“Nessun relativismo nelle credenze religiose” (GPII)

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Giovanni Paolo II ad Assisi (27 ottobre 1986): “Il fatto che noi siamo venuti qui non implica alcuna intenzione di ricercare un consenso religioso tra noi o di negoziare le nostre convinzioni di fede. […] Né esso è una concessione a un relativismo nelle credenze religiose, perché ogni essere umano deve sinceramente seguire la sua retta coscienza nell’intenzione di cercare e di obbedire alla verità.

Dall’alto della sua cattedra alla Pontificia Università Lateranense, il teologo Pino Lorizio, pontifica dalle pagine di Famiglia Cristiana a riguardo delle luci e le ombre dell’Occidente odierno: la nostra cultura non sarebbe ancora abbastanza indifferentista da applaudire una conversione all’islam, ottenuta in cambio della vita, da una ragazza che se ne va sola per la savana di uno dei Paesi più pericolosi al mondo e viene tenuta in ostaggio per due anni, da parte di alcuni dei peggiori terroristi islamici esistenti al mondo.

No, avremmo dovuto applaudire alla “spontaneità” (in prigionia) del gesto. Infatti, scrive il buon teologo: “Nonostante l’acuta percezione della sconfitta culturale, politica e religiosa del nostro Occidente, che si mostra nell’incapacità di sostenere la fragilità di chi, donandosi, si è ritrovato prigioniero, se si riflette in profondità, non si può non intravedere la luce fioca e intermittente, originata da una cultura, che, per le radici nella fede nel Dio di Gesù Cristo, anche attraverso le sue sconfitte, non manca, nemmeno in queste occasioni, di esprimere il primato della persona  e il diritto innato alla libertà di coscienza, che ogni ragionevole appartenenza, politica o religiosa, etnica o culturale, dovrebbe riconoscere. Nelle tenebre si manifesta la luce, nella morte la vita e il tramonto non segna solo la fine di una giornata, ma anche l’inizio del domani, come dal vespro nasce il nuovo giorno”.

Una donna è stata rapita e incarcerata per quasi due anni, lo stato italiano ha pagato dai 2 ai 4 milioni di € per riaverla a casa (don Paolo, sei proprio materialista!) e nasce un nuovo giorno. Evviva, sembra d’essere nella favola new age del Re Leone.

 

Senza esagerare nella tristezza, andiamo a leggere veramente i documenti conciliari e di Giovanni Paolo II a cui sempre il nostro teologo si appella (sempre in Famiglia Cristiana).

  1. Gaudium et spes: il numero 22, vertice della Costituzione Pastorale, si apre con l’affermazione che, pur potendo tutti gli uomini essere uniti alla Pasqua di Cristo, “In realtà solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell’uomo“.
  2. Dignitatis Humanae: in questa Dichiarazione, a metà del Proemio, troviamo: “Anzitutto, il sacro Concilio professa che Dio stesso ha fatto conoscere al genere umano la via attraverso la quale gli uomini, servendolo, possono in Cristo trovare salvezza e pervenire alla beatitudine. Questa unica vera religione crediamo che sussista nella Chiesa cattolica e apostolica, alla quale il Signore Gesù ha affidato la missione di comunicarla a tutti gli uomini, dicendo agli apostoli: « Andate dunque, istruite tutte le genti battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto quello che io vi ho comandato » (Mt 28,19-20). E tutti gli esseri umani sono tenuti a cercare la verità, specialmente in ciò che concerne Dio e la sua Chiesa, e sono tenuti ad aderire alla verità man mano che la conoscono e a rimanerle fedeli”.
  3. Giovanni Paolo II ad Assisi: “Il fatto che noi siamo venuti qui non implica alcuna intenzione di ricercare un consenso religioso tra noi o di negoziare le nostre convinzioni di fede. Né significa che le religioni possono riconciliarsi sul piano di un comune impegno in un progetto terreno che le sorpasserebbe tutte. Né esso è una concessione a un relativismo nelle credenze religiose, perché ogni essere umano deve sinceramente seguire la sua retta coscienza nell’intenzione di cercare e di obbedire alla verità. Il nostro incontro attesta soltanto – questo è il vero significato per le persone del nostro tempo – che nel grande impegno per la pace, l’umanità, nella sua stessa diversità, deve attingere dalle sue più profonde e vivificanti risorse, in cui si forma la propria coscienza e su cui si fonda l’azione di ogni popolo”.

Sarà solo con Papa Francesco e la Dichiarazione di Abu Dhabi che si cadrà nel sincretismo (e quindi indifferentismo) più puro: scompare “il” Dio di Gesù Cristo e si approda a “un” dio indistinto.

Mi ritrovo in pieno con le parole di Stefano Fontana, che afferma:
Si dice che queste iniziative corrono il rischio di provocare nei credenti un certo indifferentismo religioso. La realtà, purtroppo, è molto diversa. Esse infatti sono rese possibili proprio dall’indifferentismo religioso, che c’è già nelle loro motivazioni prima ancora che nelle conseguenze. Se poi, come fa il teologo Giuseppe Lorizio su Famiglia Cristiana, si mette in relazione la Giornata di oggi con la gioia per la conversione all’islam di Silvia Romano e ambedue i fatti vengono fatti risalire alla Dignitatis humanae del Vaticano II la confusione è completa“.

Fonte: https://lanuovabq.it/it/religioni-senza-dio-preghiera-senza-un-perche

donPaolo

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