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“Lo splendore della verità” di san GP II. 11. Il dono di un amore ricevuto

22. Imitare e rivivere l’amore di Cristo non è possibile all’uomo con le sole sue forze. Egli diventa capace di questo amore soltanto in virtù di un dono ricevuto. Come il Signore Gesù riceve l’amore del Padre suo, così egli a sua volta lo comunica gratuitamente ai discepoli: «Come il Padre ha amato me, così anch’io ho amato voi. Rimanete nel mio amore» (Gv 15,9). Il dono di Cristo è il suo Spirito, il cui primo «frutto» (cf Gal 5,22) è la carità: «L’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo, che ci è stato dato» (Rm 5,5). Sant’Agostino si chiede: «È l’amore che ci fa osservare i comandamenti, oppure è l’osservanza dei comandamenti che fa nascere l’amore?». E risponde: «Ma chi può mettere in dubbio che l’amore precede l’osservanza? Chi infatti non ama è privo di motivazioni per osservare i comandamenti».

 

Natale mistero d’Amore

Tutto il creato, il cosmo, la Chiesa intera, ogni uomo e donna invochi con la trepidanza e gioia degli amanti:

“Vieni Signore, Gesù!”

Vieni anche oggi, trovandoci con le porte e le finestre aperte, anche se il vento dello Spirito porta a fare fracasso o a rimanere al gelo superficiale delle incertezze.

Nel profondo del cuore percepiremo, invece un calore e una gioia insospettabili e forse mai sperimentati.

 

Nessuno ti chiamerà più Abbandonata,

né la tua terra sarà più detta Devastata,

ma sarai chiamata Mia Gioia

e la tua terra Sposata,

perché il Signore troverà in te la sua delizia

e la tua terra avrà uno sposo.

[Isaia]

 

Tu vivi sempre nei tuoi atti.

Con la punta delle dita

sfiori il mondo, gli strappi

aurore, trionfi, colori,

allegrie: è la tua musica.

La vita è ciò che tu suoni.

 

Dai tuoi occhi solamente

emana la luce che guida

i tuoi passi. Cammini

fra ciò che vedi. Soltanto.

 

E se un dubbio ti fa cenno

a diecimila chilometri,

abbandoni tutto, ti lanci

su prore, su ali,

sei subito lì; con i baci,

coi denti lo laceri:

non è più dubbio.

Tu mai puoi dubitare… Ma in realtà con la vita che continua permetti ad un dubbio di scavarti dentro … fino a ripetere senza stancarsi:

Al di là, più in là, più oltre.

Al di là di te ti cerco.

[da una poesia d’amore di Pedro Salinas nel poema La voce a te dovuta.

Natale non è altro che mistero d’amore]

 

Ho sentito Dio veramente gravido di me. Quanto ha gioito Dio di fronte alla nostra gioia; quanto patisce per il dolore innocente; per la madre che vede il figlio, che fino ad allora era sano, completamente bloccato per una cura sbagliata…

Trento e le sue chiese: Sovrasta la Madonna addolorata.

Fa pensare a Gesù che nasce scansando di poco una strage di bimbi innocenti.

Terra abbandonata, devastata. Così viene inizialmente descritta la terra di stretta appartenenza del Signore. Una ragazza una volta disse a papà e mamma: “mi avete dato tante cose, ma non amore”. Mi sembra che già qui vengano proclamate due verità tanto scomode quanto reali.

 

La prima: siamo noi, uomini e donne, cominciamo guardandoci attorno tra noi che siamo qui, ad essere la terra di stretta appartenenza del Signore. Si pensa subito a preti e suore come direttamente consacrati a Dio. È vero, ma riduttivo. In forza del fatto che Dio non ci ha creato come cose, come oggetti, come macchine, ma come persone. Riflettiamo su tutte le volte che noi pensiamo i nostri amici, marito, moglie, figli… come un mezzo che dovrebbe produrre la nostra soddisfazione, la nostra serenità, il nostro benessere. L’altro sarebbe creato allo scopo della nostra happyness (Mulino Bianco)… e noi? Tanti, specie negli ultimi anni, si giustificano dicendo: se no (vado) andiamo in fallimento. Ma il vero fallimento non è solo quello economico: è la partita persa di persone che non si permettono di amare e non permettono agli altri di amarli.

