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Gianfranco Vanzini. Il lavoro femminile e la conciliazione fra lavoro in casa e fuori casa

Agosto 2002. Pochi giorni prima di lasciare il mio incarico di Direttore Generale presso una importante azienda di abbigliamento, oltre  1.000 dipendenti di cui due terzi donne, una giovane madre, al momento dei saluti, mi ha inviato una e-mail che fra le altre cose diceva:” ………la ringrazio enormemente per quello che ha fatto per noi donne e soprattutto noi mamme,  per averci dato la possibilità di continuare a sentirci realizzate come persone che lavorano e che operano all’interno della società  e che, allo stesso tempo, si prendono cura dei propri figli e della propria famiglia…………….” 

Era una mamma che lavorava con un contratto di lavoro “ part-time.”

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Andrea Torquato Giovanoli. “Cose che una donna. Prontuario di femminismo medievale”

Ci sono uomini che a dispetto di grandi impegni lavorativi e famigliari sfornano un libro dietro l’altro, e magari hanno pure la ventura di riuscire interessanti: qualcuno li chiama scrittori. Il garbo e la tagliente ironia dell’orafo milanese si riversano stavolta sulla parte rosa del mondo. (di Claudia Cirami)

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Da Costanza Miriano. “Quale aiuto senza verità?”

Quindi alla fine la diocesi di Torino è andata avanti, e dopo avere rimandato ha infine tenuto davvero il corso per “insegnare la fedeltà alle persone dello stesso sesso”. 
Il Catechismo della Chiesa Cattolica però continua ad annunciare che gli atti omosessuali sono intrinsecamente disordinati, quindi non vedo come una diocesi della Chiesa Cattolica possa permettere che si insegni la fedeltà a un disordine. Come si può insegnare a rimanere in qualcosa che ferisce l’uomo nella sua più profonda identità, come si può aiutare qualcuno a rimanere nel peccato, che vuol dire “sbagliare mira”? E’ come se una mamma che vede suo figlio che si fa del male lo aiutasse a rimanerci sempre più dentro.

E’ legittimo (e anche molto comune) pensarla diversamente, ma non è legittimo insegnare diversamente a nome della Chiesa Cattolica, perché la Chiesa ha duemila anni di storia, si fonda sul sangue dei martiri, consegna un sapere che non è di nessuno se non di Cristo, e nessuno lo può modificare a suo piacimento.
Si può sempre fondare un’altra chiesa, ma non si può fare quello che si vuole della nostra.

Ovviamente l’obiezione più comune, che alcuni fanno persino in buona fede (non chi dovrebbe conoscere la nostra fede, come per esempio padre Martin e molti altri), è che la Chiesa come madre deve amare tutti i suoi figli, inclusi quelli che hanno attrazione verso lo stesso sesso. Ma la Chiesa, proprio perché ama, vuole che ogni uomo realizzi il disegno di Dio, perché sa che solo così potrà essere pienamente felice. Ecco cosa tuttora insegna la Chiesa, nonostante i tentativi di cambiare la dottrina attraverso la pastorale:

“Il cap. 3 della Genesi mostra come questa verità sulla persona umana quale immagine di Dio sia stata oscurata dal peccato originale. Ne segue inevitabilmente una perdita della consapevolezza del carattere di alleanza, proprio dell’unione che le persone umane avevano con Dio e fra di loro. Benché il corpo umano conservi ancora il suo « significato sponsale », ora questo è oscurato dal peccato. Così il deterioramento dovuto al peccato continua a svilupparsi nella storia degli uomini di Sodoma (cf. Gen 19, 1-11). Non vi può essere dubbio sul giudizio morale ivi espresso contro le relazioni omosessuali. In Levitico 18, 22 e 20, 13, quando vengono indicate le condizioni necessarie per appartenere al popolo eletto, l’Autore esclude dal popolo di Dio coloro che hanno un comportamento omosessuale.

