei prete non puoi sposarti?” ossia “Mi ami tu più di costoro?” (vangelo di Giovanni) (n. 1)

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Domanda abbastanza ricorrente (la prima) in mia nipotina di 5 anni (a quell’età si è ancora super-espliciti); ma anche da parte di ragazzi, giovani e adulti.

  1. Durante la mia adolescenza, anch’io ho pensato più volte alla possibilità del matrimonio.
  2. La motivazione, che anche tantissimi sacerdoti o persino documenti ecclesiali portano, consiste nel dire che attraverso il celibato una persona è più libera di fare il bene. Personalmente e umilmente la ritengo del tutto insufficiente. Il “fare” non può essere una ragione di vita. Inoltre, conosco persone sposate che fanno tantissimo più del bene di bravissimi e zelanti sacerdoti.
  3. A me pare (lo sottopongo a chi legge con il punto interrogativo, per la bellezza di confrontarci e di arricchirci reciprocamente) che sia una questione di innamoramento. D’improvviso, t’accorgi in tutte le fibre del tuo essere di essere amato da Dio in una maniera speciale, esclusiva, che non ammette rivali. La cosa strana è che magari sei andato avanti per anni, anche come prete o consacrato/a per abitudine, ma poi ti si accende la lampadina in ogni capillare del tuo sangue, in ogni cellula del tuo corpo: “sono amato in maniera tutta speciale!”

 

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