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Italia – Conclusa la Visita del Rettor Maggiore all’Italia Nord-Est

(ANS – Mestre) – Il Rettor Maggiore dei Salesiani, Don Ángel Fernández Artime, ha concluso ieri, lunedì 18 marzo, la sua visita all’Ispettoria salesiana “San Marco”, dell’Italia Nord-Est. Dopo la grande festa di domenica a Jesolo, ieri la giornata è stata dedicata all’incontro, presso la sede ispettoriale di Mestre, con il Consiglio dell’Ispettoria INE, e alla visita alla realtà salesiana di Mogliano Veneto.

di Francesca Bonotto

Se al mattino il raduno con don Igino Biffi, Ispettore, e il suo consiglio, è stato un momento importante per ascoltare le sfide dell’Ispettoria e per offrire la propria visione sulla vita della Congregazione a livello globale, il momento clou del pomeriggio si è vissuto presso l’Aula Magna dell’Istituto Salesiano “Astori” di Mogliano Veneto, con l’incontro rivolto ai laici delle case dell’Ispettoria del Nord-Est che ricoprono ruoli di responsabilità all’interno delle varie realtà salesiane.

“È stato bello vedere volti conosciuti emozionarsi e divertirsi alle parole del Rettor Maggiore, che con il suo carisma ha saputo dare preziosi consigli a tutti i presenti” hanno testimoniato i presenti. L’intervento del Rettor Maggiore ha costituito un approfondimento all’insegna della chiarezza, sulla situazione presente e sull’orientamento da prendere per il futuro.

Consapevolezza e amorevolezza: questi sono stati i due elementi imprescindibili, indicati da Don Á.F. Artime, per vivere la realtà salesiana oggi e per poterci operare, nel pieno dello spirito di Don Bosco.

L’incontro si è svolto nella modalità di dibattito con domande preparate da ogni realtà salesiana presente. Nell’incalzante verità delle risposte, si è notata la fervida passione di un uomo che crede fortemente nel potere dell’unione, nelle opere, tra laici e salesiani.

Concluso quest’appuntamento con i tradizionali saluti e molti selfie, il X Successore ha poi rilasciato un’intervista ai ragazzi della “Cube Radio” (microfono, Francesca Marchese; foto e video, Giacomo Mescalchin e Lorenzo Barutta), la Radio dell’Istituto Universitario Salesiano Venezia (IUSVE), e offerto risposte concrete e convincenti ad domande attuali e molto sentite tra i giovani d’oggi. Infine, si è recato presso la Comunità Proposta di Mogliano Veneto, una comunità salesiana che accoglie ragazzi in discernimento vocazionale e li accompagna nella ricerca della volontà di Dio e nel fare esperienza del carisma salesiano.

Si è così conclusa la Visita d’Animazione del Rettor Maggiore in INE: una “tre giorni” di impegni, promesse, risposte e tanto, tanto carisma salesiano.

Le foto della visita sono disponibili su ANSFlickr.

Italia – Il Rettor Maggiore anima la Festa dei Ragazzi e tutta l’Ispettoria dell’Italia Nord-Est

(ANS – Jesolo) – Il Rettor Maggiore dei Salesiani, Don Ángel Fernández Artime, ha trascorso il fine-settimana nell’Ispettoria Salesiana “San Marco”, dell’Italia-Nord Est. “Don Ángel, vieni e ricordaci, nel nome di Don Bosco, che abbiamo una missione, affidataci da Dio, urgente ed attuale da compiere: la salvezza delle anime” ha manifestato il Superiore INE, don Igino Biffi, in una lettera inviata al Rettor Maggiore e a tutti i suoi confratelli dell’Ispettoria in occasione della visita.

La visita del Rettor Maggiore è iniziata nella serata di venerdì 15 marzo con i vespri e la “buonanotte” salesiana con le comunità dell’Ispettoria, dell’Istituto Superiore Salesiano “San Marco”, dell’Istituto Universitario Salesiano di Mestre e Verona (IUSVE), e con la casa salesiana “Zatti”.

