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“La correttezza politica ha annebbiato i governi sulla persecuzione dei cristiani” (Da Lorenzo Bertocchi)

Il segretario agli esteri inglese, Jeremy Hunt (foto sotto), ha ricordato le conclusioni di un report commissionato al vescovo anglicano di Truro, Philip Mounstephen, e ha detto che «in alcune regioni, il livello e la natura della persecuzione [dei cristiani] si avvicina probabilmente alla definizione internazionale di genocidio».

Hunt, impegnato in un viaggio nel continente africano, ha parlato ad Addis Abeba ricordando che in diverse regioni del Medio oriente i cristiani rischiano di essere «spazzati via» (in Palestina ora rappresentano solo l’1,5% della popolazione, mentre in Iraq i numeri sono scesi da 1,5 milioni prima del 2013 a meno di 120.000 oggi). Le parole di Hunt arrivano dopo le stragi di Pasqua in Sri Lanka: «Penso che siamo tutti addormentati quando si tratta della persecuzione dei cristiani. Penso non solo al rapporto del vescovo di Truro, ma ovviamente quello che è successo nello Sri Lanka la domenica di Pasqua ha svegliato tutti con uno shock enorme».

La causa di questa “indifferenza”, dice Hunt, è in un’atmosfera di «correttezza politica» che spesso impedisce ai politici dei governi occidentali di parlare chiaramente di questi fatti.

Secondo un commento di The Guardianqueste parole sono nobili, ma suonano stonate di fronte al comportamento dello stesso governo britannico che «non ha offerto asilo ad Asia Bibi», la donna cristiana del Pakistan liberata dopo un calvario lungo 9 anni, e fa affari con «l’Arabia saudita, un paese dove il cristianesimo pubblico è illegale e i lavoratori migranti cristiani sono trattati in modo abominevole». Inoltre gli inglesi sostengono il governo dell’Egitto dove le «chiese copte vengono frequentemente aggredite» e favoriscono rapporti commerciali con la Cina dove, come sappiamo, i cristiani subiscono persecuzioni di vario tipo. E anche la tragedia dei cristiani in Iraq, giustamente sollevata nel discorso di Hunt, deve essere analizzata considerando che il governo inglese ha «partecipato in modo entusiastico all’invasione dell’Iraq [nel 2003] ed ha ovviamente delle responsabilità per la brutale anarchia che ne è seguita».

Così le parole di Hunt sulla «correttezza politica» rischiano paradossalmente di assumere proprio la stessa forma di un discorso politico, fatto più per ingraziarsi una parte crescente dell’opinione pubblica britannica e molto meno per aiutare davvero i cristiani perseguitati.

Il politicamente corretto non può essere evocato a fasi alterne, ma andrebbe attaccato nella sua radice principale, quella cioè che vuole annullare l’identità di una cultura che ha nel cristianesimo la sua base fondamentale. «Una società nella quale Dio è assente – una società che non lo conosce più e lo tratta come se non esistesse – è una società che perde il suo cri­terio», ha scritto il papa emerito Benedetto XVI nei suoi recenti «appunti» sulla crisi degli abusi. E anche Francesco nel 2014, in un discorso tenuto a Tirana, disse che «quando, in nome di un’ideologia, si vuole estromettere Dio dalla società, si finisce per adorare degli idoli, e ben presto l’uomo smarrisce sé stesso, la sua dignità è calpestata, i suoi diritti violati».

Una vera difesa dei cristiani perseguitati e di una autentica libertà religiosa dovrebbe partire da questo minimo comune denominatore. I politici europei sono disposti a cominciare da questo punto?

Fonte: http://www.iltimone.org/news-timone/la-correttezza-politica-annebbiato-governi-sulla-persecuzione-dei-cristiani/

Dalla Nuova Bussola Quotidiana. Per Londra, i cristiani in fuga non sono degni di asilo

“L’Inghilterra non riesce a dare rifugio ai cristiani e favorisce i musulmani”, è la sintesi di un editoriale pubblicato sul Times a inizio anno. Ed è così, perché la percentuale di cristiani che ottengono lo status di rifugiato dalla Siria è irrisoria rispetto a quelli musulmani. E molti riferiscono di aver subito scherno e discriminazioni.

“L’Inghilterra non riesce a dare rifugio ai cristiani e favorisce i musulmani”, è la sintesi di un editoriale pubblicato sul Times a inizio anno. Il bastione del giornalismo britannico poneva l’accento sulle ripetute omissioni inglesi nel concedere rifugio a cristiani, drusi e yazidi – le minoranze più colpite dall’islam in Medio Oriente.

dati raccontavano che dei 4.850 siriani accettati dal ministero dell’Interno britannico, nel 2017, 4.572 erano musulmani e undici cristiani. Mentre secondo i dati del secondo trimestre del 2018, dei 1.197 siriani a cui è stato concesso il diritto di asilo, 1.047 erano musulmani sunniti e dieci erano cristiani. Il bilancio è di ventuno cristiani “accolti” in due anni. E nel frattempo, sebbene i dati relativi al 2019 ancora non siano stati pubblicati, nella civilissima e multiculturale Gran Bretagna vengono registrati anche casi eclatanti in cui i cristiani vengono respinti alla frontiera. 

E il caso Asia Bibi è stato emblematico rispetto a chi detta la politica in materia d’asilo nel Paese della regina. Dopo che la giovane madre cristiana ha subito dieci anni di prigionia nel braccio della morte pakistano per essersi rifiutata di rinnegare Cristo al cospetto di Maometto, c’era la possibilità che il Regno Unito l’accogliesse come rifugiata, ma Theresa May ha rifiutato presto. La reazione immediata, infatti, dei musulmani pakistani che hanno letteralmente invaso le piazze in segno di protesta chiedendo l’impiccagione pubblica e immediata della donna colpevole  di essere cristiana, ha avuto un peso tale da compromettere la decisione politica per uccidere ogni speranza in Asia Bibi.

