image_pdf

Domanda aperta: Se, da parte dei genitori, sia necessario spiegare sempre i sì e i no che si dicono ai figli

Tesi: È sempre necessario che le domande o le provocazioni dei figli trovino delle risposte almeno all’interno di noi; l’arte di essere figli consiste nel mettere in discussione la profondità vitale dei genitori; l’arte dei genitori consiste nel lasciarsi mettere in discussione dal proprio partner e dai propri figli.

Continua a leggere

6 giugno a Pavia di Udine: presentazione di “Il miracolo originale”

La leucemia ha colpito un bimbo di due anni e mezzo catapultando un intero nucleo familiare nel baratro della paura, e mettendo a dura prova ogni componente della famiglia. Ognuno di loro ha avuto un ruolo fondamentale e ha dovuto necessariamente mettere da parte per un lungo periodo di tempo esigenze e desideri personali. E quando la quotidianità per tutti diventa quasi insopportabile, con la vita sociale che si azzera completamente, emerge la forza dei bambini che accettano tutto, senza filtri, dando prova che la vera forza di andare avanti deriva dall’affidamento totale, nonostante tutto.

Continua a leggere

Da Giulia Tanel (NuovaBussolaQuotidiana). “Mostrami l’amore”, così si parla di (vera) affettività

Nel nostro contesto ipersessualizzato e pornografico, dove si moltiplicano i corsi che riducono la sessualità a mero “tecnicismo”, è importante formare una cultura affettiva sana che coinvolga i genitori come primi responsabili dell’educazione dei figli. Con questi scopi nascono i cinque sussidi di Mostrami l’amore, rivolti a diverse fasce d’età e intesi a trasmettere tanti insegnamenti oggi ignorati.

Continua a leggere

Da Costanza Miriano. “Le domande grandi dei bambini. 1° Convegno Nazionale”

Guardavo questa locandina, pensando che vorrei tanto andare, e mi è caduto l’occhio sul contributo spese (20 euro), e ho pensato che una cosa così di euro ne vale milioni, anzi non ha prezzo, davvero. Trovare degli alleati nell’educazione dei nostri figli, uomini intelligenti che si mettano al servizio dell’educazione, è veramente l’emergenza numero uno della nostra civiltà. Non ce ne sono molti, in giro. Padre Maurizio Botta e don Andrea Lonardo sono due di loro: uomini che pregano e vogliono bene, che leggono e studiano e ragionano, e poi traducono il frutto del loro lavoro per creare un metodo di catechesi nuovo ma antico, cioè dire la verità ai ragazzi, prendendo sul serio, molto sul serio le loro domande.

Continua a leggere

Comunicato stampa dal Congresso Mondiale delle Famiglie

Toni Brandi e Jacopo Coghe, organizzatori del Congresso Mondiale delle Famiglie, pubblicano un comunicato stampa in cui affermano: «Sentire che, dopo tante polemiche, per Matteo Salvini, “impresentabili sono coloro che sostengono l’utero in affitto”, ci stimola ulteriormente ad andare avanti. E poi sentire ancora il vicepresidente del Consiglio ribadire una verità ovvia, che il bambino ha bisogno di una madre e di un padre, ci rassicura e ci trova perfettamente in sintonia».

«Abbiamo molto apprezzato anche l’intervento del Ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti, che alla fine del 2018, ha approvato il consenso informato da parte dei genitori nella scelta delle attività didattiche extracurricolari dei figli» per tentare di arginare il diffondersi di corsi sul gender a danno dei minori.

Certamente chi è intervenuto ha detto cose apprezzabili, ma rimangono non condivisibili le posizioni pro aborto di Meloni e Salvini espresse prima del Congresso.

https://www.notizieprovita.it/economia-e-vita/xiii-wcf-verona-gli-organizzatori-oggi-la-rivincita-contro-le-intimidazioni-mediatiche-siamo-la-maggioranza-non-piu-silenziosa/

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana

Dal Caffè di M. Gramellini. “Il padre eterno”