Al mattino di sabato 16 l’incontro è proseguito, sempre nei locali dell’Istituto “San Marco”, con l’assemblea con i salesiani di INE, tutti riuniti per ascoltare le impressioni e i consigli del Successore di Don Bosco. Il Rettor Maggiore si è soffermato sull’importanza della presenza dei salesiani per portare avanti la missione dell’opera nel mondo.

Dopo l’Eucarestia e il pranzo insieme, nel pomeriggio il Rettor Maggiore si è recato a Schio per incontrare i ragazzi e far visita alla comunità. Con i vespri e il pensiero della “buonanotte” ai ragazzi e agli animatori della “Festa dei Ragazzi” di Jesolo, si è conclusa la prima tappa della visita del Rettor Maggiore.

Al mattino di domenica Don Á.F. Artime ha proseguito la sua visita partecipando alla “Festa dei Ragazzi” edizione 2019, organizzata dall’equipe di Pastorale Giovanile INE.

Il Rettor Maggiore ha preso parte all’iniziativa con il carisma e lo spirito di condivisione che lo contraddistinguono. Ha raccontato ai ragazzi come incontrò i salesiani e ha offerto la sua testimonianza vocazionale. “Sono andato dai salesiani, mi sono sentito molto bene tra i ragazzi e così è continuata fino ad oggi… Ho sentito ‘una voce’? No. Però ho sperimentato tante cose belle che mi hanno fatto sentire che potevo essere felice a quel modo”.

Quindi ha lodato l’impegno dei ragazzi a sostegno delle missioni salesiani in Siria, Brasile ed Etiopia e ha osservato che in ogni Paese da lui visitato ha sempre visto, insieme alle sofferenze, i semi di speranza seminati dalla Famiglia Salesiana.

Ha poi raccontato la sua esperienza al Sinodo dei Vescovi sui Giovani e ha condiviso come, da una delle inchieste presentate, sia risultato che i giovani dei Paesi più poveri siano più felici di quelli dei Paesi europei. “È qualcosa su cui dobbiamo riflettere, è la verità detta dai giovani” ha commentato.

Infine, ha raccontato alcune delle sue esperienze nei viaggi in India e in Siria, prima di concludere con l’Eucarestia.

Nel pomeriggio, la seconda tappa della giornata l’ha visto impegnato con l’opera salesiana di Padova, all’Istituto Maria Ausiliatrice. La grande accoglienza e la presenza di molte persone hanno contribuito caratterizzare l’intervento del Rettor Maggiore anche in questa casa salesiana.

La giornata si è conclusa con una visita alla comunità delle Figlie di Maria Ausiliatrice, prima del rientro a Mestre.

Le foto della visita all’Ispettoria, che si conclude oggi, lunedì 18 marzo, sono disponibili su ANSFlickr.

Dal Christian Media Center. Custodia di Terra Santa. Simone Srugi, salesiano della Terra Santa, testimone di santità nella vita quotidiana