Che è un po’ lo stesso trattamento che ha ricevuto un uomo proveniente dall’Iran – il Paese che occupa la nona posizione nella lista dei peggiori persecutori dei cristiani. L’iraniano cercava asilo in Gran Bretagna perché si era convertito al cristianesimo abbandonando l’islam, ma il dipartimento britannico per l’immigrazione ha respinto la sua richiesta a marzo. Aveva chiesto lo status di rifugiato già nel 2016, e oggi la sua richiesta è stata definitivamente archiviata, perché per il ministero dell’Interno il cristianesimo non è affatto una religione di pace. Alla commissione aveva provato a spiegare di essersi convertito dopo aver scoperto che il cristianesimo è una “religione di pace al contrario dell’islam”, e s’è visto recapitare una lettera in cui venivano elencati versetti del Levitico, dell’Esodo e del Vangelo volti a dimostrare che non c’è niente di pacifico nella fede in Cristo. Dopo lo scalpore suscitato dalla lettera, il ministero ha preso le distanze dalla suddetta, sebbene ne abbia confermato l’autenticità, giudicandola non in linea con il modo di considerare le richieste di asilo basate sulla persecuzione religiosa.

Diversi avvocati esperti in materia hanno giurato di non aver mai visto niente di simile, ma intanto nel respingere la richiesta di asilo di un uomo che si è convertito dall’islam al cristianesimo e costringendolo, presumibilmente, a fare ritorno in Iran, il governo britannico ne ha siglato la sua condanna a morte.

Pochi giorni dopo una donna, anch’essa iraniana, alla richiesta d’asilo ha ricevuto per risposta una lettera di rifiuto nella quale si può leggere: “nel suo AIR [Asylum Interview Record] lei ha affermato che Gesù è il suo salvatore, ma poi asserisce che non sarebbe stato in grado di salvarla dal regime iraniano. Si ritiene, pertanto, che non ci sia alcuna convinzione sincera nella sua fede in Gesù”. Intervistata dalla BBC Radio 4, la donna ha dichiarato: “quando ero in Iran mi sono convertita al cristianesimo e la mia vita è cambiata, il governo mi stava cercando e sono scappata. (…) Nel mio paese, se qualcuno si converte al cristianesimo viene punito con l’esecuzione capitale”. E ha riferito poi di essere stata derisa ogni volta che rispondeva alle domande rivoltele dal commissario del ministero. L’uomo “ridacchiava, forse mi prendeva in giro quando parlava con me. (…) Mi ha chiesto perché Gesù non mi avesse protetto dal regime o dalle autorità iraniane”.

Qualche settimana prima ad essere costretto al rimpatrio, in Pakistan questa volta, era toccato ad Asher Samson, 41 anni, cristiano residente nel Regno Unito da 15 anni e che aveva studiato teologia. In Pakistan era già stato “picchiato e minacciato dagli estremisti islamici” – un trattamento normale per i cristiani in un paese come il Pakistan che è al quinto posto nella classifica mondiale dei paesi che odiano il cristianesimo. 

Sarà o meno un velenoso pregiudizio da parte dell’Home Office nei confronti dei cristiani, sta di fatto che casi come questi si moltiplicano e vanno a sommarsi a tanti altri  di cui avevamo già raccontato da queste colonne. Come quello che lo scorso anno ha coinvolto la suora irachena fuggita dallo Stato islamico e che aveva chiesto all’Home Office di recarsi dalla sorella malata in Gran Bretagna, e a cui è stato negato il visto per ben due volte. Ad un’altra suora il visto era stato negato perché non aveva un personale conto in banca, mentre ad un sacerdote cattolico perché non era sposato.

E se l’ex arcivescovo di Canterbury, Lord Carey di Clifton, in tempi non troppo sospetti, affermava che i funzionari inglesi sono “istituzionalmente prevenuti” contro i rifugiati cristiani, tre alti prelati provenienti da Iraq e Siria, nel 2016, che chiedevano il visto per presenziare alla consacrazione della prima cattedrale ortodossa siriaca del Regno Unito, si sono visti replicare, beffardamente, che “non c’era posto in albergo”.

Lo stesso trattamento non è stato riservato ad Ahmed Hassan, cui è stato concesso l’asilo – nonostante non avesse i documenti, e nonostante avesse detto al ministero dell’Interno di essere “stato addestrato come un soldato dell’Isis” –, per poi due anni dopo essere il protagonista di un attentato terroristico in una stazione ferroviaria di Londra, in cui sono rimaste ferite 30 persone. L’Home Office ha inoltre consentitoa un religioso musulmano straniero, Hamza Sodagar, di entrare nel paese e tenere una conferenza a Londra, nonostante l’uomo si sia detto favorevole a decapitare gli omosessuali, a bruciarli vivi e a gettarli da un dirupo.

Dalle statistiche pubblicate ogni anno dal ministero dell’Interno, si evince che nel 2018, il 32% dei richiedenti asilo era cittadino di paesi asiatici, il 29% era cittadino di paesi africani, il 26% era cittadino di paesi del Medio Oriente e il 10% proveniva dall’Europa. Tra il 2014 e il 2018, 19.881 persone sono state reinsediate nel Regno Unito, principalmente dalla Siria e dalla regione circostante. Paesi dove la persecuzione ai cristiani impera e dai quali è stato registrato un vero e proprio esodo. Il che lascia presumere, comunque, che le richieste di asilo arrivino massicciamente anche dai cristiani d’Oriente. La domanda resta: perché vengono respinti e così pochi accettati?

http://www.lanuovabq.it/it/per-londra-i-cristiani-in-fuga-non-sono-degni-di-asilo

Sri Lanka. A Pasqua contro cristiani e occidentali

Colombo (AsiaNews), 21 aprile – Dalle 3 del pomeriggio di oggi, è stato imposto il coprifuoco nel Paese, dopo l’attentato a tre alberghi e a tre chiese a Colombo, Negombo e Batticaloa. La polizia chiede alla popolazione di stare in casa e soprattutto di non andare nei luoghi delle esplosioni, né stare fuori dagli ospedali dove giungono le vittime. Il Ministero dell’educazione ha decretato la chiusura delle scuole domani e dopodomani: le università saranno chiuse da domani fino a nuovo ordine.

In meno di 24 ore il bilancio delle vittime è salito a 228 morti; i feriti sono almeno 470. Fra i morti vi sono anche almeno nove stranieri.

Oltre alle bombe alla Zion Church di Batticaloa, la St. Anthony’s Church di Kochchikade e la St. Sebastian Church di Negombo, e agli alberghi Shangri-La, Cinnamon e Kingsbury, si sono registrate altre due esplosioni: una in un piccolo hotel vicino al Dehiwela Zoo, a Colombo, e un’altra in una casa nei Mahawila Gardens, nella zona di Dematagoda, sempre a Colombo.

Mentre non vi è ancora alcuna rivendicazione per le prime sei esplosioni, che hanno fatto tante vittime, per queste ultime due la polizia ha arrestato sette persone, dei quali due legasti all’incidente di Dematagoda. In quest’ultima esplosione sono morti anche tre agenti di polizia.