Quando ha saputo che gli rimanevano pochi mesi di vita, Andrea Bizzotto ha subito pensato a sua figlia Giulia, di due anni. A come si sarebbe arrabbiata nel non trovarlo più. Un orfano si sente tradito ed è impossibile guarirlo dal sospetto che chi lo ha lasciato non gli volesse bene. Così Andrea ha scritto un libro per spiegare a Giulia chi era suo padre e quanto l’amasse, ha inciso dei nastri perché lei potesse conoscere la sua voce, le ha preparato lettere numerate da aprire in occasione dei prossimi compleanni. Ma rispetto agli uomini del passato Andrea aveva a disposizione uno strumento in più per eternarsi, Instagram, e lo ha usato come di solito nessuno fa, offrendo di se stesso un ritratto non edulcorato. Davanti al futuro sguardo della figlia, ha squadernato luci e ombre: il suo gelato preferito alla nocciola e le flebo in ospedale, la chitarra Stratocaster e le lastre dei polmoni, i baci con la moglie e la testa pelata, la gioia per Giulia che entra al nido e la speranza di poterla accompagnare al primo giorno di scuola, la bellezza di un panorama lacustre e la stizza per un destino incomprensibile. Fino all’ultimo selfie, scattato dopo una notte di dolore e di morfina. Fino all’ultimo post, il disegno di un fiore che si inerpica in cielo: «Ci vediamo dalla mia stella». Andrea Bizzotto aveva trentatré anni e se n’è andato con la certezza che sua figlia saprà che ci è stato.

Fonte: https://www.corriere.it/caffe-gramellini/19_marzo_02/padre-eterno-d6a3706e-3c70-11e9-8da9-1361971309b1.shtml

Dal Vaticano. Incontro. La protezione dei minori nella chiesa. 21-24 febbraio 2019

Un incontro all’insegna di solidarietà, umiltà e penitenza

“Se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme” (1 Cor 12:26)

“Di fronte alla situazione di ampio e crescente disagio in seguito a nuovi rapporti e rivelazioni di casi gravissimi di abusi sessuali coinvolgenti membri del clero, il 12 settembre scorso, al termine di una delle riunioni del Consiglio di cardinali era stata annunciata la decisione del Santo Padre di convocare in Vaticano, dal 21 al 24 del prossimo mese di febbraio, un incontro di ampia portata su ‘La protezione dei minori nella Chiesa’.

Si tratta certamente di un incontro inedito, ma chiaramente inserito nella prospettiva della sinodalità, tanto cara a papa Francesco e centrale nel suo disegno di riforma della Chiesa. Dovendo affrontare un problema che si dimostra sempre più presente e grave nelle varie aree geografiche del mondo e della Chiesa Cattolica, il Papa ha ordinato ai più alti rappresentanti delle diverse comunità ecclesiali di dare una risposta unitaria a livello universale. Tutta la Chiesa deve scegliere di vivere all’insegna della solidarietà, soprattutto verso le vittime, le loro famiglie e le comunità ecclesiali ferite dagli scandali. Come ha scritto il Papa ‘Se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme’ (1 Cor 12:26), occorre che l’impegno alla protezione dei minori sia assunto con chiarezza ed efficacia dall’intera comunità, a partire da coloro che ricoprono posizioni di massima responsabilità.

Parlare degli abusi sessuali da parte dei membri del clero è un tema doloroso e spiacevole. A volte, anche in ambienti di Chiesa si sente dire che è ora di cambiare argomento, che non è giusto dare troppo peso a questo tema, perché se ne resta oppressi e la questione viene ingigantita. Ma questa è una strada sbagliata. Se la questione non viene affrontata fino in fondo nei suoi diversi aspetti, la Chiesa continuerà a trovarsi davanti a una crisi dopo l’altra, la credibilità sua e di tutti i suoi sacerdoti ne resterà ferita gravemente, e soprattutto ne soffrirà la sostanza della sua missione di annuncio evangelico e di lavoro educativo per l’infanzia e per la gioventù, che è stato da secoli uno degli aspetti più belli e preziosi del suo servizio per l’umanità.”


Nella consapevolezza dei fatti, l’incontro vede se stesso come un passo in avanti su un lungo cammino di rivalutazione, guarigione e trasformazione della Chiesa, che deve sempre essere una trasformazione verso una più profonda e più generosa sequela di Gesù Cristo.

Questa homepage è stata creata per essere in grado di seguire in modo trasparente e autentico il processo di cambiamento e sviluppo, sia durante l’incontro che successivamente. Quindi, dopo febbraio 2019, dovrebbe essere comprensibile quale stimolo sia venuto dall’interno e dall’esterno dell’incontro per la protezione dei minori, e come questo sia stato implementato e / o sviluppato ulteriormente. Tutti i partecipanti sono consapevoli del fatto che non devono rimanere solo parole e annunci. Azione specifica deve seguire. Tutti possono utilizzare questa homepage per formarsi la propria opinione su se e come ciò avrà successo in futuro.


