E se Cristo avesse detto: “Sono venuto a portare un fuoco e come vorrei che fosse già acceso”?

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Se n’è già occupata con dovizia di particolari e motivazioni La Nuova Bussola Quotidiana. Si tratta di un’intervista rilasciata dal cardinale arcivescovo di Bologna Mons. Matteo Zuppi al giornalista Michele Brambilla.

Varie le tematiche. Viene riportata anche una frase di un’omelia di un tal don Carlo Grillini, bolognese, che affermava: “La Chiesa prima di fare uno santo lo fa beato. E cosa vuol dire beato? Vuol dire contento. Cioè vuol dire che per diventare santo non devi sopportare fatiche, doveri, privazioni: devi essere contento, perché seguire Cristo non è una rinuncia a se stesso. Uno triste non può diventare santo”. Il cardinale si mostra entusiasta senza condizioni di queste affermazioni nella replica. Ma forse, impressione di povero prete, si dimentica qualcosa di fondamentale. L’uomo di oggi, così com’è, Figlio di Dio in maniera indelebile, è anche ferito. Se no tutte le parole di Cristo sul peccato (e, magari non dimentichiamoli, i Padri della Chiesa) sarebbero solo una grande presa in giro. In riferimento alla posizione di don Grillini, mi spiace, ma è proprio necessario, per seguire Cristo, rinunciare all'”io” corrotto e peccatore. Altrimenti cadiamo in piena eresia: l’uomo, da solo, non può assicurarsi la salvezza solo attraverso una gioia apparente vuota di Cristo.

Inoltre, il cardinale afferma il suo credo relativamente al “dopo”, all’Aldilà: egli lo pensa “Come una luce. Una pienezza di luce senza diaframmi, in cui tutto si chiarisce e tutto si riconcilia. Anche il peccato, il buio, le cicatrici della nostra vita: tutto viene pienamente amato. E poi l’amore con gli altri: quello che divideva, scompare. Saremo tutti una cosa sola”. Insomma, una dimensione totalmente orizzontale, svuotata della presenza antecedente del Padre; il Figlio Gesù Cristo non è nominato, lo Spirito santo trasformato elegantemente in una generica luce. Un buddista ci si troverebbe meglio di un vero cristiano. Il peccato, poi, non verrà amato, ma riconciliato e perdonato in Cristo, nella Sua Pasqua. Altro termine chiave che manca.

E se Cristo avesse detto: “Sono venuto a portare un fuoco e come vorrei che fosse già acceso”?

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