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Pastore “indegnamente felice”

Pecorella: Caro pastore, in questi ultimi due giorni (oggi è martedì 19 marzo, san Giuseppe) abbiamo pubblicato ben tre (3) articoli di credenti confusi e smarriti per la situazione della Chiesa e di chi la guida. Un laico, come me, una monaca (che si definisce addirittura “sradicata”), un padre missionario. Tu che sei un consacrato come loro, come ti senti?

Pastore: Felicemente e indegnamente partecipante del dramma di morte e resurrezione di Gesù. Felicemente e indegnamente parte ferita di una Chiesa che gli antichi Padri definivano “casta meretrix”: santa, in Cristo; peccatrice e infedele, nelle sue membra.

Pecorella: Grazie per la tua sincera risposta. In questo stato di “felicità indegna” non avverti un disagio per l’atteggiamento poco coerente con la dottrina della Chiesa da parte di alcuni confratelli e, purtroppo, anche da parte di qualche vescovo?

Pastore: Non solo avverto un disagio, ma una vera e propria ferita tanto personale, quanto dell’intera Famiglia-Chiesa. La ferita non si rimargina, ma si acutizza pensando che non si tratta solo di divergenze teoriche, ma di fatti, di scelte sia personali, sia condizionanti, sia imposte ad altri. Gran parte dei mezzi di comunicazione sociale intervengono poi solo scandalisticamente, cioè versando sale abbondante sulle ferite, ma non provando neppure a capire il cuore del problema.

Pecorella: In modo empatico avvertiamo la tua sofferenza e ci stringiamo a te in un forte abbraccio. Ho una domanda però che mi viene spontanea. Sappiamo, come abbiamo scritto all’inizio, che questa sofferenza non è solo tua. Ma è condivisa? Riesci a parlarne con qualche confratello?

Pastore: C’è qualcuno che nega il problema e continua solo a vivacchiare secondo i canoni prestabiliti, secondo quello che considera un minimo sindacale. C’è chi è semplicemente frastornato. Chi cerca nuove vie, più o meno fortunate e più o meno cattoliche.
Un’occasione preziosissima è lo scambio settimanale sul Vangelo della domenica seguente. Si arriva a condividere molte gioie e difficoltà quotidiane. Magari fosse più facile con tutti…

Pecorella: Nel suo ultimo libro, il cardinal Sarah, scrive anche:
“La Chiesa sta morendo perché i pastori hanno paura di parlare in tutta verità e chiarezza. Abbiamo paura dei media, dell’opinione pubblica, dei nostri fratelli. Il buon pastore dà la vita per le sue pecore
Una domanda difficile: perché la Chiesa ha smesso di essere profetica e sembra smaniare di essere accettata dal mondo? Secondo il tuo parere quale obiettivo si prefigge?

Pastore: C’è sempre stata e ci sarà sempre una abissale differenza tra i veri profeti e i falsi profeti (quelli che agiscono per il proprio comodo, non in nome di Dio). Un pastore non è un mercenario. Un santo ricordava quanti danni può fare un prete ignorante. Non significa far fatica a studiare. Ma si tratta – tecnicamente – dell’ “ignoranza crassa e supina” da parte dei pastori. Ignorano Cristo e non gliene importa nulla. Poi, ai tempi del relativismo, tutto diventa più grave. Certo non dimostrano un animo migliore quelli visceralmente attaccati alle formalità e che non si sono accorti che qualcosa sta cambiando.

Pecorella: Un’ultima domanda. Cosa fai personalmente per essere un “vero profeta”? E cosa fai quando ti accorgi di avere a fianco un “falso profeta”?

Pastore: Non lo so. In ogni caso, io rifiuto a chiare lettere che mi venga detto di essere un “vero profeta”. I veri profeti, prima di tutto nella Bibbia, decantano come il vino attraverso un tempo lungo e una indicibile sofferenza. Pro-feta non significa predire il futuro, ma “parlare a nome di Dio”. Se la vocazione è sempre tanto affascinante quanto scomoda, è in ogni caso iniziativa del buon Dio. La vita quotidiana diventa gioiosamente e al tempo stesso terribilmente lacerante, ma chi può pretendere di parlare, agire, soffrire in nome di Dio se non chi è come scorticato dalla tremebonda certezza che Dio è rifiutato? Che l’Amante non è amato? Che lo Sposo – pur terribilmente fedele al Suo amore – è quotidianamente abbandonato dalla Sposa? Sarebbe profeta solo chi sentisse, al pari della gioia del vangelo, questa insondabile e profondissima sofferenza. 