Federico Lombardi, S.J.
Moderatore dell Incontro “Protezione dei Minori nella Chiesa
Citazioni dall’articolo “Verso l’incontro dei vescovi sulla protezione dei minori” 
laciviltacattolica.com (19 dic, 2018)

Fonte: http://www.pbc2019.org/it/home

Link ufficiale da in cui è inserita questa pagina:http://www.vatican.va

Da Marco Tosatti. Giù le mani dai bambini. Reazioni alla follia gender di Raitre

Ben volentieri Stilum Curiae ospita due reazioni importanti alla sconcertante – per non dire peggio – forma di indottrinamento pro-gender e trasgender operata dalla Rai – Rai Tre, ovviamente – nei confronti di una classe di bambini dai nove ai dodici anni per lo strumento di Vladimir Luxuria, al secolo Vladimiro Guadagno. È auspicabile che i responsabili di questa aggressione morale nei confronti di minori vengano individuati, e ne rispondano personalmente. L’impressione che si ricava è che la vecchia gestione ideologica della RAI, la deep RAI nutrita da decenni di post-comunismo, stia cercando di saggiare con continue provocazioni il grado di reattività della nuova gestione.

Luxuria. ProVita e Gen. Famiglia: “E’ lavaggio del cervello. Fuori il gender dalla Rai”

“Caro Luxuria, ma quale favoletta sul maschietto che non era contento di essere maschietto. La trasmissione “Alla lavagna“, andata in onda ieri sera in seconda serata su Raitre, è una scelta ben precisa: quella di indottrinare i bambini attraverso vere e proprie lezioni sul cambio di sesso. Si vergogni e anche la Rai”: è la denuncia di Toni Brandi e Jacopo Coghe, presidenti di ProVita e Generazione Famiglia che sono tra le associazioni promotrici del Family Day, contro il racconto della storia personale della nota trangender attraverso uno show ambientato in una classe composta di bambini dai 9 ai 12 anni.

 “E‘ ancora più scandaloso che si sia usata una metafora ornitologica sull’”uccello che si libera della sua gabbia” davanti a innocenti orecchie come quelle dei bimbi, facendo accettare di fatto la propaganda gender anche ai minori” hanno accusato i due presidenti. 

“Sì è trattato di uno show non adatto ai minori e per di più sulla Tv di Stato di cui siamo obbligati a pagare il canone. Bene ha fatto il senatore Simone Pillon a chiedere un’interrogazione in Commissione di Vigilanza Rai” hanno proseguito indignati Brandi e Coghe. 

“Non sono solo favolette, questa è teoria del gender – hanno poi concluso ProVita e Generazione Famiglia – e ci appelliamo affinché il nuovo Presidente della Rai, Marcello Foa, ascolti le famiglie e non le lobby LGBTI e intervenga contro questi lavaggi del cervello a minori indifesi i cui diritti fondamentali all’infanzia e alla protezione dell’innocenza vengono continuamente calpestati”.

GANDOLFINI (FAMILY DAY): OLTRAGGIOSA LA RIEDUCAZIONE GENDER NELLA TV PUBBLICA; SI RISTABILISCANO DEMOCRAZIA, PLURALISMO E RIGORE SCIENTIFICO

Il solito vergognoso abuso di potere: ieri sera RAI Tre ha mandato in onda una lezione di rieducazione gender, impartita da Vladimir Luxuria, la cui competenza scientifica è quantomeno dubbia, ad un pubblico di innocenti bambini dai 9 ai 12 anni, privi della struttura cognitiva e culturale per recepire correttamente un tema di alta complessità come la disforia di genere ed il cambio di sesso. Il tutto violando anche la più elementare norma della democrazia, rappresentata da un adeguato contradditorio.

Fermo restando il rispetto assoluto per tutte le persone, di ogni orientamento sessuale, riteniamo oltraggioso che la televisione di Stato affronti temi così delicati e complessi, utilizzando bambini in una cornice scolastica (la lezione avviene in una classe) che fa assurgere le tesi personali di Luxuria a teorie scientifiche degne di una cattedra.