Mentre giungono i messaggi di solidarietà dal mondo – fra questi anche quello di papa Francesco –  il presidente Maithripala Sirisena ha condannato il brutale attacco contro luoghi di culto religiosi e altri edifici civili e ha promesso di rendere veloci le inchieste e l’arresto dei colpevoli di questi “attacchi bastardi” e di coloro che sono dietro questa cospirazione. Egli ha chiesto alla popolazione di non credere a “storie false e a voci senza sostanza”, sostenendo il governo nel suo sforzo.

Il premier Ranil Wickremasinghe, ha espresso dolore per le vittime e ha sottolineato che questi attacchi influenzeranno la nazione e la sua economia. Egli ha messo anche in allerta il ministero della Difesa per “proteggere il governo della nazione”.

Il card. Malcolm Ranjith, arcivescovo di Colombo, ha bollato come “un atto bestiale e non umano” quanto avvenuto e ha espresso le sue condoglianze e partecipazione verso le famiglie dei morti e dei feriti.

Egli ha anche invitato tutti i dottori e il personale sanitario a fare il possibile per salvare le vittime innocenti di questi atti crudeli.

ANSA – ROMA, 22 aprile 2019. Erano sette gli attentatori kamikaze che ieri hanno compiuto la strage in Sri Lanka dove sono morte almeno 290 persone e ne sono rimaste ferite circa 500. Un funzionario, Ariyananda Welianga, ha spiegato che gran parte degli otto attentati sono stati realizzati da una persona ciascuno, mentre in almeno un attacco – quello all’hotel Shangri-La di Colombo – gli attentatori erano due. Sono 24 al momento le persone sospette arrestate.

Tra le vittime ci sono anche almeno 36 stranieri. Fra questi ci sono anche cittadini americani, cinque britannici, olandesi e indiani, un cinese, un giapponese e un portoghese. Tre dei quattro figli del patron danese di Asos sono rimasti uccisi, riporta il Guardian. Nei giorni prima degli attacchi Alma, uno dei bambini del miliardario Anders Holch Povlsen, aveva postato su Instagram una foto dei suoi fratelli nella piscina di un albergo.

Le autorità dello Sri Lanka hanno annunciato un nuovo coprifuoco dalle 20.00 locali (le 16.30 in Italia) fino alle 4.00 di domani. Già ieri, dopo la serie di attentati che hanno colpito il Paese, era stato imposto un coprifuoco di 12 ore, fino alle 6:00 locali di questa mattina. 

Le esplosioni sono le violenze più letali nello Sri Lanka dalla fine della ventennale guerra civile nel 2009. Il premier ha chiesto un’indagine sulle apparenti carenze dei servizi di intelligence nei giorni precedenti alla strage. Secondo l’Independent, Ranil Wickremsinghe ha riconosciuto che il suo governo aveva ricevuto informazioni su possibili attacchi, ma sembra che i ministri non siano stati avvisati. 

La Farnesina, da subito al lavoro per verifiche, ha indicato anche un numero di telefono a cui rivolgersi per eventuali segnalazioni: 00390636225.

Un selfie prima dell’esplosione, prima di morire nel giorno di Pasqua: Shantha Mayadunne, una chef molto famosa in Sri Lanka, è una delle vittime. La donna è ritratta in una foto pubblicata dalla figlia su Facebook (sopra) prima dell’esplosione all’hotel Shangri La.

Gli Stati Uniti condannano nel modo più duro gli ignobili attacchi terroristici in Sri Lanka che hanno reclamato così tante vite preziose in questa domenica di Pasqua“, afferma la Casa Bianca. “Le nostre sentite condoglianze vanno alle famiglie delle oltre 200 vittime e delle centinaia di altri feriti. Stiamo col governo e col popolo dello Sri Lanka mentre portano alla giustizia gli autori di questi atti deprecabili e senza senso”, prosegue. La diplomazia Usa ha confermato che ci sono diversi cittadini americani tra le vittime, senza tuttavia precisare il loro numero. “Possiamo confermare che tra le vittime ci sono diversi cittadini americani”, ha dichiarato il segretario di stato Mike Pompeo.

GUARDA LE FOTORaffica di attentati contro chiese e hotel in Sri Lanka

Sri Lanka, decine di vittime in esplosioni in chiese e hotel

Nel Paese dell’Asia meridionale la minoranza cristiana è circa il 7,5% della popolazione. Il capo della polizia aveva messo in guardia, 10 giorni fa, contro possibili attentati kamikaze a “chiese di rilievo” del Paese. Almeno due degli attacchi odierni sono stati eseguiti da kamikaze.

“Desidero manifestare la mia affettuosa vicinanza alla comunità cristiana, colpita mentre era raccolta in preghiera, e a tutte le vittime di così crudele violenza”. Così il Papa nel messaggio di Pasqua.

“Ho appreso con sdegno e profonda tristezza la notizia dell’efferato attentato che nelle ultime ore ha insanguinato lo Sri Lanka, causando numerosissime vittime anche tra fedeli inermi riuniti per celebrare la Pasqua – è il messaggio di Sergio Mattarella al presidente Maithripala Sirisena -. In queste drammatiche ore, interprete dei sentimenti degli italiani, desidero far giungere a Lei e all’amico popolo dello Sri Lanka le più sincere espressioni di cordoglio e di condanna di questo vile gesto di insensata violenza”.

I responsabili “vanno puniti senza pietà”: lo ha detto l’arcivescovo di Colombo, cardinale Malcom Ranjith.

“Nella domenica di Pasqua la notizia degli attentati in Sri Lanka contro Chiese, fedeli e turisti mi coglie addolorato e sinceramente preoccupato da questa nuova deriva d’odio. Dal Governo italiano un pensiero alle famiglie di queste vittime innocenti e ai feriti”, scrive su twitter il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte.

“La preghiera, mia, del governo e di tutti gli Italiani, per i morti innocenti massacrati dai terroristi in Sri Lanka”, dice il ministro dell’Interno Matteo Salvini.

“Gli attacchi testimoniano di un genocidio perpetrato contro i cristiani. Preghiamo per le vittime innocenti e lavoriamo per la libertà di religione nel mondo”. Così in un tweet il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani.

