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Dal Rettor Maggiore dei Salesiani: “Quando è possibile solo la fede, il silenzio e la preghiera…”

Carissimi fratelli e sorelle della Famiglia Salesiana nel mondo

vi scrivo per condividere una triste notizia e per invitarvi nuovamente a porre la vostra vita e la vostra missione nelle mani dell’Unico nel quale risiede il significato pieno di ogni avvenimento: il Dio dell’Amore e suo Figlio Gesù Cristo, il Signore risorto.

Stavo giungendo a Brazzaville (Repubblica del Congo) per la visita questa nuova Visitatoria quando l’Ispettore dell’Ispettoria dell’Africa Francofona Occidentale (AFO) mi ha comunicato che, pochi minuti prima (17 maggio 2019), il confratello missionario P. Fernando Hernández è stato crudelmente assassinato e che il P. Germain Plakoo-Mlapa è stato gravemente ferito e si trova ora all’ospedale. Il P. Germain Plakoo-Mlapa era al fianco di P. César Antonio Fernández, che è stato assassinato proprio tre mesi fa come ieri.

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TACERE

Questi sono giorni in cui ci si aspetta che i Cristiani lodino ogni fede tranne la propria.

(G.K.Chesterton)

 

E tutto cospira a tacere di noi, un po’ come si tace
un’onta, forse, un po’ come si tace una speranza ineffabile.

(R.M. Rilke)

E per noi, cos’è Cristo?
Chi è Cristo?
Perché taciamo?

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Da “Il Sismografo”. Un sacerdote ucciso ogni 15 giorni dal 1° gennaio 2019

AFRICA [6]
– Madagascar (1)
p. Nicolas Ratodisoa (morto il 14 febbraio 2019)
– Burkina Faso (3)
p. Antonio César Fernández Fernández (morto il 15 febbraio 2019)
p. Siméon Niamba (morto il 12 maggio 2019)
p. Fernando Hernandez (morto il 17 maggio 2019)
– Camerun (1)
Toussaint Zoumaldé (morto il 20 marzo 2019)
– Nigeria (1)
p. Clement Ugwu (rapito il 17 marzo, trovato morto il 20 marzo 2019)
AMERICA [3]
– Colombia (1)
p. Carlos Ernesto Jaramillo (morto il 18 febbraio 2018)
– Perù (1)
p. Paul McAuley (morto il 2 aprile 2019)
– El Salvador (1)
p. Cecilio Pérez (17-18 maggio 2019)
***

Burkina Faso. P. Joël Yougbaré (rapito il 17 marzo 2019, ritrovato morto il 27 aprile 2019 secondo alcune fonti ma poi smentite dal vescovo della diocesi il 29 aprile).

“La correttezza politica ha annebbiato i governi sulla persecuzione dei cristiani” (Da Lorenzo Bertocchi)

Il segretario agli esteri inglese, Jeremy Hunt (foto sotto), ha ricordato le conclusioni di un report commissionato al vescovo anglicano di Truro, Philip Mounstephen, e ha detto che «in alcune regioni, il livello e la natura della persecuzione [dei cristiani] si avvicina probabilmente alla definizione internazionale di genocidio».

Hunt, impegnato in un viaggio nel continente africano, ha parlato ad Addis Abeba ricordando che in diverse regioni del Medio oriente i cristiani rischiano di essere «spazzati via» (in Palestina ora rappresentano solo l’1,5% della popolazione, mentre in Iraq i numeri sono scesi da 1,5 milioni prima del 2013 a meno di 120.000 oggi). Le parole di Hunt arrivano dopo le stragi di Pasqua in Sri Lanka: «Penso che siamo tutti addormentati quando si tratta della persecuzione dei cristiani. Penso non solo al rapporto del vescovo di Truro, ma ovviamente quello che è successo nello Sri Lanka la domenica di Pasqua ha svegliato tutti con uno shock enorme».

La causa di questa “indifferenza”, dice Hunt, è in un’atmosfera di «correttezza politica» che spesso impedisce ai politici dei governi occidentali di parlare chiaramente di questi fatti.

