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Abba Filippo (settembre 2019!?)

Carissimi amici, come state?
Intanto un buon anno 2012, qui in Etiopia oggi 12 settembre abbiamo festeggiato il 1 giorno dell’anno 2012. Siamo più giovani di 7 anni. Così siamo in festa, vacanze e festa tra l’inizio del nuovo anno e la festa della Croce il 28 settembre, poi tutto riparte: scuola e lavoro.

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Abba Filippo ci scrive

Carissimi amici come state?
Spero bene, voi aspettate la primavera e l’estate e noi aspettiamo l’inverno, la stagione delle piogge, anche se qualche temporale l’ha già fatto e ci ha un po’ rinfrescati.
E’ dal 31 marzo che e’ stato nominato il nuovo Primo ministro, Abiy Ahmed, e la situazione in tutto il paese si e’ subito riappacificata, ha gia’ fatto bei discorsi e tante promesse che speriamo realizzi.

Le nostre attività della missione sono a pieno ritmo, i tantissimi bambini dell’asilo, i giovani dalla foresta presenti nel nostro convitto, l’oratorio pomeridiano con una moltitudine di ragazzi e ragazze, le attività della parrocchia, la visita alle cappelle attorno a Pugnido e nei Campi Profughi.

Oltre a queste attività abbiamo l’incontro quotidiano con chi è in difficoltà,
-una mamma che chiede del latte per il suo bambino piccolo perché non ne ha del suo,
-una donna che chiede cibo
-oppure di poter riparare la propria capanna se non di costruirne una nuova perché quella in cui vive ora è distrutta,
-un papà o una mamma che chiedono dei soldi per comprare quelle poche medicine che ci sono nel villaggio per il proprio figlio ammalato o che chiedono un vestito
-qualcuno che chiede di poter lavorare, altri che si spostano in alcuni villaggi dove hanno trovato l’oro per cercar fortuna
-amici più vicini a noi che chiedono un aiuto per poter risolvere qualche problema familiare, il marito che beve, la moglie e’ andata fuori di testa, i figli che prendono gia’ qualche ‘droga locale’…
E ancora tante altre necessità….

Eccoci invece con qualche avventura in autobus.
Ultimamente ho deciso di prendere l’autobus che da Pugnido porta a Gambella. Ecco cosa succede di solito…
Sveglia al mattino alle 4.40, preparo lo zaino e faccio un po di colazione, verso le 5.10, Kiro e io, ci incamminiamo verso la stazione degli autobus, in lingua locale “mannaria”. Buio assoluto, solo la nostra missione e l’ospedale abbiamo la luce di notte, per cui con la sola luce del cellulare facciamo 20 minuti a piedi, anch’io adesso sembro un anuak, più nero di così non si può nel buio. Arriviamo alla stazione, un pezzo di prato recintato, piano piano arriva altra gente, si comincia a scambiare qualche parola. Dopo un po’ arriva un tipo che vende i numeri dall’1 al 50, l’ordine di salita nell’autobus, piccola ressa, ci pensa Kiro che conosce il tipo, abbiamo il 5 e il 6, e poi si aspetta l’autobus, che di solito non è lì, ma parcheggiano davanti alla piccola stazione della polizia che c’è nel villaggio, e ci dormono pure dentro per paura di non trovarlo piu’ alla mattina, eccolo finalmente arriva alle 6.30. In ritardo perché l’autista non si svegliava. Si accorgono di me, l’unico bianco che prende l’autobus, mi chiedono come mai sono lì, ho rotto la macchina??? Comunque mi fanno salire per primo, per fortuna, poi cominciano a chiamare i numeri ma dopo il 2 e il 3 non servono più, 40 persone si gettano verso l’autobus, entrano per le porte, per i finestrini,
gettano dentro le borse per prendere il posto a sedere… Incredibile… Nell’autobus non c’è un numero limite, quanti entrano entrano, ti puoi sedere dove vuoi, in quanti vuoi nei sedili, insomma nessuna regola.
I bagagli te li porti con te, così dentro entrano oltre che a borse e sacchetti vari anche sedie di plastica, sacchi di cibo, galline e altri animali non ben identificati, contenitori per olio, acqua…
Verso le 6.45 quando siamo tutti sistemati, passa un ragazzo a ritirare i soldi del biglietto e quando tutti hanno pagato si parte.
Appena fuori la stazione una mancia da parte dell’autista al capostazione, ad un poliziotto e infine all’autorità locale del trasporto, così si può partire verso le 7, un po’ in ritardo, ma anche no, qui nessuno ha l’orologio.
Si va a 20/30 all’ora perché la strada ha tante di quelle buche e molto profonde, che è impossibile andare più veloce.
Dopo un’oretta si sente uno scoppio: abbiamo bucato una gomma di dietro. Ci fermiamo, scendiamo tutti, tappa bagno e poi ci accorgiamo che l’autobus non ha la ruota di scorta … Incredibile. Stiamo fermi per una buona mezz’ora in mezzo alla foresta, senza campo per il telefono, e poi compare un altro autobus, il secondo che da Pugnido va a Gambella, ma è già tutto pieno come il nostro. Si ferma, carica la ruota bucata per portarla ad Abobo ad aggiustarla e mentre la caricano mi faccio coraggio e chiedo di passare sul secondo autobus, gli dico che sono l’unico bianco e che ho un appuntamento, si mettono a ridere ma alla fine mi fanno salire, in piedi, in mezzo insieme ad altri, tocco il tetto con la testa, e si riparte. Arriviamo ad Abobo per le 10.30, abbiamo fatto solo 70 km, ne mancano 50 a Gambella, facciamo una sosta, ci riprendiamo e poi via di nuovo verso Gambella dove arriviamo verso le 12, sopravvissuti.Vi lascio immaginare il viaggio di ritorno…