Sullo sfondo di questa legislazione teocratica, San Paolo sviluppa una prospettiva escatologica, all’interno della quale egli ripropone la stessa dottrina, elencando tra coloro che non entreranno nel regno di Dio anche chi agisce da omosessuale (cf. 1 Cor 6, 9)”

Dunque un sacerdote della Chiesa cattolica non può fare, in un convento, a nome dell’autorità di cui è rappresentante, un corso per insegnare a essere fedeli a qualcosa che non permette di entrare nel regno dei cieli secondo la stessa Chiesa che gli dà l’autorità di parlare.

Se invece diciamo che ci può essere una gradualità nell’avvicinarsi al compimento del disegno di Dio su di noi, questo è sicuramente vero, e lo è per tutti noi che combattiamo contro peccati sicuramente gravi, alcuni più, alcuni meno di quelli, ma non importa. Il punto è la chiarezza della Verità, è proporre una meta chiara. Se l’obiettivo è la castità per le persone che provano attrazione verso lo stesso sesso – su questo la Chiesa non deve contraddire se stessa – posso comprendere che nel cammino verso il bene avere una relazione stabile sia un piccolo pezzetto più avanti che averne diverse contemporaneamente, cioè una vita sessuale promiscua. Se dunque la fedeltà viene intesa come momento di passaggio verso la castità, non so, forse può avere un senso. Ma si tratta di percorsi individuali da proporre in confessionale, con discernimento e la massima attenzione, caso per caso, e soprattutto mai e poi mai proponendo un rapporto omosessuale, neppure fedele, come un bene.

Quello che è drammatico è invece il fatto che sia proprio la Diocesi stessa a proporre un cammino, in modo ufficiale. Nella migliore e più benevola delle ipotesi si tratta di un grave errore pastorale che produce confusione. Nella peggiore invece si tratta di un tentativo di cambiare la dottrina, svuotandola dal di dentro, proponendo quella omosessuale come una delle varianti della sessualità umana, cosa che Sua Eccellenza Monsignor Cesare Nosiglia dovrebbe sconfessare pubblicamente.

Comunicato stampa dal Congresso Mondiale delle Famiglie

Toni Brandi e Jacopo Coghe, organizzatori del Congresso Mondiale delle Famiglie, pubblicano un comunicato stampa in cui affermano: «Sentire che, dopo tante polemiche, per Matteo Salvini, “impresentabili sono coloro che sostengono l’utero in affitto”, ci stimola ulteriormente ad andare avanti. E poi sentire ancora il vicepresidente del Consiglio ribadire una verità ovvia, che il bambino ha bisogno di una madre e di un padre, ci rassicura e ci trova perfettamente in sintonia».

«Abbiamo molto apprezzato anche l’intervento del Ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti, che alla fine del 2018, ha approvato il consenso informato da parte dei genitori nella scelta delle attività didattiche extracurricolari dei figli» per tentare di arginare il diffondersi di corsi sul gender a danno dei minori.

Certamente chi è intervenuto ha detto cose apprezzabili, ma rimangono non condivisibili le posizioni pro aborto di Meloni e Salvini espresse prima del Congresso.

https://www.notizieprovita.it/economia-e-vita/xiii-wcf-verona-gli-organizzatori-oggi-la-rivincita-contro-le-intimidazioni-mediatiche-siamo-la-maggioranza-non-piu-silenziosa/

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana

C’è una donna adultera? E l’adultero dov’è?

Dal Vangelo secondo Giovanni (8,1-11)

In quel tempo, Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro. 
Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo. 
Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani. 
Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più». 