La nuova bussola quotidiana. Africa. Quei sacerdoti uccisi che l’Occidente non vede

Non figurano nelle statistiche sui cristiani perseguitati e vittime dell’intolleranza religiosa. Sono i sacerdoti, le suore, i missionari in Africa feriti o uccisi nel corso di scontri a fuoco tra gruppi armati e forze dell’ordine o di rapine, oppure sequestrati per richiederne il riscatto. Il triste elenco si è arricchito proprio negli ultimi giorni.

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Flora Gualdagni: Lettera a una persona consacrata

Tratto da: Casa Betlemme, “I quaderni di spiritualità betlemita” (quaderno n. 8 – 8 dicembre 2015)

di Flora Gualdani

Amico/a che hai avuto il dono della chiamata ad una consacrazione verginale, ascoltiamo insieme: l’insegnamento della Chiesa circa la sessualità.

La Chiesa ci dice che la sessualità è dono di Dio ed è forza positiva e preziosa.

Ma che non va dimenticata la fragilità umana dovuta al peccato. Fragilità che risente anche di condizionamenti negativi vari. Inoltre la Chiesa ci insegna che la Grazia di Dio rende possibile vivere castamente. Castità che non equivale a repressione dell’amore, ma ne è la custodia, la difende dall’egoismo e dall’aggressività per farne dono. Dono che richiede autodisciplina, sacrificio, che fanno armonia tra volontà e Grazia.

San Giovanni Paolo II nel 1984 disse ai sacerdoti:

«…sarebbe un errore gravissimo concludere da ciò che la norma insegnata dalla Chiesa è in se stessa solo un ideale che deve poi essere adattato, proporzionato, graduato alle – si dice – concrete possibilità dell’uomo. Ma di quale uomo si parla? Dell’uomo dominato dalla concupiscenza o dell’uomo redento da Cristo?».

E sempre il nostro santo papa nel 1987 costatava che anche nella comunità cristiana si sentono voci che mettono in dubbio la verità stessa dell’insegnamento della Chiesa.

 

Sappiamo che:

la sessualità è radicata nell’essere dell’uomo.

L’uomo è creato ad immagine di Dio, maschio e femmina, per rispondere alla fondamentale vocazione della persona, cioè l’amore e la vita, da realizzare nel matrimonio o nella verginità consacrata. Due strade parallele che si sostengono a vicenda e portano alla stessa meta.

La verginità consacrata è, nell’offerta, unita ad ogni fecondità e ad ogni sforzo per la fedeltà e fecondità matrimoniale.

Il vergine consacrato, assumendo la sua sessualità oblativa, completa l’amore di coppia nella trascendenza.

In entrambe le vie unico fine è l’amore, unico mezzo è il corpo animato – sessuato.

Per la pienezza e la gioia di ogni vocazione è necessaria la conoscenza dell’armonia tra teologia del corpo e sacralità della fisiologia riproduttiva.

Nella donna consacrata la conoscenza dei metodi diagnostico naturali di fertilità aiuta a vivere una scelta verginale partendo dalla natura.

Capire quale è la fase fertile e le fasi non fertili del ciclo mensile, nel variare ormonale, porta a constatare gli effetti psicologici connessi con il cammino spirituale conseguente. Ciò è basilare anche per una serena vita comunitaria.

 

In Mulieris dignitatem si legge: «la Grazia non mette mai da parte la natura né la annulla, anzi la perfeziona e nobilita»

Sì, la Grazia non altera la natura, né si sostituisce ad essa, ma la porta a compimento, sia nel matrimonio che nella consacrazione verginale maschile o femminile.

Corpo ed anima sono un tutt’uno, un “sinolo”, direbbe Aristotele. L’uno non è contrapposto all’altro.

Col corpo si esprime l’anima e le realtà dell’anima si vivono in un corpo. Il “soma” non è un vestito sulla persona. La persona è unità di spirito e corpo per cui si ama con tutta la persona, non soltanto con una parte di essa.

Fisiologia del corpo e mistica sono un’armonia.

Ci è dato un corpo con le sue leggi naturali per vivere una sessualità verginale feconda ed equilibrata, che trascende la natura con l’opera della Grazia.

Il voto di verginità è cosa bella, affascinante, ma chiede di essere vissuto nel segno della Croce. Abbracciato alla Croce a condivisione e imitazione di Cristo, il Vergine per eccellenza.

