Giais, gennaio 2000. Nella cameretta di una semplice casa di una frazione d’Aviano (Pordenone), c’è una ragazza che parla ogni sera con Dio.

«Amo immensamente Dio per avermi creata e per tutto ciò che ho e che non ho. Per tutte le persone che mi stanno accanto e mi proteggono da lassù. E poi devo ringraziarlo per avermi fatto conoscere il Don Bosco: Dio mio, che miniera d’oro quell’oratorio! Lì ho i veri amici e non dimentichiamo i ragazzi per l’Unità, loro sono proprio ganzi come il Don Bosco. Io adoro ambedue, quando mi ci ritrovo, sono la più felice del mondo. Ti ringrazio Dio!».

Giais, gennaio 2000. Nella cameretta di una semplice casa di una frazione d’Aviano (Pordenone), c’è una ragazza che parla ogni sera con Dio. È un segreto che fissa fin da bambina sulle pagine del suo diario. Sono le confidenze di una sedicenne: scoperte, amicizie, paure, lacrime, sofferenze, sorrisi, stupore, gioie e slanci… Amore. Tanto amore. Immenso, per quel suo Amico del quale si fida come dell’amico o dell’amica migliore.
C’è una ferita nel cuore di Angela che ritorna spesso nei suoi dialoghi con il Signore. Una ferita di quelle che non smettono mai di sanguinare. È l’immagine indelebile del papà che lascia lei, otto anni, e suo fratello, più piccolo di tre, soli insieme alla mamma, per andarsene via di casa. Eppure lei riesce ad essere felice. Non c’è traccia di rabbia o di risentimento: «Vedo Dio come il mio vero papà, affettuoso, geloso di me, protettore, salvatore e non posso fare a meno di tutto ciò. Ho imparato a vivere della sua presenza e l’ho scoperto ora che sento la mancanza di un padre».
Ha così tanto sperimentato la tenerezza a la gelosia del Signore, che tra lei e Gesù si instaura quasi una gara a chi si vuole più bene: «Non mi manca il padre che ho ma il padre che vorrei avere. Questa è la mia Croce e la porto con gioia per aiutare Gesù a portare la Sua che è più grande». Sono le vette raggiunte da una mistica… sedicenne e assolutamente normale, con le scarpe da ginnastica… e con un sorriso contagioso e un’incontenibile voglia di vivere! Con il passare degli anni per Angela è tutto un esplodere di vita: il rapporto con la mamma che si fa sempre più profondo e dolce, le amicizie vere intessute all’Oratorio negli Amici Domenico Savio, la confidenza in don Nicola, sua guida spirituale, la forza e gli orizzonti immensi che respira nel movimento dei focolari… Angela non si tira mai indietro desiderosa di «scegliere Dio nuovamente come unico ideale», pronta «a rischiare, a buttarsi nella vita. Perché ora rischiare non è più un salto nel vuoto, ma un tuffo nella vita». Un tuffo che rende semplicemente straordinaria una vita a prima vista assolutamente ordinaria: il conseguimento della maturità al Liceo artistico, la scelta di frequentare Lettere a Udine, il sogno di andare in Erasmus in Irlanda, lo scoprirsi innamorata e ricambiata da un ragazzo… Tutto vissuto, come dice lei, con Gesù in mezzo. In pienezza.

21 giugno 2006, festa di san Luigi Gonzaga patrono mondiale dei giovani: Angela muore in un incidente stradale. La sera prima aveva scritto: «Ora mi sento così bene. Che pace… è bellissimo stare qui». Sono le stesse parole pronunciate da Domenico Savio prima di morire «che bella cosa io vedo mai…».
San Luigi, Domenico… Angela: l’amicizia con Gesù è il segreto di una vita vissuta tutta d’un fiato, di una bellezza così grande che vedremo nel suo splendore solo in Paradiso!

 

Delegato vocazioni salesiani Triveneto




Un’altra Amazzonia a fuoco: la chiesa cattolica italiana. Primo comandamento: non parlare del peccato ai bambini

I piccoli potrebbero spaventarsi, colpevolizzarsi, perdere la loro tanto decantata innocenza…

D’altra parte, già nel rito del battesimo (spesso invece disatteso o addirittura inventato dai parroci stessi) viene nominata una personcina – ridicola quanto si vuole, ma ugualmente malefica (= portatrice di male) – che si chiama satana. Certo, con la s minuscola, perché non potente quanto il buon Dio Padre di Gesù Cristo. E su quest’ultimo nulla da eccepire.

Ma perché saltare a piè pari l’esorcismo pre-battesimale e le rinunce a satana e a tutte le sue seduzioni? Troppo difficile da spiegare?

Se il prete rimane infinitamente intenerito dai bellissimi occhioni del battezzando e battezzanda, almeno ricordi ai genitori che esiste (anche quel giorno, magari proprio nella famiglia stessa o nella parrocchia) il male del mondo, da cui abbiamo il dovere di preservare (se fosse possibile), o almeno custodire e accompagnare il piccolo/a.

Ma non è finita. Ci sono anche i parroci super coraggiosi, che si rifiutano esplicitamente di parlare del male e del peccato anche all’età della prima confessione (A cosa servirà mai questo sacramento, tanto poi dopo nessuno si confessa più in parrocchia?). Magari le confessioni arrivano proprio durante i pellegrinaggi o attraverso i movimenti tanto osteggiati dal nostro parroco buonista.