Parola del Signore

  • “tutto il popolo andava da lui” Dov’è la memoria di questo stesso popolo che condannerà Gesù a morte?
  • “questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio” Manca l’uomo adultero nella scena!
  • “per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo” Noi, per quali motivi ci avviciniamo alle persone?
  • “Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra” Gesto profetico? Segno simile a quello dei bambini che giocano con la terra?
  • “si alzò”: Risorse. Mentre da seduto era nel gesto del Maestro; ora si mostra come Signore del cielo e della terra.
  • «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei» Fin troppo facile strumentalizzare questa frase, se isolata da tutto il contesto: ogni peccato, follia e atto di terrore sarebbe ammesso. Ma non è così. Gesù afferma l’unico criterio di autentico giudizio: l’amore, la croce e la risurrezione del Dio Vivente.
  • “se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani” La tradizione sottolinea il motivo della fretta dei più attempati: avevano accumulato un numero maggiore di peccati.
  • “Lo lasciarono solo” Nei racconti dei vangeli capita numerose volte a Gesù di rimanere da solo. E se invocasse proprio la mia, la tua presenza che lo accompagni anche in questi momenti?
  • «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più» L’amore e la gratuità di Gesù non è ingenuità, ma trasformazione di vita per chi ascolta con cuore sincero
  • La controprova dell’episodio e del perdono. Maria, unica creatura senza peccato, certamente non avrebbe gettato il sasso, ma probabilmente avrebbe aiutato la donna nel suo cammino di conversione. Tra donne si può creare una bellissima sintonia nel bene. Ed essere santi e immacolati non significa evitare di sporcarsi con la terra bagnata dalle lacrime di vergogna.

Da Vaticannews. Papa: dare spazio al genio femminile nella Chiesa che è madre

Il Papa a braccio dopo la relazione pomeridiana di Linda Ghisoni all’incontro sulla Protezione dei Minori in corso in Vaticano: non si tratta di dare più funzioni alla donna nella Chiesa ma di integrare la donna come figura della Chiesa nel nostro pensiero.

Dopo la relazione di Linda Ghisoni, sotto-segretario per la sezione per i fedeli laici del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, all’incontro in corso in Vaticano su “La Protezione dei Minori”, Francesco ha preso la parola per rimarcare a braccio un concetto a lui caro: l’importanza della donna nella Chiesa, che è sposa e madre di tutti i suoi figli.

Ascoltando la dottoressa Ghisoni ho sentito la Chiesa parlare di se stessa. Cioè tutti noi abbiamo parlato sulla Chiesa. In tutti gli interventi. Ma questa volta era la Chiesa stessa che parlava. Non è solo una questione di stile: il genio femminile che si rispecchia nella Chiesa, che è donna.

La donna immagine della Chiesa

Quindi il Pontefice ha voluto spiegare il passo necessario che deve essere compiuto prima ancora nel pensiero e nella mentalità comune, più che nei fatti. Chiedere ad una donna di intervenire su un tema così complesso come quello degli abusi, ha sottolineato, non è soltanto una pratica di “femminismo ecclesiastico”, piuttosto è invitare la Chiesa stessa a parlare di sé e delle sue ferite.

Invitare a parlare una donna non è entrare nella modalità di un femminismo ecclesiastico, perché alla fine ogni femminismo finisce con l’essere un ‘machismo’ con la gonna. No. Invitare a parlare una donna sulle ferite della Chiesa è invitare la Chiesa a parlare su sé stessa, sulle ferite che ha. E questo credo che sia il passo che noi dobbiamo fare con molta forza: la donna è l’immagine della Chiesa che è donna, è sposa, è madre. Uno stile. Senza questo stile parleremmo del popolo di Dio ma come organizzazione, forse sindacale, ma non come famiglia partorita dalla madre Chiesa.

Ripensare  la Chiesa con le categorie della donna

Entrare nel mistero femminile della Chiesa, stando alle parole di Francesco, vuol dire comprendere a pieno la dimensione della vita, essere partecipi di ciò che accade appunto quando una madre dà alla luce un figlio. Perciò non si tratta soltanto di mettere le donne nei ruoli chiave della Chiesa, quanto di ripensare la Chiesa con le categorie e lo stile della donna.

Non si tratta di dare più funzioni alla donna nella Chiesa – sì, questo è buono, ma così non si risolve il problema – si tratta di integrare la donna come figura della Chiesa nel nostro pensiero. E pensare anche la Chiesa con le categorie di una donna. 

Fonte:https://www.vaticannews.va/it/papa/news/2019-02/papa-incontro-protezione-minori-abusi-donna-vatiab.html

Autore: Cecilia Seppia

Da La Nuova Bussola Quotidiana. No al concordato della Fratellanza musulmana

Dopo la visita del Papa ad Abu Dhabi ecco immediatamente i tentativi di approfittarne: l’Associazione Nazionale Musulmani italiani (ANMI) ha presentato a Nardò una proposta di concordato Stato-islam che presenta punti critici su poligamia e moschee clandestine. Inconciliabile con il nostro diritto.