Unico modello resta Betlemme, la casa dei vergini: Gesù, Maria e Giuseppe.

 

Non va dimenticato che la verginità è fragile, occorre vigilare. Vigilare sempre. Siamo tutti e sempre fragili.

Anche se oggi per certa teologia ci sono gli atti “pre-morali” di genere vario (per esempio la masturbazione) che non andrebbero considerati peccato. Ma non è la coscienza dell’uomo che ha il diritto di dettare la norma. La libertà umana, per vivere bene, deve sottomettersi alla Verità cioè alla legge di Dio: chiara ed esigente. Il VI comandamento dice di non commettere atti impuri. Gesù nel Vangelo è ancora più severo: “… chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore.” (Mt 5,28). A chi obiettasse che Gesù, nelle beatitudini, si concentra sulla purezza del nostro cuore (Mt 5,8), io domando: come è possibile conservare la purezza del cuore mentre commetti atti impuri? Ritorna qui il concetto del “sinolo”: i nostri atti sono conseguenza di desideri, le nostre intenzioni provocano gli atti e li sostengono.

Occorre la purificazione dei sensi.

I genitali li comanda la ragione che passa dal cuore e parte dagli occhi. Questo vale specialmente per gli uomini. Per gli uomini di tutti i tempi: per quelli dell’epoca di internet come per quelli dell’Antico Testamento. Anche il grande re Davide, infatti, senza custodire il suo sguardo desiderò una donna altrui finendo per compiere prima un adulterio e poi un omicidio.

Bisogna ricostruire il senso del peccato e imparare il dominio di sé. Si può rischiare di cadere nell’arte del “paravento” cioè: copro (scuso) te per parare me. Ma questa non è carità. E’ la strategia del buonismo che lascia imputridire la piaga, moltiplicando lo scandalo. Nella mia professione sanitaria ho imparato che le ferite vanno fatte sanguinare: soltanto così il tessuto granuleggia e quindi cicatrizza. Ma questo vale anche per la purificazione del corpo ecclesiale: è bene che i bubboni della Chiesa scoppino.

Bisogna avere molta cura del pudore: del corpo, della fantasia, della parola.

Pudore che va conservato sempre, in pubblico ma anche nella solitudine.

E’ premessa indispensabile per vivere casti.

 

Pongo una domanda:

Quale verginità oggi in una cultura post-sessantottina?

Oggi nell’attacco ai valori non negoziabili – quali: la vita, la famiglia, la morale – anche la verginità ne è inquinata. È inquinata dalle ideologie che Giuliano Ferrara definiva una falsa coscienza della realtà.

La verginità viene ridicolizzata e banalizzata nella società in genere, ma a volte anche dentro la Chiesa.

È inquinata dall’epidemia del vizio che dilaga. Si canta il vizio e si divulgano omosessualità e altro quali necessità di libertà. In certi asili si insegna la masturbazione come gioco. Si vogliono educare i bambini alla raccolta differenziata ma si insegna loro il sesso indifferenziato, togliendo fiocchi rosa e celesti.

È una società che alimenta tutti i vizi come fossero conquiste. È la triplice alleanza: soldi (tanti soldi), sesso sfrenato, successo impazzito. Sono le “3S” che al loro apice hanno fatto crollare ogni impero nella storia: egizio, romano, greco. Così è oggi, una società decadente vicina al crollo.

Ma la verginità non perde il suo valore.

In questo contesto, affinché la verginità torni a risplendere, occorrono dei passaggi obbligati, da affrontare con tanta fiducia e serenità.

È sempre possibile riconquistarla: perché il cuore dell’uomo conserva la nostalgia del bene e del bello, ed ha il libero arbitrio. Ma soprattutto c’è l’opera della Grazia che non ci abbandona mai.

Essere verginalmente consacrati non è essere angelicamente vergini, né tantomeno è essere confermati in verginità da un voto; ma è scegliere di essere volutamente vergini, e questo anche per chi arriva da sentieri più o meno tortuosi.

Nelle mie lezioni alle persone consacrate spiego loro che sarebbero delle illuse se pensassero che portare un abito le preserva dalla concupiscenza.

Un vizio è più facile non prenderlo che toglierlo.

È vero che il vizio indebolisce, ma l’inesperienza per rinunzia incuriosisce e la verginità è fragile: istintivamente è contro natura ma con la Grazia – lo ripeto – essa porta a compimento la natura, basta vedere e ammirare nella storia la fioritura di grandi figure di santi e non. Figure che restano feconde anche dopo la morte, perché la fecondità verginale non è limitata nel tempo ma continua anche nell’oltre.