Un saluto a tutti, e ricordateci insieme alla nostra gente.

A presto abba filippo

Don Filippo ci scrive

Carissimi amici, come state?
Un saluto da Pugnido e un augurio di buona Pasqua a tutti, anche se
qui la Pasqua, poiché seguiamo il calendario ortodosso, è una
settimana dopo, l’8 aprile.
Il nostro riscaldamento naturale è sempre acceso, anche se qualche
volta scendiamo sotto i 40°, verso i 38° e sembra che ci sia fresco…

E’ dall’inizio di marzo che la situazione politica in Etiopia non e’
sicura, da quando il primo ministro ha dato le dimissioni per via di
prolungate proteste e scioperi da parte della popolazione e ancora
adesso le quattro forze di maggioranza non si sono messe d’accordo su
chi eleggere, perciò stato generale di emergenza in tutto il paese,
blocco di internet in tutte le città, maggiori poteri all’esercito
per tenere sicura la vita sociale…Vi sto scrivendo da Gambella, tre
ore di jeep da Pugnido, dall’ufficio di un amico dell’ONU. Speriamo
che al piu’ presto la situazione si normalizzi, anche se una persona
per il primo ministro l’hanno fatta e speriamo al piu’ presto sia
eletto.

Le nostre attività della parrocchia si stanno concentrando sulla
preparazione alla Pasqua, stiamo andando più spesso in alcune cappelle
per la catechesi e la preparazione ai sacramenti, anche qui nella
missione centrale abbiamo preparato incontri e liturgie, mentre le
altre attività continuano normalmente, l’asilo e l’ostello, l’oratorio
e i vari corsi di inglese, computer, sartoria con le macchine da
cucire…

C’e’ un po’ di Africa nella passione di Gesù, il venerdì Santo c’è
un uomo, Simone di Cirene, città della Libia, che aiuta Gesù a portare
la Croce.
Che bello questo gesto, nonostante che tornasse stanco dalla campagna,
nonostante i suoi programmi e le sue intenzioni, si ferma e aiuta
Gesù, un uomo che dell’Africa arriva fino a Gerusalemme per aiutare
Gesù a portare la Croce.

In ogni parte del mondo quando incontri qualcuno in difficoltà senti
dentro di te questa domanda “Vuoi essere il mio Cireneo?”, cioè vuoi
aiutarmi a portare la Croce? Gesù porta la nostra Croce e noi
cerchiamo di portare quella degli altri.

Un augurio a tutti di buona Pasqua.
abba filippo

Abba filippo ci scrive. Quanto vale una vita in Africa?