Siamo passati dai virtuosi programmi di contrasto all’analfabetismo (chi non ricorda con gratitudine il grande maestro Manzi con il suo “Non è mai troppo tardi”), all’indottrinamento e alla propaganda ideologica del programma “Alla lavagna”. Gli Autori, dopo la prima puntata, hanno scelto di parlare di transessualità con un attivista del mondo lgbt, quando potevano presentare mille storie positive come modelli di vita generosamente vissuta: da una madre che sceglie la vita, al campione paralimpico, al ricercatore che ha salvato migliaia di persone con le sue scoperte. Siamo fortemente convinti che il primo insegnamento da proporre ai bambini è la conoscenza e il rispetto del proprio corpo, anche e soprattutto quando sono presenti condizioni critiche. In un epoca in cui si registra un aumento preoccupante delle “disforie di genere”, alimentate dalla pseudocultura dell’indifferentismo, la RAI ha fatto un pessimo servizio ai bambini e alle famiglie.

Il Family Day protesterà nelle sedi opportune, chiedendo con forza che si ristabilisca il confronto democratico, il pluralismo informativo e la rigorosità scientifica all’interno della TV pubblica, da troppi anni megafono ideologico di teorie radical-chic che non hanno nulla a che fare con il dovere di informazione e con l’intrattenimento degli italiani costretti a pagare il canone. Al danno, aggiungiamo la beffa.

Pensiamo che quando parliamo di “governo del cambiamento” significhi anche questo, considerato il deserto antropologico degli ultimi anni.

Fonte:https://www.marcotosatti.com/2019/01/22/giu-le-mani-dai-bambini-reazioni-alla-follia-gender-di-raitre/

Madre Teresa di Calcutta. E oggi il più grande mezzo, il più grande distruttore della pace è l’aborto

Qui di seguito riproponiamo il testo completo del suo discorso tenuto a Oslo, l’11 dicembre 1979, al conferimento del Nobel per la Pace.

Poiché ci troviamo qui riuniti insieme penso che sarebbe bello per ringraziare Dio per il Premio Nobel per la Pace che pregassimo con una preghiera di San Francesco d’Assisi che mi sorprende sempre molto. Noi diciamo questa preghiera ogni giorno dopo la Santa Comunione, perché è molto adatta a ciascuno di noi, e penso sempre che quattro, cinquecento anni fa quando San Francesco d’Assisi compose questa preghiera dovevano avere le stesse difficoltà che abbiamo oggi, visto che compose una preghiera così adatta anche a noi. Penso che alcuni di voi ce l’abbiano già, dunque pregheremo insieme.

Ringraziamo Dio per l’opportunità che abbiamo tutti insieme oggi, per questo dono di pace che ci ricorda che siamo stati creati per vivere quella pace, e Gesù si fece uomo per portare questa buona notizia ai poveri. Egli essendo Dio è diventato uomo in tutto eccetto che nel peccato, e ha proclamato molto chiaramente di essere venuto per portare questa buona notizia. La notizia era pace a tutti gli uomini di buona volontà e questo è qualcosa che tutti vogliamo, la pace del cuore, e Dio ha amato il mondo tanto da dare suo Figlio – è stato un dono – è come dire che a Dio ha fatto male dare, perché ha amato tanto il mondo da dare suo Figlio, e lo dette alla Vergine Maria, e Lei allora che cosa fece? Appena arrivò nella sua vita, fu subito ansiosa di darne la buona notizia, e appena entrò nella casa di sua cugina, il bambino – il bambino non ancora nato – il bambino nel grembo di Elisabetta, sussultò di gioia. Era un piccolo bambino non ancora nato, fu il primo messaggero di pace. Riconobbe il Principe della Pace, riconobbe che Cristo era venuto a portare una buona notizia per me e per te. E se non fosse abbastanza – se non fosse abbastanza diventare uomo – Egli morì sulla Croce per mostrare quell’amore più grande, e morì per voi e per me e per quel lebbroso e per quell’uomo che muore di fame e per quella persona nuda nelle strade non solo di Calcutta ma dell’Africa, e New York, e Londra, e Oslo – e insistette che ci amassimo gli uni gli altri come Lui ci ha amato.

Lo abbiamo letto molto chiaramente nel Vangelo: “Amatevi come io vi ho amato, come io vi amo, come il Padre ha amato me così io amo voi”, e tanto più forte il Padre lo ha amato, tanto da donarcelo, e quanto ci amiamo noi, noi pure dobbiamo donarci gli uni agli altri finché non fa male. Non è abbastanza per noi dire: “Amo Dio, ma non amo il mio prossimo”. San Giovanni dice che sei un bugiardo se dici di amare Dio e non il prossimo. Come puoi amare Dio che non vedi se non ami il prossimo che vedi, che tocchi, con cui vivi? Così è molto importante per noi capire che l’amore, per essere vero, deve fare male. Ha fatto male a Gesù amarci, gli ha fatto male. E per essere sicuro che ricordassimo il suo grande amore si fece pane della vita per soddisfare la nostra fame del suo amore. La nostra fame di Dio, perché siamo stati creati per questo amore. Siamo stati creati a sua immagine. Siamo stati creati per amare ed essere amati, ed Egli si è fatto uomo per permettere a noi di amare come Lui ci ha amato. Egli è l’affamato, il nudo, il senza casa, l’ammalato, il carcerato, l’uomo solo, l’uomo rifiutato e dice: “L’avete fatto a me”. Affamato del nostro amore, e questa è la fame dei nostri poveri. Questa è la fame che voi e io dobbiamo trovare, potrebbe stare nella nostra stessa casa.