Secondo un commento di The Guardianqueste parole sono nobili, ma suonano stonate di fronte al comportamento dello stesso governo britannico che «non ha offerto asilo ad Asia Bibi», la donna cristiana del Pakistan liberata dopo un calvario lungo 9 anni, e fa affari con «l’Arabia saudita, un paese dove il cristianesimo pubblico è illegale e i lavoratori migranti cristiani sono trattati in modo abominevole». Inoltre gli inglesi sostengono il governo dell’Egitto dove le «chiese copte vengono frequentemente aggredite» e favoriscono rapporti commerciali con la Cina dove, come sappiamo, i cristiani subiscono persecuzioni di vario tipo. E anche la tragedia dei cristiani in Iraq, giustamente sollevata nel discorso di Hunt, deve essere analizzata considerando che il governo inglese ha «partecipato in modo entusiastico all’invasione dell’Iraq [nel 2003] ed ha ovviamente delle responsabilità per la brutale anarchia che ne è seguita».

Così le parole di Hunt sulla «correttezza politica» rischiano paradossalmente di assumere proprio la stessa forma di un discorso politico, fatto più per ingraziarsi una parte crescente dell’opinione pubblica britannica e molto meno per aiutare davvero i cristiani perseguitati.

Il politicamente corretto non può essere evocato a fasi alterne, ma andrebbe attaccato nella sua radice principale, quella cioè che vuole annullare l’identità di una cultura che ha nel cristianesimo la sua base fondamentale. «Una società nella quale Dio è assente – una società che non lo conosce più e lo tratta come se non esistesse – è una società che perde il suo cri­terio», ha scritto il papa emerito Benedetto XVI nei suoi recenti «appunti» sulla crisi degli abusi. E anche Francesco nel 2014, in un discorso tenuto a Tirana, disse che «quando, in nome di un’ideologia, si vuole estromettere Dio dalla società, si finisce per adorare degli idoli, e ben presto l’uomo smarrisce sé stesso, la sua dignità è calpestata, i suoi diritti violati».

Una vera difesa dei cristiani perseguitati e di una autentica libertà religiosa dovrebbe partire da questo minimo comune denominatore. I politici europei sono disposti a cominciare da questo punto?

Fonte: http://www.iltimone.org/news-timone/la-correttezza-politica-annebbiato-governi-sulla-persecuzione-dei-cristiani/

Dalla Nuova Bussola Quotidiana. Un gruppo interparlamentare per i cristiani perseguitati

Quarantuno membri di Camera e Senato di varia appartenenza politica (Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia, 5 Stelle, Gruppo Misto) hanno creato il gruppo interparlamentare per la “Tutela della libertà religiosa dei cristiani nel mondo”. Tra gli obiettivi, facilitare il ritorno in patria dei cristiani mediorientali e promuovere trattati bilaterali con i Paesi dove le persecuzioni sono più gravi.

Nasce il gruppo interparlamentare per la “Tutela della libertà religiosa dei cristiani nel mondo”. Quarantuno membri della Camera e del Senato di Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia, Cinque Stelle e del Gruppo Misto animeranno questa realtà, che si pone questi obiettivi: agevolare il ritorno dei cristiani del Medio Oriente nelle loro terre d’origine dopo la fuga dovuta alle guerre e al terrorismo islamista, il sostegno a progetti concreti per il radicamento di queste comunità e la loro convivenza pacifica con le altre  componenti etnico-religiose, la promozione della libertà di culto nei trattati bilaterali che vengono sottoscritti con quei Paesi in cui la comunità cristiana subisce gravi forme di discriminazione e persecuzione.

L’intergruppo è stato presentato ieri alla sala stampa della Cameradall’onorevole Andrea Delmastro  (capogruppo di Fratelli d’Italia in commissione Esteri), alla presenza di Fouad Abou Nader, presidente dell’organizzazione Nawraj che sostiene i cristiani del Libano, del giornalista Sebastiano Caputo, presidente della filiale italiana della fondazione SOS Cristiani d’Oriente, di Federica Celestini della Modavi Onlus e del giornalista Gian Micalessin, inviato di guerra e autore di Fratelli traditi. La tragedia dei cristiani in Siria.

