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Da Luciano Ferraro del Corriere della Sera. Il vino della pace nella cantina dove lavorano cristiani e musulmani

A Betlemme in Palestina i salesiani hanno aperto l’azienda viti-vinicola Cremisan per avvicinare i popoli. All’esterno guardie armate, all’interno un’oasi verde

Le grandi mani nodose di Bashir Sarras frugano tra le foglie di un alberello d’uva bianca e portano sotto il sole di Betlemme grappoli enormi. È un contadino palestinese che lavora la terra con un mulo, come ai tempi di Cristo e di Ponzio Pilato. L’uva ha forse lo stesso Dna di quella che, come è indicato nella Bibbia, trovarono i 12 inviati di Mosè nella valle dell’Escol: «Vedi quanto è grosso quel grappolo d’uva? Ci vogliono due uomini per trasportarlo su un’asta».

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Pecorelle e Pastore. “Accogli l’islam e poi muori…” (senza strumentalizzazioni politiche, per favore)

Pecorella: Caro Pastore, i fatti pasquali in Sri Lanka (terroristi islamici che si fanno esplodere in chiesa e in hotel contro la comunità cristiana) ci riporta alla vexata quaestio: siamo di fronte ad un problema dovuto ad una frangia di esaltati o ad una guerra di religione?

Pastore: Certamente non si tratta solo di una frangia di esaltati. Lo dimostra chiaramente il fatto che senza l’impegno e il sangue dei nostri avi a Poitiers (732), Lepanto (1571) e Vienna (1683) tutti gli europei in seguito sarebbero già nati musulmani.

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Da Andrea Zambrano. “E Maria? Se ora maggio diventa il mese del Ramadan”

Frasi arabeggianti, citazioni del Corano, auguri nel nome di un Dio generico chiamato “clemente e misericordioso” e persino l’adozione del calendario islamico. Ci sono diocesi in cui esplode la moda degli auguri ai musulmani per il Ramadan. Messaggi di vescovi in una ambigua “comunione” che offusca la salvezza di Gesù e abbraccia preghiere relativistiche e sincretiche. Mandando in soffitta le esortazioni al Rosario e a Maria, la sola cui il mese di maggio è dedicato. 


Ogni anno che passa, la sottomissione nei confronti dell’Islam acquisisce un grado di compiacenza in più. Gli auguri di molti cattolici di “buon Ramadan” (buon per che cosa? Quale dovrebbe essere l’obiettivo?) non bastavano più. Così adesso, per dimostrare ancora più empatia con i musulmani si scimmiotta persino la loro lingua e si inizia a citare i versi del Corano.

Un po’ come quando fino a qualche tempo fa c’era la moda delle canzoni latinoamericane ed era tutto un bailamos di qua e un pasito di là tra un Enrique Iglesias e un Alvaro Soler, la Chiesa italiana ha preso su anche il linguaggio dei figli di Allah. E non solo quello.

Tanto da confermare – se mai ce ne fosse bisogno – che ormai siamo in pieno cattomanesimo, perfetta crasi di un cattolicesimo che si fa ottomano, che per smania di dialogo e fretta di fondersi, non sa più distinguere le differenze – sostanziali e tremende – tra la religione di Maometto e la fede cristiana.

Sassari ad esempio per manifestare la vicinanza si è per giunta modificato il calendario. Certo, l’avvento di Gesù Cristo nel mondo è pur sempre una data da cui conteggiare tutto, ma nel messaggio inviato dal vescovo a tutte le comunità islamiche della sua diocesi, ci si è sentiti in dovere di ricordare anche che questo è l’anno 1440 dall’Egira di Maometto. D’altra parte, non c’è da stupirsi: il calendario gregoriano è entrato in vigore solo nel ‘500 e anche se quello giuliano iniziava comunque dalla nascita di Cristo, adesso dovremo abituarci a condividere la natività anche con l’esodo del profeta. Questione di sensibilità.