Non dimentico mai l’opportunità che ebbi di visitare una casa dove tenevano tutti questi anziani genitori di figli e figlie che li avevano semplicemente messi in un istituto e forse dimenticati. Sono andata là, ho visto che in quella casa avevano tutto, cose bellissime, ma tutti guardavano verso la porta. E non ne ho visto uno con il sorriso in faccia. Mi sono rivolta alla Sorella e le ho domandato: come mai? Com’è che persone che hanno tutto qui, perché guardano tutti verso la porta, perché non sorridono? Sono così abituata a vedere il sorriso nella nostra gente, anche i morenti sorridono, e lei disse: questo accade quasi tutti i giorni, aspettano, sperano che un figlio o una figlia venga a trovarli. Sono feriti perché sono dimenticati – e vedete, è qui che viene l’amore.

Come la povertà arriva proprio a casa nostra, dove trascuriamo di amarci. Forse nella nostra famiglia abbiamo qualcuno che si sente solo, che si sente malato, che è preoccupato, e questi sono giorni difficili per tutti. Ci siamo, ci siamo per accoglierli, c’è la madre ad accogliere il figlio? Sono stata sorpresa di vedere in occidente tanti ragazzi e ragazze darsi alle droghe, e ho cercato di capire perché, perché succede questo, e la risposta è: perché non hanno nessuno nella loro famiglia che li accolga. Padre e madre sono così occupati da non averne il tempo. I genitori giovani sono in qualche ufficio e il figlio va in strada e rimane coinvolto in qualcosa. Stiamo parlando di pace.

Queste sono cose che distruggono la pace, ma io sento che il più grande distruttore della pace oggi è l’aborto, perché è una guerra diretta, un’uccisione diretta, un omicidio commesso dalla madre stessa. E leggiamo nelle Scritture, perché Dio lo dice molto chiaramente: “Anche se una madre dimenticasse il suo bambino, io non ti dimenticherò. Ti ho inciso sul palmo della mano”. Siamo incisi nel palmo della sua mano, così vicini a Lui che un bambino non nato è stato inciso nel palmo della mano di Dio. E quello che mi colpisce di più è l’inizio di questa frase, che “Persino se una madre potesse dimenticare, qualcosa di impossibile, ma perfino se si potesse dimenticare, io non ti dimenticherò”. E oggi il più grande mezzo, il più grande distruttore della pace è l’aborto. E noi che stiamo qui, i nostri genitori ci hanno voluti.

Non saremmo qui se i nostri genitori non lo avessero fatto. I nostri bambini li vogliamo, li amiamo, ma che cosa è di milioni di loro? Tante persone sono molto, molto preoccupate per i bambini in India, per i bambini in Africa dove tanti ne muoiono, di malnutrizione, fame e così via, ma milioni muoiono deliberatamente per volere della madre. E questo è ciò che è il grande distruttore della pace oggi. Perché se una madre può uccidere il proprio stesso bambino, cosa mi impedisce di uccidere te e a te di uccidere me? Nulla. Per questo faccio appello in India, faccio appello ovunque. Restituiteci i bambini, quest’anno è l’anno dei bambini. Che abbiamo fatto per i bambini? All’inizio dell’anno ho detto, ovunque abbia parlato ho detto: Quest’anno facciamo che ogni singolo bambino, nato o non nato, sia desiderato”. E oggi è la fine dell’anno, abbiamo reso ogni bambino desiderato?

Vi darò qualcosa di impressionante. Stiamo combattendo l’aborto con le adozioni, abbiamo salvato migliaia di vite, abbiamo inviato messaggi a tutte le cliniche, gli ospedali, le stazioni di polizia: Per favore non distruggete i bambini, li prenderemo noi”. Così ad ogni ora del giorno e della notte c’è sempre qualcuno, abbiamo parecchie ragazze madri. Dite loro di venire: “Noi ci prenderemo cura di voi, prenderemo il vostro bambino, e troveremo una casa per il bambino”. E abbiamo un’enorme domanda da parte di famiglie senza bambini, per noi questa è una grazia di Dio.