La storica visita di Papa Francesco ad Abu Dhabi ha certamente lasciato il segno, ma guai a non diffidare delle imitazioni. A Lecce, Nardò per la precisione, la febbre dell’interreligiosità deve essere particolarmente alta. Tanto che, in un chiostro di carmelitani, ha avuto luogo un evento alquanto singolare: la presentazione di un’idea di concordato tra Stato italiano e islam, su iniziativa di musulmani italiani convertiti, riuniti nell’autoproclamatasi Associazione Nazionale Musulmani Italiani (ANMI), e con la benedizione del sindaco della località pugliese. 

La presentazione di questo presunto concordato necessita di alcune considerazioni di merito e di metodo.

La prima riguarda la questione della poligamia. I musulmani in Italia, per nascita o convertiti come gli esponenti della suddetta associazione, devono comprendere che non gli è dato “rinunciare alla poligamia”, come se fosse un beau geste per andare incontro allo Stato italiano nella sua laicità. La poligamia è infatti già proibita dalla Costituzione all’articolo 3, dove si stabilisce l’uguaglianza donna-uomo, di per sé l’antitesi della poligamia, che si fonda invece sulla sottomissione della componente femminile. Pertanto, la poligamia in Italia è del tutto illegale a prescindere e non può configurarsi alcuna “rinuncia” nei suoi confronti. 

Poi le moschee abusive, che i proponenti del presunto concordato offrono disponibilità a chiudere. Da un lato, è questa l’ammissione dell’esistenza in territorio italiano, da nord a sud, di luoghi di culto non autorizzati, illegali, e molto spesso utilizzati come centri d’indottrinamento e reclutamento da parte d’improvvissati imam e attivisti legati alla Fratellanza Musulmana. 
Dall’altro, va osservato che è lo Stato a dover decidere di procedere alla chiusura di questi centri e nessun altro. Che poi lo Stato italiano continui a non prendere iniziative in tal senso è un grave problema che si trascina anche con l’attuale “governo del cambiamento”.

Nella proposta dell’associazione di convertiti italiani, naturalmente, non si parla della questione del velo, neppure in riferimento all’approvazione di una legge che vieti l’uso del velo che copre il volto in pubblico. L’islam “italiano” opera dunque la grande rinuncia alla poligamia, ma la donna deve restare velata e sottomessa. Su questo punto, sarebbe interessante sentire l’opinione del sindaco di Nardò, oltre che dei carmelitani. 

In ogni caso, l’ambizione di mettersi alla guida dell’islam in Italia manifestata dall’associazione, “pur sempre col sostegno dei musulmani di origine straniera”, rischia di restare perennemente frustrata. La leadership si conquista con il voto e non risulta che l’associazione sia mai stata eletta a rappresentare le varie associazioni islamiche presenti in Italia, neppure da quelle i cui membri sono per lo più italiani d’origine.

Per ottenere visibilità, l’ANMI si è condannata all’isolamento proprio all’interno della comunità che dice di voler rappresentare. Perché non condividono la loro proposta con le altre associazioni? O non indicono un referendum nel quale la proposta possa essere giudicata dalle altre associazioni e quindi respinta o adottata dall’insieme della comunità islamica? 

Inoltre, l’ANMI sembra voler avanzare l’idea di una netta differenziazione tra musulmani convertiti italiani e non. Ciò comporta il rischio di esacerbare la frammentazione già esistente in seno alla comunità islamica, offrendo ai gruppi e alle correnti espressione della Fratellanza Musulmana un pretesto per irrigidire ulteriormente le proprie posizioni in senso esclusivista e identitario.  

Per combattere la radicalizzazione e l’agenda islamista della Fratellanza Musulmana e degli stati che la sponsorizzano, ovvero il Qatar degli emiri Al Thani e la Turchia di Erdogan, è necessario che il discrimine venga effettuato in base alle idee, ai programmi e al tipo di visione dell’islam e non alla nazionalità o appartenenza etnica.
Da questo punto di vista, la proposta dell’ANMI non sembra discostarsi da quella della Fratellanza Musulmana, peraltro già veicolata da gruppi che comprendono italiani convertitisi alla versione più fondamentalista dell’islam. L’ovvietà della chiusura delle moschee e la malposta “rinuncia” alla poligamia non bastano: servono gesti concreti che attestino la contrarietà dell’ANMI rispetto alla Fratellanza Musulmana e sarebbero inoltre opportuni chiarimenti circa le sue fonti di finanziamento.