Cominciare subito ad amare. Sì, ma come?

– non perdere l’occasione di dare la mano a due persone in più oggi durante il momento dello scambio della pace,

– doniamo il sorriso e portiamolo ogni giorno; come fosse il mazzo di chiavi che prendiamo il mattino uscendo di casa, non scordiamolo mai

– telefoniamo ad un amico (o il papà, la mamma, i figli…) che non sentiamo più perché quella volta è successo che…

È Natale: si azzera il rancore, lo si converte in qualcosa di meno meschino (qui mi viene in mente una lettura di un testo delle elementari, il cui titolo era: il peso dell’odio.
E diceva in soldoni che un mendicante per anni ha portato una pietra nella bisaccia per poter colpire il ricco che lo aveva umiliato un giorno, e quando ha avuto finalmente l’occasione, incontrando il ricco dopo anni,  di lanciargli quella pietra… l’ha lasciata cadere a terra, e ha capito quanto gli era pesata per anni nella bisaccia, in spalla , mentre il cuore si era finalmente alleggerito dal peso di un odio che, ormai, non aveva più senso).

La seconda verità che mi pare di intravedere in queste parole: quanti uomini, donne, bambini, adolescenti abbandonati e profondissimamente feriti! Ma anche qui, non andiamo a cercare lontano. Famiglie divise, persone umiliate, ragazzi che non vengono mai ascoltati, adolescenti a cui non è permesso di meravigliarsi e di sognare il presente e il futuro. Quanti nostri contemporanei sotto anestesia. O perché si lasciano imbambolare da mille cose, o perché auto-anestetizzati: se non lo fossero, soffrirebbero troppo.

Anche a causa di noi uomini, donne di Chiesa: siamo ancora capaci di ascoltare, di perdere il tempo, di giocare, di donare un sorriso?

Ma allora chi sono io? Dice il Signore: il tuo vero nome è “mia gioia” (da quanto non ci chiamiamo così in famiglia?), “delizia del Signore”, amata prescelta e scelta.

 

  • Che vale il mondo rispetto alla vita?
  • E che vale la vita se non per essere data?
  • E perché tormentarsi quando è così semplice obbedire? [a Dio]

 

  • L’Angelo squillante ancora una volta ai cieli e alla terra in ascolto dà l’annunzio usato
  • Sì, Voce-di-Rosa, Dio è nato!
  • Dio si è fatto uomo!
  • È morto!
  • È risuscitato!
  • Le campane non sono il segno dell’Angelus, ma quello della comunione.
  • Le tre note come un sacrificio ineffabile sono accolte nel seno della Vergine senza peccato.
[Paul Claudel, nell’altissimo dramma dell’Annuncio a Maria]

Mai nessuno disperi per sempre [padre David Maria Turoldo]

Un santo vescovo augurava proprio a Natale “tanti auguri scomodi”. Anche a voi, tanti auguri scomodi, ma che magari ci scandalizzino, l’importante è che non ci lascino [cominciando da noi preti] impassibili nelle nostre sicurezze, nel nostro egoismo, orgoglio e superbia. Bene, continuiamo con le tradizioni di sempre… ma anche a me, anche a voi… TANTI AUGURI SCOMODI!

ESTRATTO DALLA NOVITA’: indice generale e il secondo capitolo di “Come cera in mano a Dio”

Disponibile presso l’autore (paolo.mojoli@bearzi.it , 8€; 10 € con spedizione in Italia) dall’8 dicembre. Alcune pagine di semplice, quotidiana e al tempo stesso profonda spiritualità salesiana.

