Il “Perché?” Che sia forse solo un oggetto da bigiotteria?

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C’è un bellissimo periodo per i cuccioli e le cucciole di uomo e di donna.

Accade qualche anno dopo che hanno concluso di trovare ogni risposta nel caldo, sicuro, coinvolgente latte materno e si tuffano nell’avventura della vita.

Per la prima volta lo senti chiedersi: Perché?

Per carità, le sue sono delle domande molto concrete, ma spesso più profonde di quelle degli adulti.

Perché il latte nella tazza ha quel colore?

Perché il biscotto affoga nel latte?

Perché il giocattolo, se lo sposto, cade e si fa male?

Se vogliamo andare sul difficile, già per i grandicelli: perché il sole si addormenta dietro al mare?

 

Tutte domande importantissime, eppure mi accorgo di essere arrugginito. Sono domande che risentono di essere fatte artificiosamente con il mio cuore pensante di adulto.

Che nostalgia di frasi fresche, fatte di perché che sgorgano o si librano alte.

Un grande filosofo, non moltissimi anni fa, ha iniziato la sua ardita speculazione “semplicemente” tornando alle radici più remote del pensiero umano: “Perché c’è qualcosa e non il nulla?”

Io mi permetterei di sussurrare umilmente anche: “Perché sono qui a chiedermi: Perché?”

 

Il mondo di oggi, 2020, tenta di rispondere a tutti i “come” o (per i più coraggiosi) “per quale causa?” (che poi è la stessa cosa.

 

La poesia, la letteratura, la musica, l’arte, la filosofia, che per millenni avevano indagato (ognuna a modo loro) sul “perché” vengono ritenute quantomeno inutili (se non dannose), specie in tempo di crisi o di pandemia.

Al massimo, oggetti di bigiotteria, che ti permetti solo se hai il lusso di perdere tempo e soldi.

Perché?

Sono come un bimbo insistente, che non si accontenta delle mezze risposte.

 

donPaolo

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