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Da Luciano Ferraro del Corriere della Sera. Il vino della pace nella cantina dove lavorano cristiani e musulmani

A Betlemme in Palestina i salesiani hanno aperto l’azienda viti-vinicola Cremisan per avvicinare i popoli. All’esterno guardie armate, all’interno un’oasi verde

Le grandi mani nodose di Bashir Sarras frugano tra le foglie di un alberello d’uva bianca e portano sotto il sole di Betlemme grappoli enormi. È un contadino palestinese che lavora la terra con un mulo, come ai tempi di Cristo e di Ponzio Pilato. L’uva ha forse lo stesso Dna di quella che, come è indicato nella Bibbia, trovarono i 12 inviati di Mosè nella valle dell’Escol: «Vedi quanto è grosso quel grappolo d’uva? Ci vogliono due uomini per trasportarlo su un’asta».

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“La famiglia sia libera di scegliere l’istruzione dei figli” (Nuova Bussola Quotidiana)

«I genitori hanno diritto di priorità nella scelta del genere di istruzione da impartire ai loro figli» è nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo. Perché proprio nel Paese con la “Costituzione più bella del mondo” non viene rispettato? Se prendiamo sul serio il motto “prima gli italiani” non discriminiamo quegli italiani che vogliono scegliere per i figli.

In Italia ci vantiamo di vivere in una democrazia che affonda le sue radici nella Resistenza e che è basata su una tra le carte costituzionali più belle, secondo il parere di giuristi insigni. Ma, a 70 anni dall’approvazione della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo (ONU, 10 dicembre 1948) come è messo il nostro Paese nella garanzia dei diritti umani?

La Dichiarazione rappresenta un riferimento essenziale per l’educazione interculturale: è costituita da un preambolo e da trenta articoli che fissano valori cardine come l’uguaglianza, la libertà e la dignità di tutti gli uomini, il diritto al lavoro, all’istruzione e l’irrilevanza di distinzioni di razza, colore, religione, sesso, lingua e opinione politica. In questa sede ci soffermiamo sull’art. 26: «I genitori hanno diritto di priorità nella scelta del genere di istruzione da impartire ai loro figli». È noto che il documento – pur essendo privo di effetti obbligatori per gli Stati e avendo piuttosto il valore di una “raccomandazione” internazionale – ha comunque ispirato le carte costituzionali di vari Paesi per quanto riguarda il riconoscimento dei diritti inviolabili. Qualora il buon senso non bastasse… 

«Prima gli italiani!», si sente dire oggi. C’è dunque evidentemente una reale determinazione a garantire i diritti dei propri cittadini. Potremmo mai accettare che allievi, docenti e genitori italiani siano gli unici in Europa a dover subire una discriminazione per ragioni economiche? No, mai! L’Italia, del resto, pur essendo entrata a far parte delle Nazioni Unite solo il 14 dicembre 1955 (non era quindi fra i 48 Paesi, su 58 Stati membri, che si dichiararono a favore del documento), poteva già allora vantare un’ampia ricezione del principio di diritto di cui all’art. 30 della Costituzione: «È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli».

«Sono un italiano e ne vado fiero», canta Toto Cotugno. Alle dichiarazioni, però, debbono sempre seguire le azioni, altrimenti esse non soltanto restano lettera morta, ma insinuano anche il dubbio che quel: «siamo italiani!» possa essere inteso nell’accezione di: «siamo parolai!» (alcuni nostri emigrati meridionali se lo sono sentito dire, un tempo, in America… La memoria impedisce il ripetersi della storia più buia: ecco perché è bene studiare). E difatti la lingua italiana ha un peso (forse qui l’affermazione: «Prima gli italiani!» ci vuole proprio…). Sì, le parole hanno un peso, e lo hanno ancor più per un avvocato e per quei ministri che si fanno paladini dei cittadini italiani. Che senso ha riconoscere un diritto, se poi esso non viene garantito o, peggio, viene ostacolato a causa di una delle più gravi discriminazioni economiche permesse dallo Stato italiano? E questo a dispetto delle pari opportunità sancite dall’art. 3 della Costituzione. Quegli allievi, quei genitori e docenti che crescono con la fierezza di essere italiani («Prima gli italiani!») si stanno domandando, dal 1948: «Perché in Europa solo noi siamo discriminati? Potremmo andare a vivere in Francia o in Svezia o in Danimarca (la scelta è ampia: basta escludere la Grecia), così i nostri figli non sarebbero discriminati per ragioni economiche nel loro sacrosanto diritto di istruzione. Però siamo italiani e ne andiamo fieri! Quindi deve esserci un piano B».