“Può venire qualcosa di buono da Nazareth?”, dice uno dei versetti biblici del vangelo di Giovanni. I fatti hanno dimostrato di sì. Il Messia era nazareno, la Sacra Famiglia visse in questa piccola città della Galilea…ma non solo! Poco più di 140 anni fa, nasceva a Nazareth un certo Simone Srugi! Cattolico di rito greco-melchita e maronita, fu battezzato e cresimato in questa cappella che era la sinagoga del tempo di Gesù, vicino alla Basilica dell’Annunciazione! Non lontano da lì, si trovano le rovine della casa in cui visse con la sua famiglia. Perse presto i genitori e a 11 anni fu portato a Betlemme, precisamente all’Orfanotrofio diretto da Padre Antonio Belloni, fondatore dei Fratelli della Santa Famiglia, opera che in seguito passò a far parte dei salesiani. Abbiamo visitato questo luogo, in cui, oltre a respirare l’atmosfera del carisma fondato da Don Bosco, abbiamo conosciuto particolari della storia di quest’uomo che visse la santità nel suo quotidiano. Don GIANNI CAPUTA, sdb Vice-postulatore Simone Srugi “Che cosa imparò qui? Soprattutto la devozione al Sacro Cuore, a San Giuseppe e alla Madonna, perché la Congregazione di Don Beloni era intitolata “I Fratelli della Santa Famiglia”. Ed era quello di cui aveva bisogno un giovane orfano molto sensibile, molto diligente, attento. Qui imparò 3 mestieri: il fornaio, il sarto e l’infermiere.” Tutti i giorni Srugi percorreva queste strade fino ad arrivare alla Grotta della Natività, dove, con gli altri orfani, pregava per i benefattori salesiani… E scoprì un grande tesoro! Don GIANNI CAPUTA, sdb Vice-postulatore Simone Srugi “Lì, naturalmente Simone fu preso da un grande amore per Gesù Bambino. Vederlo così piccolo, così umile gli ispirò certamente la sua spiritualità caratterizzata dalla grande umiltà, dalla grande semplicità e povertà. Se Dio si è fatto povero, così umile, sofferente, se ha affrontato l’esilio andando in Egitto, io devo imitarlo in queste sue virtù”. Don Gianni ci ha detto che Srugi si distinse subito per la sua pietà e bontà e che nel 1892 fu ammesso come aspirante salesiano nella scuola agricola di Beit Gamàl, l’antica campagna di Gamaliele. Visse in un contesto sociale complesso, segnato da guerre, povertà e malattie come la malaria…Un cammino tortuoso nel quale gli si presentò più di un’occasione di aiutare chi ne aveva bisogno. Don LORENZO SAGGIOTTO, sdb Direttore della Scuola Salesiana Gesù Adolescente – Nazareth “Il suo carisma salesiano è stato un carisma di servizio, prima nei confronti dei bambini e di ragazzi orfani e in un secondo momento nei confronti soprattutto dei poveri ammalati, che cercavano in lui veramente l’uomo di Dio che sapeva non solo consolare, dare una medicina ma soprattutto dare una parola di fiducia e di speranza”. Don GIANNI CAPUTA, sdb Vice-postulatore Simone Srugi “Nelle sue mani, diceva la gente, c’è la forza, la grazia di Dio, quindi, quando noi gli affidiamo i nostri malati, siamo sicuri che guariranno. E le azioni di questo “Buon Samaritano” dei tempi moderni non si rivolgevano solo ai cristiani! Don LORENZO SAGGIOTTO, sdb Direttore della Scuola Salesiana Gesù Adolescente – Nazareth “Ricordo molto bene un antico allievo di Betgamàl, un musulmano che, quando si parlava di lui, si metteva subito a piangere perché ricordava i momenti belli di quest’uomo che mostrava molta semplicità presentando indirettamente un’immagine di Dio e di Gesù attraverso la sua bontà e il suo servizio”. Morì nel 1943, ma la sua memoria rimase viva a tal punto che nel 1966 fu dichiarato Servo di Dio e a 50 anni dalla sua morte fu dichiarato Venerabile da Papa Giovanni Paolo II. Abbiamo potuto vedere oggetti appartenuti a lui come piccoli quaderni che conservano la sua accurata calligrafia e libri di preghiere e di meditazione in Arabo e in Italiano che rivelano tratti della sua spiritualità… L’aspettativa adesso è che sia elevato agli altari. Per questo, è necessaria la prova di un miracolo! Don LORENZO SAGGIOTTO, sdb Direttore della Scuola Salesiana Gesù Adolescente – Nazareth “Chiunque sente in sé di aver bisogno della sua presenza, della sua intercessione, lo invochi perché ha dato davvero tutto se stesso per gli altri e conseguentemente capisce le necessità e anche le preoccupazioni di tante persone che si trovino a vivere in povertà o in malattia”.

Fonte: https://cmc-terrasanta.org/it/media/terra-santa-news/16771/simone-srugi,-salesiano-della-terra-santa,-testimone-di-santit%C3%A0-nella-vita-quotidiana (con video di presentazione)

Ottimismo di Dio e sistema preventivo salesiano: possibile ancora nel 2019?