Stiamo anche facendo un’altra cosa molto bella. Stiamo insegnando ai nostri mendicanti, ai nostri lebbrosi, agli abitanti degli slum, alla nostra gente sulla strada, i metodi naturali di pianificazione familiare. E solo in Calcutta in sei anni, nella sola Calcutta, abbiamo avuto 61.273 bambini in meno da famiglie che li avrebbero avuti, ma perché praticano questo metodo naturale di astinenza, di auto-controllo, con amore reciproco. Insegniamo loro il metodo della temperatura che è molto bello, molto semplice, e la nostra povera gente capisce. E sapete che cosa mi hanno detto? “La nostra famiglia è sana, la nostra famiglia è unita, e possiamo avere un bambino ogni volta che vogliamo”. Così chiaro, quelle persone nelle strade, quei mendicanti, e io penso che se la nostra gente può farlo tanto più potete voi e tutti gli altri che potete conoscere i metodi e i mezzi senza distruggere la vita che Dio ha creato in noi.

I poveri sono grandi persone. Possono insegnarci molte cose belle. L’altro giorno uno di loro è venuto a ringraziare e ha detto: “Voi che avete fatto voto di castità siete le persone migliori per insegnarci la pianificazione familiare”. Perché non è altro che auto-controllo per amore reciproco. E penso che abbiano detto una frase molto bella. E queste sono persone che magari non hanno niente da mangiare, magari non hanno dove vivere, ma sono grandi persone. I poveri sono persone meravigliose.

Una sera siamo uscite e abbiamo raccolto quattro persone per la strada. Una di loro era in condizioni terribili e ho detto alle Sorelle: “Prendetevi cura degli altri tre, io mi occupo di questa che sembrava stare peggio”. Ho fatto per lei tutto quello che il mio amore poteva fare. L’ho messa a letto, e c’era un tale meraviglioso sorriso sulla sua faccia. Ha preso la mia mano e ha detto solo una parola: “Grazie”, ed è morta. Non ho potuto non esaminare la mia coscienza di fronte a lei, e mi sono chiesta cosa avrei detto al suo posto. E la mia risposta è stata molto semplice. Avrei provato ad attirare un po’ di attenzione su di me, avrei detto che ho fame, che sto morendo, che ho freddo, dolore, o altro, ma lei mi ha dato molto di più. Mi ha dato il suo amore riconoscente. Ed è morta con il sorriso sul volto.

Come quell’uomo che abbiamo raccolto dal canale, mezzo mangiato dai vermi, e l’abbiamo portato a casa. “Ho vissuto come un animale per strada, ma sto per morire come un Angelo, amato e curato”. Ed è stato così meraviglioso vedere la grandezza di quell’uomo che poteva parlare così, poteva morire senza accusare nessuno, senza maledire nessuno, senza fare paragoni. Come un Angelo. Questa è la grandezza della nostra gente. Ed è per questo che noi crediamo che Gesù disse: “Ero affamato, ero nudo, ero senza casa, ero rifiutato, non amato, non curato, e l’avete fatto a me”.

Credo che noi non siamo veri operatori sociali. Forse svolgiamo un lavoro sociale agli occhi della gente, ma in realtà siamo contemplative nel cuore del mondo. Perché tocchiamo il Corpo di Cristo ventiquattro ore al giorno. Abbiamo ventiquattro ore di questa presenza, e così voi e io. Anche voi provate a portare questa presenza di Dio nella vostra famiglia, perché la famiglia che prega insieme sta insieme. E io penso che noi nella nostra famiglia non abbiamo bisogno di bombe e armi, di distruggere per portare pace. Semplicemente stiamo insieme, amiamoci reciprocamente, portiamo quella pace, quella gioia, quella forza della presenza di ciascuno in casa. E potremo superare tutto il male che c’è nel mondo.