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Salesianamente. Un sogno che cambia la vita (1)

A quell’età ho fatto un sogno. Sarebbe rimasto profondamente impresso nella mia
mente per tutta la vita. Mi pareva di essere vicino a casa, in un cortile molto vasto, dove si
divertiva una grande quantità di ragazzi. Alcuni ridevano, altri giocavano, non pochi
bestemmiavano. Al sentire le bestemmie, mi slanciai in mezzo a loro. Cercai di farli tacere
usando pugni e parole.
In quel momento apparve un uomo maestoso, vestito nobilmente. Un manto bianco gli
copriva tutta la persona. La sua faccia era così luminosa che non riuscivo a fissarla. Egli
mi chiamò per nome e mi ordinò di mettermi a capo di quei ragazzi. Aggiunse:
– Dovrai farteli amici con bontà e carità, non picchiandoli. Su, parla, spiegagli che il
peccato è una cosa cattiva, e che l’amicizia con il Signore è un bene prezioso.
Confuso e spaventato risposi che io ero un ragazzo povero e ignorante, che non ero
capace a parlare di religione a quei monelli.
In quel momento i ragazzi cessarono le risse, gli schiamazzi e le bestemmie, e si
raccolsero tutti intorno a colui che parlava. Quasi senza sapere cosa dicessi gli domandai:
– Chi siete voi, che mi comandate cose impossibili?
– Proprio perché queste cose ti sembrano impossibili – rispose – dovrai renderle possibili
con l’obbedienza e acquistando la scienza.
– Come potrò acquistare la scienza?
– Io ti darò la maestra. Sotto la sua guida si diventa sapienti, ma senza di lei anche chi è
sapiente diventa un povero ignorante.
– Ma chi siete voi?
– Io sono il figlio di colei che tua madre ti insegnò a salutare tre volte al giorno.
– La mamma mi dice sempre di non stare con quelli che non conosco, senza il suo
permesso. Perciò ditemi il vostro nome. – Il mio nome domandalo a mia madre.
In quel momento ho visto vicino a lui una donna maestosa, vestita di un manto che
risplendeva da tutte le parti, come se in ogni punto ci fosse una stella luminosissima.
Vedendomi sempre più confuso, mi fece cenno di andarle vicino, mi prese con bontà per
mano e mi disse:
– Guarda.
Guardai, e mi accorsi che quei ragazzi erano tutti scomparsi. Al loro posto c’era una
moltitudine di capretti, cani, gatti, orsi e parecchi altri animali. La donna maestosa mi
disse:
– Ecco il tuo campo, ecco dove devi lavorare. Cresci umile, forte e robusto, e ciò che
adesso vedrai succedere a questi animali, tu lo dovrai fare per i miei figli.
Guardai ancora, ed ecco che al posto di animali feroci comparvero altrettanti agnelli
mansueti, che saltellavano, correvano, belavano, facevano festa attorno a quell’uomo e a
quella signora.
A quel punto, nel sogno, mi misi a piangere. Dissi a quella signora che non capivo tutte
quelle cose. Allora mi pose una mano sul capo e mi disse:
– A suo tempo, tutto comprenderai.
Aveva appena detto queste parole che un rumore mi svegliò. Ogni cosa era scomparsa.
Io rimasi sbalordito. Mi sembrava di avere le mani che facevano male per i pugni che
avevo dato, che la faccia mi bruciasse per gli schiaffi ricevuti.
Capo di briganti?
Al mattino ho subito raccontato il sogno, prima ai fratelli che si misero a ridere, poi alla
mamma e alla nonna. Ognuno diede la sua interpretazione. Giuseppe disse: « Diventerai
un pecoraio ». Mia madre: « Chissà che non abbia a diventare prete ». Antonio malignò: «
Sarai un capo di briganti ». L’ultima parola la disse la nonna, che non sapeva niente di
teologia, che non sapeva né leggere né scrivere: « Non bisogna credere ai sogni ».
Io ero del parere della nonna. Tuttavia quel sogno non riuscii più a togliermelo dalla
mente. Ciò che esporrò in queste pagine dirà il perché.

