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E se Cristo avesse detto: “Sono venuto a portare un fuoco e come vorrei che fosse già acceso”?

Se n’è già occupata con dovizia di particolari e motivazioni La Nuova Bussola Quotidiana. Si tratta di un’intervista rilasciata dal cardinale arcivescovo di Bologna Mons. Matteo Zuppi al giornalista Michele Brambilla. Continua a leggere

Un’altra Amazzonia a fuoco: la chiesa cattolica italiana. Primo comandamento: non parlare del peccato ai bambini

I piccoli potrebbero spaventarsi, colpevolizzarsi, perdere la loro tanto decantata innocenza…

D’altra parte, già nel rito del battesimo (spesso invece disatteso o addirittura inventato dai parroci stessi) viene nominata una personcina – ridicola quanto si vuole, ma ugualmente malefica (= portatrice di male) – che si chiama satana. Certo, con la s minuscola, perché non potente quanto il buon Dio Padre di Gesù Cristo. E su quest’ultimo nulla da eccepire.

Ma perché saltare a piè pari l’esorcismo pre-battesimale e le rinunce a satana e a tutte le sue seduzioni? Troppo difficile da spiegare?

Se il prete rimane infinitamente intenerito dai bellissimi occhioni del battezzando e battezzanda, almeno ricordi ai genitori che esiste (anche quel giorno, magari proprio nella famiglia stessa o nella parrocchia) il male del mondo, da cui abbiamo il dovere di preservare (se fosse possibile), o almeno custodire e accompagnare il piccolo/a.

Ma non è finita. Ci sono anche i parroci super coraggiosi, che si rifiutano esplicitamente di parlare del male e del peccato anche all’età della prima confessione (A cosa servirà mai questo sacramento, tanto poi dopo nessuno si confessa più in parrocchia?). Magari le confessioni arrivano proprio durante i pellegrinaggi o attraverso i movimenti tanto osteggiati dal nostro parroco buonista.

Ed ops… 1 o 2 anni dopo, se i genitori si degnassero di controllare ed educare i figli all’uso dei telefonini e di internet, vi troverebbero le immagini e i video pornografici che girano già in prima media. Sì, ho proprio scritto controllare ed educare. Perché internet è come l’energia atomica: se sei saggio costruisci una centrale elettrica, se sei curioso, o arrabbiato, o offeso… una bomba atomica.

 

don Paolo Mojoli

Omelia di domenica 27 ottobre. Alcuni avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri

Dal Vangelo secondo Luca (18,9-14)

In quel tempo, Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri:
«Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano.
Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: “O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo”.
Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”.
Io vi dico: questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato».

Gesù racconta una parabola proprio rivolgendosi e accusando questi reali e concreti presuntuosi. Mi vengono in mente tutte la volte che io stesso giudico senza possibilità di scampo e di remissione i miei fratelli e sorelle, soprattutto quando azzanno le persone della mia stessa fede cristiana cattolica.

Ma nessun uomo o donna merita di essere giudicato da noi stessi uomini. Anche se preti, consacrati, consacrate. Anche se pieni di meriti e di opere buone (saranno poi veramente tali, se svolte in stile di esibizionismo e di superiorità?)

“Ti ringrazio perché non sono come gli altri”: che stortura di preghiera! In realtà, andrebbe poi esplicitata ad esempio in: “Ti rendo lode, o Dio, perché sono migliore, più bravo, più buono di tutti gli altri”. Quanta mancanza di verità. Quanto egocentrismo. Una religione totalmente deviata verso un suo scopo diciamo “economico”: “Io mi comporto bene e così mi conquisto il paradiso, la grazia di Dio, i sacramenti.”

E poi penso a quante famiglie, parrocchie, congregazioni religiose, diocesi che ancora oggi mietono vittime e si rovinano da sole con il coltello del giudizio, dell’ipocrisia. In fondo, c’è chi pensa (lui con i pochi amici del suo clan) di essere in serie A: tutti gli altri, fuori da quelli che si ritengono simpatici, prestanti, alla moda con il pensiero… giocano non più in là che in serie C.

