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Dalla NBQ. Pakistan. Asia Bibi: «Il mondo aiuti chi è ancora in carcere per blasfemia»

Nella prima intervista dal giorno della sua liberazione, Asia Bibi, la donna cristiana assolta dopo un calvario di nove anni dall’accusa di blasfemia e ora rifugiata in Canada, racconta le difficoltà della sua prigionia, gli strazianti incontri in carcere con le sue figlie, i momenti di scoraggiamento. Ma soprattutto lancia un appello per le decine di persone che in Pakistan sono in carcere con l’accusa di blasfemia, che prevede anche la pena di morte. I retroscena dei contatti con l’Unione Europea.

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Pecorelle e Pastore. “Accogli l’islam e poi muori…” (senza strumentalizzazioni politiche, per favore)

Pecorella: Caro Pastore, i fatti pasquali in Sri Lanka (terroristi islamici che si fanno esplodere in chiesa e in hotel contro la comunità cristiana) ci riporta alla vexata quaestio: siamo di fronte ad un problema dovuto ad una frangia di esaltati o ad una guerra di religione?

Pastore: Certamente non si tratta solo di una frangia di esaltati. Lo dimostra chiaramente il fatto che senza l’impegno e il sangue dei nostri avi a Poitiers (732), Lepanto (1571) e Vienna (1683) tutti gli europei in seguito sarebbero già nati musulmani.

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“La correttezza politica ha annebbiato i governi sulla persecuzione dei cristiani” (Da Lorenzo Bertocchi)

Il segretario agli esteri inglese, Jeremy Hunt (foto sotto), ha ricordato le conclusioni di un report commissionato al vescovo anglicano di Truro, Philip Mounstephen, e ha detto che «in alcune regioni, il livello e la natura della persecuzione [dei cristiani] si avvicina probabilmente alla definizione internazionale di genocidio».

Hunt, impegnato in un viaggio nel continente africano, ha parlato ad Addis Abeba ricordando che in diverse regioni del Medio oriente i cristiani rischiano di essere «spazzati via» (in Palestina ora rappresentano solo l’1,5% della popolazione, mentre in Iraq i numeri sono scesi da 1,5 milioni prima del 2013 a meno di 120.000 oggi). Le parole di Hunt arrivano dopo le stragi di Pasqua in Sri Lanka: «Penso che siamo tutti addormentati quando si tratta della persecuzione dei cristiani. Penso non solo al rapporto del vescovo di Truro, ma ovviamente quello che è successo nello Sri Lanka la domenica di Pasqua ha svegliato tutti con uno shock enorme».

La causa di questa “indifferenza”, dice Hunt, è in un’atmosfera di «correttezza politica» che spesso impedisce ai politici dei governi occidentali di parlare chiaramente di questi fatti.

Secondo un commento di The Guardianqueste parole sono nobili, ma suonano stonate di fronte al comportamento dello stesso governo britannico che «non ha offerto asilo ad Asia Bibi», la donna cristiana del Pakistan liberata dopo un calvario lungo 9 anni, e fa affari con «l’Arabia saudita, un paese dove il cristianesimo pubblico è illegale e i lavoratori migranti cristiani sono trattati in modo abominevole». Inoltre gli inglesi sostengono il governo dell’Egitto dove le «chiese copte vengono frequentemente aggredite» e favoriscono rapporti commerciali con la Cina dove, come sappiamo, i cristiani subiscono persecuzioni di vario tipo. E anche la tragedia dei cristiani in Iraq, giustamente sollevata nel discorso di Hunt, deve essere analizzata considerando che il governo inglese ha «partecipato in modo entusiastico all’invasione dell’Iraq [nel 2003] ed ha ovviamente delle responsabilità per la brutale anarchia che ne è seguita».

Così le parole di Hunt sulla «correttezza politica» rischiano paradossalmente di assumere proprio la stessa forma di un discorso politico, fatto più per ingraziarsi una parte crescente dell’opinione pubblica britannica e molto meno per aiutare davvero i cristiani perseguitati.