Come quelle messe in campo fin dall’inizio del messaggio pubblicato sul sito della diocesi “as-salam ‘alaykum”, dice nel saluto. Il fatto è che tutta la lettera di sua eccellenza è un inchinarsi così tanto ai fedeli islamici da non distinguere più il vescovo dal muezzin. “Mi unisco a ciascuno di Voi nel ringraziamento a Dio, Clemente e Misericordioso”, dice nel ripetere il doppio appellativo con il quale il musulmano apostrofa Allah.

Stesso approccio quello scelto dall’Ordine dei frati minori che sul suo portale accantona il Vangelo per citare passi del Corano: “La preoccupazione per i poveri – dicono i francescani -, i bisognosi e i migranti sono, naturalmente, fondamentali per l’Islam, come si dice con molta enfasi nel Corano:
Non è giusto girare la faccia verso est o ovest; ma è giustizia credere in Dio, nell’Ultimo Giorno, nel Libro e nei Messaggeri; spendere i propri beni per amore Suo, per i tuoi parenti, gli orfani, i bisognosi, il viandante, per coloro che chiedono e per il riscatto degli schiavi… (al-Baqara 2.177).

Corano che viene definito “Santo e citato anche a proposito della concordia tra le religioni: “Ognuno ha una direzione verso la quale rivolgere il viso. Gareggiate nel bene. Dovunque tu sia, Dio sarà con te dappertutto. Davvero Dio è Potente su tutte le cose”. (al-Baqara 2.148)

L’entusiasmo esotico-linguistico prosegue fino alla fine del documento quando nell’augurare un “benedetto Ramadan” (Benedetto da quale Dio?) non si esita a ripeterlo in arabo per accrescere la complicità empatica: Ramadan Mubarak! Ramadan Kareem.

C’è poi chi, anche senza citare espressamente il Corano, men che meno il Vangelo, augura un vago sentimento di pace a tutti i musulmani che fanno il Ramadan. E’ il vescovo di Frosinone e presidente della Commissione Cei per l’ecumenismo e il dialogo, monsignor Ambrogio Spreafico che conclude così il suo messaggio: “Una preghiera vera e sincera non può che liberare energie di pace e di amore nel mondo”. Anche qui, torna la stessa domanda: una preghiera diretta a chi? Energie di che cosa?

Questa comunione d’intenti prosegue anche dopo il digiuno del Ramadan, la rottura, chiamata Iftar. E’ a quel momento che la Diocesi di Torino guarda per l’accoglienza degli ospiti. La rottura del digiuno si apre con un momento di preghiera. E’ quanto organizzano il Gruppo Abele con la Coreis, Comunità religiose islamiche italiane, l’associazione Fratellanza Italia Marocco (Afaq) e le parrocchie torinesi San Bernardino, Gesù Buon Pastore e Santa Maria Goretti. Ma nella preghiera quale Dio verrà pregato? Esistono già dei rituali comuni a entrambe le religioni che contemplino le due opzioni?

Frasi arabeggianti, citazioni del Corano, appelli ad una fede diversa nella forma, ma uguale nei contenuti. La Chiesa cattolica si sta spostando sempre più verso forme sincretiche che denotano anche in questo caso l’atteggiamento relativistico nei confronti della verità.

Eppure maggio, che sembra ormai diventato il mese per eccellenza del Ramadan nello zelo di certi pastori, è ancora il mese mariano per eccellenza. Da più parti, nelle case e ai crocicchi delle strade, si organizzano Rosari al crepuscolo. Che spazio c’è per questa fede oggi? In quanti, tra i vescovi così smaniosi di allargare ponti con i musulmani responsabili ancora oggi assieme ai cinesi della più colossale carneficina e persecuzione di cristiani nel mondo, hanno dedicato uno spazio anche piccolo nel loro magistero mensile per ricordare ai fedeli l’importanza del Rosario? La sua promessa di salvezza a chi lo reciterà devotamente?