(ANSA) – ROMA, 22 APR – C’è un gruppo jihadista locale aiutato da una rete internazionale dietro i sanguinari attacchi di ieri in Sri Lanka. Lo annuncia il governo precisando che si tratta del National Thowheed Jamath. Il governo, secondo quanto riportato dai media locali, ha anche ammesso grosse falle nella sua intelligence. Il sottosegretario al governo Rajitha Senaratne ha detto di non ritenere che “gli attacchi possano essere stati portati avanti solo da un gruppo di questo paese.
    C’è una rete internazionale senza la quale questi attacchi non sarebbero riusciti”.

Pecorelle smarrite? Chiedo la tua opinione…

Così ha intitolato il suo sito un mio amico matematico e informatico (https://pecorellesmarrite.altervista.org/?doing_wp_cron=1552061779.1141300201416015625000 ). Come sottotitolo una citazione dal vangelo: “Il Figlio dell’uomo troverà ancora fede sulla terra?”

Egli sente e sa benissimo di essere affidato alle cure di un Buon Pastore in cielo, ma gli pare che le lacerazioni che attualmente trafiggono la Chiesa siano veramente pesanti. Ho intuito in lui l’impressione che, se pur a fatica può contare del tutto sul Pastore celeste, i pastori della Chiesa cattolica qui in terra non siano più un riferimento per gli uomini e le donne del nostro tempo.

Sia lui che io ci teniamo a dire: “la Chiesa cattolica”, non solo per evitare le beghe e i troppo facili travisamenti di un certo ecumenismo (= dialogo tra cristiani, non con le altre religioni – quello è dialogo interreligioso, non ecumenico) ma soprattutto nella lode a Dio per far parte di una Chiesa che – nella misura in cui rimane se stessa – può veramente ambire ad essere “cattolica” (=universale).

E’ vero che i bravi sacerdoti ci sono e sono tanti, ma non rischiano troppo facilmente di diventare dei semplicissimi burocrati?

Un esempio concretissimo, ma che mi pare molto significativo. Appena arrivato nella casa salesiana e nella diocesi in cui attualmente vivo, ho cercato fuori dalla mia comunità (per avere un minimo di “distacco” tra me e il mio confessore) un sacerdote che fosse disposto a divenire il mio confessore regolare. Bene, ho dovuto pellegrinare almeno per 6 tappe: altrettanti sacerdoti che mi hanno accolto da fratelli e da padri, ma nel momento cruciale della domanda, hanno declinato cortesemente, dicendo “non sono preparato”, “non ho tempo”…

Ma se un sacerdote non SI CONFESSA e NON CONFESSA, come può ritenersi pastore del suo gregge?

Per ora basta così, anche se gli esempi di sacerdoti che – a pelle, forse sbagliando – mi sono parsi “tiepidi” (= per l’Apocalisse, vomitevoli) sarebbero – purtroppo – numerosi.

Ci terrei tantissimo al tuo parere su tutte queste cose. Che ti pare?

Dalla Nuova Bussola Quotidiana. Un gruppo interparlamentare per i cristiani perseguitati

Quarantuno membri di Camera e Senato di varia appartenenza politica (Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia, 5 Stelle, Gruppo Misto) hanno creato il gruppo interparlamentare per la “Tutela della libertà religiosa dei cristiani nel mondo”. Tra gli obiettivi, facilitare il ritorno in patria dei cristiani mediorientali e promuovere trattati bilaterali con i Paesi dove le persecuzioni sono più gravi.

Nasce il gruppo interparlamentare per la “Tutela della libertà religiosa dei cristiani nel mondo”. Quarantuno membri della Camera e del Senato di Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia, Cinque Stelle e del Gruppo Misto animeranno questa realtà, che si pone questi obiettivi: agevolare il ritorno dei cristiani del Medio Oriente nelle loro terre d’origine dopo la fuga dovuta alle guerre e al terrorismo islamista, il sostegno a progetti concreti per il radicamento di queste comunità e la loro convivenza pacifica con le altre  componenti etnico-religiose, la promozione della libertà di culto nei trattati bilaterali che vengono sottoscritti con quei Paesi in cui la comunità cristiana subisce gravi forme di discriminazione e persecuzione.

L’intergruppo è stato presentato ieri alla sala stampa della Cameradall’onorevole Andrea Delmastro  (capogruppo di Fratelli d’Italia in commissione Esteri), alla presenza di Fouad Abou Nader, presidente dell’organizzazione Nawraj che sostiene i cristiani del Libano, del giornalista Sebastiano Caputo, presidente della filiale italiana della fondazione SOS Cristiani d’Oriente, di Federica Celestini della Modavi Onlus e del giornalista Gian Micalessin, inviato di guerra e autore di Fratelli traditi. La tragedia dei cristiani in Siria.

Il gruppo nasce sotto buoni auspici visto che Delmastro ha annunciato che sta per essere istituito un fondo di due milioni di euro che andrà a finanziare i progetti di ricollocamento dei cristiani fuggiti dalle località del Medio Oriente martoriate da attentati e attacchi e da quelle che hanno conosciuto il dominio dello Stato Islamico. A tal proposito Delmastro ha ricordato le persecuzioni perpetrate dagli islamisti contro le comunità cristiane in Siria, Iraq (specie nella Piana di Ninive) ed Egitto e ha evidenziato che prima del diritto a essere accolti c’è quello a vivere in pace nella terra in cui si è nati. Per questo motivo, lo scopo di fondo di ogni iniziativa sarà quello di ricostruire la presenza cristiana nelle regioni del Medio Oriente.

Delmastro è poi tornato sui dati più eclatanti dell’ultimo rapporto di Aiuto alla Chiesa che Soffre: circa 300 milioni di cristiani che subiscono gravi o estreme violazioni della libertà religiosa in 38 Paesi del mondo; 15 mila fedeli attaccati durante funzioni religiose e 1.200 chiese distrutte nel 2018; circa il 61% della popolazione del mondo che vive in Stati in cui la libertà religiosa è colpita da forti restrizioni. In questa cornice il gruppo lavorerà anche per inserire il tema della libertà religiosa in tutti i trattati bilaterali, con particolare attenzione ai rapporti con Cina, Corea del Nord, Paesi arabi e in generale quelli a maggioranza musulmana. La questione sarà infine posta anche nell’ottica dell’allargamento dell’Ue a quei Paesi dei Balcani scossi dalle guerre etniche e interessati dal fondamentalismo islamico.