Carissimi amici, come state?

Spero bene, oggi iniziamo la quaresima, qui con delle belle giornate caldissime sopra i 40 gradi. Oggi vorrei proporvi una riflessione sul valore della vita a partire dalla nostra realta’.

 

Quanto vale una vita?…

A ben guardare con gli occhi del mondo ci sono tanti criteri per valutare l’importanza di una vita, il valore di una persona…

— se la vita vale in base ai soldi che uno percepisce nello stipendio, allora a Gambella dove il pastore e il contadino non hanno lavoro e vivono di sussistenza oppure chi ha un lavoro prende come stipendio 1 euro al giorno, cioe’ 30 euro al mese, la vita vale 40 volte di meno di un normale impiegato che prende in Italia 1300 euro al mese

— se la vita vale in base ai titoli scolastici che uno consegue, allora a Gambella dove l’85% delle persone non sanno ancora leggere o scrivere, la vita vale proprio poco

— se la vita vale per quante volte mangi durante la giornata, circa 5 volte in Italia, allora a Gambella dove se sei fortunato riesci a mangiare una volta sola, la vita vale pochissimo

— se la vita vale in base agli anni che puoi vivere, circa 80 in media in Italia, allora a Gambella, dove i piu’ vecchi hanno al massimo 50 anni, le persone hanno una vita, mentre in Italia ne abbiamo due

— se la vita vale se hai medicine a casa o puoi trovarle in farmacia per curarti un raffreddore o la febbre, allora a Gambella dove molto spesso mancano le medicine basi e molte volte anche quelle per la malaria, per la tubercolosi, per l’aids perche’ o non ci sono o costano un’enormita’, la vita quasi niente

— se la vita vale di piu’ o di meno se nasci uomo o donna, mentre in Italia e’ cresciuta una pari dignita’ tra i sessi, a Gambella se nasci donna non vali proprio niente, mentre se nasci uomo puoi decidere tutto

— se la vita vale in base all’eta’, e c’e’ la difesa dei diritti dei bambini, l’attenzione alla loro educazione, al loro sviluppo per una crescita armoniosa e poi un dare tutte le opportunita’ ai giovani per provare varie esperienze per decidere il proprio futuro e …, allora a Gambella dove il bambino e il ragazzo non contano proprio niente, sono loro che devono crescere da soli e arrangiarsi, la vita vale poco

— se la vita vale in base al colore della pelle, dove il bianco o un po’ abbronzato e’ il massimo e il nero e’ il minimo, allora a Gambella dove la gente e’ piu’ nera che di cosi’ non si puo’, la vita vale pochissimo

se la vita vale se sei registrato in comune, se hai una carta d’identita’, un passaporto, se puoi girare il mondo, qui a Gambella che non esiste l’anagrafe, nasci e muori e nessuno sa niente e tanto meno puoi girare il mondo, la vita vale quasi niente

— se la vita vale in base a quanto grande e’ la tua casa, quante camere, quanti bagni, quanti metri quadrati possiedi, allora a Gambella dove le capanne sono di legno, fango e erba e al massimo sono di 4 metri quadrati in tutto, la vita vale poco

— se la vita vale in base a quante cose hai nel frigorifero, se dormi sopra un bel materasso, se hai un bagno e perfino l’acqua, la doccia e la carta igienica, se hai il gas e l’energia elettrica in casa, se hai una sedia o un tavolo, se hai dei bei vestiti da metterti, allora a Gambella dove non esiste niente di tutto questo, la vita quasi niente

— se la vita vale quante volte esci il sabato sera per mangiare una pizza o incontrare i tuoi amici o andare a ballare, allora a Gambella dove e’ meglio rimanere in casa alla sera per non essere aggrediti o rapinati, o perche’ arrivano i predoni dal Sud Sudan, la vita vale pochissimo

Quanto vale una vita?
Con quali criteri valutiamo una persona?
Se sono questi i criteri, veramente a Gambella e soprattutto nei villaggi di Pugnido, Otiel, Two, Thatha…. la vita e’ all’ultimo posto di questa graduatoria, anzi neppure compare.

