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Da Il Timone. Africa: “Abbiamo bisogno dei nostri giovani qui”

Il cardinale Onaiyekan, arcivescovo nigeriano, dice al Timone che la Chiesa cattolica “da anni informa sui pericoli dell’immigrazione” e sulle false illusioni di una vita facile in Europa o America.

Il grido dell’Africa che vuole farcela. I vescovi africani chiedono più responsabilità ai politici e più equità internazionale. Vogliono che i giovani non emigrino e restino per impegnarsi allo sviluppo della propria terra. La colonizzazione ideologica dietro al sistema di aiuti internazionali.

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Da Giuseppe Aloisi. “Ora i vescovi africani invitano i migranti a restare in Africa”

Un documento ufficiale dei vescovi africani consiglia a coloro che vorrebbero migrare di restare nelle loro nazioni di provenienza.

I presuli di quelle nazioni, quelle abbandonate da tanti giovani che cercano fortuna e futuro in Europa, nutrono preoccupazioni lampanti per quello che sta accadendo. L’ennesima conferma è arrivata in queste ore, con le numerose firme poste sotto a un documento ufficiale, stilato al termine di un’assemblea plenaria, che sollecita le persone che manifestano una volontà di andarsene a non intraprendere un’Odissea rischiosa. Quella che non di tado termina con un naufragio fisico ed esistenziale.

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Mozambico – Ciclone Idai: “È un disastro di grandi proporzioni”

(ANS – Beira) – Dopo settimane di piogge torrenziali e alluvioni, una vasta area tra Mozambico, Zimbabwe e Malawi è stata colpita dal ciclone Idai. Nonostante le cifre ufficiali siano ancora in aggiornamento, la situazione sul posto è definita “terrificante”: oltre 200 vittime già registrate, ma le stime parlano di più di 1.000.

Dei tre Paesi toccati dalla furia del ciclone, probabilmente è il Mozambico quello che è stato provato più duramente. Le comunità dei Salesiani e delle Figlie di Maria Ausiliatrice del Mozambico, pur non avendo case nell’epicentro della tragedia, si stanno mobilitano per assistere le vittime con cibo, vestiti e generi di prima necessità, oltre che con preghiere.

Nella città costiera di Beira il 90% degli edifici risulta distrutto o danneggiato, mentre la gran parte della popolazione è sfollata. Danneggiate gravemente sono anche parte dell’ospedale e le più importanti strade di accesso alla città. Il porto è funzionate solo parzialmente, ma questo consente l’arrivo degli aiuti via mare. Colpite da alluvioni anche altre provincie centrali di Manica, Zambezia e Tete, nonché parte di quella settentrionale di Niassa. Molti dei villaggi più interni sono rimasti isolati e ancora inaccessibili ai soccorsi.

È stato il Presidente Filipe Nyusi, che ha sorvolato Beira e le province di Manica e Sofala in elicottero, a dichiarare a Radio Mozambico, “è un disastro di grandi proporzioni” e a testimoniare che “interi villaggi sono scomparsi, le comunità sono isolate e i corpi galleggiano sulle acque”.

L’arcivescovo di Beira, mons. Claudio Dalla Zuanna, ha diffuso un comunicato in cui ha dato l’esatta dimensione della tragedia causata dal ciclone Idai: “Alloggi, scuole, ospedali e chiese sono rimasti scoperchiati e in alcuni casi sono crollati anche i muri. Innumerevoli alberi sono caduti su edifici, strade e veicoli, rendendo difficile il transito; la rete elettrica e telefonica è stata danneggiata e non è stata ancora ripristinata; inoltre non c’è acqua potabile e il cibo scarseggia, in quanto la gran parte è stato danneggiato dalla pioggia che continua a cadere o dalla mancanza di corrente elettrica per la sua conservazione. Abbiamo informazioni che alcuni fiumi sono in piena…”

“Come chiesa diocesana – conclude il presule – attraverso le parrocchie e la Caritas, stiamo attivando un piano di emergenza per rispondere ai bisogni più urgenti”.

Anche in Zimbabwe la situazione è grave: ci sono almeno un centinaio di morti e oltre 200 dispersi. I danni alle abitazioni e alle infrastrutture sono sempre gravi e le prime stime parlano di oltre 900 edifici distrutti. La regione di Chimanimani è tra le più colpite, molte zone sono inaccessibili anche agli elicotteri, rendendo così molto difficoltosi i soccorsi.

Anche nel Malawi centrale e meridionale, il ciclone e le alluvioni hanno provocato danni ingenti con decine di morti, più di 500 feriti e oltre 140.000 sfollati in 13 distretti. Maggiormente colpiti le aree di Chikwawa, Zomba, Balaka, Machinga, Dedza and Ntcheu.

Dall’AgenziaNotizieSalesiane. Burkina Faso – Assassinato, il missionario salesiano Antonio César Fernández

(ANS – Ouagadougou) – È sempre l’ora dei martiri. Una morte tragica ha colpito la Congregazione Salesiana in Africa. Il nostro amato confratello Antonio César Fernández, della Ispettoria AFO (Africa Occidentale Francofona), è stato colpito a morte in un agguato teso da assassini jihadisti, dopo le 15:00 di ieri, venerdì 15 febbraio 2019.  

Il tragico episodio si è verificato a 40 chilometri dal confine meridionale del Burkina Faso. César stava tornando nella sua comunità di Ouagadougou (Burkina Faso) insieme ad altri due salesiani sopravvissuti all’assalto, dopo aver partecipato a Lomé (Togo) alla prima sessione del Capitolo ispettoriale di quella Provincia. L’auto dei tre confratelli è stata fermata dopo la dogana di Cincassé. Don César è stato separato dagli altri due confratelli e crivellato di colpi dai terroristi che poi sono fuggiti. Si parla anche dell’uccisione di quattro doganieri.

Antonio César Fernández era nato 72 anni fa a Pozoblanco, in Spagna, il 7 luglio 1946, era salesiano da 55 anni e sacerdote da 46. Si era offerto come missionario in diversi paesi africani dal 1982. Il suo primo incarico era stato a Lomé (Togo) e attualmente era responsabile della comunità salesiana di Ouagadougou, in Burkina Faso.

Preghiamo per il suo eterno riposo. Aveva offerto la sua vita per l’Africa e la sua offerta è stata accettata pienamente. Chiediamo a lui di pregare con noi per questa sua ispettoria, dove è arrivato con il primo gruppo di missionari a Lomé (Togo). Fu anche fondatore della parrocchia Maria Ausiliatrice, primo maestro di novizi per 10 anni.

Questo attentato fa parte dell’ondata di violenza che affligge il Burkina Faso dal 2015, in un contesto che ha visto un’impennata della minaccia terroristica nelle ultime settimane dopo la quinta Conferenza dei capi di Stato del G5 del Sahel, di cui il paese ha la presidenza di turno.

 Che il Signore risorto accolga con tenerezza Fratel César con tutti coloro che hanno dato la loro vita alla missione salesiana, e che Maria Ausiliatrice, che tanto amava, lo accolga con l’affetto della Buona Madre del Cielo.