Il gruppo nasce sotto buoni auspici visto che Delmastro ha annunciato che sta per essere istituito un fondo di due milioni di euro che andrà a finanziare i progetti di ricollocamento dei cristiani fuggiti dalle località del Medio Oriente martoriate da attentati e attacchi e da quelle che hanno conosciuto il dominio dello Stato Islamico. A tal proposito Delmastro ha ricordato le persecuzioni perpetrate dagli islamisti contro le comunità cristiane in Siria, Iraq (specie nella Piana di Ninive) ed Egitto e ha evidenziato che prima del diritto a essere accolti c’è quello a vivere in pace nella terra in cui si è nati. Per questo motivo, lo scopo di fondo di ogni iniziativa sarà quello di ricostruire la presenza cristiana nelle regioni del Medio Oriente.

Delmastro è poi tornato sui dati più eclatanti dell’ultimo rapporto di Aiuto alla Chiesa che Soffre: circa 300 milioni di cristiani che subiscono gravi o estreme violazioni della libertà religiosa in 38 Paesi del mondo; 15 mila fedeli attaccati durante funzioni religiose e 1.200 chiese distrutte nel 2018; circa il 61% della popolazione del mondo che vive in Stati in cui la libertà religiosa è colpita da forti restrizioni. In questa cornice il gruppo lavorerà anche per inserire il tema della libertà religiosa in tutti i trattati bilaterali, con particolare attenzione ai rapporti con Cina, Corea del Nord, Paesi arabi e in generale quelli a maggioranza musulmana. La questione sarà infine posta anche nell’ottica dell’allargamento dell’Ue a quei Paesi dei Balcani scossi dalle guerre etniche e interessati dal fondamentalismo islamico.

Vero motore dell’iniziativa dell’intergruppo è la filiale italiana di SOS Cristiani d’Oriente, associazione umanitaria nata in Francia nel 2013 in seguito alla presa di Maalula da parte di Al-Nusra (allora costola siriana di Al-Qaeda). L’aggressione al villaggio cristiano dove si parla ancora l’aramaico provocò un moto di solidarietà organizzato da un gruppo di ragazzi che, con il passare degli anni, si sono strutturati in una delle principali realtà di cooperazione e sviluppo in Siria e Libano. “Ci sono storie di convivenza e coabitazione tra cristiani e musulmani, non parlo di integrazione perché quello è un esercizio da intellettuali”, così Sebastiano Caputo ha descritto lo spirito con cui opera SOS Cristiani d’Oriente. “Per far radicare i cristiani in Medio Oriente non serve ghettizzarli, perché questo significherebbe renderli un target e farli indentificare come la quinta colonna delle politiche occidentali”, ha spiegato il giornalista illustrando una serie di progetti che mirano a riportare i cristiani al centro del tessuto sociale di alcune comunità libanesi e siriane. “Solo in questo modo possiamo fermare lo scontro di civiltà”, ha sottolineato ancora Caputo, secondo il quale costruire un dialogo senza complessi tra Oriente e Occidente è anche il mezzo migliore per riscoprire le radici spirituali e culturali dell’Europa, dal momento che il Medio Oriente ha conservato una tradizione non contaminata dalla modernità.

Su questa falsariga si è dipanato anche l’intervento di Nader, noto esponente della comunità cristiana maronita libanese ed ex combattente nel conflitto degli anni Ottanta che ha devastato il Paese dei cedri. Nader, con la sua organizzazione Nawray, è oggi impegnato nel dialogo religioso tramite interventi in villaggi in cui viene coltivata una pacifica convivenza tra i fedeli delle varie confessioni. “In tutto il Libano non c’è una sola comunità dove sciiti e sunniti riescano a convivere senza il contributo dei cristiani”, ha detto  Nader: “I cristiani sono il collante dalla società libanese. Solo dove è garantita la loro presenza gli altri gruppi musulmani riescono a dialogare”. Nader ha quindi ricordato che questo delicato mosaico è minacciato dalla difficile gestione di circa due milioni di profughi siriani arrivati a seguito della guerra, una popolazione per il 95% di religione sunnita che sta cambiando gli equilibri del Libano. Agevolare il ritorno dei siriani nel loro Paese diventa dunque fondamentale per la stabilità del Libano che ha sempre rappresentato l’unico esempio nel mondo arabo di democrazia e condivisione nella gestione del governo tra le diverse componenti etniche e religiose.