C’è tanta sofferenza, tanto odio, tanta miseria, e noi con la nostra preghiera, con il nostro sacrificio iniziamo da casa. L’amore comincia a casa, e non è quanto facciamo, ma quanto amore mettiamo in quello che facciamo. Sta a Dio Onnipotente. Quanto facciamo non ha importanza, perché Lui è infinito, ma quanto amore mettiamo in quello che facciamo. Quanto facciamo a Lui nella persona che stiamo servendo. Qualche tempo fa a Calcutta avemmo grande difficoltà ad ottenere dello zucchero, e non so come i bambini lo seppero, e un bambino di quattro anni, un bambino Hindu, andò a casa e disse ai suoi genitori: “Non mangerò zucchero per tre giorni, darò il mio zucchero a Madre Teresa per i suoi bambini”. Dopo tre giorni suo padre e sua madre lo portarono alla nostra casa. Non li avevo mai incontrati prima, e questo piccolo riusciva a malapena pronunciare il mio nome, me sapeva esattamente che cosa era venuto a fare. Sapeva che voleva condividere il suo amore. E questo è perché ho ricevuto tanto amore da voi tutti.

Dal momento che sono arrivata qui sono stata semplicemente circondata da amore, da vero amore comprensivo. Si percepiva come se ciascuno in India, ciascuno in Africa fosse qualcuno molto speciale per voi. E mi sono sentita proprio a casa dicevo alla Sorella oggi. Mi sento in Convento con le Sorelle come se fossi a Calcutta con le mie Sorelle. Così completamente a casa qui, proprio qui. E così sono qui a parlarvi. Voglio che voi troviate il povero qui, innanzitutto proprio a casa vostra. E cominciate ad amare qui. Siate questa buona notizia per la vostra gente. E informatevi sul vostro vicino di casa. Sapete chi sono?

Ho avuto un’esperienza veramente straordinaria con una famiglia Hindu che aveva otto bambini. Un signore venne alla nostra casa e disse: “Madre Teresa, c’è una famiglia con otto bambini, non mangiano da tanto tempo. Faccia qualcosa”. Così ho preso del riso e sono andata immediatamente. E ho visto i bambini, i loro occhi luccicanti per la fame. Non so se abbiate mai visto la fame. Ma io l’ho vista molto spesso. E lei prese il riso, lo divise, e uscì. Quando fu tornata le chiesi: “Dove sei andata, che hai fatto?” Lei mi dette una risposta molto semplice: “Anche loro hanno fame”. Quel che mi colpì di più fu che lei sapeva chi sono loro, una famiglia musulmana. Lei lo sapeva. Non portai più del riso quella sera perché volevo che godessero la gioia della condivisione. Ma c’erano quei bambini, che irradiavano gioia, condividendo la gioia con la loro madre perché lei aveva amore da dare. E vedete è qui che comincia l’amore: a casa…

Sono molto grata per quello che ho ricevuto. È stata un’esperienza enorme e torno in India, tornerò la prossima settimana, il 15 spero, e potrò portare il vostro amore. E so bene che non avete dato del vostro superfluo, ma avete dato fino a farvi male. Oggi i piccoli bambini hanno, ero così sorpresa, c’è così tanta gioia per i bambini che hanno fame. Che i bambini come loro avranno bisogno di amore e cura e tenerezza, come ne hanno tanto dai loro genitori. Così ringraziamo Dio che abbiamo avuto questa opportunità di conoscerci, e questa conoscenza reciproca ci ha portati così vicini. E potremo aiutare non solo i bambini indiani e africani ma potremo aiutare i bambini del mondo intero, perché come sapete le nostre Sorelle stanno in tutto il mondo.

E con questo premio che ho ricevuto come premio di pace, proverò a fare una casa per molti che non hanno una casa. Perché credo che l’amore cominci a casa, e se possiamo creare una casa per i poveri, penso che sempre più amore si diffonderà. E potremo mediante questo amore comprensivo portare pace, essere la buona notizia per i poveri. I poveri della nostra famiglia per primi, nel nostro paese e nel mondo. Per poter fare questo, le nostre Sorelle, le nostre vite devono essere intessute di preghiera. Devono essere intessute di Cristo per poter capire, essere capaci di condividere. Perché oggi c’è così tanto dolore. Sento che la Passione di Cristo viene rivissuta ovunque di nuovo. Siamo noi là a condividere questa Passione, a condividere questo dolore della gente. In tutto il mondo, non solo nei paesi poveri, ma ho trovato la povertà dell’occidente tanto più difficile da eliminare.

Quando prendo una persona dalla strada, affamata, le do un piatto di riso, un pezzo di pane, l’ho soddisfatta. Ho rimosso quella fame. Ma una persona che è zittita, che si sente indesiderata, non amata, spaventata, la persona che è stata gettata fuori dalla società, quella povertà è così dolorosa e diffusa, e la trovo molto difficile. Le nostre Sorelle stanno lavorando per questo tipo di persone nell’occidente.