È infatti sempre in agguato il pericolo della dissimulazione, della “taqiyya” tanto cara alla Fratellanza Musulmana, che fa leva sull’ingenuità e sull’inconsapevolezza dei propri interlocutori per promuovere l’agenda islamista con fondi provenienti da Qatar o Turchia.
Uno schema questo ormai ben consolidato, che trova sempre il modo d’incarnarsi in forme nuove, adattandosi alle circostanze del momento e sfruttandole abilmente. L’uso e l’abuso della visita di Papa Francesco ad Abu Dhabi continuerà ed è necessario che le istituzioni, anche e soprattutto quelle religiose, il mondo della politica e la società civile non cedano ma si contrappongano alle strumentalizzazioni.

Autore: Souad Sbai

Fonte:http://www.lanuovabq.it/it/no-al-concordato-della-fratellanza-musulmana

Da Costanza Miriano. L’attacco al padre è un attacco alla paternità di Dio

Nei giorni scorsi, quelli successivi alla manifestazione contro la violenza sulle donne, si sono succedute alcune voci che secondo me meritano una reazione seria. Sentendo la Finocchiaro declamare (a dei bambini, peraltro) da Rai 3 che gli uomini sono tutti dei pezzi di m…, o la Murgia dire che nascere maschio in un sistema patriarcale è come essere figlio di un mafioso, anche io ho pensato che non fossero degne di attenzione o, che, come ha scritto qualche illustre pensatore sui social, mettersi a rispondere a questo livello è come fare a gara di rutti. Si potrebbe replicare con affermazioni dello stesso spessore speculativo, tipo che le sarde sono tutte basse e brutte (e pazienza che ne conosco di bellissime, come Silvia e Annamaria – scusa Elisabetta Canalis, ho le mie preferenze – ma l’ideologia non considera i fatti, sennò magari è costretta a cambiare). Si potrebbe scherzare come il mitico Lercio (“Partorisce un maschio: Murgia arrestata per associazione mafiosa”), che comunque fa molto più ridere della Finocchiaro.

Eppure la questione è un po’ più seria di così. Mi piacerebbe moltissimo che la Finocchiaro e la Murgia, soprattutto, argomentassero con qualche fatto: dove sarebbe questa società patriarcale? Non vedo tracce di patriarcato in Italia, ma io direi neanche in Europa, il continente senza padri – letteralmente, visto che di figli non se ne fanno più; senza padri anche culturalmente – è dal ’68 che si inneggia a una società senza padri, persino la psicanalisi, con Lacan, ne prende atto: l’Europa delle quote azzurre (in Norvegia), dei congedi obbligatori di paternità (in Svezia), l’Europa dove le donne abortiscono a milioni senza che i padri possano dire una sillaba, l’Italia dove le mie amiche – non so quelle della tv delle ragazze – vorrebbero più figli e più tempo per stare con loro, e più sono giovani meno capiscono simili questioni da vecchie babbione. Loro, le ragazzine di oggi, i loro coetanei se li mangiano a colazione, hanno le stesse possibilità di lavoro e di carriera, sono più brave a scuola, vivono la loro sessualità con tutta la libertà del mondo, ricevono istruzioni per i contraccettivi dalla scuola media, a volte prima della pubertà. Abbiamo un problema di paternità anche nella Chiesa, con pastori che si vergognano di ciò che sono, e invitano a non fare il presepe per rispetto degli altri, stravolgono il credo, insegnano nei seminari che la Madonna non era vergine e che quello che Gesù ha detto non era tanto certo perché non c’era il registratore, raccomandano l’uso della contraccezione.