Si sta ormai realizzando il contrario di quanto diceva la dichiarazione Dominus Jesus di Giovanni Paolo II. La Chiesa considera le religioni del mondo con sincero rispetto “ma nel contempo esclude radicalmente quella mentalità indifferentista improntata a un relativismo religioso che porta a ritenere che una religione vale l’altra” perché “se è vero che i seguaci delle altre religioni possono ricevere la grazia divina, è pure certo che oggettivamente si trovano in una situazione gravemente deficitaria se paragonata a quella di coloro che, nella Chiesa, hanno la pienezza dei mezzi salvifici”.

E ancora: “La parità, che è presupposto del dialogo, si riferisce alla pari dignità personale delle parti, non ai contenuti dottrinali né tanto meno a Gesù Cristo, che è Dio stesso fatto Uomo, in confronto con i fondatori delle altre religioni”.

Verrebbe da chiedere a tutti questi organizzatori che spazio è rimasto alla venuta di Gesù Cristo, unico strumento per la salvezza di tutta l’umanità voluto da Dio.

Fonte: http://www.lanuovabq.it/it/e-maria-se-ora-maggio-diventa-il-mese-del-ramadan

“Tra Pecora e Pastore”. Sulla volontà divina nella diversità di religione

Pecorelle Smarrite: Caro don Paolo, il 4 febbraio 2019 è stato firmato il Documento sulla Fratellanza Umana, da papa Francesco e dall’Iman Al-Tayyeb. Vado subito al sodo. C’è una proposizione:

«Il pluralismo e le diversità di religione, di colore, di sesso, di razza e di lingua sono una sapiente volontà divina, con la quale Dio ha creato gli esseri umani. Questa Sapienza divina è l’origine da cui deriva il diritto alla libertà di credo e alla libertà di essere diversi»

che ci ha turbato non poco. La domanda che ti poniamo è: 
Come può Dio “volere” il pluralismo e la diversità di religione? Può sicuramente permettere (altrimenti ci giochiamo il libero arbitrio), ma addirittura volere?

don Paolo sdb: “Raccomando dunque, prima di tutto, che si facciano domande, suppliche, preghiere e ringraziamenti per tutti gli uomini, 2per i re e per tutti quelli che stanno al potere, perché possiamo condurre una vita calma e tranquilla, dignitosa e dedicata a Dio. 3Questa è cosa bella e gradita al cospetto di Dio, nostro salvatore, 4il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità. 5Uno solo, infatti, è Dio e uno solo anche il mediatore fra Dio e gli uomini, l’uomo Cristo Gesù, 6che ha dato se stesso in riscatto per tutti. Questa testimonianza egli l’ha data nei tempi stabiliti, 7e di essa io sono stato fatto messaggero e apostolo – dico la verità, non mentisco -, maestro dei pagani nella fede e nella verità”. Non me lo invento io, ma lo prendo dalla 1 Lettera a Timoteo 2,1-7.

“Al cospetto di Dio che dà vita a tutte le cose e di Gesù Cristo che ha dato la sua bella testimonianza davanti a Ponzio Pilato, ti scongiuro di conservare senza macchia e irreprensibile il comandamento, fino alla manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo, che al tempo stabilito sarà a noi rivelata dal beato e unico sovrano, il re dei regnanti e signore dei signori, il solo che possiede l’immortalità, che abita una luce inaccessibile; che nessuno fra gli uomini ha mai visto né può vedere. A lui onore e potenza per sempre. Amen”. ! Lettera a Timoteo 6,13-16.

La nostra stessa fede ci dice che è diverso il disegno avuto da Dio “in Principio” e ciò che è accaduto dopo il peccato originale. Il quale non è una favoletta per bambini insipienti. Ma un dato di fatto teologico, rispecchia – cioè – un aspetto della relazione tra Dio e l’uomo. Certo, i primi capitoli della Genesi appartengono ad un genere letterario diverso dalla cronaca cittadina attuale, ma ormai dovrebbe essere chiaro a tutti che questa differenza non toglie loro la caratteristica di verità teologica.

