Sulla dimensione ascetica della castità consacrata (n. 2)

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Nello studio cristiano del cammino dell’anima e del corpo (inscindibilmente uniti), c’è una tradizione che può essere chiarificatrice, sebbene non ancora sufficiente a mostrare le varie angolature dell’esperienza dell’uomo che vive in Dio.

Si parla di due aspetti complementari, quello mistico e quello ascetico.

Riducendo tutto ad una semplificazione purtroppo eccessiva, nella dimensione mistica si evidenziano i doni gratuiti da parte di Dio alla persona in cammino di fede. L’ascetica, invece, sarebbe lo studio dei contributi umani a favore della ricezione (sempre più capace di trasformazione) della grazia di Dio.

Nella puntata precedente si parlava dell’innamoramento come il dono di Dio che pervade tutte le nostre fibre e ci porta a scegliere solo Lui, Lui solo.

Ma è necessario anche chiedersi: questo innamoramento nasce, dimora e cresce come magicamente o ha bisogno di un contributo della persona, delle comunità interessate, per essere tenuto in vita?

La risposta è già chiara dalla domanda: il Dio di Gesù Cristo non elargisce un dono senza la disponibilità ad accettarlo da parte di colui a cui è rivolto. Questo accade persino nel dono della vita, in cui Dio si fida immancabilmente di quello straordinario insieme di cellule che, grazie a Lui, diventano vita vivente.

La castità è un tesoro prezioso ( si vedano tutti i passi del vangelo in cui si parla di questo termine): ha un suo valore efficacissimo, ma da custodire con amore.

Se, senza malizia…, lo affido a continue serate in birreria, uso di telefono e internet giorno e notte, persistenti incontri da soli con persona dell’altro sesso… mi accorgo da solo, la mia coscienza me lo suggerisce… che sto rovinando qualcosa.

Lo stesso accade se vedo la comunità religiosa solo come una base di atterraggio e di rifornimento per i miei personali scopi apostolici. Ad un certo punto ci si chiede: a cosa serve?

Infine, una richiesta di cuore a tutti coloro che condividono la scelta della consacrazione, ma soprattutto ai papà e alle mamme (di tutte le età) che incontriamo: se non ci vedete felici, ditecelo; se ci vedete troppo mondanizzati o continuamente su internet fatecelo notare; quando necessario, abbiate il coraggio di dirci “Ti sei accorto che quella ragazza ti guarda e ti tratta come un’innamorata?”, oppure “Ti vediamo molto appiccicoso in questo periodo, specialmente con quella persona, cosa ne dici?”

È e sarà un dono straordinario.

Grazie.

don Paolo Mojoli

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