Oggi inizia la quaresima, un tempo per prepararci alla Pasqua, spero che questa riflessione fatta a occhi aperti sulla realta’ qui, possa farci pensare su dove sta il vero valore della vita.
Un saluto a tutti e buona quaresima
Abba filippo

Abba Filippo ci scrive

Carissimi amici, come state?

Spero bene, ormai alle porte del Natale. Noi avremo ancora un po’ da aspettare perché, essendo una minoranza in Etiopia, lo festeggiamo con gli Ortodossi il 7 gennaio, un segno di unità cristiana.

E qui come si festeggia Natale? Intanto essendo l’Etiopia un paese metà cristiano e metà musulmano ci sono feste da l’una e dall’altra parte, abbiamo appena festeggiato il giorno della nascita del Profeta Maometto, il 30 novembre, niente scuola, niente lavoro, festa nazionale, così il 7 gennaio per Natale, ma solo quel giorno, niente vacanze prima o dopo, anche perché la festa di Capodanno Etiopico è il 10 settembre e non adesso, siamo nel 2010.

E Natale com’è? Qui non c’è la neve, nessuna l’ha mai vista qui, le temperature in questo periodo vanno da 40° durante il giorno e scendono di notte solo fino a 24°, minima.

Qui non c’è Babbo Natale, nessuno sa chi è ne cosa fa in questo periodo, anche perché pochi hanno i soldi per fare dei regali.

Non c’è neppure l’Albero di Natale da addobbare, anche perché non ci sono alberi da comprare o togliere e portarsi a casa, la poca legna che c’è viene usata per fare il fuoco per fare da mangiare, non c’è il gas o la luce.

E il Comune non addobba le vie del villaggio con luci o altre decorazioni perché non c’è luce e non c’è il Comune.

Non c’è il Presepe, qui non hanno questa tradizione di fare questa piccola rappresentazione della nascita di Gesù bambino perché qui non vendono le statuine e non c’è il muschio.

Non c’è neppure il cenone della vigilia di Natale ma solo, nel giorno di Natale nella nostra parrocchia centrale dopo la Messa e alcuni momenti di festa insieme, un bel piatto di polenta e un po’ di carne di mucca, che la sera prima abbiamo preparato e cucinato.

L’unica cosa di cui siamo sicuri è dell’arrivo di Gesù bambino. Ogni anno Gesù nasce qui da noi non solo a Natale, ma innumerevoli volte nei tantissimi bambini che ci sono qua. Basta saperlo riconoscere.

Un augurio a tutti voi di buon Natale perché possiamo trovare la pace non solo esterna ma del cuore e perché tutta la povera gente possa almeno arrivare a vivere una vita dignitosa.

Con affetto
Abba Filippo

Abba Filippo ci scrive

Carissimi amici come state?
Spero bene, qui la stagione delle piogge sta finendo lentamente
cedendo il posto non all’inverno, ma alla stagione secca che e’ poi la
nostra estate fino a maggio, ci prepariamo per essere “arrostiti”..

Abbiamo appena avuto la visita di una nostra grande amica, la signora
Elisabetta, che con Maria Rita, Alberto e Lello, sono venuti per
alcuni giorni a Gambella per inaugurare tre pozzi a mano per l’acqua,
in tre differenti villaggi. Sono dei nostri fedelissimi amici, che
ricordando il figlio Andrea, scomparso alcuni anni fa in incidente
stradale, aiutano la nostra gente con il dono preziosissimo
dell’acqua. Grazie.

Questa volta volta vorrei raccontarvi del lavoro che stiamo fecendo
nelle tante cappelle che abbiamo attorno a Pugnido, in tanti piccoli o
grandi villaggi che seguiamo, non solo con la presenza della chiesa ma
con tante altre attivita’ e aiuti e infine anche nei due campi
profughi che abbiamo vicino a Pugnido.