Atteggiamento teologico preventivo e ottimista

in san Francesco di Sales e don Bosco.

Possibile e credibile oggi?T

Dalla Chiesa cattolica del 2019, profondamente lacerata…

  • tra il “si è sempre fatto così” e una misericordia che non riconosce il peccato;
  • tra il “faccio tutto quello che mi pare e piace” e il “devi comportarti in un certo modo” non motivato o non capace di rispondere alle problematiche di oggi;
  • tra la morale solo imparata a memoria e il “mi comporto come mi fa più comodo”;
  • tra chi vede il peccato in ogni azione e chi parla solo di fragilità, non di colpe personali, ma piuttosto di realtà già decise dalla cultura, dalla storia personale …
  • tra dialogo con le altre confessioni religiose e le esagerazioni nel dialogo con le altre chiese (vedi Eucaristia ridotta a pane benedetto con poter “concelebrare” con fratelli delle chiese riformate);
  • tra accoglienza di tutti, anche con religioni violente e non rispettose, e la paura o il rifiuto o l’egoismo del proprio piccolo giardino;
  • tra le esortazioni ad una Chiesa “in uscita verso i poveri, i lontani…” e centinaia di migliaia di martiri cristiani da parte dell’islam.
  • Ad esempio: “desidero che celebri tu il nostro matrimonio, perché il mio parroco è troppo attaccato al dogma, non è d’accordo con la nostra convivenza”
  • … alla riscoperta dell’autentica teologia di comunione.

Non possiamo accontentarci della mediocrità delle chiacchiere da giornali quotidiani, trasmissioni televisive a caccia di audience… ma è necessario che torniamo a Gesù Cristo – vero Dio e vero uomo – e a Colei e coloro che meglio di tutti hanno incarnato il Suo Spirito: i santi.

Un dialogo tra santi di epoche, culture, formazioni diverse – pur accomunati nella denominazione di un unico carisma – ha bisogno di essere fondato primariamente in modo teologico.

Anzitutto riferendosi alla Trinità, unità di persone diverse, che condividono un’unica natura: intendere il cristianesimo già dal principio intimamente dialogico e non intimistico o individualistico.

A riguardo delle ricadute mariane ed inscindibilmente ecclesiologiche di questa inesauribile fonte e di tale criterio trinitario, si può affermare anzitutto che ciascun essere umano, ogni santo, può vedere in Maria, in collaborazione nella Chiesa, un principio di pienezza accessibile a tutti. Assieme al grande teologo contemporaneo don Giorgio Gozzelino sdb,[1] proviamo a recepire una formulazione del principio di eminenza nella comunanza, come espressione dell’ecclesiologia di comunione proposta dal Concilio Ecumenico Vaticano II.[2]

Proponiamo di procedere offrendo:

1. Una formula riassuntiva.

2. La realizzazione eminente in Maria Santissima.

3. Una possibilità di applicazione a san Francesco di Sales;

4. ed infine un’ipotesi teologica riguardante don Bosco.

1. Nella Chiesa tutti hanno tutto, ma ciascuno possiede i suoi valori a modo proprio; e per ogni valore esiste un apice (singola persona  o  gruppo)  che  invera  quel  valore  in  forma  eminente, a beneficio di tutti.

2.  Se nella chiesa tutti posseggono  i  contenuti  sostanziali  delle  proprietà  di  Maria,  ognuno  li realizza  a  modo  proprio;  ed  esiste  un  vertice,  precisamente  lei,  che  attua  quelle  proprietà  nella modalità di una pienezza che arreca vantaggio a tutti.

Ci azzardiamo ora in due personali applicazioni:

3.  Nella  Chiesa  tutti  hanno  tutto,  ma  ciascuno  possiede  i  suoi  valori  (in  particolare  la  carità pastorale, episcopale e paterna) a modo proprio; e per questa Carità esiste un apice (san Francesco di Sales, Dottore della Carità) che invera la Carità in forma eminente, a beneficio di tutti.