Il problema però è che per un vecchio corto circuito del solito piccolo circoletto pseudo intellettuale, sono chiamati a parlare in tv, a scrivere editoriali sui giornaloni, sempre i soliti esponenti di una sola cultura, che si è conquistata un posto egemonico col ’68 e non lo ha più lasciato, e pazienza il crollo degli ascolti, pazienza le copie sempre più esigue di libri e giornali, pazienza se la realtà dice altro, pazienza se non rappresentano più nessuno. Pazienza anche se il voto ha recentemente giudicato con estrema severità un partito liquido e femminilizzato che ha fatto delle unioni civili il suo gonfalone, appuntandosi poi come medaglia sul petto le Dat, cioè il suicidio, quando un uomo vero di fronte al dolore non scappa ma lo affronta virilmente.

La realtà, al contrario di quello che declama il solito gruppetto di intellettuali, è che viviamo in una società senza maschi e senza padri, la realtà è che nelle relazioni personali normali il potere, come è sempre stato e sempre sarà, è delle donne, che possono usarlo o per rendere gli uomini più virili e padri, o per manipolarli, esattamente come gli uomini che non sanno amare possono usare la forza e la violenza, che è il loro modo di esprimere il loro limite. Oggi solo l’ideologia può negare che l’emancipazione delle donne sia definitivamente compiuta: non so a Cabras, ma a Perugia già trenta anni fa una ragazzina normale come me, figlia di una mamma a tempo pieno, alla fine del liceo poteva andare a New York senza genitori, pensare il suo futuro senza contemplare la famiglia e i figli (per fortuna poi non è andata così) e immaginare di misurarsi in qualsiasi campo del sapere, senza avere mai subito nessuna sorta di discriminazioni, esercitando la sua facoltà di andarsene quando intuiva che una relazione poteva essere in qualche modo malata o pericolosa.

Oggi a essere sotto attacco è invece l’uomo, maschio, eterosessuale, bianco, euroatlantico. È lui il colpevole di tutto, quando invece avremmo così bisogno che tornasse a esercitare la sua paternità su figli sempre più fuori controllo a scuola e fuori, incapaci di concentrarsi e di rispettare la pur minima regola. E avremmo bisogno anche di professori con gli attributi, che non patteggiano compiti e interrogazioni con i ragazzi, che non contrattano voti, ma professori come quelli della generazione precedente, talmente autorevoli che bastava una loro occhiata a precipitare nel silenzio la classe, a costringere a ore e ore di studio. Ho sentito un professore universitario americano auspicare di poter assumere per una cattedra una donna, di colore, lesbica, così “con una ho soddisfatto tre minoranze, e gli altri li posso scegliere in base al merito”.

Io lo so, perché i figli che studiano ce li ho, e posso dire che il livello che è oggi loro richiesto è figlio di un appiattimento verso il basso che viene proprio dalla rinuncia dell’esercizio dell’autorevolezza, che non è stata affatto sostituita da una capacità di far innamorare del sapere o di trovare se stessi, ma semplicemente da una grande cialtroneria.

È evidente oggi che c’è un pregiudizio negativo nei confronti dei padri, che io invece vedo presenti come non mai, e molto, molto più dei loro padri: una vicinanza emotiva che ha fatto sicuramente perdere qualcosa in capacità normativa, con la complicità di madri dilaganti e poco inclini a dare ai padri il giusto spazio (non sono una sociologa ma ho una larga esperienza di mamma con figli con amichetti, e di sicuro ho più titolo a parlare di di certe maitre a penser che non frequentano asili e scuole e licei).

Il bersaglio ultimo, a livello macroculturale, è l’autorità paterna come matrice della realtà, quindi il Padre, quindi Dio.

Spunti di meditazione. Domenica 23 dicembre

“Beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto”

  • Beata, fortunata, felice, esultante…
  • Ha creduto: ha avuto una insondabile e non misurabile fiducia in Dio, è stata realmente convinta che il suo Signore non l’avrebbe tradita o abbandonata, ma avrebbe fatto in lei “grandi cose”
  • Il Signore parla, si comunica, si fa sentire ed è possibile, bello, fonte di autentica felicità seguire la sua Parola
  • O Maria, donna felice, dona anche anche a noi almeno uno spizzico della tua capacità di danzare al ritmo di Dio.