Sempre il cammino è faticoso per tutti: c’è il peccato originale. Il bene è bello, ma costa caro. La verginità è esigente: o tutto o niente. Ha valore ed è tale se è totale. Non puoi dare da una parte e poi riprendere dall’altra con angoletti sotto chiave: “questi me li riservo per ora…”. NO!

Qui c’è l’apparenza, non la sostanza, e la verginità diventa sale scipito.

A che serve? A null’altro che ad essere gettato.

La castità non è for decoration. Per tutti è sostanza, è vita, è radice della fedeltà dove si impiantano i valori non negoziabili.

In questa cultura che esalta la libertà del piacere e cerca di cancellare ogni legge morale, regalando la schiavitù del sesso, occorrono – come dicevo – alcuni passaggi obbligati.

Oggi cioè va ricostruita una verginità psicologica, razionale, affettiva e della prassi.

 

Sono quattro passaggi obbligati. 

Spesso il rifiuto è psicologico-istintivo, poi razionale-volitivo e quindi diventa non adesione del cuore, che porta al disordine nella prassi.

Disordine coinvolgente tutta la persona e chi le sta vicino.

È piaga infetta e infettante che diventa pandemia.

Per risalire è necessario:

 

  1. Un primo passaggio: tornare a credervi, a credere al suo valore, valore basilare e non banale. A desiderarla fortemente.

Va analizzato il perché del rifiuto, del blocco. Un pò di psicanalisi e di psicologia, con tanta preghiera, sono utili. A volte può esservi la paura che senza vizietti diventi insipida la vita.

Forse ci sono sensi di colpa, tarli, che rodono perché non sono stati trasformati nel positivo dell’umiltà. Va ritrovato il senso del peccato, dove domina l’amore misericordioso. Col sacramento della confessione si è perdonati e capaci di perdonare se stessi. Con una intelligente direzione spirituale si ricostruiscono fratture doloranti.

È un cammino psicologico verso la verginità riconquistata.

 

  1. Secondo passaggio: aspetto razionale-volitivo. Tornare a volerla.

Impegnare la volontà con preghiera e digiuno personalizzato, condividendo il cammino con altri nell’offerta dello sforzo, anche per chi non ce la fa. Occorre attenzione. Attenzione-vigilanza.

Occorre sì preghiera e digiuno personalizzato, ma anche pudore e prudenza per se stessi e per non provocare altri. Non troppo cameratismo per essere moderni e simpatici: è fatica ma dobbiamo offrire questo sforzo per le devianze nella Chiesa.

Bisogna amare le persone fuori strada, ognuno ha i suoi tempi di recupero. Ed è sempre il tempo giusto per ripartire. E se qualcuno prega, il bene arriva. Dilaga.

È la volontà il punto di partenza e di arrivo. Qui può nascere un’obiezione: “se uno non ce l’ha la volontà, come se la dà?” (don Abbondio).

Prega e digiuna, e ti verrà data.

Ogni piccolo fioretto rafforza la volontà e libera dal velenoso affetto verso il peccato. Finché vi rimarrai affezionato, non potrai essere liberato.

Ripartire sempre dalle macerie e guardare avanti. Tempeste, bufere, fragilità, vizi, errori cocenti, memorie dolorose: a Gesù nulla fa problema. Lui scende con il cuore sulla miseria.

Dopo il temporale, il verde è più verde. E’ terso. Diventa radioso. Ma volere, fortemente volere (santa Caterina).

È un bene troppo prezioso per non proteggerlo.

 

  1. Terzo passaggio: tornare ad amarla la verginità.

Ogni sforzo per conquistarla e per mantenerla fa bella la vita. Altro che vita “insipida” senza i vizietti!

Ti regala una vita libera da schiavitù. E ti par poco essere libero?

È la gioia la nostra vera storia!

Dobbiamo restituire limpidezza al volto della Chiesa che è madre vergine. E se non è vergine non è neanche madre. Il volto della Chiesa, oggi sempre più sfigurato dall’impurità dei suoi ministri.

 

  1. Quarto ed ultimo passaggio: scoprire la gioia della feconditàcrescente nel cammino verginale.

Verginità consacrata è scegliere liberamente di volere essere sposo/a di Gesù, di essere padre-madre con una fecondità come la sabbia del mare, di essere fratello-sorella universale nella Chiesa di Cristo: tre realtà che la morte non distrugge. È scoprire come il restare fedeli dia senso al vivere e pace al morire.