4. Nella Chiesa tutti hanno tutto, ma ciascuno possiede i suoi valori (in particolare la paternità, l’amorevolezza e la capacità di scorgere il bene in ogni giovane) a modo proprio; e per la sapienza educativa esiste un apice (san Giovanni Bosco, Padre, Maestro e Amico della gioventù) che invera la  carità  educativa  in  forma  eminente,  a  beneficio  di  tutti,  specialmente  i  giovani  poveri  e abbandonati.

Nel flusso incessante della medesima Trinità, sotto lo sguardo di Maria e nella sua pienezza di doni, a vantaggio della Chiesa intera, possiamo ora affrescare alcuni tratti del carisma salesiano, che ha indubbiamente la sua  fonte  in  Dio,  si  è  manifestato  all’interno  della  storia  nel  dialogo tra S. Francesco di Sales e S. Giovanna de Chantal; ha prodotto e goduto di un rigoglio tutto speciale – pur nella continuità – con S. Giovanni Bosco.

  • San Francesco di Sales ottimista in Dio

Di fronte alle guerre di religione; posizioni anche all’interno del cattolicesimo non equilibrate a riguardo dell’escatologia e della predestinazione; metodi militaristi di evangelizzazione …

  1. vocazione universale alla santità
    1. pazienza verso noi stessi, principio di vera accoglienza dell’altro e di crescita nello Spirito [p. 13] di San Giovanni Bosco discepolo e interprete di san Francesco di Sales
    2. Sino a cantare la vita, anche e nonostante la nostra sordità (aridità, apparente inutilità…)
  • Don Bosco, consapevole dei pericoli del suo tempo, incarna l’amore preventivo di Dio

Conoscendo gli interlocutori del liberalismo, anticlericalismo, massoneria…

  1. prevenire e non reprimere [p. 28] San Giovanni Bosco discepolo e interprete di san Francesco di Sales
    1. ottimismo pedagogico [pp. 30-31] San Giovanni Bosco discepolo e interprete di san Francesco di Sales
    2. educatori “padri, maestri e amici” dei giovani
    3. ambiente educativo accogliente, familiare, gioioso
    4. Eucaristia e Confessione
  • Come essere preventivi e ottimisti oggi?
    • possibile riscoprire la vocazione universale alla santità in comunità e con i giovani?
    • in che modo dimostrare pazienza senza arrendevolezza?
    • lo scoraggiamento come una delle malattie più pericolose negli operatori pastorali. E noi?
    • incontrando storie di ragazzi già segnati dal vero e proprio peccato familiare e personale (divisioni e guerre tra padri e madri, tutto ciò che riguarda la sessualità e l’affettività) … è concretamente possibile ancora prevenire o siamo obbligati solo a correre ai ripari alla meno peggio?
    • Amorevolezza salesiana e fermezza negli interventi del Papa e del Rettor Maggiore (vedi abusi).
    • formazione dei laici allo scopo di un ambiente interamente pedagogico. Nella concretezza di oggi?
    • dal formalismo dell’Eucaristia e della Confessione ad una scoperta più profonda. Attraverso quali strade?

Don Paolo Mojoli sdb


[1] Cf. G. Gozzelino, Ecco tua madre! Breve saggio di mariologia sistematica, Elledici, Leumann (To) 1998, pp. 115-118; ID., Il mistero  dell’uomo  in  Cristo.  Saggio  di  protologia,  Elledici,  Leumann  (To)  1991.  Troviamo  anche  un  prezioso approfondimento riguardante questo stesso principio direttivo dell’ecclesiologia di comunione riferito alla vita consacrata in ID., Seguono Cristo più da vicino. Lineamenti di teologia della vita consacrata, Elledici, Leumann (To) 1997, pp. 24-25.123; a riguardo del ministero ordinato troviamo valide proposte e concretizzazioni in  ID., Nel nome del Signore. Teologia del ministero ordinato, Elledici, Leumann (To) 1992, pp. 52-54.

[2] Vengono in particolare studiati i contenuti e la stessa strutturazione di Concilio Ecumenico Vaticano II, Costituzione dogmatica sulla Chiesa Lumen gentium: AAS 57 (1965), pp. 5-67.