Pecorelle Smarrite: Le citazioni aiutano a capire che non ci dovrebbero esser dubbi sull’unicità di Dio e sul suo mediatore Gesù Cristo. E, se ci può sembrare scontato, ribadirlo oggi non è così ovvio!
Chiara anche la distinzione tra il disegno “in Principio” e dopo il peccato originale. Ma proprio il peccato originale porta l’uomo all’errore e a creare religioni e credenze errate. Ciò non toglie che queste siano opera umana ma, certamente, non siano volontà di Dio, giusto?

don Paolo sdb: Perfetto. In particolare, sarebbe da chiedersi quante volte e con che forza siano state denunciate le persecuzioni contro i cristiani: il 2018 è stato l’anno in assoluto – da Gesù Cristo in poi – con il numero maggiore di martiri cristiani. Dato sociologico che nessuno può discutere: la grandissima parte di questi martiri sono stati vittime di violenza di stampo islamico. E, guarda caso, con quali soldi viene pagata l’islamizzazione dell’Europa e la strage compiuta da questi assassini indottrinati?

Dal Christian Media Center. Custodia di Terra Santa. Simone Srugi, salesiano della Terra Santa, testimone di santità nella vita quotidiana

“Può venire qualcosa di buono da Nazareth?”, dice uno dei versetti biblici del vangelo di Giovanni. I fatti hanno dimostrato di sì. Il Messia era nazareno, la Sacra Famiglia visse in questa piccola città della Galilea…ma non solo! Poco più di 140 anni fa, nasceva a Nazareth un certo Simone Srugi! Cattolico di rito greco-melchita e maronita, fu battezzato e cresimato in questa cappella che era la sinagoga del tempo di Gesù, vicino alla Basilica dell’Annunciazione! Non lontano da lì, si trovano le rovine della casa in cui visse con la sua famiglia. Perse presto i genitori e a 11 anni fu portato a Betlemme, precisamente all’Orfanotrofio diretto da Padre Antonio Belloni, fondatore dei Fratelli della Santa Famiglia, opera che in seguito passò a far parte dei salesiani. Abbiamo visitato questo luogo, in cui, oltre a respirare l’atmosfera del carisma fondato da Don Bosco, abbiamo conosciuto particolari della storia di quest’uomo che visse la santità nel suo quotidiano. Don GIANNI CAPUTA, sdb Vice-postulatore Simone Srugi “Che cosa imparò qui? Soprattutto la devozione al Sacro Cuore, a San Giuseppe e alla Madonna, perché la Congregazione di Don Beloni era intitolata “I Fratelli della Santa Famiglia”. Ed era quello di cui aveva bisogno un giovane orfano molto sensibile, molto diligente, attento. Qui imparò 3 mestieri: il fornaio, il sarto e l’infermiere.” Tutti i giorni Srugi percorreva queste strade fino ad arrivare alla Grotta della Natività, dove, con gli altri orfani, pregava per i benefattori salesiani… E scoprì un grande tesoro! Don GIANNI CAPUTA, sdb Vice-postulatore Simone Srugi “Lì, naturalmente Simone fu preso da un grande amore per Gesù Bambino. Vederlo così piccolo, così umile gli ispirò certamente la sua spiritualità caratterizzata dalla grande umiltà, dalla grande semplicità e povertà. Se Dio si è fatto povero, così umile, sofferente, se ha affrontato l’esilio andando in Egitto, io devo imitarlo in queste sue virtù”. Don Gianni ci ha detto che Srugi si distinse subito per la sua pietà e bontà e che nel 1892 fu ammesso come aspirante salesiano nella scuola agricola di Beit Gamàl, l’antica campagna di Gamaliele. Visse in un contesto sociale complesso, segnato da guerre, povertà e malattie come la malaria…Un cammino tortuoso nel quale gli si presentò più di un’occasione di aiutare chi ne aveva bisogno. Don LORENZO SAGGIOTTO, sdb Direttore della Scuola Salesiana Gesù Adolescente – Nazareth “Il suo carisma salesiano è stato un carisma di servizio, prima nei confronti dei bambini e di ragazzi orfani e in un secondo momento nei confronti soprattutto dei poveri ammalati, che cercavano in lui veramente l’uomo di Dio che sapeva non solo consolare, dare una medicina ma soprattutto dare una parola di fiducia e di speranza”. Don GIANNI CAPUTA, sdb Vice-postulatore Simone Srugi “Nelle sue mani, diceva la gente, c’è la forza, la grazia di Dio, quindi, quando noi gli affidiamo i nostri malati, siamo sicuri che guariranno. E le azioni di questo “Buon Samaritano” dei tempi moderni non si rivolgevano solo ai cristiani! Don LORENZO SAGGIOTTO, sdb Direttore della Scuola Salesiana Gesù Adolescente – Nazareth “Ricordo molto bene un antico allievo di Betgamàl, un musulmano che, quando si parlava di lui, si metteva subito a piangere perché ricordava i momenti belli di quest’uomo che mostrava molta semplicità presentando indirettamente un’immagine di Dio e di Gesù attraverso la sua bontà e il suo servizio”. Morì nel 1943, ma la sua memoria rimase viva a tal punto che nel 1966 fu dichiarato Servo di Dio e a 50 anni dalla sua morte fu dichiarato Venerabile da Papa Giovanni Paolo II. Abbiamo potuto vedere oggetti appartenuti a lui come piccoli quaderni che conservano la sua accurata calligrafia e libri di preghiere e di meditazione in Arabo e in Italiano che rivelano tratti della sua spiritualità… L’aspettativa adesso è che sia elevato agli altari. Per questo, è necessaria la prova di un miracolo! Don LORENZO SAGGIOTTO, sdb Direttore della Scuola Salesiana Gesù Adolescente – Nazareth “Chiunque sente in sé di aver bisogno della sua presenza, della sua intercessione, lo invochi perché ha dato davvero tutto se stesso per gli altri e conseguentemente capisce le necessità e anche le preoccupazioni di tante persone che si trovino a vivere in povertà o in malattia”.