Anche Federica Celestini della Modavi Onlus, che opera con le comunità cattoliche in Terrasanta, ha parlato di quanto sia importante lavorare per salvaguardare la presenza dei cristiani nel Medio Oriente. La conferenza è stata arricchita dalla testimonianza di Micalessin che dagli anni Ottanta segue le vicende delle comunità cristiane mediorientali. “Nel 2013 mi sono trovato a raccontare il paradosso di un Occidente che difendeva gli amici di Al-Qaeda e tradiva i suoi fratelli cristiani” ha detto il giornalista rievocando l’attacco a Maalula. “Qualcuno pensa che i cristiani siano ospiti in Medio Oriente ma non è così”, ha proseguito: “Quelle terre sono state la culla del cristianesimo 700 anni prima dell’arrivo dell’islam. Questa è la religione che ha forgiato la nostra civiltà, abbiamo un debito con quelle popolazioni”.

Fonte:http://www.lanuovabq.it/it/un-gruppo-interparlamentare-per-i-cristiani-perseguitati

Autore: Marco Guerra


Dall’AgenziaNotizieSalesiane. Burkina Faso – Assassinato, il missionario salesiano Antonio César Fernández

(ANS – Ouagadougou) – È sempre l’ora dei martiri. Una morte tragica ha colpito la Congregazione Salesiana in Africa. Il nostro amato confratello Antonio César Fernández, della Ispettoria AFO (Africa Occidentale Francofona), è stato colpito a morte in un agguato teso da assassini jihadisti, dopo le 15:00 di ieri, venerdì 15 febbraio 2019.  

Il tragico episodio si è verificato a 40 chilometri dal confine meridionale del Burkina Faso. César stava tornando nella sua comunità di Ouagadougou (Burkina Faso) insieme ad altri due salesiani sopravvissuti all’assalto, dopo aver partecipato a Lomé (Togo) alla prima sessione del Capitolo ispettoriale di quella Provincia. L’auto dei tre confratelli è stata fermata dopo la dogana di Cincassé. Don César è stato separato dagli altri due confratelli e crivellato di colpi dai terroristi che poi sono fuggiti. Si parla anche dell’uccisione di quattro doganieri.

Antonio César Fernández era nato 72 anni fa a Pozoblanco, in Spagna, il 7 luglio 1946, era salesiano da 55 anni e sacerdote da 46. Si era offerto come missionario in diversi paesi africani dal 1982. Il suo primo incarico era stato a Lomé (Togo) e attualmente era responsabile della comunità salesiana di Ouagadougou, in Burkina Faso.

Preghiamo per il suo eterno riposo. Aveva offerto la sua vita per l’Africa e la sua offerta è stata accettata pienamente. Chiediamo a lui di pregare con noi per questa sua ispettoria, dove è arrivato con il primo gruppo di missionari a Lomé (Togo). Fu anche fondatore della parrocchia Maria Ausiliatrice, primo maestro di novizi per 10 anni.

Questo attentato fa parte dell’ondata di violenza che affligge il Burkina Faso dal 2015, in un contesto che ha visto un’impennata della minaccia terroristica nelle ultime settimane dopo la quinta Conferenza dei capi di Stato del G5 del Sahel, di cui il paese ha la presidenza di turno.

 Che il Signore risorto accolga con tenerezza Fratel César con tutti coloro che hanno dato la loro vita alla missione salesiana, e che Maria Ausiliatrice, che tanto amava, lo accolga con l’affetto della Buona Madre del Cielo.

Liete notizie

È possibile che i bimbi in grembo abortiti, volontariamente e non, abbiano accettato di morire per Cristo a salvezza delle anime dei genitori e di tutto il mondo? È l’ipotesi di un opuscolo, “La via nascosta dei bimbi nati in cielo”, scritto da due semplici sacerdoti e da un teologo, che pone fondamento nella ragione, nella fede e nell’esperienza e che il Magistero della Chiesa non esclude come possibile.