Il politicamente corretto non può essere evocato a fasi alterne, ma andrebbe attaccato nella sua radice principale, quella cioè che vuole annullare l’identità di una cultura che ha nel cristianesimo la sua base fondamentale. «Una società nella quale Dio è assente – una società che non lo conosce più e lo tratta come se non esistesse – è una società che perde il suo cri­terio», ha scritto il papa emerito Benedetto XVI nei suoi recenti «appunti» sulla crisi degli abusi. E anche Francesco nel 2014, in un discorso tenuto a Tirana, disse che «quando, in nome di un’ideologia, si vuole estromettere Dio dalla società, si finisce per adorare degli idoli, e ben presto l’uomo smarrisce sé stesso, la sua dignità è calpestata, i suoi diritti violati».

Una vera difesa dei cristiani perseguitati e di una autentica libertà religiosa dovrebbe partire da questo minimo comune denominatore. I politici europei sono disposti a cominciare da questo punto?

Fonte: http://www.iltimone.org/news-timone/la-correttezza-politica-annebbiato-governi-sulla-persecuzione-dei-cristiani/

Sri Lanka. A Pasqua contro cristiani e occidentali

Colombo (AsiaNews), 21 aprile – Dalle 3 del pomeriggio di oggi, è stato imposto il coprifuoco nel Paese, dopo l’attentato a tre alberghi e a tre chiese a Colombo, Negombo e Batticaloa. La polizia chiede alla popolazione di stare in casa e soprattutto di non andare nei luoghi delle esplosioni, né stare fuori dagli ospedali dove giungono le vittime. Il Ministero dell’educazione ha decretato la chiusura delle scuole domani e dopodomani: le università saranno chiuse da domani fino a nuovo ordine.

In meno di 24 ore il bilancio delle vittime è salito a 228 morti; i feriti sono almeno 470. Fra i morti vi sono anche almeno nove stranieri.

Oltre alle bombe alla Zion Church di Batticaloa, la St. Anthony’s Church di Kochchikade e la St. Sebastian Church di Negombo, e agli alberghi Shangri-La, Cinnamon e Kingsbury, si sono registrate altre due esplosioni: una in un piccolo hotel vicino al Dehiwela Zoo, a Colombo, e un’altra in una casa nei Mahawila Gardens, nella zona di Dematagoda, sempre a Colombo.

Mentre non vi è ancora alcuna rivendicazione per le prime sei esplosioni, che hanno fatto tante vittime, per queste ultime due la polizia ha arrestato sette persone, dei quali due legasti all’incidente di Dematagoda. In quest’ultima esplosione sono morti anche tre agenti di polizia.

Mentre giungono i messaggi di solidarietà dal mondo – fra questi anche quello di papa Francesco –  il presidente Maithripala Sirisena ha condannato il brutale attacco contro luoghi di culto religiosi e altri edifici civili e ha promesso di rendere veloci le inchieste e l’arresto dei colpevoli di questi “attacchi bastardi” e di coloro che sono dietro questa cospirazione. Egli ha chiesto alla popolazione di non credere a “storie false e a voci senza sostanza”, sostenendo il governo nel suo sforzo.

Il premier Ranil Wickremasinghe, ha espresso dolore per le vittime e ha sottolineato che questi attacchi influenzeranno la nazione e la sua economia. Egli ha messo anche in allerta il ministero della Difesa per “proteggere il governo della nazione”.

Il card. Malcolm Ranjith, arcivescovo di Colombo, ha bollato come “un atto bestiale e non umano” quanto avvenuto e ha espresso le sue condoglianze e partecipazione verso le famiglie dei morti e dei feriti.

Egli ha anche invitato tutti i dottori e il personale sanitario a fare il possibile per salvare le vittime innocenti di questi atti crudeli.

ANSA – ROMA, 22 aprile 2019. Erano sette gli attentatori kamikaze che ieri hanno compiuto la strage in Sri Lanka dove sono morte almeno 290 persone e ne sono rimaste ferite circa 500. Un funzionario, Ariyananda Welianga, ha spiegato che gran parte degli otto attentati sono stati realizzati da una persona ciascuno, mentre in almeno un attacco – quello all’hotel Shangri-La di Colombo – gli attentatori erano due. Sono 24 al momento le persone sospette arrestate.