Vero motore dell’iniziativa dell’intergruppo è la filiale italiana di SOS Cristiani d’Oriente, associazione umanitaria nata in Francia nel 2013 in seguito alla presa di Maalula da parte di Al-Nusra (allora costola siriana di Al-Qaeda). L’aggressione al villaggio cristiano dove si parla ancora l’aramaico provocò un moto di solidarietà organizzato da un gruppo di ragazzi che, con il passare degli anni, si sono strutturati in una delle principali realtà di cooperazione e sviluppo in Siria e Libano. “Ci sono storie di convivenza e coabitazione tra cristiani e musulmani, non parlo di integrazione perché quello è un esercizio da intellettuali”, così Sebastiano Caputo ha descritto lo spirito con cui opera SOS Cristiani d’Oriente. “Per far radicare i cristiani in Medio Oriente non serve ghettizzarli, perché questo significherebbe renderli un target e farli indentificare come la quinta colonna delle politiche occidentali”, ha spiegato il giornalista illustrando una serie di progetti che mirano a riportare i cristiani al centro del tessuto sociale di alcune comunità libanesi e siriane. “Solo in questo modo possiamo fermare lo scontro di civiltà”, ha sottolineato ancora Caputo, secondo il quale costruire un dialogo senza complessi tra Oriente e Occidente è anche il mezzo migliore per riscoprire le radici spirituali e culturali dell’Europa, dal momento che il Medio Oriente ha conservato una tradizione non contaminata dalla modernità.

Su questa falsariga si è dipanato anche l’intervento di Nader, noto esponente della comunità cristiana maronita libanese ed ex combattente nel conflitto degli anni Ottanta che ha devastato il Paese dei cedri. Nader, con la sua organizzazione Nawray, è oggi impegnato nel dialogo religioso tramite interventi in villaggi in cui viene coltivata una pacifica convivenza tra i fedeli delle varie confessioni. “In tutto il Libano non c’è una sola comunità dove sciiti e sunniti riescano a convivere senza il contributo dei cristiani”, ha detto  Nader: “I cristiani sono il collante dalla società libanese. Solo dove è garantita la loro presenza gli altri gruppi musulmani riescono a dialogare”. Nader ha quindi ricordato che questo delicato mosaico è minacciato dalla difficile gestione di circa due milioni di profughi siriani arrivati a seguito della guerra, una popolazione per il 95% di religione sunnita che sta cambiando gli equilibri del Libano. Agevolare il ritorno dei siriani nel loro Paese diventa dunque fondamentale per la stabilità del Libano che ha sempre rappresentato l’unico esempio nel mondo arabo di democrazia e condivisione nella gestione del governo tra le diverse componenti etniche e religiose.

Anche Federica Celestini della Modavi Onlus, che opera con le comunità cattoliche in Terrasanta, ha parlato di quanto sia importante lavorare per salvaguardare la presenza dei cristiani nel Medio Oriente. La conferenza è stata arricchita dalla testimonianza di Micalessin che dagli anni Ottanta segue le vicende delle comunità cristiane mediorientali. “Nel 2013 mi sono trovato a raccontare il paradosso di un Occidente che difendeva gli amici di Al-Qaeda e tradiva i suoi fratelli cristiani” ha detto il giornalista rievocando l’attacco a Maalula. “Qualcuno pensa che i cristiani siano ospiti in Medio Oriente ma non è così”, ha proseguito: “Quelle terre sono state la culla del cristianesimo 700 anni prima dell’arrivo dell’islam. Questa è la religione che ha forgiato la nostra civiltà, abbiamo un debito con quelle popolazioni”.

Fonte:http://www.lanuovabq.it/it/un-gruppo-interparlamentare-per-i-cristiani-perseguitati

Autore: Marco Guerra


Formazione per universitari: “verrà a giudicare i vivi e i morti”

Io, Giovanni, vostro fratello e vostro compagno nella tribolazione, nel regno e nella costanza in Gesù, mi trovavo nell’isola chiamata Patmos a causa della parola di Dio e della testimonianza resa a Gesù. Rapito in estasi, nel giorno del Signore, udii dietro di me una voce potente, come di tromba, che diceva: Quello che vedi, scrivilo in un libro e mandalo alle sette Chiese: a Efeso, a Smirne, a Pèrgamo, a Tiàtira, a Sardi, a Filadèlfia e a Laodicèa. Ora, come mi voltai per vedere chi fosse colui che mi parlava, vidi sette candelabri d’oro e in mezzo ai candelabri c’era uno simile a figlio di uomo, con un abito lungo fino ai piedi e cinto al petto con una fascia d’oro. I capelli della testa erano candidi, simili a lana candida, come neve. Aveva gli occhi fiammeggianti come fuoco, i piedi avevano l’aspetto del bronzo splendente purificato nel crogiuolo. La voce era simile al fragore di grandi acque. Nella destra teneva sette stelle, dalla bocca gli usciva una spada affilata a doppio taglio e il suo volto somigliava al sole quando splende in tutta la sua forza. Appena lo vidi, caddi ai suoi piedi come morto. Ma egli, posando su di me la destra, mi disse: Non temere! Io sono il Primo e l’Ultimo e il Vivente. Io ero morto, ma ora vivo per sempre e ho potere sopra la morte e sopra gli inferi. Scrivi dunque le cose che hai visto, quelle che sono e quelle che accadranno dopo. (Ap 1,9-19)

*
  • Necessario liberarsi dai preconcetti pagani di “giudizio”
    • vedi Egizi…
    • vedi il nostro giudicare gli altri
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  • Primo accenno alle basi della fede
    • Trinità
    • Mistero Pasquale
*
  • L’occhio di Dio
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  1. In Dio c’è differenza tra giudizio e abbraccio benedicente?
*
  • Tra il “Vieni Signore Gesù” e il dies irae
*
  • La libertà umana: dono o “fregatura”?
*
  • Sperare per tutti?

«Colui che giudica non è qui semplicemente – come ci sarebbe da aspettarsi – Dio, l’Infinito, l’Ignoto, l’Eterno. Egli ha piuttosto affidato il giudizio a uno che, in quanto uomo, è nostro fratello. A giudicarci non sarà un estraneo, bensì colui che già conosciamo tramite la fede. Il giudice non ci verrà incontro come il totalmente Altro, bensì come uno di noi, che conosce l’essere-uomo dal di-dentro e ha sofferto.