Non la scienza, non le acrobazie personali, non la teologia, né i meriti personali, ci salvano, ma Gesù fatto carne della nostra carne. Lui, il nostro amato Salvatore, è buono, è veramente buono e porta a compimento l’opera sua. È fedele anche nelle nostre infedeltà.

Siamo opera sua, non c’è da temere.

 

È Lui l’uomo che attendiamo presso la piscina probatica,

perchè ci immerga nelle acque della salvezza”.

                                                  (sant’Ambrogio)

 

È Lui il sole sfolgorante di Pasqua.

Che fa risuonare il cielo di canti,

dove tutto esulta di gioia.

Si, il Signore è veramente risorto.

In Lui siamo già risorti, Osanna!

Una vita nella fedeltà (pur faticosa)

è terminare l’esistere in un oceano di luce

dove un grande portone si spalanca

e fiori guizzanti come fiammelle

fanno radiosa ogni lacuna.

Un lampo, e la nostra vita sarà un giardino profumato.

Ma che spettacolo quel passaggio,

Alleluia Alleluia!

 

 

E per chi vuole, qualche consiglio spicciolo…

È la preghiera che fa i vergini e fa tradurre il sacrificio in dono.

La preghiera dà:

  • la necessaria prudenza e l’indispensabile pudore;
  • aiuta ad evitare contatti fisici-abbracci pericolosi;
  • aiuta ad avere attenzione alle amicizie spirituali a fin di bene, che possono finire male;
  • fa usare il termometro del cuore, cioè fa controllare la fantasia al risveglio e al pre-sonno;
  • aiuta inoltre a controllare il 90% dei pensieri giornalieri devianti;
  • abbassa i fuochi nascenti degli innamoramenti.

 

Se la preghiera e i fioretti sono attivi, i gesti semplici salvano la vocazione.

Gesti come:

  • un passo indietro per prudenza;
  • un fioretto per chi ci è antipatico;
  • una paziente iniziativa di perdono;
  • un gioire per il bene altrui e per le umiliazioni personali “pizzichine”;
  • un’offerta frequente delle “3P”: pene, peccati, povertà e fatiche varie;
  • una giaculatoria, ripetuta.

 

E grati di questo nostro nulla, dove Gesù opera come vuole.

La verginità: un modo per vivere la Passione di Cristo ed essere Chiesa viva-feconda.

La verginità è opera della Grazia, non dell’uomo.

Gloriosa è la donna che ha generato nello spirito”(Aut.)

La nostra partecipazione al corpo e al sangue di Cristo non tende ad altro che a trasformarci in quello che riceviamo, a farci rivestire in tutto “nel corpo e nello spirito di colui nel quale siamo morti, siamo stati sepolti e siamo risuscitati

(San Leone Magno, papa)

 

Il mio corpo, consacrato per la vita,

partorisce nel travaglio.

Il travaglio è legge di natura e di Grazia.

 

Fontehttps://costanzamiriano.com/2018/08/30/lettera-a-una-persona-consacrata/

Lettera di un sacerdote cattolico al NEW YORK TIMES

Caro fratello e sorella giornalista:

Sono un semplice sacerdote cattolico. Sono felice ed orgoglioso della mia vocazione. Da vent’anni vivo in Angola come missionario.
Vedo in molti mezzi di informazione, soprattutto nel vostro giornale, l’ampliamento del tema dei sacerdoti pedofili, con indagini condotte in modo morboso sulla vita di alcuni sacerdoti. Così si parla di uno di una città negli Stati Uniti negli anni ‘70, di un altro nell’Australia degli anni ‘80, e cosi a seguire di altri casi recenti…
Certamente questo è da condannare!
Si vedono alcuni articoli giornalistici misurati ed equilibrati, ma anche altri pieni di preconcetti e persino di odio.
Il fatto che persone, che dovrebbero essere manifestazioni dell’amore di Dio, siano come un pugnale nella vita di innocenti, mi provoca un immenso dolore. Non esistono parole che possano giustificare tali azioni. E non c’è dubbio che la Chiesa non può che schierarsi a fianco dei più deboli e dei più indifesi. Pertanto ogni misura che venga presa per la protezione e la prevenzione della dignità dei bambini sarà sempre una priorità assoluta.
Tuttavia, incuriosisce la disinformazione e il disinteresse per migliaia e migliaia di sacerdoti che si spendono per milioni di bambini, per tantissimi adolescenti e per i più svantaggiati in ogni parte del mondo! Ritengo che al vostro mezzo di informazione non interessi che io nel 2002, passando per zone minate, abbia dovuto trasferire molti bambini denutriti da Cangumbe a Lwena (in Angola), poiché nè se ne occupava il governo, nè le ONG erano autorizzate. E neanche vi importa che io abbia dovuto seppellire decine di piccoli, morti nel tentativo di fuggire dalle zone di guerra o cercando di ritornare, nè che abbiamo salvato la vita a migliaia di persone in Messico grazie all’unica postazione medica in 90.000 Km2, e grazie anche alla distribuzione di alimenti e sementi. Non vi interessa neppure che negli ultimi dieci anni abbiamo dato l’opportunità di ricevere educazione ed istruzione a più di 110.000 bambini…
Non ha risonanza mediatica il fatto che, insieme ad altri sacerdoti, io abbia dovuto far fronte alla crisi umanitaria di quasi 15.000 persone tra le guarnigioni della guerriglia, dopo la loro resa, perché non arrivavano alimenti nè dal Governo, nè dall’ONU.
Non fa notizia che un sacerdote di 75 anni, Padre Roberto, ogni notte percorra la città di Luanda e curi i bambini di strada, li porti in una casa di accoglienza nel tentativo di farli disintossicare dalla benzina e che in centinaia vengano alfabetizzati. Non fa rumore che altri sacerdoti, come Padre Stefano, si occupino di accogliere e dare protezione a ragazzi picchiati, maltrattati e persino violentati.
E non interessa che Frate Maiato, malgrado i suoi 80 anni, vada di casa in casa confortando persone malate e senza speranza.
Non fa notizia che oltre 60.000, tra i 400.000 sacerdoti e religiosi, abbiano lasciato la propria terra e la propria famiglia per servire i loro fratelli in un lebbrosario, negli ospedali, nei campi profughi, negli istituti per bambini accusati di stregoneria o orfani di genitori morti di AIDS, nelle scuole per i più poveri, nei centri di formazione professionale, nei centri di assistenza ai sieropositivi…o, soprattutto, nelle parrocchie e nelle missioni, incoraggiando la gente a vivere e ad amare.
Non fa notizia che il mio amico, Padre Marco Aurelio, per salvare alcuni giovani durante la guerra in Angola li abbia condotti da Kalulo a Dondo e sulla strada di ritorno alla sua missione sia stato trivellato di colpi; non interessa che frate Francesco e cinque catechiste, per andare ad aiutare nelle aree rurali più isolate, siano morti per strada in un incidente; non importa a nessuno che decine di missionari in Angola siano morti per mancanza di assistenza sanitaria, per una semplice malaria; che altri siano saltati in aria a causa di una mina mentre andavano a far visita alla loro gente.
Nel cimitero di Kalulo si trovano le tombe dei primi sacerdoti giunti nella regione…nessuno è arrivato ai 40 anni!
Non fa notizia accompagnare la vita di un sacerdote “normale” nella sua quotidianità, tra le sue gioie e le sue difficoltà, mentre spende la propria vita, senza far rumore, a favore della comunità di cui è al servizio.
La verità è che non cerchiamo di fare notizia, bensì semplicemente cerchiamo di portare la Buona Notizia, quella che senza rumore inizió nella notte di Pasqua. Fa più rumore un albero che cade, che non un bosco che cresce.
Non è mia intenzione fare un’apologia della Chiesa e dei sacerdoti. Il sacerdote non è nè un eroe, nè un nevrotico. È un semplice uomo che, con la sua umanità, cerca di seguire Gesù e di servire i suoi fratelli. In lui ci sono miserie, povertà e fragilità come in ogni essere umano; ma ci sono anche bellezza e bontà come in ogni creatura…
Insistere in modo ossessivo e persecutorio su un tema, perdendo la visione di insieme, crea realmente caricature offensive
del sacerdozio cattolico e di questo mi sento offeso.
Giornalista: cerchi la Verità, il Bene e la Bellezza. Tutto ciò la renderà nobile nella sua professione.
Amico… le chiedo solo questo…

In Cristo,

Padre Martín Lasarte sdb
“Il mio passato, Signore, lo affido alla tua Misericordia; il mio presente al tuo Amore; il mio futuro alla tua Provvidenza”