C’è un opuscolo, scritto da due sacerdoti e un teologo, sicuramente destinato a far discutere e magari ad influire sulla vita della Chiesa. In una via di nascondimento. Motivo per cui non troverete le firme degli autori della pubblicazione, che però sappiamo essere persone fortemente fedeli alla tradizione e alla dottrina cattolica. Detto questo, come sempre accade nella Chiesa, l’intuizione di uno di questi preti, avallata dal teologo e dall’altro prete come possibile e ragionevole, è già nella coscienza del popolo.

La tesi di questo piccolo opuscolo, “La via nascosta dei bimbi nati in cielo”(ed Ancilla), è infatti la conferma di quanto molte madri con un sensum fidei che hanno perso i loro bambini in grembo percepivano già come vera: quei piccoli sono in cielo e il loro sacrificio è servito alla salvezza della loro famiglia. Anche i bambini volontariamente abortiti dai loro genitori espierebbero i peccati del mondo. In queste pagine si trova solo la conferma che questa ipotesi non è esclusa dalla Chiesa, come si evince dal documento del 2007 (ampiamente citato) della Commissione Teologica Internazionale La speranza della salvezza per i bambini che muoiono senza battesimo.

Facciamo alcune premesse partendo dal commento del teologo, che interviene nell’opuscolo per ricordare che per il fatto che i bimbi in grembo hanno un’anima la Chiesa non può escludere che abbiano un rapporto reale, seppur misterioso, con Dio. Di più, avendo sì il peccato originale, ma non avendone mai commesso alcuno i non nati vivono in uno stato di purezza tale da godere di un’intimità con il Creatore maggiore.

Il grande don Divo Barsotti conferma poi che la perfezione dell’anima non è lo stato d’infanzia, ma c’è «un grado più alto. Bisogna non essere nati, essere ancora nel seno della mamma. Ed è questa la perfezione del cristiano: essere nascosti nel seno di Dio…Quando siamo nel seno della mamma non si piange nemmeno…l’anima che affonda nel seno di Dio non parla più. Affondare nell’abisso divino; in quel fondo c’è Dio, l’anima vive di silenzio». Questa spiritualità, si legge ancora, è perfetta per i nostri tempi, perché mette davanti all’apparire e al fare della comunità cristiana l’umiltà, la rinuncia e il dono. Il che vale anche per la Chiesa, perché nella scelta di donarsi a Dio di questi piccoli «emerge la vita eterna prima di quella terrena, la verticalità come dimensione qualitativa della vita e dell’essere, invece dell’orizzontalità della qualità del fare».

Si fa l’esempio di Giovanni Battista che pur in grembo esultò di gioia all’arrivo della Madonna incinta del suo Salvatore. Non solo, perché anche la scienza ormai riconosce che già in utero il bambino è reattivo agli stimoli e che intrattiene una relazione con la madre che avrà le sue conseguenze nella vita psico-fisca post natale. Perciò, conferma il teologo, «non si può escludere, anche se a noi sfugge empiricamente il “come”, che questi bambini proprio nel loro sacrificio abbiano compiuto con la Grazia di Dio la propria offerta».

Ma l’intuizione di questa possibilità (l’offerta volontaria della propria vita per la salvezza delle anime da parte dei bimbi abortiti volontariamente e non) la spiega il sacerdote stesso che l’ha avuta e che racconta la sua vocazione così: «In Seminario una cosa mi ha distinto ed è una convinzione che fin da ragazzo ho avuto: la gravità dell’aborto ed ancor più la gravità dell’indifferenza del mondo», mentre «salvare le anime, “mestiere” del prete, mi è sempre sembrato il massimo che uno possa fare». Un giorno poi, mentre il prete stava presentando la mostra del beato Jerome Legeune in difesa della vita e contro l’aborto, ricevette una messaggio dalla sorella che, avendo perso il figlio al quarto mese di gravidanza, gli scrisse: «Il bimbo è andato in cielo». In quel momento il sacerdote pensò che quel piccolo lo amava molto e che fosse morto anche per la sua salvezza. Poco dopo scoprirà che Sebastiano sarebbe dovuto nascere il giorno del suo onomastico e si troverà “per caso” di fronte ad un dipinto della Madonna del parto, davanti a cui alcune domande esploderanno con urgenza: «Ma perché Dio permette, con l’aborto, la fecondazione artificiale e le varie pillole, l’uccisione di milioni di esseri umani innocenti…perché questa tremenda “sconfitta”, almeno in apparenza?». Di qui l’intuizione e la successiva ricerca della conferma nel Magistero della Chiesa e nel documento sopra citato, che appunto «non esclude» l’offerta della vita di questi bimbi. E infine la scoperta che «è possibile offrire il sacrificio di un altro» durante la Messa.

