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“Bon principi!”

Anche tu, Maria

Quante ore, quanto sudare,

quanto meditare,

la musica le confidenze,

in cucina o a fare il bucato.

La casa e la bottega

le immagino ordinate,

essenziali negli oggetti,

colme di luci.

Come intendevi tu

pulire,

Tu l’Immacolata

nel profondo più profondo?

O Maria, regina

della cucina, del pulito, del bucato,

grazie per tutte le persone

in generosità

dietro alle quinte.

Ausiliatrice, dona il tuo balsamo di sollievo

a tutte le donne maltrattate

e a cui provano a togliere

ogni dignità:

rendici coraggiosi

nel difenderle e valorizzarle.

Donaci, Maria Santissima,

di non scordare mai anche la cura

delicata e discreta dell’anima nostra e dei giovani che ci affidi.


[1] Ave Maria di Lourdes

Spunti di meditazione. Domenica 23 dicembre

“Beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto”

  • Beata, fortunata, felice, esultante…
  • Ha creduto: ha avuto una insondabile e non misurabile fiducia in Dio, è stata realmente convinta che il suo Signore non l’avrebbe tradita o abbandonata, ma avrebbe fatto in lei “grandi cose”
  • Il Signore parla, si comunica, si fa sentire ed è possibile, bello, fonte di autentica felicità seguire la sua Parola
  • O Maria, donna felice, dona anche anche a noi almeno uno spizzico della tua capacità di danzare al ritmo di Dio.

Aurelio Gazzera. Ritorni a casa

Partire è una costante per tanti, e per un missionario lo è in modo particolare.

Dopo qualche settimane in Italia, eccomi di ritorno a Bozoum.

Il tempo è volato. Tra viaggi, riunioni, incontri, serate (ma anche cene e caffè o cappuccini), ho potuto incontrare tantissime persone, comunità, parrocchie, associazioni, scuole, università,  TV e giornali. E sempre ho scoperto con gioia grande interesse e molta simpatia  per il Centrafrica, per la Missione, per Bozoum.

Partire con la carica ricevuta da tante persone è un impegno ed un dono importante! Dono perché c’è molta stima e affetto. Impegno perché non arrivo a Bozoum da solo, ma portato da tante persone che sostengono, lavorano e pregano per Bozoum.

Martedì mattina, 29 maggio, la sveglia suona alle 2.30 di notte: una mezz’oretta dopo sono in macchina con Paolo, che mi accompagna. Passiamo a prendere Marisa, mia sorella, e alle 3.10 partiamo da Cuneo, sotto la pioggia, verso Torino. Alle 4.30 siamo in aeroporto,  e dopo aver imbarcato i bagagli, è il momento (mai facile) dei saluti.
Alle 6.05 parto verso Parigi, dove, alle 10.10, continuo su Bangui. Il volo è (finalmente) puntuale, ed arrivo, insieme a Mario Mazzali (impareggiabile tuttofare delle nostre Missioni) a Bangui poco prima delle 16 (ora locale, le 17 in Italia).Recuperiamo tutte le valigie (altro miracolo) e ci avviamo al nostro convento del Carmel, dove troviamo la Comunità.

Celebro la Messa verso le 19. Il Vangelo del giorno è un altro regalo: “In verità vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà” (Marco 10,29-31).

Mercoledì mattina parto presto (alle 4.30, perché avevo dimenticato di cambiare l’ora!), ma troviamo chiusa la barriera del km 12 (l’uscita di Bangui), forse a causa della tensione delle scorse settimane. Verso le 5.30 la aprono e partiamo, ed arriviamo intorno alle 12 a Bozoum, accolto dalla gente e dai padri Norberto e Matteo, e dalle suore Annita e Anne Marie.

Il 31 maggio è la festa della Visitazione di Maria a Elisabetta. Chiudiamo il mese di maggio con una messa sul colle Talo, da dove una statua della Madonna veglia e protegge la città.

Benvenuti a Bozoum.

 

Fonte: http://bozoum.blogspot.com/

 

 

 

 

Pentecoste 2018: spunti di meditazione

Maria è il frutto più bello dello Spirito santo. Anche per lei non tutto fu facile e immediato, invece, in mezzo alle numerose prove, camminò nel «pellegrinaggio della fede» e custodì a tutti i costi, fedelmente, l’unione con suo Figlio fino alla Croce.[1] 

 

  1. Maria si è lasciata totalmente trasformare da Dio, fino a vivere la gioia più profonda e completa: «l’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio» (Luca 1,46-47).