Ed ops… 1 o 2 anni dopo, se i genitori si degnassero di controllare ed educare i figli all’uso dei telefonini e di internet, vi troverebbero le immagini e i video pornografici che girano già in prima media. Sì, ho proprio scritto controllare ed educare. Perché internet è come l’energia atomica: se sei saggio costruisci una centrale elettrica, se sei curioso, o arrabbiato, o offeso… una bomba atomica.

 

don Paolo Mojoli




Da Massimo Gramellini. “Una carezza nel buio”

Una volta sentii Andrea Bocelli dire una cosa meravigliosa: il mondo è pieno di male, ma se nonostante tutto rimane in piedi, è perché di bene ce n’è un po’ di più. In un piccolo paese chiamato Consuma, un pugno di case sparpagliate sull’Appennino toscano, tutte le mattine il signor Romano solleva dal letto le sue ottantaquattro primavere, le sistema dentro l’automobile e passa a prendere un bimbo ipovedente di sei anni per portarlo a scuola. Un’impresa tutt’altro che semplice, racconta Giulio Gori sul Corriere Fiorentino: la scuola si trova quindici chilometri più in basso e per raggiungerla bisogna percorrere una strada a zig-zag, impostando curve strette e scalando marce di continuo. Quindici ad andare e quindici a tornare, due volte al giorno, dal momento che il signor Romano va pure a riprenderlo al termine delle lezioni. Perché lo fa? Il bambino ipovedente non è suo nipote. Non è nemmeno il nipote di un suo amico. È il figlio di un taglialegna macedone che lavora nei boschi e non ha tempo per portarlo a scuola. Il piccolo non può usufruire del servizio bus del Comune: manca l’accompagnatore richiesto per i disabili. E così ci pensa il signor Romano. Lui dice che a 84 anni la fatica è tanta, ma è ricompensata dalla visione del suo minuscolo passeggero mentre saluta i compagni a uno a uno, accarezzandoli sulla faccia per riconoscerli. Bocelli ha ragione. Grazie al signor Romano e a quel bambino, il mondo ricomincerà anche domattina.

11 maggio 2019 (modifica il 11 maggio 2019 | 07:46)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Fonte: https://www.corriere.it/caffe-gramellini/19_maggio_11/carezza-buio-59a57808-7363-11e9-8065-6d20dff6bd65.shtml




“Consolate, consolate il mio popolo”

(Isaia 40,1)




André Louf: Cantare la vita. Conversazioni con Stéphane Delberghe

Immediate e penetranti nella loro trasparenza, queste pagine sono attraversate da un filo rosso che può aiutare molti nella loro ricerca spirituale, nel cammino personalissimo verso la scoperta dell’ “uomo nascosto del cuore”, attraverso una progressiva docilità allo Spirito che non cessa di agire nel credente fino a condurlo a “cantare la vita.

Queste pagine, immediate e penetranti nella loro trasparenza, sono attraversate da un filo rosso, una traccia, un racconto che può aiutare molti nella loro ricerca spirituale, nel cammino personalissimo verso la scoperta dell’“uomo nascosto del cuore”, attraverso una progressiva docilità allo Spirito che non cessa di agire nel credente. André Louf è stato ed è tuttora per un gran numero di uomini e di donne una guida sicura in tale cammino alla ricerca dell’“uomo nuovo”, posto nel nostro cuore mediante la grazia del battesimo, e che lungo tutta la vita il credente è chiamato a far emergere, lasciandosi assimilare al Figlio dell’uomo, a colui che ci ha insegnato a vivere in questo mondo (dalla “Prefazione” di Enzo Bianchi).

André Louf (Lovanio 1929) è entrato a vent’anni nell’abbazia trappista di Mont-des-Cats, nelle Fiandre francesi. Eletto abate durante il concilio Vaticano II, ha contribuito con i suoi scritti e la sua umile sapienza alla riscoperta degli elementi essenziali della vita cristiana in occidente e al rinnovamento della vita monastica invocato dal concilio. Lasciato nel 1998 il servizio abbaziale, vive oggi ritirato in un eremo.

Dettagli prodotto

  • Copertina flessibile: 276 pagine
  • Editore: Qiqajon (1 novembre 2002)
  • Collana: Pneumatikoi. Spirituali
  • Lingua: Italiano
  • ISBN-10: 8882271269
  • ISBN-13: 978-8882271268
  • Peso di spedizione: 281 g
  • Prezzo: 15 €



Lettera di un sacerdote cattolico al NEW YORK TIMES

Caro fratello e sorella giornalista:

Sono un semplice sacerdote cattolico. Sono felice ed orgoglioso della mia vocazione. Da vent’anni vivo in Angola come missionario.
Vedo in molti mezzi di informazione, soprattutto nel vostro giornale, l’ampliamento del tema dei sacerdoti pedofili, con indagini condotte in modo morboso sulla vita di alcuni sacerdoti. Così si parla di uno di una città negli Stati Uniti negli anni ‘70, di un altro nell’Australia degli anni ‘80, e cosi a seguire di altri casi recenti…
Certamente questo è da condannare!
Si vedono alcuni articoli giornalistici misurati ed equilibrati, ma anche altri pieni di preconcetti e persino di odio.
Il fatto che persone, che dovrebbero essere manifestazioni dell’amore di Dio, siano come un pugnale nella vita di innocenti, mi provoca un immenso dolore. Non esistono parole che possano giustificare tali azioni. E non c’è dubbio che la Chiesa non può che schierarsi a fianco dei più deboli e dei più indifesi. Pertanto ogni misura che venga presa per la protezione e la prevenzione della dignità dei bambini sarà sempre una priorità assoluta.
Tuttavia, incuriosisce la disinformazione e il disinteresse per migliaia e migliaia di sacerdoti che si spendono per milioni di bambini, per tantissimi adolescenti e per i più svantaggiati in ogni parte del mondo! Ritengo che al vostro mezzo di informazione non interessi che io nel 2002, passando per zone minate, abbia dovuto trasferire molti bambini denutriti da Cangumbe a Lwena (in Angola), poiché nè se ne occupava il governo, nè le ONG erano autorizzate. E neanche vi importa che io abbia dovuto seppellire decine di piccoli, morti nel tentativo di fuggire dalle zone di guerra o cercando di ritornare, nè che abbiamo salvato la vita a migliaia di persone in Messico grazie all’unica postazione medica in 90.000 Km2, e grazie anche alla distribuzione di alimenti e sementi. Non vi interessa neppure che negli ultimi dieci anni abbiamo dato l’opportunità di ricevere educazione ed istruzione a più di 110.000 bambini…
Non ha risonanza mediatica il fatto che, insieme ad altri sacerdoti, io abbia dovuto far fronte alla crisi umanitaria di quasi 15.000 persone tra le guarnigioni della guerriglia, dopo la loro resa, perché non arrivavano alimenti nè dal Governo, nè dall’ONU.
Non fa notizia che un sacerdote di 75 anni, Padre Roberto, ogni notte percorra la città di Luanda e curi i bambini di strada, li porti in una casa di accoglienza nel tentativo di farli disintossicare dalla benzina e che in centinaia vengano alfabetizzati. Non fa rumore che altri sacerdoti, come Padre Stefano, si occupino di accogliere e dare protezione a ragazzi picchiati, maltrattati e persino violentati.
E non interessa che Frate Maiato, malgrado i suoi 80 anni, vada di casa in casa confortando persone malate e senza speranza.
Non fa notizia che oltre 60.000, tra i 400.000 sacerdoti e religiosi, abbiano lasciato la propria terra e la propria famiglia per servire i loro fratelli in un lebbrosario, negli ospedali, nei campi profughi, negli istituti per bambini accusati di stregoneria o orfani di genitori morti di AIDS, nelle scuole per i più poveri, nei centri di formazione professionale, nei centri di assistenza ai sieropositivi…o, soprattutto, nelle parrocchie e nelle missioni, incoraggiando la gente a vivere e ad amare.
Non fa notizia che il mio amico, Padre Marco Aurelio, per salvare alcuni giovani durante la guerra in Angola li abbia condotti da Kalulo a Dondo e sulla strada di ritorno alla sua missione sia stato trivellato di colpi; non interessa che frate Francesco e cinque catechiste, per andare ad aiutare nelle aree rurali più isolate, siano morti per strada in un incidente; non importa a nessuno che decine di missionari in Angola siano morti per mancanza di assistenza sanitaria, per una semplice malaria; che altri siano saltati in aria a causa di una mina mentre andavano a far visita alla loro gente.
Nel cimitero di Kalulo si trovano le tombe dei primi sacerdoti giunti nella regione…nessuno è arrivato ai 40 anni!
Non fa notizia accompagnare la vita di un sacerdote “normale” nella sua quotidianità, tra le sue gioie e le sue difficoltà, mentre spende la propria vita, senza far rumore, a favore della comunità di cui è al servizio.
La verità è che non cerchiamo di fare notizia, bensì semplicemente cerchiamo di portare la Buona Notizia, quella che senza rumore inizió nella notte di Pasqua. Fa più rumore un albero che cade, che non un bosco che cresce.
Non è mia intenzione fare un’apologia della Chiesa e dei sacerdoti. Il sacerdote non è nè un eroe, nè un nevrotico. È un semplice uomo che, con la sua umanità, cerca di seguire Gesù e di servire i suoi fratelli. In lui ci sono miserie, povertà e fragilità come in ogni essere umano; ma ci sono anche bellezza e bontà come in ogni creatura…
Insistere in modo ossessivo e persecutorio su un tema, perdendo la visione di insieme, crea realmente caricature offensive
del sacerdozio cattolico e di questo mi sento offeso.
Giornalista: cerchi la Verità, il Bene e la Bellezza. Tutto ciò la renderà nobile nella sua professione.
Amico… le chiedo solo questo…

In Cristo,

Padre Martín Lasarte sdb
“Il mio passato, Signore, lo affido alla tua Misericordia; il mio presente al tuo Amore; il mio futuro alla tua Provvidenza”




La Chiesa continuerà sempre a combattere contro le legislazioni abortiste. Dichiarazione dell’Arcivescovo Giampaolo Crepaldi

Dichiarazione dell’Arcivescovo Giampaolo Crepaldi nel 40mo anniversario della legge 194 e all’indomani del referendum in Irlanda

Nei giorni scorsi, precisamente il 22 maggio 2018, è ricorso il quarantesimo anniversario dell’approvazione da parte del Parlamento italiano della legge 194 che ha introdotto nell’ordinamento del nostro Paese l’interruzione volontaria della gravidanza, ossia l’aborto.