Fonte: https://cmc-terrasanta.org/it/media/terra-santa-news/16771/simone-srugi,-salesiano-della-terra-santa,-testimone-di-santit%C3%A0-nella-vita-quotidiana (con video di presentazione)

Dalla Nuova Bussola Quotidiana. Un gruppo interparlamentare per i cristiani perseguitati

Quarantuno membri di Camera e Senato di varia appartenenza politica (Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia, 5 Stelle, Gruppo Misto) hanno creato il gruppo interparlamentare per la “Tutela della libertà religiosa dei cristiani nel mondo”. Tra gli obiettivi, facilitare il ritorno in patria dei cristiani mediorientali e promuovere trattati bilaterali con i Paesi dove le persecuzioni sono più gravi.

Nasce il gruppo interparlamentare per la “Tutela della libertà religiosa dei cristiani nel mondo”. Quarantuno membri della Camera e del Senato di Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia, Cinque Stelle e del Gruppo Misto animeranno questa realtà, che si pone questi obiettivi: agevolare il ritorno dei cristiani del Medio Oriente nelle loro terre d’origine dopo la fuga dovuta alle guerre e al terrorismo islamista, il sostegno a progetti concreti per il radicamento di queste comunità e la loro convivenza pacifica con le altre  componenti etnico-religiose, la promozione della libertà di culto nei trattati bilaterali che vengono sottoscritti con quei Paesi in cui la comunità cristiana subisce gravi forme di discriminazione e persecuzione.