Dal Bollettino Salesiano. Le cose di don Bosco. L’orologio

Tic, tac, tic, tac, tac… non lo saprò mai se ho usato la mia vita per segnare il tempo con la precisione di un orologio svizzero o se i miei ingranaggi hanno solo scandito il battito del cuore di questo giovane prete. 
L’ho conosciuto il giorno della sua ordinazione. Sono stato il regalo più prezioso. Ero un magnifico orologio da tasca di quel tempo: buona cassa d’acciaio e robusta catena. Quello stesso giorno, mi ha messo nella tasca interna della sua tonaca, appena sopra il cuore. 
Così ho vissuto tutte le sue ore e tutta la sua vita. 
Tic, tac, tic, tac, tac… Con lui, ogni istante era considerato un dono di Dio. 
Il mio ritmo era regolare, inesorabile. Così lui era sempre di fretta, per inventare mille cose nuove per quei ragazzi che, nonostante la loro giovane età, già conoscevano il dolore e l’asprezza della vita. 
Tic, tac, tic, tac, tac… Quando lo sentivo parlare con gente seria e grave, sapevo che presto sarei stato pescato dalla tasca per mostrargli l’ora. Ma quando era con i giovani si dimenticava di me. Più di una volta, nel bel mezzo del gioco, si metteva a correre. Approfittavo della foga della corsa per saltellare fuori dalla tasca, legato alla mia catena, e dare un’occhiata furtiva a quell’arcobaleno di gioia che era la vita dell’Oratorio. 
Tic, tac, tic, tac, tac… Sono stato il testimone di un giorno terribile della sua vita. Era estate. Il calore era spossante. Da settimane mi ero accorto che il suo battito cardiaco era irregolare. Improvvisamente si accasciò sul pavimento. Lo misero a letto e chiamarono il medico. Il suo battito cardiaco era sempre più irregolare e flebile. 
Tic, tac, tic, tac, tac… So bene quanto sia importante un ritmo forte e costante per la vita. Quando vidi il dottore scuotere mestamente il capo, i preti con l’olio santo e le lacrime di sua madre temetti il peggio. L’Oratorio fu avvolto da una spessa nebbia di angoscia. Le lancette della gioia si erano fermate. I ragazzi cominciarono a pregare di giorno e di notte. 
Tic, tac, tic, tac, tac… Ma alcune settimane dopo il cuore di don Bosco riprese il ritmo giusto. E io con lui. Guarì e tornò in mezzo ai suoi ragazzi. Fu allora, che fece una promessa solenne: “Ogni minuto della mia vita sarà per i giovani”. 
Io sono un testimone silenzioso della promessa mantenuta. 
Ho avuto l’onore di segnare ogni minuto di una vita dedicata ai giovani.

LA STORIA
Luglio 1846. Don Bosco cade esausto, prostrato dall’enorme cumulo di lavoro. Una violenta malattia lo riduce in fin di vita. I suoi ragazzi dell’Oratorio pregano e digiunano, a turno, ventiquattr’ore su ventiquattro. Quando don Bosco torna guarito lo portano in trionfo, immensamente felici. Don Bosco dice semplicemente: “Sono persuaso che Dio mi ha ridato la vita grazie alle vostre preghiere, perciò la spenderò tutta per voi”.


Rubrica apparsa sul Bollettino Salesiano dal 2011…

Fonte: http://www.donbosco-torino.it/ita/Cose-di-Don-Bosco/2011/01-Orologio.html

Autore:Josè J. GOMEZ PALACIOS sdb

Da don Paolo Baldisserotto sdb. “Semplicemente Ugo”

Sono passati 50 anni da quando abbiamo conosciuto don Ugo De Censi, precisamente nella primavera del ’69. Uso il plurale perché i miei compagni del liceo “San Tommaso d’Aquino” lo conoscevano già e sotto la loro spinta lo abbiamo voluto come  animatore dei nostri esercizi spirituali a Brescia.

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