“O Dio, abbi pietà di me peccatore”. Che bello riconoscersi bisognosi dell’intervento divino nella nostra vita. Non sono sensi di colpa sintomo di malattia nevrotica, ma atti d’amore. Sì, perché quando si ama, si diventa estremamente sensibili nei confronti dell’altro e dell’Altro. E, nonostante se ne siano combinate di tutti i colori, si ritorna sulla strada certamente migliori di prima.

Santa Madre Teresa di Calcutta una volta espresse una preghiera: “Se mai diventerò una santa, sarò di sicuro una santa dell’oscurità. Sarò continuamente assente dal Paradiso per accendere la luce a coloro che, sulla terra, vivono nell’oscurità.” Questa sì che è santità!

 

don Paolo Mojoli

Spunti di meditazione sul vangelo di domenica 10 marzo 2019

  • Il protagonista del brano di Luca di oggi non è (come potrebbe sembrare a tanti, leggendo superficialmente) il demonio, ma Gesù.
  • Gesù è ricolmo dello Spirito Santo e ha ricevuto solennemente la voce del Padre, con l’attestazione dello Spirito: “Questi è il mio Figlio, l’amato, ascoltatelo”.
  • Gesù viene tentato e supera la tentazione. Gesù viene tentato e ci insegna come superare le tentazioni: riferendosi alla completezza della volontà d’Amore di Dio Padre.
  • C’è in noi un rischio molto forte di scoraggiamento o, al contrario, di menefreghismo di fronte alla tentazione. E’ come se il nostro cuore fosse una stanza bellissima, dotata di una porta con la maniglia solo dal di dentro. Tentazione significa che qualcuno bussa, si fa sentire alla porta. Sarebbe semplicemente stolto aprire a tutti quelli che bussano alla porta del proprio cuore. Almeno chiediamo: “Chi sei?” Grazie alla preghiera quotidiana, ad una coscienza retta e che cresce di giorno in giorno, grazie all’aiuto costante del padre spirituale, diverremo capaci di distinguere i “porta a porta” diabolici dalla voce di Dio che desidera abitare in noi (“Ecco, io sto alla porta e busso… – Apocalisse).
  • Ma è diverso sentire una tentazione ed acconsentirvi nel peccato: questo deve essere detto chiarissimamente. Tentazione è “quando vedo quel ragazzo, vengono in me sentimenti di antipatia”. Peccato è: “Quando vedo quel ragazzo, lo riempio di insulti”.
  • E’ scomodo oggi parlare del diavoletto: qualche categoria di persone ci direbbe che toglie l’autostima o fa nascere dei deleteri sensi di colpa.
  • Ma il diavoletto esiste, eccome. Io lo chiamo con il diminutivo per prenderlo in giro (per me è il primo mezzo per sconfiggerlo). Non ignorandolo, ma irridendolo. Anche lui conosce la Bibbia a memoria, magari meglio di tanti cristiani e di tanti preti. Ma non ha accolto lo Spirito Santo di Dio. Va contro la volontà di Dio e vuole trascinarci nell’infelicità con lui.
  • Per chi fosse interessato ad una lettura tanto intelligente quanto ironica, veda le Lettere di Berlicche di Lewis.
  • Conclusione: non basta avere spesso la Bibbia in mano, andare in Chiesa, accogliere gli immigrati, dare un euro per mettersi a posto la coscienza per essere buoni cristiani (che poi, cosa significa? Tornare ad una cultura borghese?). E’ necessario invece mettersi in discussione ogni giorno, vivere nella vigilanza e nell’umiltà, lasciarsi aiutare, non costruirsi una religione cattolica “fai da te”, aderire invece con tutta la mente, l’anima, il cuore, la volontà… al delicatissimo, profondissimo ed efficacissimo progetto d’amore di Dio per noi.
  • Buona continuazione di Quaresima!