L’intergruppo è stato presentato ieri alla sala stampa della Cameradall’onorevole Andrea Delmastro  (capogruppo di Fratelli d’Italia in commissione Esteri), alla presenza di Fouad Abou Nader, presidente dell’organizzazione Nawraj che sostiene i cristiani del Libano, del giornalista Sebastiano Caputo, presidente della filiale italiana della fondazione SOS Cristiani d’Oriente, di Federica Celestini della Modavi Onlus e del giornalista Gian Micalessin, inviato di guerra e autore di Fratelli traditi. La tragedia dei cristiani in Siria.

Il gruppo nasce sotto buoni auspici visto che Delmastro ha annunciato che sta per essere istituito un fondo di due milioni di euro che andrà a finanziare i progetti di ricollocamento dei cristiani fuggiti dalle località del Medio Oriente martoriate da attentati e attacchi e da quelle che hanno conosciuto il dominio dello Stato Islamico. A tal proposito Delmastro ha ricordato le persecuzioni perpetrate dagli islamisti contro le comunità cristiane in Siria, Iraq (specie nella Piana di Ninive) ed Egitto e ha evidenziato che prima del diritto a essere accolti c’è quello a vivere in pace nella terra in cui si è nati. Per questo motivo, lo scopo di fondo di ogni iniziativa sarà quello di ricostruire la presenza cristiana nelle regioni del Medio Oriente.

Delmastro è poi tornato sui dati più eclatanti dell’ultimo rapporto di Aiuto alla Chiesa che Soffre: circa 300 milioni di cristiani che subiscono gravi o estreme violazioni della libertà religiosa in 38 Paesi del mondo; 15 mila fedeli attaccati durante funzioni religiose e 1.200 chiese distrutte nel 2018; circa il 61% della popolazione del mondo che vive in Stati in cui la libertà religiosa è colpita da forti restrizioni. In questa cornice il gruppo lavorerà anche per inserire il tema della libertà religiosa in tutti i trattati bilaterali, con particolare attenzione ai rapporti con Cina, Corea del Nord, Paesi arabi e in generale quelli a maggioranza musulmana. La questione sarà infine posta anche nell’ottica dell’allargamento dell’Ue a quei Paesi dei Balcani scossi dalle guerre etniche e interessati dal fondamentalismo islamico.

Vero motore dell’iniziativa dell’intergruppo è la filiale italiana di SOS Cristiani d’Oriente, associazione umanitaria nata in Francia nel 2013 in seguito alla presa di Maalula da parte di Al-Nusra (allora costola siriana di Al-Qaeda). L’aggressione al villaggio cristiano dove si parla ancora l’aramaico provocò un moto di solidarietà organizzato da un gruppo di ragazzi che, con il passare degli anni, si sono strutturati in una delle principali realtà di cooperazione e sviluppo in Siria e Libano. “Ci sono storie di convivenza e coabitazione tra cristiani e musulmani, non parlo di integrazione perché quello è un esercizio da intellettuali”, così Sebastiano Caputo ha descritto lo spirito con cui opera SOS Cristiani d’Oriente. “Per far radicare i cristiani in Medio Oriente non serve ghettizzarli, perché questo significherebbe renderli un target e farli indentificare come la quinta colonna delle politiche occidentali”, ha spiegato il giornalista illustrando una serie di progetti che mirano a riportare i cristiani al centro del tessuto sociale di alcune comunità libanesi e siriane. “Solo in questo modo possiamo fermare lo scontro di civiltà”, ha sottolineato ancora Caputo, secondo il quale costruire un dialogo senza complessi tra Oriente e Occidente è anche il mezzo migliore per riscoprire le radici spirituali e culturali dell’Europa, dal momento che il Medio Oriente ha conservato una tradizione non contaminata dalla modernità.

