Un’altra Amazzonia a fuoco: la chiesa cattolica italiana. Primo comandamento: non parlare del peccato ai bambini

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I piccoli potrebbero spaventarsi, colpevolizzarsi, perdere la loro tanto decantata innocenza…

D’altra parte, già nel rito del battesimo (spesso invece disatteso o addirittura inventato dai parroci stessi) viene nominata una personcina – ridicola quanto si vuole, ma ugualmente malefica (= portatrice di male) – che si chiama satana. Certo, con la s minuscola, perché non potente quanto il buon Dio Padre di Gesù Cristo. E su quest’ultimo nulla da eccepire.

Ma perché saltare a piè pari l’esorcismo pre-battesimale e le rinunce a satana e a tutte le sue seduzioni? Troppo difficile da spiegare?

Se il prete rimane infinitamente intenerito dai bellissimi occhioni del battezzando e battezzanda, almeno ricordi ai genitori che esiste (anche quel giorno, magari proprio nella famiglia stessa o nella parrocchia) il male del mondo, da cui abbiamo il dovere di preservare (se fosse possibile), o almeno custodire e accompagnare il piccolo/a.

Ma non è finita. Ci sono anche i parroci super coraggiosi, che si rifiutano esplicitamente di parlare del male e del peccato anche all’età della prima confessione (A cosa servirà mai questo sacramento, tanto poi dopo nessuno si confessa più in parrocchia?). Magari le confessioni arrivano proprio durante i pellegrinaggi o attraverso i movimenti tanto osteggiati dal nostro parroco buonista.

Ed ops… 1 o 2 anni dopo, se i genitori si degnassero di controllare ed educare i figli all’uso dei telefonini e di internet, vi troverebbero le immagini e i video pornografici che girano già in prima media. Sì, ho proprio scritto controllare ed educare. Perché internet è come l’energia atomica: se sei saggio costruisci una centrale elettrica, se sei curioso, o arrabbiato, o offeso… una bomba atomica.

 

don Paolo Mojoli

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