Tra le vittime ci sono anche almeno 36 stranieri. Fra questi ci sono anche cittadini americani, cinque britannici, olandesi e indiani, un cinese, un giapponese e un portoghese. Tre dei quattro figli del patron danese di Asos sono rimasti uccisi, riporta il Guardian. Nei giorni prima degli attacchi Alma, uno dei bambini del miliardario Anders Holch Povlsen, aveva postato su Instagram una foto dei suoi fratelli nella piscina di un albergo.

Le autorità dello Sri Lanka hanno annunciato un nuovo coprifuoco dalle 20.00 locali (le 16.30 in Italia) fino alle 4.00 di domani. Già ieri, dopo la serie di attentati che hanno colpito il Paese, era stato imposto un coprifuoco di 12 ore, fino alle 6:00 locali di questa mattina. 

Le esplosioni sono le violenze più letali nello Sri Lanka dalla fine della ventennale guerra civile nel 2009. Il premier ha chiesto un’indagine sulle apparenti carenze dei servizi di intelligence nei giorni precedenti alla strage. Secondo l’Independent, Ranil Wickremsinghe ha riconosciuto che il suo governo aveva ricevuto informazioni su possibili attacchi, ma sembra che i ministri non siano stati avvisati. 

La Farnesina, da subito al lavoro per verifiche, ha indicato anche un numero di telefono a cui rivolgersi per eventuali segnalazioni: 00390636225.

Un selfie prima dell’esplosione, prima di morire nel giorno di Pasqua: Shantha Mayadunne, una chef molto famosa in Sri Lanka, è una delle vittime. La donna è ritratta in una foto pubblicata dalla figlia su Facebook (sopra) prima dell’esplosione all’hotel Shangri La.

Gli Stati Uniti condannano nel modo più duro gli ignobili attacchi terroristici in Sri Lanka che hanno reclamato così tante vite preziose in questa domenica di Pasqua“, afferma la Casa Bianca. “Le nostre sentite condoglianze vanno alle famiglie delle oltre 200 vittime e delle centinaia di altri feriti. Stiamo col governo e col popolo dello Sri Lanka mentre portano alla giustizia gli autori di questi atti deprecabili e senza senso”, prosegue. La diplomazia Usa ha confermato che ci sono diversi cittadini americani tra le vittime, senza tuttavia precisare il loro numero. “Possiamo confermare che tra le vittime ci sono diversi cittadini americani”, ha dichiarato il segretario di stato Mike Pompeo.

GUARDA LE FOTORaffica di attentati contro chiese e hotel in Sri Lanka

Sri Lanka, decine di vittime in esplosioni in chiese e hotel

Nel Paese dell’Asia meridionale la minoranza cristiana è circa il 7,5% della popolazione. Il capo della polizia aveva messo in guardia, 10 giorni fa, contro possibili attentati kamikaze a “chiese di rilievo” del Paese. Almeno due degli attacchi odierni sono stati eseguiti da kamikaze.

“Desidero manifestare la mia affettuosa vicinanza alla comunità cristiana, colpita mentre era raccolta in preghiera, e a tutte le vittime di così crudele violenza”. Così il Papa nel messaggio di Pasqua.

“Ho appreso con sdegno e profonda tristezza la notizia dell’efferato attentato che nelle ultime ore ha insanguinato lo Sri Lanka, causando numerosissime vittime anche tra fedeli inermi riuniti per celebrare la Pasqua – è il messaggio di Sergio Mattarella al presidente Maithripala Sirisena -. In queste drammatiche ore, interprete dei sentimenti degli italiani, desidero far giungere a Lei e all’amico popolo dello Sri Lanka le più sincere espressioni di cordoglio e di condanna di questo vile gesto di insensata violenza”.

I responsabili “vanno puniti senza pietà”: lo ha detto l’arcivescovo di Colombo, cardinale Malcom Ranjith.