In questo modo, però, sul giudizio si trova già l’alba della speranza; non è solo il giorno dell’ira, bensì il ritorno di nostro Signore. Ci si sente richiamati alla grandiosa visione di Cristo con cui inizia la misteriosa rivelazione (Apocalisse 1,9-19): Il veggente cade a terra come morto davanti a questo Essere insignito d’incommensurabile potenza. Ma il Signore stende la mano su di lui e gli dice, come in quel giorno in cui gli apostoli attraversavano il lago di Genezaret in piena burrasca: “Non temete, sono io” (1,17).

Il Signore onnipotente è quello stesso Gesù al quale il veggente si era un giorno unito come compagno di viaggio nella fede».Fonte: J. Ratzinger, Introduzione al cristianesimo. Lezioni sul simbolo apostolico. Con un nuovo saggio introduttivo, Queriniana, Brescia 200312 (edizione tedesca originale del 1968).

Da Vaticannews. Papa: dare spazio al genio femminile nella Chiesa che è madre

Il Papa a braccio dopo la relazione pomeridiana di Linda Ghisoni all’incontro sulla Protezione dei Minori in corso in Vaticano: non si tratta di dare più funzioni alla donna nella Chiesa ma di integrare la donna come figura della Chiesa nel nostro pensiero.

Dopo la relazione di Linda Ghisoni, sotto-segretario per la sezione per i fedeli laici del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, all’incontro in corso in Vaticano su “La Protezione dei Minori”, Francesco ha preso la parola per rimarcare a braccio un concetto a lui caro: l’importanza della donna nella Chiesa, che è sposa e madre di tutti i suoi figli.

Ascoltando la dottoressa Ghisoni ho sentito la Chiesa parlare di se stessa. Cioè tutti noi abbiamo parlato sulla Chiesa. In tutti gli interventi. Ma questa volta era la Chiesa stessa che parlava. Non è solo una questione di stile: il genio femminile che si rispecchia nella Chiesa, che è donna.

La donna immagine della Chiesa

Quindi il Pontefice ha voluto spiegare il passo necessario che deve essere compiuto prima ancora nel pensiero e nella mentalità comune, più che nei fatti. Chiedere ad una donna di intervenire su un tema così complesso come quello degli abusi, ha sottolineato, non è soltanto una pratica di “femminismo ecclesiastico”, piuttosto è invitare la Chiesa stessa a parlare di sé e delle sue ferite.

Invitare a parlare una donna non è entrare nella modalità di un femminismo ecclesiastico, perché alla fine ogni femminismo finisce con l’essere un ‘machismo’ con la gonna. No. Invitare a parlare una donna sulle ferite della Chiesa è invitare la Chiesa a parlare su sé stessa, sulle ferite che ha. E questo credo che sia il passo che noi dobbiamo fare con molta forza: la donna è l’immagine della Chiesa che è donna, è sposa, è madre. Uno stile. Senza questo stile parleremmo del popolo di Dio ma come organizzazione, forse sindacale, ma non come famiglia partorita dalla madre Chiesa.

Ripensare  la Chiesa con le categorie della donna

Entrare nel mistero femminile della Chiesa, stando alle parole di Francesco, vuol dire comprendere a pieno la dimensione della vita, essere partecipi di ciò che accade appunto quando una madre dà alla luce un figlio. Perciò non si tratta soltanto di mettere le donne nei ruoli chiave della Chiesa, quanto di ripensare la Chiesa con le categorie e lo stile della donna.

Non si tratta di dare più funzioni alla donna nella Chiesa – sì, questo è buono, ma così non si risolve il problema – si tratta di integrare la donna come figura della Chiesa nel nostro pensiero. E pensare anche la Chiesa con le categorie di una donna. 

Fonte:https://www.vaticannews.va/it/papa/news/2019-02/papa-incontro-protezione-minori-abusi-donna-vatiab.html

Autore: Cecilia Seppia

Da vaticannews. Le dolorose testimonianze di cinque vittime di abusi

Storie di dolore, di silenzi e di violenza subita, ma anche voglia di ridare credibilità alla Chiesa, attraverso l’impegno e la responsabilità dei suoi membri. E’ quanto emerso dalle cinque testimonianze, tra cui quella di una donna, ascoltate all’apertura dell’Incontro in corso fino al 24 febbraio in Vaticano

Giungono dai diversi continenti le cinque testimonianze pre-registrate fatte ascoltare oggi subito dopo la preghiera che ha aperto nell’aula nuova del Sinodo, in Vaticano, l’Incontro su “La protezione dei minori nella Chiesa”. In tutte risuona forte il ringraziamento per la possibilità di poter essere ascoltate, per il contributo ad una Chiesa migliore che potrà derivare da questo appuntamento in Vaticano e un grazie per l’appoggio e l’aiuto ricevuto dal Santo Padre.

Ma altrettanto forte e senza sconti risuona, nelle parole di ciascuna delle vittime, non solo il dramma che deriva dall’abuso sessuale e dalle “conseguenze tremende” che esso provoca nella vita quotidiana, nella famiglia, nei rapporti sociali e nei riguardi “perfino di Dio”; ma anche la richiesta ferma ai vescovi e alla Chiesa tutta di non “assentire” senza agire, ma di assumersi pienamente la responsabilità di quanto accade e di collaborare con la giustizia perchè questo “tumore” non solo venga estirpato, ma anche curato con “trattamenti” specifici.

Ascolto delle vittime e loro cura

Come “cattolico”, dice un uomo che porta la sua testimonianza dal Sud America, “la prima cosa che ho pensato è stata: vado a raccontare tutto a Santa Madre Chiesa, dove mi ascolteranno e mi rispetteranno. La prima cosa che hanno fatto è stata di trattarmi da bugiardo”, “questo è uno schema che esiste in tutto il mondo”, “e questo deve finire”. Come riparare dunque? Il primo bisogno indicato è “far guarire le vittime”, “credere loro e accompagnarle”; e poi “collaborare con la giustizia”. Rivolgendosi direttamente ai vescovi presenti nell’aula quest’uomo chiede di “ascoltare quello che il Papa vuole fare” non limitandosi ad “assentire con un cenno del capo”. “Lo chiedo allo Spirito Santo” – dice – che “aiutiate a ristabilire la fiducia nella Chiesa” e che “coloro che non vogliono ascoltare lo Spirito Santo e che vogliono continuare a coprire, se ne vadano dalla Chiesa per lasciare il posto a quelli che invece vogliono creare una Chiesa nuova”.