Allora dovete pregare per noi affinché siamo capaci di essere questa buona notizia, ma non possiamo farlo senza di voi, lo dovete fare qui nel vostro paese. Dovete arrivare a conoscere i poveri, magari la gente qui ha beni materiali, tutto, ma penso che se noi tutti cerchiamo nelle nostre case, quanto troviamo difficile a volte sia sorriderci reciprocamente, e che il sorriso è l’inizio dell’amore. E così incontriamoci sempre con un sorriso, perché il sorriso è l’inizio dell’amore, e quando cominciamo ad amarci è naturale voler fare qualcosa. Così pregate per le nostre Sorelle e per me e per i nostri Fratelli, e per i nostri Collaboratori che sono sparsi nel mondo. Essi possono rimanere fedeli al dono di Dio, amarlo e servirlo nei poveri insieme con voi. Quello che abbiamo fatto non avremmo potuto farlo se voi non lo aveste condiviso con le vostre preghiere, i vostri doni, questo continuo dare.

Ma non voglio che mi diate del vostro superfluo, voglio che mi diate finché vi fa male. L’altro giorno ho ricevuto 15 dollari da un uomo che è stato sdraiato per venti anni, e l’unica parte che poteva muovere è la mano destra. E l’unica cosa di cui gode è fumare. E mi ha detto: non fumo per una settimana, e ti mando questi soldi. Deve essere stato un sacrificio terribile per lui, ma guardate quanto è bello, come ha condiviso, e con quei soldi ho comprato del pane e l’ho dato a quelli che sono affamati con gioia da tutte e due le parti, lui stava dando e i poveri stavano ricevendo. Questo è un dono di Dio per noi poter condividere il nostro amore con gli altri. E fate come se fosse per Gesù. Amiamoci gli uni gli altri come Egli ci ha amato. Amiamo Lui con amore indiviso. E la gioia di amare Lui e amarci gli uni gli altri, diamo ora, che Natale è così vicino. Conserviamo la gioia di amare Gesù nei nostri cuori. E condividiamo questa gioia con tutti quelli con cui veniamo in contatto. E questa gioia radiosa è vera, perché non abbiamo motivo di non essere felici perché non abbiamo Cristo con noi. Cristo nei nostri cuori, Cristo nel povero che incontriamo, Cristo nel sorriso che diamo e nel sorriso che riceviamo.

Facciamone un impegno: che nessun bambino sia indesiderato, e anche che ci accogliamo con un sorriso, specialmente quando è difficile sorridere. Non dimentico mai qualche tempo fa circa quattordici professori vennero dagli Stati Uniti da diverse università. E vennero a Calcutta nella nostra casa. Stavano parlando e dicevano di essere stati alla casa per i morenti. Abbiamo una casa per i morenti a Calcutta, dove abbiamo raccolto più di 36.000 persone solo dalle strade di Calcutta, e di questo grande numero più di 18.000 hanno avuto una bella morte. Sono semplicemente andati a casa da Dio; e sono venuti nella nostra casa e abbiamo parlato di amore, di compassione, e poi uno di loro mi ha chiesto: “Madre, per favore ci dica qualcosa che possiamo ricordare”. E ho detto loro: “Sorridetevi gli uni gli altri, dedicatevi del tempo nelle vostre famiglie. Sorridetevi”. E un altro mi ha chiesto: “Sei sposata?”, e ho detto: “Sì”, e trovo a volte molto difficile sorridere a Gesù perché può essere molto esigente a volte. Questo è qualcosa di vero, ed è là che viene l’amore, quando è esigente, e tuttavia possiamo darlo a Lui con gioia.

Come ho detto oggi, ho detto che se non vado in Cielo per qualcos’altro andrò in Cielo per tutta la pubblicità, perché mi ha purificata e sacrificata e resa veramente pronta ad andare in Cielo. Penso che questo sia qualcosa, che dobbiamo vivere la nostra vita in modo bello. Abbiamo Gesù con noi e Lui ci ama. Se potessimo solo ricordarci che Gesù mi ama, e ho l’opportunità di amare gli altri come Lui ama me, non nelle grandi cose, ma nelle piccole cose con grande amore, allora la Norvegia diventerebbe un nido d’amore. E quanto bello sarà che da qui sia stato dato un centro per la pace. Che da qui esca la gioia per la vita dei bambini non nati. Se diventate una luce bruciante nel mondo della pace, allora veramente il Nobel per la pace è un dono per il popolo norvegese. Dio vi benedica!