“Nella domenica di Pasqua la notizia degli attentati in Sri Lanka contro Chiese, fedeli e turisti mi coglie addolorato e sinceramente preoccupato da questa nuova deriva d’odio. Dal Governo italiano un pensiero alle famiglie di queste vittime innocenti e ai feriti”, scrive su twitter il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte.

“La preghiera, mia, del governo e di tutti gli Italiani, per i morti innocenti massacrati dai terroristi in Sri Lanka”, dice il ministro dell’Interno Matteo Salvini.

“Gli attacchi testimoniano di un genocidio perpetrato contro i cristiani. Preghiamo per le vittime innocenti e lavoriamo per la libertà di religione nel mondo”. Così in un tweet il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani.

(ANSA) – ROMA, 22 APR – C’è un gruppo jihadista locale aiutato da una rete internazionale dietro i sanguinari attacchi di ieri in Sri Lanka. Lo annuncia il governo precisando che si tratta del National Thowheed Jamath. Il governo, secondo quanto riportato dai media locali, ha anche ammesso grosse falle nella sua intelligence. Il sottosegretario al governo Rajitha Senaratne ha detto di non ritenere che “gli attacchi possano essere stati portati avanti solo da un gruppo di questo paese.
    C’è una rete internazionale senza la quale questi attacchi non sarebbero riusciti”.

Dall’AgenziaNotizieSalesiane. Burkina Faso – Assassinato, il missionario salesiano Antonio César Fernández

(ANS – Ouagadougou) – È sempre l’ora dei martiri. Una morte tragica ha colpito la Congregazione Salesiana in Africa. Il nostro amato confratello Antonio César Fernández, della Ispettoria AFO (Africa Occidentale Francofona), è stato colpito a morte in un agguato teso da assassini jihadisti, dopo le 15:00 di ieri, venerdì 15 febbraio 2019.  

Il tragico episodio si è verificato a 40 chilometri dal confine meridionale del Burkina Faso. César stava tornando nella sua comunità di Ouagadougou (Burkina Faso) insieme ad altri due salesiani sopravvissuti all’assalto, dopo aver partecipato a Lomé (Togo) alla prima sessione del Capitolo ispettoriale di quella Provincia. L’auto dei tre confratelli è stata fermata dopo la dogana di Cincassé. Don César è stato separato dagli altri due confratelli e crivellato di colpi dai terroristi che poi sono fuggiti. Si parla anche dell’uccisione di quattro doganieri.

Antonio César Fernández era nato 72 anni fa a Pozoblanco, in Spagna, il 7 luglio 1946, era salesiano da 55 anni e sacerdote da 46. Si era offerto come missionario in diversi paesi africani dal 1982. Il suo primo incarico era stato a Lomé (Togo) e attualmente era responsabile della comunità salesiana di Ouagadougou, in Burkina Faso.

Preghiamo per il suo eterno riposo. Aveva offerto la sua vita per l’Africa e la sua offerta è stata accettata pienamente. Chiediamo a lui di pregare con noi per questa sua ispettoria, dove è arrivato con il primo gruppo di missionari a Lomé (Togo). Fu anche fondatore della parrocchia Maria Ausiliatrice, primo maestro di novizi per 10 anni.

Questo attentato fa parte dell’ondata di violenza che affligge il Burkina Faso dal 2015, in un contesto che ha visto un’impennata della minaccia terroristica nelle ultime settimane dopo la quinta Conferenza dei capi di Stato del G5 del Sahel, di cui il paese ha la presidenza di turno.

 Che il Signore risorto accolga con tenerezza Fratel César con tutti coloro che hanno dato la loro vita alla missione salesiana, e che Maria Ausiliatrice, che tanto amava, lo accolga con l’affetto della Buona Madre del Cielo.