L’unica strada da percorrere per uscire dalla situazione appena descritta è quella di riconoscere alla famiglia il suo diritto, ossia quello di educare liberamente i figli. Come? Attraverso il costo standard di sostenibilità, che prevede di fornire alla famiglia una quota (che si colloca sui 5.500 euro annui per studente) da spendere per l’istruzione dei figli. Sarà poi la famiglia stessa a decidere dove spendere tale quota, se in una scuola pubblica statale o in una scuola pubblica paritaria. E il ruolo dello Stato in tutto questo? Sarebbe quello di garante e controllore, non di gestore e controllore… di se stesso! Solo in questo modo il sistema scolastico italiano riuscirà ad emergere da una situazione di costante emergenza. Solo in questo modo la scuola non sarà più considerata un ammortizzatore sociale («Chi non sa che cosa fare va a insegnare»). Le famiglie potranno scegliere, gli allievi avranno garantito un servizio decisamente migliore e non saranno in balia di frequenti cambiamenti di insegnanti; a questi ultimi, poi, sarà possibile scegliere dove esercitare la propria professione, a parità di stipendio, come già avviene nel resto dell’Europa. 

Autore: Anna Monia Alfieri

Fonte: http://www.lanuovabq.it/it/la-famiglia-sia-libera-di-scegliere-listruzione-dei-figli

Ivano Liguori sui migranti e la chiesa

Migranti, all’attacco anche le suore

Ci sono tanti modi per fare bella figura, uno di questi è il silenzio.

Un bel tacer non fu mai scritto, questo verso, attribuito a Dante Alighieri ma in realtà di Iacopo Badoer, librettista e poeta italiano vissuto nel XVII sec., fotografa molto bene l’ennesima situazione imbarazzante occorsa alle religiose italiane in questi giorni.

L’Unione delle Superiori Maggiori d’Italia (U.S.M.I.), in un documento firmato da suor Azia Ciairano (vedi qui e qui), esprime solidarietà in favore dei migranti e biasimo verso i provvedimenti presi dall’attuale governo italiano:

«Constatiamo che le azioni politiche, in particolare il decreto sicurezza, non solo aggravano le situazioni di vulnerabilità di diversi gruppi etnici che vivono sui nostri territori, ma mettono in atto il disprezzo dell’altro con la violazione sistematica delle principali regole della tutela umanitaria. Così pure il dilagare di atteggiamenti violenti che si stanno diffondendo sempre più, segna con la rabbia e l’intolleranza le nostre relazioni umane, sociali e politiche».

«È in questo nostro tempo abbruttito da forme palesi di negazione dei diritti umani, rifiuto del diverso, odio, razzismo e volgarità, che Dio ci chiama ad “alzarci in piedi” per dare oggi “voce” e concretezza al dono della nostra vita, affinché la luce della Speranza e della Profezia continuino a risplendere nella storia dell’umanità»

Davanti a questo documento, da cattolico, da sacerdote e da religioso, mi vengono spontanee alcune domande.

Non bastava l’azzardato e fuori luogo ‘Vade Retro’ al Ministro dell’Interno, da parte della rivista – un tempo cattolica –  Famiglia Cristiana?

Non bastava stancare la pazienza di tanti lettori che dalle Paoline ancora devono sorbirsi, in bella mostra tra gli scaffali, i libri di James MartinEnzo BianchiVito Mancuso, e Don Gallo?

Non bastava la constatazione del calo vertiginoso delle vocazioni religiose femminili di vita attiva?

Evidentemente no.

Perché un organismo come l’U.S.M.I., sente l’esigenza di prendere una posizione così netta – in questo tempo e in questa maniera – , su questioni che sono abbastanza complicate e che non rappresentano certo una priorità per la vita religiosa femminile?

Queste proteste sono sempre animate dalla fraternità, dalla solidarietà e dall’umanità ma mai dall’intelligenza.