 

Fonte: san Giovanni Bosco, Memorie dell’oratorio di san Francesco di Sales

 

Adattamento: Teresio Bosco

Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla. Domenica 26 novembre

+ Dal Vangelo secondo Matteo (25,31-46)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra.
Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”.
Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”.
Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”.
Anch’essi allora risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?”. Allora egli risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”.
E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna».

Parola del Signore

 

  1. Un Dio in cerca dell’uomo, che non si arrende anche di fronte alla ribellione.
  2. Tanti uomini e donne, testimoni e santi… che per tutta la vita hanno cercato “un vestito per Gesù presente nel povero”
  3. Una forma “semplicissima” di carità cristiana: l’ascolto. A partire da noi preti, consacrati… laici impegnati in parrocchia, in famiglia, con gli amici, sul lavoro… CI ASCOLTIAMO VERAMENTE? (Non solo in modo superficiale e pronto a giudicare)

 

“Lo splendore della verità” di san GPII. 9. Amore per Dio e/o amore per le persone?

14. I due comandamenti, dai quali «dipende tutta la Legge e i Profeti» (Mt 22,40), sono
profondamente uniti tra loro e si compenetrano reciprocamente. La loro unità inscindibile è
testimoniata da Gesù con le parole e con la vita: la sua missione culmina nella Croce che redime
(cf Gv 3,14-15), segno del suo indivisibile amore al Padre e all’umanità (cf Gv 13,1).
Sia l’Antico che il Nuovo Testamento sono espliciti nell’affermare che senza l’amore per il
prossimo, che si concretizza nell’osservanza dei comandamenti, non è possibile l’autentico amore
per Dio. Lo scrive con vigore straordinario san Giovanni: «Se uno dicesse: “Io amo Dio”, e odiasse
il suo fratello, è un mentitore. Chi, infatti, non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio
che non vede» (1 Gv 4,20). L’evangelista fa eco alla predicazione morale di Cristo, espressa in
modo mirabile e inequivocabile nella parabola del buon Samaritano (cf Lc 10, 19-37) e nel
«discorso» sul giudizio finale (cf Mt 25,31-46).

Creature e creatore. 6. La spesa di san Martino

Almeno dalle mie parti, San Martino è uno dei Santi più conosciuti sia per via di quella sua “estate” che spalanca le porte ai rigori dell’inverno, sia perché nel giorno della sua festa vengono benedetti i prodotti della terra e le macchine agricole (una volta i raccolti ed il bestiame).

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Passione

Che bella la lingua italiana – assieme ad altre -:

una sola parola per una ricchezza

insondabile e soprattutto sconvolgente

 

[Propongo la lettura accompagnata da L. Einaudi, Dietro casa, in Una mattina]

 

 

 

Passione di un bimbo per la sua squadra.

Le frittelle alla crema: che passione!

Passione dell’uomo per la sua donna.

Una donna appassionata dell’uomo suo.

Un maestro, un artigiano che lavora con passione.

Don Bosco che vive, muore, vive oggi

esplodendo di passione per i suoi giovani.

La passione della lenta agonia di dolore

di tanti fratelli e sorelle.

Mi appassiono di te che incontro.

La passione del giovedì, venerdì e sabato santo.

Oggi ti ho incontrato

e mi sono appassionato di te e della tua anima.

Chissà se queste righe faranno crescere in te

la passione…

Passione: amore o croce?

Passione: Amore e Croce.

Nessuna tua lacrima andrà perduta.

Passione nella Trinità: (sovra)abbassamento e servizio.

Passione: donare e a modo tuo ricevere.

Amare.