Dalla Nuova Bussola Quotidiana. Ancora una chiesa attaccata dai radicali indù

In India non si fermano gli attacchi dei radicali indù ai cristiani. Domenica 27 gennaio alcune decine di militanti hanno attaccato una chiesa pentecostale nello stato indiano del Chhattisgarh mentre era in corso una riunione di preghiera guidata dal reverendo Ajav Ravi. Gridando che le preghiere dei cristiani sono un insulto agli dei indù, alcuni sono entrati nell’edificio, altri hanno aspettato all’esterno. Dopo aver interrotto la funzione hanno aggredito i fedeli, insultato le donne. Non contenti, hanno strappato tre copie della Bibbia, hanno rotto alcuni strumenti musicali e hanno distrutto una motocicletta. Il 22 gennaio era toccato alla Holy High School di Kolhapur, nel Maharashtra, devastata in pieno orario di lezione dai militanti dello Yuva Sena, l’ala giovanile del movimento ultra-nazionalista indù Shiv Sena, alleato di governo con il Bharatiya Janata Party. Il 29 gennaio migliaia di cristiani di ogni denominazione hanno partecipato a una marcia di protesta contro questo ennesimo atto intimidatorio. I partecipanti – circa 3.500 persone tra suore, laici, bambini e leader religiosi – si sono dati appuntamento nel piazzale del campus della St. Xavier Church, nei pressi della scuola attaccata, e di lì hanno raggiunto gli uffici delle imposte locali per presentare a direttore Avinash Subhedar un memorandum in cui si esprime preoccupazione per l’aumento delle aggressioni alle scuole e ai luoghi sacri cristiani. I dimostranti, che portavano cartelloni e bandiere, hanno sfilato in silenzio.

Autore:Anna Bono

Fonte:http://www.lanuovabq.it/it/ancora-una-chiesa-attaccata-dai-radicali-indu

Nuova Bussola Quotidiana. Libertà Religiosa 2018. L’islam è il maggior persecutore

Ieri è stato pubblicato il nuovo rapporto sulla Libertà di Religione 2018 di Aiuto alla Chiesa che Soffre, fondazione di diritto pontificio presieduta da Alfredo Mantovano e diretta da Alessandro Monteduro. Il quadro che emerge, come ci si poteva immaginare, non è dei migliori. Nel mondo, 1 cristiano su 7 vive in un paese in cui il cristianesimo è perseguitato. In questo inizio del XXI Secolo, il maggior persecutore dei cristiani, nel mondo, è il radicalismo islamico.

Mappa della persecuzione

Ieri è stato pubblicato il nuovo rapporto sulla Libertà di Religione 2018 di Aiuto alla Chiesa che Soffre, fondazione di diritto pontificio presieduta da Alfredo Mantovano e diretta da Alessandro Monteduro. Il quadro che emerge, come ci si poteva immaginare, non è dei migliori. Nel mondo, 1 cristiano su 7 vive in un paese in cui il cristianesimo è perseguitato. Nel periodo preso in esame, dal 2016 al 2018, si riscontra un aumento della repressione religiosa in ben 17 Stati. La tendenza è complessivamente negativa: solo in 4 Stati la situazione è migliorata. E solo in due Stati (Kenya e Tanzania) la persecuzione dei cristiani, ad opera del movimento jihadista al Shabaab in quei casi, può dirsi complessivamente conclusa. Il maggior persecutore dei cristiani, nel mondo, è il radicalismo islamico.

Infatti la maggioranza dei paesi in cui si registra una persecuzione, è a maggioranza musulmana e governata da regimi islamici che applicano la sharia. Su 21 Stati in cui la persecuzione è conclamata e non è “solo” discriminazione, ben 14 sono regimi islamici e altri 3 sono Stati post-comunisti con una maggioranza islamica.