Se poi il Ventesimo secolo è stato quello del Venerdì Santo mentre il nostro, come disse Benedetto XVI, è quello del Sabato Santo, «in cui la Chiesa sembrerà scomparire sempre di più agli occhi del mondo» e se, come fu per i discepoli di Emmaus, potrà apparire tutto finito, sappiamo che Gesù è risorto e che è «nel nascondimento che il signore prepara il suo Trionfo».

Perciò nel commento finale del secondo sacerdote, noto per la sue altezze spirituali e per la sua ortodossia, a cui è stata sottoposta questa intuizione si trovano altre conferme. Infatti, pur stranito da questa possibilità, oltre a sentire «nell’intimo che tutto quello che egli (il primo sacerdote, ndr) mi diceva era vero», leggendo a sua volta il Magistero comprese che «il dialogo tra il bimbo nel grembo materno e Dio è un’ipotesi plausibile. Se non altro, non si può escludere…anche la Sacra Particola è un Mistero: come possa sussistere Dio nell’ostia consacrata è qualcosa di indecifrabile; è una realtà, una certezza, ma rimane un mistero alla mia povera intelligenza».

Detto questo, pur ammesso che questi piccoli siano in Paradiso e si siano offerti, può davvero il sacerdote appropriarsi di un loro atto e rioffrirlo al Padre in Cristo Gesù?. Attraverso sant’Agostino, papa Innocenzo III e il Concilio di Trento il prete spiega perché questo già avviene nella Messa dove «l’assemblea comunitaria dei santi viene offerta a Dio come sacrificio universale per la mediazione del sacerdote», sia perché «in quel calice alzato e offerto» c’è «la presenza e l’associazione di tutti coloro che, in Cristo, hanno partecipato in qualche modo alla sua Passione» sia perché «la Messa di Cristo li rende partecipi del “battesimo di sangue” del Signore». Non è da meno il documento del 2007 in cui si legge che «è anche possibile che Dio semplicemente agisca per dare il dono della salvezza ai bambini non battezzati» come ha fatto con Maria donandole gratuitamente un’«immacolata concezione». Una conferma si trova persino nell’enciclica Gaudium et Spes

Ci si chiede poi se sia possibile paragonare questi bimbi ai Santi Innocenti che abbiamo festeggiato settimana scorsa. Secondo il sacerdote, i Santi Innocenti «anche se inconsapevolmente….hanno sofferto e sono morti per Cristo» ma, a maggior ragione, se l’atto di questi bimbi è volontario valgono le parole di Gesù: «In verità ti dico: ogni volta che avete fatto queste cose ad uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatta a me».

Quello che colpisce è poi la prova empirica descritta: «Dopo la celebrazione di queste Messe tutto pare cambiato nella vita interiore: si avverte una pace di fondo, un senso di protezione, una forza contro le tentazioni, che prima non si poteva nemmeno immaginare». Soprattutto «per la loro preghiera e intercessione, abbiamo ricevuto grazie che non ci aspettavamo! Abbiamo invocato il loro intervento su alcune coppie di sposi che sembravano già sull’orlo della separazione e si sono riappacificati…su situazioni che sembravano senza uscita» e «tanti cuori si sono sciolti…Noi stessi siamo senza parole». Perciò alla fine dell’opuscolo, si trova una coroncina e delle preghiere per continuare ad offrire il sacrificio di questi piccoli.

La nuova bussola quotidiana. Africa. Quei sacerdoti uccisi che l’Occidente non vede

Non figurano nelle statistiche sui cristiani perseguitati e vittime dell’intolleranza religiosa. Sono i sacerdoti, le suore, i missionari in Africa feriti o uccisi nel corso di scontri a fuoco tra gruppi armati e forze dell’ordine o di rapine, oppure sequestrati per richiederne il riscatto. Il triste elenco si è arricchito proprio negli ultimi giorni.

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