Quando nel 2009 Eluana Englaro moriva, con quale voce l’U.S.M.I., difendeva l’operato delle Suore Misericordine di Lecco e la loro battaglia contro l’eutanasia?

Dov’era l’U.S.M.I., quando nel 2017 le Suore dell’Immacolata di Santa Paolina Visintainer  di Trento, organizzavano sedute terapeutiche in stile New Age con l’ausilio di piramidi e armamentari vari, palesemente contrastanti il primo comandamento?

Dov’era l’U.S.M.I., quando nel 2018 alle scuole elementari in provincia di Bergamo, si insegnava a bambini di età compresa tra i 9 e 10 anni, la masturbazione, l’uso del preservativo, l’omosessualità, l’identità di genere e il sesso orale?

Dov’era l’U.S.M.I., nel 2018, davanti ai vari tentativi per salvare il piccolo Alfie Evans da morte certa, supportando la proposta del trasferimento all’ospedale Bambin Gesù di Roma?

Dov’era l’U.S.M.I., nel 2018 quando l’ingegnere Salvatore Pacilè ha chiesto l’intercessione del Pontefice affinché le suore Figlie di Maria ausiliatrice onorassero il pagamento di una parcella professionale di 800mila euro per il restauro della sede dell’Istituto femminile “San Giovanni Bosco delle Figlie di Maria Ausiliatrice”?

Dov’è l’U.S.M.I nel 2019, quando a NY per mano del governatore cattolico Andrew Cuomo, si approva l’infanticidio più abietto, facendo passare tutto per civiltà e salvaguardia dei diritti della donna?

La verità è una sola: l’U.S.M.I era ed è assente!

Questo è il vero segno profetico del perbenismo che si è infiltrato anche nella vita religiosa.

Perché le battaglie per i diritti, si devono combattere sempre, non solo quando si possono vincere con un largo margine o quando ci sono chiari ordini di scuderia.

Tutti gli uomini sono ugualmente sacri e amati da Dio, non si può stilare una hit parade.

Quanti poveri italiani cercano riparo dentro gli ospedali, le stazioni, le auto, i portici e i colonnati perché senza casa, abbandonati a un avverso destino?

Quanti anziani languiscono in strutture d’accoglienza, tra le proprie deiezioni perché soli e abbandonati dalla famiglia?

Vorremmo avere la gioia di poter vedere le consorelle dell’U.S.M.I., passare per le strade di Roma, Torino, Milano, Napoli alla ricerca dei poveri, sull’esempio delle Figlie della Carità del XVII sec.

Ci piacerebbe leggere dall’U.S.M.I., una circolare con la quale si chiede l’apertura delle case religiose – ormai vuote di vocazioni –, per accogliere i tanti papà di famiglia separati e cacciati di casa da altrettante donne che si sono fatte portavoce di diritti…i loro.

Care sorelle, sappiate che per essere veramente suore non basta essere donne, occorre essere madri.

E come ogni buona madre insegna, l’amore per i figli non ha preferenze, non si nutre di proclami ma agisce nel silenzio.

Il silenzio dei gesti.

Fonte:https://ivanoliguori.it/migranti-allattacco-anche-le-suore/

Invito Domenica di Carta 2018 – Biblioteca Statale del Monumento Nazionale dell’Abbazia di S. Giustina – Padova

In occasione della Domenica di Carta 2018, il Direttore della Biblioteca Statale del Monumento Nazionale dell’Abbazia di S. Giustina P. Ab. Giovanni Battista Francesco Trolese è lieto di invitare la S.V. all’incontro  “I corali miniati di S. Giustina dal Tesoro della Basilica alla fruizione digitale”, che si terrà domenica 14 ottobre 2018 alle ore 15.30 presso l’Aula Magna.

Il Direttore illustrerà ai partecipanti tre corali miniati di epoca tardo medioevale, recentemente riprodotti nell’ambito di un progetto di fruizione digitale di alcuni importanti manoscritti che fanno parte del patrimonio librario del monastero dal secolo XV. Un’occasione unica per ammirare questi preziosi codici che sono stati esposti al pubblico solo in rarissime occasioni.

 

 

 

Biblioteca Statale del Monumento Nazionale di S.Giustina
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