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Da Massimo Gramellini. “Una carezza nel buio”

Una volta sentii Andrea Bocelli dire una cosa meravigliosa: il mondo è pieno di male, ma se nonostante tutto rimane in piedi, è perché di bene ce n’è un po’ di più. In un piccolo paese chiamato Consuma, un pugno di case sparpagliate sull’Appennino toscano, tutte le mattine il signor Romano solleva dal letto le sue ottantaquattro primavere, le sistema dentro l’automobile e passa a prendere un bimbo ipovedente di sei anni per portarlo a scuola. Un’impresa tutt’altro che semplice, racconta Giulio Gori sul Corriere Fiorentino: la scuola si trova quindici chilometri più in basso e per raggiungerla bisogna percorrere una strada a zig-zag, impostando curve strette e scalando marce di continuo. Quindici ad andare e quindici a tornare, due volte al giorno, dal momento che il signor Romano va pure a riprenderlo al termine delle lezioni. Perché lo fa? Il bambino ipovedente non è suo nipote. Non è nemmeno il nipote di un suo amico. È il figlio di un taglialegna macedone che lavora nei boschi e non ha tempo per portarlo a scuola. Il piccolo non può usufruire del servizio bus del Comune: manca l’accompagnatore richiesto per i disabili. E così ci pensa il signor Romano. Lui dice che a 84 anni la fatica è tanta, ma è ricompensata dalla visione del suo minuscolo passeggero mentre saluta i compagni a uno a uno, accarezzandoli sulla faccia per riconoscerli. Bocelli ha ragione. Grazie al signor Romano e a quel bambino, il mondo ricomincerà anche domattina.

11 maggio 2019 (modifica il 11 maggio 2019 | 07:46)

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Fonte: https://www.corriere.it/caffe-gramellini/19_maggio_11/carezza-buio-59a57808-7363-11e9-8065-6d20dff6bd65.shtml

La Nuova Bussola Quotidiana. Cristiani discriminati: un’anziana insegna a reagire

Mentre lo State Capitol dell’Illinois pone a fianco della natività la statua del diavolo, le scuole bandiscono il Natale e Facebook censura la foto di Santa Claus che contempla Gesù perché “violenta”, una 85enne difede l’immagine della Madonna posta sul muro di casa: «Prima di rimuoverla devono uccidere me, questa è l’America e finché ho due braccia e due gambe non lo farò». Qual è la differenza fra i cristiani relativisti e questa donna?

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Anonima. La nostre azioni sono come le rose

Ho letto più volte il Vangelo di oggi  e sempre le parole sulle quali mi fermo sono: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti». In particolare la parola “servo”, oggi così in disuso perché considerata molto umiliante, e che identifica colui che “dedica tutto sé stesso a servire spiritualmente e materialmente altri, o chi è pronto a conformarsi interamente, per deferenza, per devozione o per interesse, alla volontà altrui”. Essere servo non è decisamente facile, mi vengono in mente certe figure tiranne di padroni, una per tutte il padrone di Santa Bakhita, che lei ha veramente servito con tutta la sua anima.

In questi giorni mi trovo nella situazione di dover servire, o meglio, a continuare in maniera più pressante e continuativa l’accompagnamento di un genitore nel difficile percorso della vecchia e della malattia. E questo servire mi sta davvero molto stretto! fisicamente mi stringe la bocca dello stomaco per l’idea di non poter avere, alla  mia età, la disponibilità del mio tempo (visto che non ne manca poi così tanto neppure a me…..), della mia libertà di organizzazione e di scelta, della mia volontà; e perché il carattere del genitore è molto forte, decisionale, irriducibile, poco accomodante e accondiscendente, fa grande fatica ad accettare la vecchiaia e l’inevitabile decadimento fisico. Della serie “faccio quello che voglio, quando voglio e come voglio”. E mi viene chiesto di mettermi accanto a questa persona, che devo e voglio onorare come mia genitrice,  con l’atteggiamento e l’attitudine della serva, e non della cameriera. Anni fa ho partecipato ad una serie di incontri diocesani per i separati e i divorziati il cui titolo era “uniformarsi al volto di Cristo”. Da allora ho cercato di capire cosa volessero profondamente dire per me, nella mia storia,  queste parole, e di attuarle nella mia vita. Mi accorgo, controvoglia, che oggi sono chiamata ad un altro step in questo percorso. Stamattina a Messa ho immaginato che all’ambone ci fosse veramente Gesù (non mi è stato poi così difficile dato che il parroco gli assomiglia molto sia per la struttura fisica che per la barba e i capelli) e che dicesse proprio a me :” se vuoi essere prima ( a dire il vero a me non interessa essere prima, mi basterebbe essere appena dentro la porta del Paradiso), quindi se vuoi essere con me in Paradiso devi servire”, devi interiormente annullare te stessa, la tua volontà (di essere altrove), i tuoi desideri (di fare ben altre cose più gradevoli e gratificanti). Mi ha consolato quando ha chiamato quel bimbo e lo ha abbracciato, quasi abbracciasse anche me perché chi più di lui può capire! e quando ho pregato con il salmo “Il Signore sostiene la mia vita”, quindi le mie fatiche, le mie opposizioni, la mia volontà contraria e mi aiuta ad essere docile, ad abbandonarmi alla Sua volontà perché in questo momento è quella più giusta per me. Non ho potuto non pensare alle parole che San Francesco di Sales dice alla sua Filotea: “…le nostre azioni sono come le rose che, quando sono fresche, sono più belle, quando invece sono secche emanano un profumo più acuto: lo stesso avviene per le nostre opere; quelle fatte con tenerezza di cuore piacciono più a noi, perché noi guardiamo soltanto il nostro piacere; quelle invece compiute con aridità e sterilità, sono più profumate e hanno più valore davanti a Dio. Sì, cara Filotea, in tempo di aridità, la volontà ci trascina al servizio di Dio quasi per forza, e per conseguenza, deve essere più vigorosa e costante che in tempo di tenerezze.”

Ho pregato perché la mia volontà sia vigorosa e costante, perché io sappia davvero uniformarmi al volto di Cristo, di non essere una “cristiana della domenica” solo di buoni propositi, ma di cercare di cambiare l’atteggiamento del mio cuore e di attuare in azioni concrete quello che le mie orecchie oggi hanno sentito.

A.L.

André Louf: Cantare la vita. Conversazioni con Stéphane Delberghe

Immediate e penetranti nella loro trasparenza, queste pagine sono attraversate da un filo rosso che può aiutare molti nella loro ricerca spirituale, nel cammino personalissimo verso la scoperta dell’ “uomo nascosto del cuore”, attraverso una progressiva docilità allo Spirito che non cessa di agire nel credente fino a condurlo a “cantare la vita.

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