La pratica dell’aborto è sempre stata condannata dalla Chiesa e ad essa si oppone anche la retta ragione. “Non uccidere” è un principio che appartiene alla coscienza morale dell’umanità intera, ossia alla legge morale naturale che l’intelligenza umana è in grado di conoscere in modo evidente e per inclinazione, spontaneamente e con l’aiuto di una coscienza retta e formata. Il principio secondo cui la vita è indisponibile all’uomo è a baluardo della violenza e dell’ingiustizia dell’uomo sull’uomo. Se questo principio non viene mantenuto saldo nel momento iniziale della vita, sarà poi impossibile garantirlo nelle altre situazioni della vita sociale e politica. L’indisponibilità della vita ha il suo ultimo fondamento in Dio Creatore, autore della vita. La legislazione abortista rompe il legame tra creatura e Creatore e, considerando la vita umana a disposizione degli uomini, estromette il riferimento al Creatore, implicito o esplicito che sia, dalla società degli uomini. L’attacco alla vita è sempre anche un attacco a Dio e l’approvazione di una legge che permetta l’aborto è sempre non solo il rifiuto di norme morali oggettive che regolino la vita politica, ma anche una secolarizzazione forzata. La Chiesa non può abbassare la guardia contro la tragedia dell’aborto. I principi della legge morale naturale, infatti, sono anche oggetto di rivelazione e Dio ha affidato alla Chiesa non solo il compito di conservare, proteggere e tramandare la legge soprannaturale ma anche la legge naturale.

La difesa del diritto alla vita è il primo dei cosiddetti “principi non negoziabili”. Con questa espressione, resa nota soprattutto dal magistero di Benedetto XVI, altro non si intende che i contenuti del diritto naturale. La dottrina dei “principi non negoziabili” rimanda da un lato alla legge morale naturale che ha carattere moralmente obbligante per tutti in quanto espressione dei fini ultimi dell’uomo e, dall’altro, alla dottrina morale circa gli atti intrinsecamente cattivi (intrinsece mala). Si tratta di atti il cui oggetto materiale, qualsiasi siano le motivazioni, le condizioni e le situazioni, non è mai ordinabile a Dio, fine ultimo di tutto il nostro agire. Ora, il primo di questi “principi” è la difesa del diritto alla vita. Per la sua cogenza morale esso non può essere assimilato ad altri obblighi morali positivi, come per esempio la lotta alla povertà o l’accoglienza degli immigrati. L’agire umano in questi due ultimi settori ha di fronte il bene, che si può fare in molti modi, ma l’agire umano che si trova di fronte all’aborto ha di fronte un male che non si deve mai compiere.

La legge 194 del 1978 era, ed è, una legge profondamente ingiusta. Non si è trattato solo di successive deformazioni applicative e anche i supposti aspetti positivi sono comunque all’interno di una legge il cui scopo finale è la soppressione dell’innocente. La legge 194 è stata, tra l’altro, una legge ingannevole, in quanto dichiarava di voler proteggere la vita, così accogliendo in via strumentale anche l’approvazione sprovveduta di persone contrarie all’aborto, mentre in realtà la metteva in pericolo. L’impegno per l’abolizione della legge 194, pur nella difficoltà contingente del quadro culturale e politico, non può essere tralasciato.

La diffusione di legislazioni favorevoli all’aborto, al cui numero si è aggiunta ultimamente quella dell’Irlanda, non può trasformare il male in bene. Su punti come questo la democrazia regge o cade. La Chiesa non può dare la priorità al metodo democratico piuttosto che ai suoi contenuti. Essa continuerà sempre a combattere contro le legislazioni abortiste, ben sapendo che in questa lotta essa non esprime una ideologia politica, ma risponde alla sua missione di evangelizzare, dato che l’evangelizzazione contiene anche l’educazione al rispetto della legge morale naturale, messa da Dio nel creato e nei nostri cuori.

 

+Giampaolo Crepaldi

Arcivescovo-Vescovo di Trieste

Presidente Osservatorio Card. Van Thuân

 

Fonte: http://www.vanthuanobservatory.org/ita/la-chiesa-continuera-sempre-a-combattere-contro-le-legislazioni-abortiste-dichiarazione-dellarcivescovo-giampaolo-crepaldi/




CARDINALE SARAH: L’OCCIDENTE, UNA BARCA UBRIACA NELLA NOTTE. PERCHÉ È SENZA LA LUCE DI DIO

36° Pellegrinaggio di Pentecoste (Parigi – Chartres). L’omelia del Card. Robert Sarah

Si è concluso il 36° pellegrinaggio di Pentecosteorganizzato dall’associazione laicaleNotre-Dame de Chrétienté. Un appuntamento annuale che prevede tre giorni di cammino, un percorso di 100 km, dalla cattedrale Notre-Dame di Parigi a quella di Chartres. Più di 10mila pellegrini sono partiti alla Vigilia di Pentecoste per concludere il loro pellegrinaggio lunedì 21 maggio con un’ Eucaristia celebrata nella Forma Straordinaria del Rito Romano [1]. Una partecipazione straordinaria secondo gli organizzatori che parlano di un incremento di 10% rispetto allo scorso anno e di una età media in continuo calo assestata attorno ai 21 anni. La solenne celebrazione è stata presieduta da il cardinale guineano Robert Sarah, prefetto della Congregazione per il Culto Divino e ha visto la partecipazione straordinaria di circa 15mila pellegrini, provenienti da tutto il Paese e dall’estero, molti dei quali costretti ad accamparsi fuori dalla cattedrale. Numerosi i sacerdoti, i religiosi e le religiose. Moltissimi i giovanie intere famiglie con bambini (come si può osservare nelle immagini dei servizi della televisione francese qui sotto e in fondo all’articolo). La processione è stata affidata alla protezione di San Giuseppe, “padre, sposo e servitore”. In processione anche la teca con una straordinaria reliquia: il cuore di San Pio da Pietrelcina.