Su questa falsariga si è dipanato anche l’intervento di Nader, noto esponente della comunità cristiana maronita libanese ed ex combattente nel conflitto degli anni Ottanta che ha devastato il Paese dei cedri. Nader, con la sua organizzazione Nawray, è oggi impegnato nel dialogo religioso tramite interventi in villaggi in cui viene coltivata una pacifica convivenza tra i fedeli delle varie confessioni. “In tutto il Libano non c’è una sola comunità dove sciiti e sunniti riescano a convivere senza il contributo dei cristiani”, ha detto  Nader: “I cristiani sono il collante dalla società libanese. Solo dove è garantita la loro presenza gli altri gruppi musulmani riescono a dialogare”. Nader ha quindi ricordato che questo delicato mosaico è minacciato dalla difficile gestione di circa due milioni di profughi siriani arrivati a seguito della guerra, una popolazione per il 95% di religione sunnita che sta cambiando gli equilibri del Libano. Agevolare il ritorno dei siriani nel loro Paese diventa dunque fondamentale per la stabilità del Libano che ha sempre rappresentato l’unico esempio nel mondo arabo di democrazia e condivisione nella gestione del governo tra le diverse componenti etniche e religiose.

Anche Federica Celestini della Modavi Onlus, che opera con le comunità cattoliche in Terrasanta, ha parlato di quanto sia importante lavorare per salvaguardare la presenza dei cristiani nel Medio Oriente. La conferenza è stata arricchita dalla testimonianza di Micalessin che dagli anni Ottanta segue le vicende delle comunità cristiane mediorientali. “Nel 2013 mi sono trovato a raccontare il paradosso di un Occidente che difendeva gli amici di Al-Qaeda e tradiva i suoi fratelli cristiani” ha detto il giornalista rievocando l’attacco a Maalula. “Qualcuno pensa che i cristiani siano ospiti in Medio Oriente ma non è così”, ha proseguito: “Quelle terre sono state la culla del cristianesimo 700 anni prima dell’arrivo dell’islam. Questa è la religione che ha forgiato la nostra civiltà, abbiamo un debito con quelle popolazioni”.

Fonte:http://www.lanuovabq.it/it/un-gruppo-interparlamentare-per-i-cristiani-perseguitati

Autore: Marco Guerra


Ivano Liguori sui migranti e la chiesa

Migranti, all’attacco anche le suore

Ci sono tanti modi per fare bella figura, uno di questi è il silenzio.

Un bel tacer non fu mai scritto, questo verso, attribuito a Dante Alighieri ma in realtà di Iacopo Badoer, librettista e poeta italiano vissuto nel XVII sec., fotografa molto bene l’ennesima situazione imbarazzante occorsa alle religiose italiane in questi giorni.

L’Unione delle Superiori Maggiori d’Italia (U.S.M.I.), in un documento firmato da suor Azia Ciairano (vedi qui e qui), esprime solidarietà in favore dei migranti e biasimo verso i provvedimenti presi dall’attuale governo italiano:

«Constatiamo che le azioni politiche, in particolare il decreto sicurezza, non solo aggravano le situazioni di vulnerabilità di diversi gruppi etnici che vivono sui nostri territori, ma mettono in atto il disprezzo dell’altro con la violazione sistematica delle principali regole della tutela umanitaria. Così pure il dilagare di atteggiamenti violenti che si stanno diffondendo sempre più, segna con la rabbia e l’intolleranza le nostre relazioni umane, sociali e politiche».

«È in questo nostro tempo abbruttito da forme palesi di negazione dei diritti umani, rifiuto del diverso, odio, razzismo e volgarità, che Dio ci chiama ad “alzarci in piedi” per dare oggi “voce” e concretezza al dono della nostra vita, affinché la luce della Speranza e della Profezia continuino a risplendere nella storia dell’umanità»

Davanti a questo documento, da cattolico, da sacerdote e da religioso, mi vengono spontanee alcune domande.

Non bastava l’azzardato e fuori luogo ‘Vade Retro’ al Ministro dell’Interno, da parte della rivista – un tempo cattolica –  Famiglia Cristiana?