Le “eccezioni” sono notevoli. Il comunismo è ancora un grande persecutore dei cristiani in Corea del Nord, lo Stato più repressivo in assoluto, e in Cina, che, come abbiamo visto più volte su queste colonne, sta dando un giro di vite repressivo a tutte le religioni nel nome della “sinicizzazione”. Anche in Laos e Vietnam, regimi comunisti mai riformati, i cristiani sono tuttora discriminati. Vita dura per le religioni, non solo quella cristiana, ma anche quella musulmana, anche nelle repubbliche post sovietiche dell’Asia centrale, tutte a maggioranza islamica, di Uzbekistan e Turkmenistan (persecuzione conclamata), Azerbaigian, Kazakistan, Tagikistan e Kirghizistan (discriminazione). In Eritrea, un regime nazionalista e militarista, tiene in pugno tutte le religioni autorizzate, controllandone strettamente le istituzioni. In Bhutan e nel Myanmar i persecutori sono i buddisti, ai danni di tutte le minoranze cristiane, indù e musulmane. Fra gli Stati che non ci si aspetterebbe di vedere c’è la Federazione Russa (caso di “discriminazione”), che ha cacciato del tutto la Chiesa cattolica dalla Crimea e ha messo al bando i Testimoni di Geova. C’è una Turchia sempre meno laica (sempre “discriminazione”, non persecuzione vera e propria) in cui la minoranza cristiana denuncia di subire una demonizzazione sempre più diffusa nei media di Stato. Si trova una conferma della situazione allarmante in India, che è stata al centro di un processo di involuzione della libertà religiosa causato dall’ascesa del nazionalismo indù: gli attacchi ai cristiani sono raddoppiati, raggiungendo quota 756 nel 2017.

È comunque impossibile non notare come tutti gli altri casi di persecuzione siano ad opera di regimi e gruppi islamici. Non è solo una persecuzione di Stato. In Pakistan, per esempio, come dimostra il caso Asia Bibi, le autorità e la magistratura, sono decisamente più tolleranti rispetto a masse fanatizzate che chiedono in piazza l’impiccagione della “blasfema” cristiana. In Egitto, dove è al potere il generale laico Al Sisi, i cristiani subiscono rapimenti, conversioni forzate e attentati, fra cui le due stragi di Minya, l’ultima avvenuta lo scorso 2 novembre. «Questa situazione non è causata dal governo, che sarebbe più facile affrontare, ma dalla mentalità fanatica e criminale diffusa in quasi tutto l’Egitto, a causa dei Fratelli musulmani, i salafiti e tutti questi gruppi che si trovano in tutto il territorio egiziano, e che sono lasciati liberi di fare tutto quello che vogliono da più di mezzo secolo, soprattutto per diffondere il proprio pensiero. Quindi affrontare una popolazione fanatica e chiusa di mente è più difficile che fronteggiare un governo ingiusto o un dittatore» – dice mons. Botros Fahim, testimone, quest’anno, di Aiuto alla Chiesa che Soffre, vescovo proprio di Minya – «Alcuni giudici sono musulmani fanatici, e giudicano non secondo le leggi ma secondo la “sharia islamica”, e ciascuno di loro dipende dalla propria scuola islamica e dalla relativa tendenza a favore o contro i cristiani. Al-Azhar, suprema autorità islamica in Egitto, non fa il suo dovere e non riveste un ruolo per il rinnovamento del pensiero e del linguaggio islamici tradizionali e fanatici, i quali alimentano la mentalità chiusa, aggressiva e violenta contro le altre religioni. A causa di tutto ciò, ed altro ancora, i cristiani soffrono in continuazione, in Egitto, e in tanti dei Paesi islamici. E la Chiesa continua ad offrire con fede e speranza, unita al suo Signore morto e risorto, martiri, sangue, sacrifici…».

L’altra testimone di Aiuto alla Chiesa che Soffre, l’avvocatessa cattolica pakistana Tabassum Yousaf, racconta episodi terribili di persecuzione dei cristiani suoi conterranei, tutti ad opera di folle o singoli fanatici, con la complicità diretta o indiretta delle autorità governative. È il caso di Binish Paul, ragazza di 18 anni resa paralitica dal ragazzo musulmano che la corteggiava e voleva imporle la conversione all’islam. Poiché rifiutava la conversione è stata gettata dalla finestra. È il caso di Vikram, studente di Karachi, che ha perso un occhio dopo il pestaggio subito dai suoi compagni musulmani, perché cristiano. È il caso della famiglia Kharian: indebitata con una famiglia musulmana molto più facoltosa, ha subito da parte dei creditori il sequestro (ai fini della conversione all’islam) dei tre figli di 13, 9 e 7 anni, di cui non si sa più nulla. È il caso, molto simile, della famiglia Kareem Nagar, convertita all’islam in cambio di un prestito di denaro. Il creditore, a conversione avvenuta, ha festeggiato esponendo striscioni per le strade con i nomi dei convertiti (forzati). Non c’è pace nemmeno per i defunti: nella città di Lahore, in un quartiere islamico, la gente protesta perché non venga costruito un cimitero per cristiani. Non c’è giustizia, né aiuto per i figli delle vittime della violenza: i tre bambini di Shama e Shahzad (i due sposi cristiani accusati di blasfemia e gettati in una fornace), non hanno alcun aiuto, non hanno di che vivere e non vanno a scuola. Non c’è pace per i bambini in generale: Farah e Nazia, 14 e 13 anni rispettivamente, stuprate e picchiate da musulmani facoltosi e ben protetti dall’ambiente politico.