L’omelia del cardinale ha preso le mosse dal Vangelo di Giovanni proclamato durante la liturgia(Gv. 3,16-21). A partire da questo testo, ed in particolare dal versetto 19 («La luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce») il cardinale Sarah ha affrontato diversi temi come la scelta radicale per Dio e la secolarizzazione dell’Occidente che ha rifiutato la Luce.

Di seguito il testo tradotto dall’originale francese:

***

Permettetemi innanzitutto di ringraziare calorosamente Sua Eccellenza il vescovo Philippe Christory, Vescovo di Chartres, per il suo fraterno benvenuto in questa splendida Cattedrale.

Cari Pellegrini di Chartres,

«La luce è venuta nel mondo» ci dice Gesù nel Vangelo di oggi (Gv 3,16-21) «ma gli uomini hanno preferito le tenebre».

E voi, cari pellegrini, avete accolto l’unica luce che non delude: quella di Dio?Avete camminato per tre giorni, pregato, cantato, avete sofferto sotto il sole e sotto la pioggia: avete accolto la luce nei vostri cuori? Avete davvero abbandonato l’oscurità? Avete scelto di percorrere la Via seguendo Gesù, che è la Luce del mondo? Cari amici, permettetemi di porvi questa domanda radicale, perché se Dio non è la nostra luce, tutto il resto diventa inutile. Senza Dio tutto è buio!

Dio è venuto a noi, si è fatto uomo.Ci ha rivelato l’unica verità che salva, è morto per redimerci dal peccato, e a Pentecoste ci ha donato lo Spirito Santo, ci ha donato la luce della fede… Ma noi preferiamo le tenebre!

Guardiamo intorno a noi, la società occidentale: ha scelto di organizzarsi senza Dio, e ora è abbandonata alle luci appariscenti e ingannevoli della società dei consumi, del profitto a tutti i costi e dell’individualismo frenetico. Un mondo senza Dio è un mondo di tenebre, bugie ed egoismo.

Senza la luce di Dio, la società occidentale è diventata come una barca ubriaca nella notte.Non c’è abbastanza amore per accogliere i bambini, proteggerli nell’utero della madre, proteggerli dall’aggressione della pornografia. Priva della luce di Dio, la società occidentale non sa più rispettare i suoi anziani, accompagnare i malati alla morte, dare spazio ai più poveri e ai più deboli. È abbandonata all’oscurità della paura, della tristezza e dell’isolamento. Non ha altro da offrire che il vuoto e il nulla.

Permette di proliferare le ideologie più pazze. Una società occidentale senza Dio può diventare la culla di un terrorismo etico e morale più virulento e più distruttivo del terrorismo islamista.Ricorda che Gesù ci ha detto: «Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; temete piuttosto colui che ha il potere di far perire e l’anima e il corpo nella Geenna» (Mt 10,28).

Cari amici, perdonatemi questa descrizione, ma bisogna essere lucidi e realisti.Se vi parlo in questo modo è perché nel mio cuore di sacerdote e di pastore provo compassione per tante anime disorientate, perdute, tristi, preoccupate e sole.

Chi li condurrà alla luce?Chi mostrerà loro la via della Verità, l’unica vera via della libertà che è quella della Croce? Li lasceremo cadere nell’errore, nel nichilismo senza speranza o nell’islamismo aggressivo senza fare nulla? Dobbiamo proclamare al mondo che la nostra speranza ha un nome: Gesù Cristo,l’unico salvatore del mondo e dell’umanità.

Cari pellegrini di Francia, guardate questa cattedrale,i vostri antenati la costruirono per proclamare la loro fede. Tutto nella sua architettura, nella sua struttura, nelle sue vetrate proclama la gioia di essere salvato e amato da Dio. I vostri antenati non erano perfetti, non erano senza peccato, ma volevano lasciare che la luce della fede illuminasse la loro oscurità.

Anche oggi, popolo di Francia, svegliati, scegli la Luce, rinuncia alle tenebre!

Come si fa? Il Vangelo ci risponde: chi agisce secondo la verità viene alla luce. Lasciamo che la luce dello Spirito Santo illumini concretamente le nostre vite, semplicemente e anche nelle aree più intime del nostro essere più profondo. Agire secondo la verità è innanzitutto mettere Dio al centro della nostra vita così come la croce è il centro di questa cattedrale.

Fratelli miei, scegliete di rivolgervi a Lui ogni giorno. In questo momento, prendiamo l’impegno di prendere qualche minuto di silenzio ogni giorno per rivolgersi a Dio e dirgli: Signore, regna in me, ti offro tutta la mia vita.

Cari pellegrini, senza silenzio non c’è luce. Le tenebre si nutrono del rumore incessante di questo mondo che ci impedisce di rivolgerci verso Dio. Prendiamo, per esempio, la liturgia della Messa di oggi. Ci porta all’adorazione, al timore filiale e amoroso innanzi alla grandezza di Dio. Essa culmina nella consacrazione dove tutti insieme rivolti verso l’altare, lo sguardo puntato verso l’Ostia, verso la Croce, ci comunichiamo in silenzio, nel raccoglimento e nell’adorazione.