Non bastava stancare la pazienza di tanti lettori che dalle Paoline ancora devono sorbirsi, in bella mostra tra gli scaffali, i libri di James MartinEnzo BianchiVito Mancuso, e Don Gallo?

Non bastava la constatazione del calo vertiginoso delle vocazioni religiose femminili di vita attiva?

Evidentemente no.

Perché un organismo come l’U.S.M.I., sente l’esigenza di prendere una posizione così netta – in questo tempo e in questa maniera – , su questioni che sono abbastanza complicate e che non rappresentano certo una priorità per la vita religiosa femminile?

Queste proteste sono sempre animate dalla fraternità, dalla solidarietà e dall’umanità ma mai dall’intelligenza.

Quando nel 2009 Eluana Englaro moriva, con quale voce l’U.S.M.I., difendeva l’operato delle Suore Misericordine di Lecco e la loro battaglia contro l’eutanasia?

Dov’era l’U.S.M.I., quando nel 2017 le Suore dell’Immacolata di Santa Paolina Visintainer  di Trento, organizzavano sedute terapeutiche in stile New Age con l’ausilio di piramidi e armamentari vari, palesemente contrastanti il primo comandamento?

Dov’era l’U.S.M.I., quando nel 2018 alle scuole elementari in provincia di Bergamo, si insegnava a bambini di età compresa tra i 9 e 10 anni, la masturbazione, l’uso del preservativo, l’omosessualità, l’identità di genere e il sesso orale?

Dov’era l’U.S.M.I., nel 2018, davanti ai vari tentativi per salvare il piccolo Alfie Evans da morte certa, supportando la proposta del trasferimento all’ospedale Bambin Gesù di Roma?

Dov’era l’U.S.M.I., nel 2018 quando l’ingegnere Salvatore Pacilè ha chiesto l’intercessione del Pontefice affinché le suore Figlie di Maria ausiliatrice onorassero il pagamento di una parcella professionale di 800mila euro per il restauro della sede dell’Istituto femminile “San Giovanni Bosco delle Figlie di Maria Ausiliatrice”?

Dov’è l’U.S.M.I nel 2019, quando a NY per mano del governatore cattolico Andrew Cuomo, si approva l’infanticidio più abietto, facendo passare tutto per civiltà e salvaguardia dei diritti della donna?

La verità è una sola: l’U.S.M.I era ed è assente!

Questo è il vero segno profetico del perbenismo che si è infiltrato anche nella vita religiosa.

Perché le battaglie per i diritti, si devono combattere sempre, non solo quando si possono vincere con un largo margine o quando ci sono chiari ordini di scuderia.

Tutti gli uomini sono ugualmente sacri e amati da Dio, non si può stilare una hit parade.

Quanti poveri italiani cercano riparo dentro gli ospedali, le stazioni, le auto, i portici e i colonnati perché senza casa, abbandonati a un avverso destino?

Quanti anziani languiscono in strutture d’accoglienza, tra le proprie deiezioni perché soli e abbandonati dalla famiglia?

Vorremmo avere la gioia di poter vedere le consorelle dell’U.S.M.I., passare per le strade di Roma, Torino, Milano, Napoli alla ricerca dei poveri, sull’esempio delle Figlie della Carità del XVII sec.

Ci piacerebbe leggere dall’U.S.M.I., una circolare con la quale si chiede l’apertura delle case religiose – ormai vuote di vocazioni –, per accogliere i tanti papà di famiglia separati e cacciati di casa da altrettante donne che si sono fatte portavoce di diritti…i loro.

Care sorelle, sappiate che per essere veramente suore non basta essere donne, occorre essere madri.

E come ogni buona madre insegna, l’amore per i figli non ha preferenze, non si nutre di proclami ma agisce nel silenzio.

Il silenzio dei gesti.

Fonte:https://ivanoliguori.it/migranti-allattacco-anche-le-suore/