Prima i nostri incontri: una mattina presto andando a Pochalla a
prendere la barca per andare nel fiume, ci piombano davanti alla
macchina tre leoni, venuti fuori da una strada laterale. Subito
fermiamo la macchina e li lasciamo andare un po’ distante. All’inizio
sembravano delle mucche, tanto grandi erano, poi vedendoli correre e
saltare come gatti, abbiamo realizzato che non erano leoni, ma lions.
Hanno camminato per circa un’ora davanti a noi, 50 o 60 metri, andando
nella nostra stessa direzione. Noi cercavamo con il clakson, o i fari,
o il rumore del motore della macchina di mandarli dentro la foresta,
ma niente. Poi e’ arrivato un grosso camion e allora ci siamo messi
dietro pensando che sarebbe passato, ma anche l’autista di questo
camion aveva paura e ha aspettato pazientemente, infine e’ arrivato un
motociclista dall’altra parte, cosi’ tutti fermi, con i tre leoni in
mezzo, noi che facevamo rumore con la macchina e il motociclista con
la sua moto e alla fine i leoni sono usciti dalla strada e entrati
nella foresta e cosi’ siamo potuti passare. Proseguendo nella strada
abbiamo incontrato una persona con la bicicletta che andava a Pugnido,
gli abbiamo detto di stare attento che c’erano tre leoni, ma lui ha
proseguito. Poi abbiamo sentito che arrivando al punto dove erano
entrati nella foresta, sono usciti di nuovo in strada, lui allora ha
lasciato la bicicletta, era mattina e magari non avevano ancora fatto
colazione, si e’ arrampicato su di un albero, mettendosi in salvo. Poi
e’ passato un autobus e lo ha tratto in salvo.

La scorsa settimana, tirando fuori il motore della barca dal nostro
piccolo garage e cercando di montarlo, ci salta fuori un serpente dal
motore. Tutti noi spaventati abbiamo fatto un salto, un serpente non
molto grande ma sembra velonoso. Abbiamo cercato poi di stanarlo da
dentro il motore con benzina e altro e alla fine e’ uscito, cosi’
alcuni giovani che erano gia’ pronti lo hanno ucciso con alcuni
bastoni.

Infine nei nostri viaggi nel fiume, non lo incontriamo tante volte, ma
questo mese lo abbiamo visto, abbiamo trovato Nyang, un mega
coccodrillo penso lungo piu’ di 5 metri, ma soprattutto grosso grosso,
sempre piu’ o meno nel solito posto, ormai lo sappiamo. Quando le
vediamo in lontananza cerchiamo di accelerare e girare al largo,
salutandolo con la mano.

Alcune avventure che ci accompagnano nella visita ai villaggi, poi
arriva il piu’ bello, che e’ l’incontro con la gente, con tanti
ragazzi e bambini, che vengono alla catechesi, alla preghiera,
all’incontro. Molti villaggi sono isolati gran parte dell’anno,
soprattutto nella stagione della piogge, quando il fiume allaga la
foresta e le vie di accesso. In quel periodo e’ difficile trovare il
cibo, resta solo il pesce dal fiume, le rare scuole e le rare cliniche
chiudono, per mancanza di insengnati, dottori, medicine, una vita
veramente difficile e molto povera.
La nostra presenza in alcuni villaggi e’ di sostegno e supporto, la
catechesi e la preghiera a Dio cercando di ravvivare sempre la fede,
la creazione di oratori volanti per i bambini e ragazzi, palloni,
campi, giochi, aiuti concreti al villaggio, alcuni pozzi per l’acqua
potabile, dei mulini per avere la farina, la barca per portare
qualcuno di ammalato a Pugnido.

Anche il lavoro nei campi profughi, soprattutto la domenica, girando
nella varie chiese in legno, fango e erba e incontranto le varie
comunita’ cristiane, il lavoro con i catechisti per aiutare piu’
persone possibili, nell’ascolto prima di tutto dei loro problemi, di
cibo per i bambini, un futuro per i ragazzi almeno nella scuola, di un
lavoro per i piu’ grandi. Qui non tanto mancano le cose materiali, ma
la speranza per un futuro, nessuno vuole restare per sempre in un
campo profughi.

Molte volte di fronte a tutte queste necessita’ ci sentiamo come una
goccia in un mare, ma noi lavoriamo per il regno dei cieli, un regno
dei cuori che sorpassa ogni difficolta’ e problema e arriva fino agli
estremi confini del mondo, come il nostro.
Una preghiera oggi per questa gente e un ricordo per voi da parte mia. A presto
Abba filippo