La Yousaf ritiene che i cristiani siano particolarmente vulnerabili, perché non sono istruiti e dunque non conoscono i loro diritti. Non sono istruiti, perché sono discriminati nella scuola e nell’istruzione. «Anche se ora c’è un’istruzione gratuita nelle scuole pubbliche – spiega l’avvocatessa – le condizioni per gli studenti e per gli insegnanti cristiani sono pietose. Per esempio non possono bere l’acqua dagli stessi rubinetti dei musulmani, né possono andare negli stessi bagni. Se un cristiano beve l’acqua dallo stesso rubinetto di un suo compagno musulmano, questo deve essere purificato recitando versetti sacri, rituali e preghiere. I cristiani, nella scuola e nella società, sono considerati e chiamati “choora” (intoccabili), “Bhangi” (impuri). Siamo chiamati anche “Eisai” (seguaci di “Eisa”), poiché nel Sacro Corano, Gesù è chiamato “Eisa” e i suoi seguaci “Eisai”, definizione che assume un significato sociale ed economico di “intoccabili e impuri”».

La persecuzione dei cristiani è ormai istituzionalizzata in Afghanistan(nonostante la presenza di contingenti internazionali), poiché i cristiani non possono praticare la fede in pubblico. È una repressione totale in Arabia Saudita, sempre più intensa in Indonesia, ancora intensa in Siria e in Iraq (nonostante la sconfitta dell’Isis e del suo Stato Islamico nei due paesi), in Libia, nella Gaza governata da Hamas, in Niger, in Sudan, in Somalia. In Nigeria, nonostante le sconfitte subite da Boko Haram, la persecuzione avviene ora per mano dell’etnia fulani. Benché vi siano anche motivazioni etniche ed economiche (pastorizia contro agricoltura stanziale), Acs considera che la violenza dei fulani sia sempre più definibile come un fenomeno di persecuzione religiosa: «Se le differenze etniche e il tentativo di impossessarsi delle terre coltivate costituiscono fattori rilevanti, la natura delle violenze dei fulani e in particolare i numerosi attacchi contro i cristiani raccolti in preghiera, sottolineano la crescente influenza del movente religioso. I vescovi locali hanno più volte denunciato l’esistenza di una “chiara agenda” per islamizzare un’area prevalentemente cristiana».

Incluso nel rapporto anche l’aumento della violenza antisemita e di quella terroristica in Europa, in Francia in particolare. Anche in questo caso, ad opera di gruppi armati legati all’Isis e alla galassia radicale islamica. D’esportazione o locale, imposto dallo Stato o praticato da masse fanatizzate, è l’islam radicale il singolo maggior persecutore dei cristiani in questo inizio di XXI Secolo.

Autore: Stefano Magni

Fonte:http://www.lanuovabq.it/it/liberta-religiosa-2018-lislam-e-il-maggior-persecutore

La nuova bussola quotidiana. Africa. Quei sacerdoti uccisi che l’Occidente non vede

Non figurano nelle statistiche sui cristiani perseguitati e vittime dell’intolleranza religiosa. Sono i sacerdoti, le suore, i missionari in Africa feriti o uccisi nel corso di scontri a fuoco tra gruppi armati e forze dell’ordine o di rapine, oppure sequestrati per richiederne il riscatto. Il triste elenco si è arricchito proprio negli ultimi giorni.

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