Una Chiesa nuova e responsabile

E’ una storia di violenza, umiliazioni e costrizioni subite quella raccontata dall’unica donna tra i testimoni di oggi. Proviene dall’Africa: incinta tre volte e altrettante volte costretta ad abortire. La sua è una “vita distrutta” dalla quale emerge un messaggio ai vescovi che è un appello all’amore vero, che è solo – afferma – quello gratuito: “quando si ama qualcuno si pensa al suo futuro e al suo bene”, dunque preti e religiosi si comportino da “responsabili” da “persone avvedute”.

Ascoltare le vittime, “imparare” ad ascoltarle: è ciò che chiede il sacerdote che testimonia di abusi subiti da un altro prete. Lui, proveniente dall’est dell’Europa, al 25.mo della sua ordinazione, in tanti anni non è stato mai creduto, nè compreso e questa è la “ferita” profonda che si porta dentro. Eppure la parola finale della sua breve testimonianza è “perdono” e ancora una volta gratitudine alla Chiesa e a quanti in essa hanno comunque avuto modo di aiutarlo.

Una leadership di visione e di coraggio

“Ferita” è la parola chiave anche della quarta vittima di abusi la cui voce risuona nell’aula vaticana. Quest’uomo originario degli Stati Uniti  fa riferimento alla “perdita totale dell’innocenza della sua giovinezza” come alla “ferita” peggiore subita dopo l’abuso da parte di un sacerdote. Nelle sue parole tutto il dolore che ancora si stratifica ed emerge “nelle relazioni famigliari” a causa della “disfunzione e della manipolazione” subita da un “uomo malvagio”, un sacerdote cattolico. Ai vescovi che lo ascoltano in questa occasione, chiede di manifestare una “leadership di visione e di coraggio” per lavorare ad una “guarigione”, ad una “soluzione” e ad una “Chiesa migliore”.

Torna il mancato ascolto, torna la complicità di quanti – provinciali e superiori maggiori – hanno coperto l’abuso, torna la richiesta di “azioni severe che realmente rimettano in riga gli abusatori”, anche nell’ultima testimonianza resa oggi da parte di un uomo asiatico. Il silenzio può uccidere, afferma, confessando quanta fatica faccia a vivere, “a stare insieme alla gente” e ad “avere rapporti con le persone”. Se il desiderio è di “salvare la Chiesa” da quella che definisce una delle “bombe ad orologeria nella Chiesa d’Asia”, la strada indicata è ancora una volta quella della giustizia e della verità e all’uditorio dice: “Non dobbiamo permettere che le amicizie abbiano la meglio, perché questo distruggerà un’intera generazione di bambini”. 

La reazione del card. Tagle all’ascolto delle testimonianze delle vittime

“Non è facile ascoltare le testimonianze. Ho sentito tante testimonianze, ma mai potrò dire: “Sono abituato”, no, mai. Le testimonianze aprono anche le mie ferite. Tante volte noi non affrontiamo le nostre ferite, però in questo momento le testimonianze sono profezie a livello personale, a livello di fede. Per me è un momento difficile però è un momento di grazia, di rinnovamento”.

Fonte:https://www.vaticannews.va/it/vaticano/news/2019-02/testimonianze-vittime-abusi-minori-vatiab.html

Autore: Gabriella Ceraso

Da vaticannews. Quattro giorni che lasceranno il segno

Dal 21 al 24 febbraio l’incontro in Vaticano per la protezione dei minori: presa di coscienza, ascolto delle vittime, responsabilità dei vescovi e trasparenza

L’incontro sulla protezione dei minori che si svolge in Vaticano è destinato a lasciare il segno. Prima ancora che per l’approfondimento sulle indispensabili indicazioni concrete su ciò che va fatto di fronte alla piaga degli abusi, a lasciare il segno sarà la presa di coscienza da parte di tutta la Chiesa delle conseguenze drammatiche e incancellabili provocate sui minori che li hanno subiti.

La voce dei bambini e dei ragazzi vittime indifese di queste turpi violenze non rimarrà inascoltata. Il loro grido è destinato a infrangere la barriera di silenzio che troppo a lungo ha impedito di comprendere.

Il primo obiettivo, sulla scia della personale testimonianza degli ultimi due Pontefici, che hanno sistematicamente incontrato i sopravvissuti, li hanno ascoltati e hanno pianto e pregato con loro, è dunque la consapevolezza che l’abuso sui minori da parte di chierici e religiosi rappresenta un atto abominevole. Un atto che trafigge per sempre l’anima di bambini e bambine affidati dai loro genitori ai sacerdoti perché li educassero nella fede. Non si tratta innanzitutto di una questione di leggi e di norme, né di cavilli burocratici e nemmeno di statistiche. Si tratta di ascoltare le vittime, cercare di condividere il loro doloroso dramma, per far proprie le devastanti ferite che hanno subito. È un cambio di mentalità quello che viene richiesto, perché mai più nessuno finga di non vedere, insabbi, copra, minimizzi.

Per la prima volta il tema verrà affrontato in chiave globale, secondo le diverse esperienze e culture. Il primo giorno il tema principale sarà quello della responsabilità dei vescovi nel loro compito pastorale, spirituale e giuridico. Il secondo giorno tratterà soprattutto del “render conto”, dell’accountability, discutendo le soluzioni da adottare in accordo con il Diritto Canonico per valutare i casi in cui i pastori sono venuti meno al loro compito e hanno agito con negligenza. Infine il terzo giorno sarà dedicato all’impegno per la trasparenza, nelle procedure interne alla Chiesa, nei confronti delle autorità civili ma soprattutto di fronte al popolo di Dio, il cui contributo per rendere più sicuri i luoghi frequentati dai minori è indispensabile. La conclusione dei lavori, domenica, dopo la Messa celebrata nella Sala Regia, è affidata a Papa Francesco.

Quello che si celebra in Vaticano è innanzitutto un evento ecclesiale, un dialogo fra pastori in comunione con il Successore di Pietro. È per questo che la preghiera, accompagnata dall’ascolto delle vittime, scandirà ogni appuntamento. I primi tre giorni di lavoro culmineranno nella liturgia penitenziale proprio perché, di fronte all’abisso del peccato, e di un peccato così grave e abominevole, i credenti sono chiamati a chiedere umilmente perdono per la ferita inferta al corpo ecclesiale e alla sua possibilità di testimonianza evangelica.