Fratelli, amiamo queste liturgie che ci fanno assaporare la presenza silenziosa e trascendente di Dio e ci fanno rivolgere verso il Signore.

Cari fratelli sacerdoti, ora mi dirigo a voi in maniera speciale.

Il Santo Sacrificio della Messa è il luogo dove troverete la luce per il vostro ministero.Il mondo in cui viviamo ci sollecita incessantemente. Siamo costantemente in movimento. Corriamo il grande pericolo di considerarci degli “assistenti sociali”. Non porteremo più al mondo la Luce di Dio bensì la nostra propria luce che non è quella che gli uomini attendono.

Rivolgiamoci a Dio, in una celebrazione liturgica di raccoglimento, piena di rispetto, silenzio e sacralità. Non inventiamo nulla nella liturgia, riceviamo tutto da Dio e dalla Chiesa. Non cerchiamo lo spettacolo o il successo. La liturgia ci insegna che essere prete non significa innanzitutto fare molte cose. È stare con il Signore sulla Croce. La liturgia è il luogo in cui l’uomo incontra Dio faccia a faccia. È il momento più sublime in cui Dio ci insegna ad essere «conformi all’immagine del Figlio suo, perché egli sia il primogenito tra molti fratelli» (Rm 8,29). Non è, non deve essere un occasione di lacerazione, di lotta e di contese.

Nella forma ordinaria del rito romano come nella forma straordinaria, l’essenziale è volgere lo sguardo verso la croce, verso Cristo, il nostro Oriente, il nostro tutto, il nostro unico orizzonte. Sia nella forma ordinaria, sia nella forma straordinaria, celebriamo sempre, come in questo giorno, secondo quanto insegna il Concilio Vaticano II, con una nobile semplicità, senza inutili sovraccarichi, senza estetica fattiva e teatrale ma con senso del sacro, avendo come prima preoccupazione la gloria di Dio e con un vero spirito di figli della Chiesa di oggi e per sempre.

Cari fratelli sacerdoti, abbiate sempre questa certezza: stare con Cristo sulla Croce è ciò che il celibato sacerdotale proclama al mondo.Il nuovo progetto che alcuni hanno suggerito di separare il celibato dal sacerdozio per conferire il sacramento dell’ordine a degli uomini sposati, i “viri probati”, adducendo delle ragioni o delle necessità pastorali, produrrà in realtà la grave conseguenza di rompere definitivamente con la tradizione apostolica.

Si vorrebbe fabbricare un sacerdozio su misura umana, ma così non si sta perpetuando, non si sta estendendo il sacerdozio di Cristo, obbediente, povero e casto. Perché in effetti il ​​sacerdote non è solo un Alter Christus, un altro Cristo. È davveroIpse Christus, Cristo stesso. Ed è per questo che, seguendo Cristo e la Chiesa, il sacerdote sarà sempre un segno di contraddizione.

E voi cari cristiani, laici impegnati nella vita della città,a voi dico con forza: “non abbiate paura!” Non abbiate paura di portare in questo mondo la Luce di Cristo. La vostra prima testimonianza dev’essere la vostra vita, il vostro esempio. Non nascondete la fonte della vostra speranza, al contrario, proclamate, testimoniate, evangelizzate. La Chiesa ha bisogno di voi. Ricordate a tutti ciò che solo «Cristo crocifisso rivela il senso autentico della libertà» (Veritatis Splendor85).

A voi, cari genitori, vorrei rivolgere un messaggio del tutto particolare. Essere padre e madre di famiglia, nel mondo di oggi, è un’avventura difficile, piena di sofferenze, di ostacoli e di preoccupazioni. La chiesa vi ringrazia. Si, grazie per il dono generoso di voi stessi. Abbiate il coraggio di crescere i vostri figli alla Luce di Cristo. A volte bisognerà lottare contro il vento dominante, sopportare il disprezzo e le prese in giro del mondo, ma non siamo qui per compiacere il mondo. Noi proclamiamo Cristo crocifisso, «scandalo per gli ebrei e pazzia per i gentili» (1 Cor. 1, 23-24). Non abbiate paura, non arrendetevi.

La Chiesa, attraverso la voce dei papi, specialmente dall’enciclica Humanae Vitae, vi affida una missione profetica: testimoniare davanti a tutti la vostra gioiosa fiducia in Dio che ci ha resi guardiani intelligenti dell’ordine naturale. Voi annunciate ciò che Gesù ci ha rivelato attraverso la sua vita. Cari padri e madri, la Chiesa vi ama, amate la Chiesa. Amate vostra madre.

In fine, mi rivolgo a voi, a voi i più giovaniche siete qui molto numerosi. Vi prego di ascoltare soprattutto un anziano che ha più autorità di me. Si tratta dell’evangelista San Giovanni. Oltre all’esempio della sua vita, San Giovanni ha anche lasciato un messaggio scritto ai giovani. Nella sua prima lettera, leggiamo queste commoventi parole di un anziano ai giovani delle chiese che egli aveva fondato. Ascoltate questa voce forte di un anziano: «Ho scritto a voi, giovani, perché siete forti, e la parola di Dio dimora in voi e avete vinto il maligno. Non amate né il mondo, né le cose del mondo!» (1Gv 2, 14-15).