Il più grande desiderio di Gesù è che il nostro cuore si ralle­gri, che nessuno possa rapirci questa gioia (cf. Gv 16,22-23): la gioia autentica si trova a una grande profondità e dobbiamo scavare molto profondo in noi per permetterle di sgorgare. L’esempio più lampante è la gioia legata alla paternità e alla ma­ternità. La vita autentica arreca sempre una certa lacerazione, per muoversi verso una rinascita incessantemente più profonda: lacerazione para­gonabile ai dolori e alla gioia del parto. Per salvare la gioia autentica dobbia­mo sempre staccarci da ciò che ne è solo un’espressione provvi­soria. Non è possibile parlare di ascesi o di penitenza se non in vi­sta della gioia.

 

  1. Guardiamo a Maria, e scopriremo come ha ricevuto il dono di Dio di scoprirLo presente e operante nella semplicità e quotidianità della sua vita: «grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente» (Luca 1,49). È solo Lei che ci guida e ci può dare fiducia nel cammino verso la scoperta di Dio presente nell’interiorità del cristiano.  

Fin dal giorno stesso della nascita il contatto con la madre si è stabilito attraverso il corpo e la pelle; ben presto siamo stati in grado di riconoscere i nostri genitori con lo sguardo: da quel momento tra loro e noi c’è sta­to un linguaggio visivo. Un passo ulteriore avvenne qualche set­timana più tardi: il sorriso; con il sorriso gli abbiamo fatto sape­re che li riconoscevamo, consolidando così il legame tra loro e noi. Per essere veramente fecondo, il silenzio deve rivelarmi il desiderio che vive in me, nascosto sotto molto rumore e molte parole, deve aiutarmi a rag­giungere il mio intimo in cui si trova la fonte del silenzio auten­tico. Dovremo procedere a lungo fino al cuore della nostra inte­riorità, là dove ci aspetta il Padre da cui procede ogni paternità (cf. Ef 3,15) e di cui cerchiamo di articolare il nome. Nel nostro intimo più profondo, infatti, c’è un altro legame d’amore, di cui quello che ci univa ai genitori era solo il segno: il legame con il Padre, nel Figlio e per mezzo dello Spirito. E lo Spirito che ci fa balbettare: “Abba, Padre” (Rm 8,15).

 

  1. Maria ci mostra il segreto della carità: essere totalmente disponibili a lasciarci amare da Dio, perché la pienezza del nostro cuore trabocchi nella carità autentica verso i fratelli

Quando amo, sorge in me un bisogno che può ve­nir colmato solo dalla persona amata; amare significa dire a qual­cuno: “Sei la mia gioia, senza di te non posso vivere, ho biso­gno di te“. L’amore desta un bisogno, rende indigente e pove­ro, arriva a farmi dipendere dall’altro. L’amore mi apre all’altro, mi insegna ad ascoltare, mi rende ricettivo. In questo senso l’amore non può mai essere dissociato dall’autentica umiltà: e so­prattutto l’amore che mi rende umile nei confronti di colui ver­so il quale mi sento così fortemente attratto. È forse quanto c’è di più difficile nell’amicizia: il fatto che l’amore ci porti a riconoscere che abbiamo bisogno dell’altro, un altro che solo può darci quello che ci manca, nella misura in cui ci abbando­niamo a lui.

La vulnerabilità di Dio di fronte all’uomo è così grande, il suo desiderio di lui è così intenso, il prezzo che è disposto a pagare è così alto che non c’è gioia più grande in cielo di quella che solo il peccatore è in grado di dare a Dio quando decide di tornare dal Padre suo (cf. Lc 15,7). L’amore di Dio non schiaccia mai, anzi: è discreto e umano, mite, umile e riconoscente.

 

 

 

[1] Vedi Concilio Ecumenico Vaticano II, Costituzione dogmatica sulla Chiesa Lumen Gentium, n. 58; Giovanni Paolo II, Lettera enciclica Redemptoris Mater, n. 2.