Questo nuovo passo è per la Chiesa l’ultimo in ordine di tempo di una lunga serie iniziata poco meno di vent’anni fa con l’introduzione di leggi sempre più severe ed efficaci per contrastare la piaga degli abusi. Procedure che hanno permesso di ridurre drasticamente il numero dei casi, come dimostrano tutti i report pubblicati di recente: le denunce che emergono riguardano infatti, nella stragrande maggioranza, casi risalenti a molti anni fa, avvenuti prima dell’entrata in vigore delle nuove norme.

Con l’incontro che si apre in Vaticano la Chiesa indica così una strada non soltanto alle proprie gerarchie e alle proprie comunità, ma offre pure una sofferta testimonianza e un impegno preciso a tutta la società. Perché la protezione dei minori è questione che riguarda tutti, come dimostrano le impressionanti cifre sui minori abusati nel mondo.

Fonte:https://www.vaticannews.va/it/vaticano/news/2019-02/editoriale-tornielli-incontro-vaticano-abusi-minori-vatiab.html

Autore: Andrea Tornielli

Ivano Liguori sui migranti e la chiesa

Migranti, all’attacco anche le suore

Ci sono tanti modi per fare bella figura, uno di questi è il silenzio.

Un bel tacer non fu mai scritto, questo verso, attribuito a Dante Alighieri ma in realtà di Iacopo Badoer, librettista e poeta italiano vissuto nel XVII sec., fotografa molto bene l’ennesima situazione imbarazzante occorsa alle religiose italiane in questi giorni.

L’Unione delle Superiori Maggiori d’Italia (U.S.M.I.), in un documento firmato da suor Azia Ciairano (vedi qui e qui), esprime solidarietà in favore dei migranti e biasimo verso i provvedimenti presi dall’attuale governo italiano:

«Constatiamo che le azioni politiche, in particolare il decreto sicurezza, non solo aggravano le situazioni di vulnerabilità di diversi gruppi etnici che vivono sui nostri territori, ma mettono in atto il disprezzo dell’altro con la violazione sistematica delle principali regole della tutela umanitaria. Così pure il dilagare di atteggiamenti violenti che si stanno diffondendo sempre più, segna con la rabbia e l’intolleranza le nostre relazioni umane, sociali e politiche».

«È in questo nostro tempo abbruttito da forme palesi di negazione dei diritti umani, rifiuto del diverso, odio, razzismo e volgarità, che Dio ci chiama ad “alzarci in piedi” per dare oggi “voce” e concretezza al dono della nostra vita, affinché la luce della Speranza e della Profezia continuino a risplendere nella storia dell’umanità»

Davanti a questo documento, da cattolico, da sacerdote e da religioso, mi vengono spontanee alcune domande.

Non bastava l’azzardato e fuori luogo ‘Vade Retro’ al Ministro dell’Interno, da parte della rivista – un tempo cattolica –  Famiglia Cristiana?

Non bastava stancare la pazienza di tanti lettori che dalle Paoline ancora devono sorbirsi, in bella mostra tra gli scaffali, i libri di James MartinEnzo BianchiVito Mancuso, e Don Gallo?

Non bastava la constatazione del calo vertiginoso delle vocazioni religiose femminili di vita attiva?

Evidentemente no.

Perché un organismo come l’U.S.M.I., sente l’esigenza di prendere una posizione così netta – in questo tempo e in questa maniera – , su questioni che sono abbastanza complicate e che non rappresentano certo una priorità per la vita religiosa femminile?

Queste proteste sono sempre animate dalla fraternità, dalla solidarietà e dall’umanità ma mai dall’intelligenza.

Quando nel 2009 Eluana Englaro moriva, con quale voce l’U.S.M.I., difendeva l’operato delle Suore Misericordine di Lecco e la loro battaglia contro l’eutanasia?

Dov’era l’U.S.M.I., quando nel 2017 le Suore dell’Immacolata di Santa Paolina Visintainer  di Trento, organizzavano sedute terapeutiche in stile New Age con l’ausilio di piramidi e armamentari vari, palesemente contrastanti il primo comandamento?

Dov’era l’U.S.M.I., quando nel 2018 alle scuole elementari in provincia di Bergamo, si insegnava a bambini di età compresa tra i 9 e 10 anni, la masturbazione, l’uso del preservativo, l’omosessualità, l’identità di genere e il sesso orale?

Dov’era l’U.S.M.I., nel 2018, davanti ai vari tentativi per salvare il piccolo Alfie Evans da morte certa, supportando la proposta del trasferimento all’ospedale Bambin Gesù di Roma?

Dov’era l’U.S.M.I., nel 2018 quando l’ingegnere Salvatore Pacilè ha chiesto l’intercessione del Pontefice affinché le suore Figlie di Maria ausiliatrice onorassero il pagamento di una parcella professionale di 800mila euro per il restauro della sede dell’Istituto femminile “San Giovanni Bosco delle Figlie di Maria Ausiliatrice”?

Dov’è l’U.S.M.I nel 2019, quando a NY per mano del governatore cattolico Andrew Cuomo, si approva l’infanticidio più abietto, facendo passare tutto per civiltà e salvaguardia dei diritti della donna?

La verità è una sola: l’U.S.M.I era ed è assente!

Questo è il vero segno profetico del perbenismo che si è infiltrato anche nella vita religiosa.

Perché le battaglie per i diritti, si devono combattere sempre, non solo quando si possono vincere con un largo margine o quando ci sono chiari ordini di scuderia.

Tutti gli uomini sono ugualmente sacri e amati da Dio, non si può stilare una hit parade.

Quanti poveri italiani cercano riparo dentro gli ospedali, le stazioni, le auto, i portici e i colonnati perché senza casa, abbandonati a un avverso destino?

Quanti anziani languiscono in strutture d’accoglienza, tra le proprie deiezioni perché soli e abbandonati dalla famiglia?

Vorremmo avere la gioia di poter vedere le consorelle dell’U.S.M.I., passare per le strade di Roma, Torino, Milano, Napoli alla ricerca dei poveri, sull’esempio delle Figlie della Carità del XVII sec.

Ci piacerebbe leggere dall’U.S.M.I., una circolare con la quale si chiede l’apertura delle case religiose – ormai vuote di vocazioni –, per accogliere i tanti papà di famiglia separati e cacciati di casa da altrettante donne che si sono fatte portavoce di diritti…i loro.

Care sorelle, sappiate che per essere veramente suore non basta essere donne, occorre essere madri.

E come ogni buona madre insegna, l’amore per i figli non ha preferenze, non si nutre di proclami ma agisce nel silenzio.

Il silenzio dei gesti.

Fonte:https://ivanoliguori.it/migranti-allattacco-anche-le-suore/