Il mondo che noi non dobbiamo amare, commenta il padre Cantalamessa nella sua omelia del Venerdì Santo, e al quale non dobbiamo conformarci, non è – lo sappiamo bene – il mondo creato e amato da Dio. Non sono le persone del mondo, verso le quali, al contrario dobbiamo sempre andare, soprattutto i poveri e i più fragili, per amarli e servirli umilmente.

No! Il mondo da non amare è un altro.È il mondo così come è diventato sotto il dominio di Satana e del peccato.È il mondo delle ideologie che negano la natura umana e distruggono le famiglie. È il mondo delle strutture delle Nazioni Unite (“onusiennes”) che impone imperativamente una nuova etica globale a cui tutti dovremmo sottometterci. Ma un grande scrittore britannico del secolo scorso, il T.S. Eliot, ha scritto tre versi che dicono più di interi libri: «Nel mondo dei fuggiaschi, chiunque si muove nella direzione opposta sembrerà un disertore».

Cari giovani, se ad un anziano come lo era san Giovanni è permesso parlare direttamente a voi, vi esorto anche io e vi dico: “Avete sconfitto il maligno”.Combattete ogni legge che vada contro natura e che vogliano imporvi, opponetevi a ogni legge contro la vitae contro la famiglia, siate di quelli che prendono la direzione opposta. Abbiate il coraggio di andare controcorrente. Per noi cristiani, la direzione opposta non è un luogo, è una persona: è Gesù Cristo, nostro amico e nostro redentore.

Un compito è stato assegnato in modo particolare a voi giovani: quello di salvare l’amore umano dalla tragica deriva in cui è caduto: l’amore, che non è più il dono di sé ma solo il possesso dell’altro, un possesso spesso violento e tirannico. Sulla Croce, Dio si è fatto uomo e ci ha rivelato che Lui è “Agape”, ossia l’Amore che si dona fino alla morte. Amare veramente è morire per l’altro, come il giovane poliziotto, il colonnello Arnaud Beltrame!

Cari giovani, senza dubbio sperimentate spesso, nella vostra anima, la lotta dell’oscurità e della luce, a volte siete sedotti dai facili piaceri di questo mondo. Con tutto il mio cuore di sacerdote, vi dico: non esitate, Gesù vi darà tutto. Seguendolo a essere santi, non perderete nulla, guadagnerete l’unica gioia che non delude mai. Cari giovani, se oggi Cristo vi chiama a seguirlo come sacerdote, come religioso o religiosa, non esitate, ditegli «fiat», un sì entusiastico e incondizionato. Dio vuole aver bisogno di voi. Che gioia, che grazia

L’Occidente è stato evangelizzato da santi e martiri. Voi, giovani di oggi, sarete i santi e i martiri che le nazioni attendono per una nuova evangelizzazione. Le vostre terre hanno sete di Cristo, non deludeteli. La Chiesa si fida di voi. Prego che molti di voi rispondano oggi, durante questa Messa, alla chiamata di Dio a seguirlo, a lasciare tutto per Lui, per la sua Luce. Quando Dio chiama è radicale. Egli ci chiama interamente, fino al dono totale, al martirio del corpo o del cuore.

Caro popolo di Francia, sono i monasteri che hanno costruito la civiltàdel vostro paese. Sono le persone, gli uomini e le donne, che hanno accettato di seguire Gesù fino alla fine, radicalmente, coloro che hanno costruito l’Europa cristiana. Questo perché hanno cercato solo Dio, hanno così costruito una civiltà bella e pacifica come questa cattedrale.

Popolo di Francia, popoli dell’Occidente, non troverete la pace e la gioia se non cercando Dio solo. Tornate alle vostre radici, tornate alla fonte, tornate ai monasteri. Sì, tutti voi, abbiate il coraggio di trascorrere qualche giorno in un monastero. In questo mondo di turbolenze, bruttezza e tristezza, i monasteri sono oasi di bellezza e gioia. Sperimenterete che è possibile mettere concretamente Dio al centro della propria vita, sperimenterete l’unica gioia che non passa mai.

Cari pellegrini, rinunciamo all’oscurità. Scegliamo la Luce! Chiediamo alla Beata Vergine Maria di insegnarci a dire fiat, cioè “sì”, pienamente come lo ha detto Lei, di insegnarci ad accogliere la luce dello Spirito Santo, come lo ha fatto lei. In questo giorno in cui, grazie alla sollecitudine del Santo Padre Papa Francesco, celebriamo Maria, Madre della Chiesa, chiediamo a questa santissima madre di avere un cuore come il suo, un cuore che non rifiuta nulla a Dio, un cuore ardente di amore per la gloria di Dio, desideroso di annunciare agli uomini la buona notizia, un cuore generoso, un cuore ampio come il cuore di Maria, dalle dimensioni della Chiesa, dalle dimensioni del cuore di Gesù.

(traduzione Miguel Cuartero Samperi)

 

[1]    Per i fedeli e i sacerdoti che lo chiedono, il parroco permetta le celebrazioni in questa forma straordinaria anche in circostanze particolari, come matrimoni, esequie o celebrazioni occasionali, ad esempio pellegrinaggi» (Benedetto XVI, Motu ProprioSummorum Pontificum).




Roma, sabato 19 maggio 2018. Marcia nazionale per la vita.

Gli attacchi alla vita umana innocente sono sempre più numerosi e nuovi strumenti di morte minacciano la sopravvivenza stessa del genere umano: Ru486, Ellaone, pillola del giorno dopo ecc.

Da oltre trent’anni una legge dello Stato (la 194/1978) regolamenta l’uccisione deliberata dell’innocente nel grembo materno e i morti si contano a milioni.

La Marcia per la Vita è il segno dell’esistenza di un popolo che non si arrende e vuole far prevalere i diritti di chi non ha voce sulla logica dell’utilitarismo e dell’individualismo esasperato, sulla legge del più forte.

Con la Marcia per la Vita intendiamo:

  • affermare la sacralità della vita umana e perciò la sua assoluta intangibilità dal concepimento alla morte naturale, senza alcuna eccezione, alcuna condizione, alcun compromesso;
  • combattere contro qualsiasi atto volto a sopprimere la vita umana innocente o ledere la sua dignità incondizionata e inalienabile.

Per questo:

  • chiamiamo a raccolta tutti gli uomini di buona volontà per difendere il diritto alla vita come primo dei principi non negoziabili, iscritti nel cuore e nella ragione di ogni essere umano e -per i cattolici – derivanti anche dalla comune fede in Dio Creatore;
  • esortiamo ogni difensore della vita a reagire, sul piano politico e culturale, contro ogni normativa contraria alla legge naturale, e contro ogni manipolazione mediatica e culturale che la sostenga. E qualora ci si trovi nella impossibilità politica di abolire tali leggi per mancanza di un consenso popolare sufficiente, ci si impegna a denunciarne pubblicamente l’intrinseca iniquità, che le rende non vincolanti per le coscienze dei singoli.
La prossima edizione della marcia sarà a Roma, centro della cristianità e del potere politico. Le strade della capitale sono state attraversate, anche recentemente, da numerosi cortei indecorosi e blasfemi; il nostro corteo vuole invece affermare il valore universale del diritto alla vita e il primato del bene comune sul male e sull’egoismo.
L’iniziativa sarà una “marcia” e non una processione religiosa e come tale aperta anche ai pro life non credenti e a tutti i gruppi che potranno partecipare con i loro simboli ad esclusione di quelli politici.

Abbiamo però bisogno dell’aiuto di tutti!

  • Con la preghiera, che smuove le montagne (1 Cor. 13,2) e vince ogni difficoltà
  • Con la costituzione, in ogni città italiana, di centri locali che ci aiutino sul piano organizzativo (fotocopiando e diffondendo materiale, organizzando pullman per venire a Roma, preparando striscioni, bandiere, cartelli…)
  • Con il sostegno economico che può moltiplicare le nostre possibilità. Si può versare un contributo sul conto corrente postale allegato oppure tramite bonifico bancario a:Comitato per la Marcia Nazionale per la Vita :
    Banca Etruria,
    Iban: IT26 M053 9003 2170 0000 0092 314
    Bic: ARBAIT33134

Chiunque volesse aiutare e per qualsiasi informazione scrivere a: info@marciaperlavita.it, oppure telefonare a : 06-3233370 / 06-3220291

 

Fonte: http://www.marciaperlavita.it




Dott.ssa Sonia Buchini: breve commento a “COME CERA IN MANO A DIO” di don Paolo Mojoli

“Come cera in mano di Dio” propone un itinerario spirituale e di preghiera sulle orme di San Francesco di Sales e di don Bosco, che accoglie e fa suo lo spirito salesiano. Vicino alla realtà e al vissuto comune, questo volumetto affronta di petto anche temi scabrosi, come il mistero del male e il senso della sofferenza, che ognuno, prima o poi, si trova ad affrontare. Il testo offre strumenti concreti per vivere la quotidianità e imparare a guardarla con gli occhi della fede e della gratitudine, nella consapevolezza che ogni cosa rientra nel progetto d’amore infinito di Dio. Dire “Sia fatta la tua volontà” allora equivale alla capacità (o almeno al tentativo!) di non fare differenze fra ciò che ci viene donato da Dio. Ogni situazione – persino la croce! – può essere, infatti, occasione di amore.

Questo scritto, accessibile anche da chi ancora non conosce San Francesco di Sales, invoglia ad approfondire l’amicizia con lui e suscita il desiderio di intraprendere una vita spirituale autentica, profonda, rinnovata nel segno dello Spirito e capace di ricominciare dopo ogni caduta.

Personalmente questo libro mi ha accompagnata durante il cammino della Quaresima e uno dei passaggi che ho maggiormente apprezzato è il seguente: “Solo quello che costruisce e libera l’essere umano redime. Ora, la sofferenza in sé non lo fa, di conseguenza non può redimere. Lo fa, invece, il modo in cui ciascuno cerca di umanizzare la propria vita dentro le sue sofferenze. […] Poiché la sofferenza in sé distrugge, il “piacere” di Dio non dovrebbe essere nel ricevere qualcosa che rovina. […] Dio ama ricevere la fede, la speranza, l’amore, l’umiltà, la pazienza al centro delle nostre sofferenze”. Spesso, infatti, si rischia di mostrare o di vivere la vita cristiana come una condanna alla croce… senza amore. Ma la croce senza amore non ha nulla a che fare con la persona e il Dio di Gesù Cristo che vogliamo imitare e annunciare. Al contrario, l’idea che Dio non goda nel vederci soffrire, ma che ami ricevere ciò che costruisce l’uomo e la sua umanità, mi restituisce l’immagine di un Dio più umano, più desiderabile… e, a dirla tutta, più sensato.

Grazie per questo regalo così prezioso per l’anima.

Sonia Buchini