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“La correttezza politica ha annebbiato i governi sulla persecuzione dei cristiani” (Da Lorenzo Bertocchi)

Il segretario agli esteri inglese, Jeremy Hunt (foto sotto), ha ricordato le conclusioni di un report commissionato al vescovo anglicano di Truro, Philip Mounstephen, e ha detto che «in alcune regioni, il livello e la natura della persecuzione [dei cristiani] si avvicina probabilmente alla definizione internazionale di genocidio».

Hunt, impegnato in un viaggio nel continente africano, ha parlato ad Addis Abeba ricordando che in diverse regioni del Medio oriente i cristiani rischiano di essere «spazzati via» (in Palestina ora rappresentano solo l’1,5% della popolazione, mentre in Iraq i numeri sono scesi da 1,5 milioni prima del 2013 a meno di 120.000 oggi). Le parole di Hunt arrivano dopo le stragi di Pasqua in Sri Lanka: «Penso che siamo tutti addormentati quando si tratta della persecuzione dei cristiani. Penso non solo al rapporto del vescovo di Truro, ma ovviamente quello che è successo nello Sri Lanka la domenica di Pasqua ha svegliato tutti con uno shock enorme».

La causa di questa “indifferenza”, dice Hunt, è in un’atmosfera di «correttezza politica» che spesso impedisce ai politici dei governi occidentali di parlare chiaramente di questi fatti.

Secondo un commento di The Guardianqueste parole sono nobili, ma suonano stonate di fronte al comportamento dello stesso governo britannico che «non ha offerto asilo ad Asia Bibi», la donna cristiana del Pakistan liberata dopo un calvario lungo 9 anni, e fa affari con «l’Arabia saudita, un paese dove il cristianesimo pubblico è illegale e i lavoratori migranti cristiani sono trattati in modo abominevole». Inoltre gli inglesi sostengono il governo dell’Egitto dove le «chiese copte vengono frequentemente aggredite» e favoriscono rapporti commerciali con la Cina dove, come sappiamo, i cristiani subiscono persecuzioni di vario tipo. E anche la tragedia dei cristiani in Iraq, giustamente sollevata nel discorso di Hunt, deve essere analizzata considerando che il governo inglese ha «partecipato in modo entusiastico all’invasione dell’Iraq [nel 2003] ed ha ovviamente delle responsabilità per la brutale anarchia che ne è seguita».

Così le parole di Hunt sulla «correttezza politica» rischiano paradossalmente di assumere proprio la stessa forma di un discorso politico, fatto più per ingraziarsi una parte crescente dell’opinione pubblica britannica e molto meno per aiutare davvero i cristiani perseguitati.

Il politicamente corretto non può essere evocato a fasi alterne, ma andrebbe attaccato nella sua radice principale, quella cioè che vuole annullare l’identità di una cultura che ha nel cristianesimo la sua base fondamentale. «Una società nella quale Dio è assente – una società che non lo conosce più e lo tratta come se non esistesse – è una società che perde il suo cri­terio», ha scritto il papa emerito Benedetto XVI nei suoi recenti «appunti» sulla crisi degli abusi. E anche Francesco nel 2014, in un discorso tenuto a Tirana, disse che «quando, in nome di un’ideologia, si vuole estromettere Dio dalla società, si finisce per adorare degli idoli, e ben presto l’uomo smarrisce sé stesso, la sua dignità è calpestata, i suoi diritti violati».

Una vera difesa dei cristiani perseguitati e di una autentica libertà religiosa dovrebbe partire da questo minimo comune denominatore. I politici europei sono disposti a cominciare da questo punto?

Fonte: http://www.iltimone.org/news-timone/la-correttezza-politica-annebbiato-governi-sulla-persecuzione-dei-cristiani/

COME SOSTENERE LA SCUOLA DEI BAMBINI/E SORDI/E DI PAOLO VI A BETLEMME


Un gesto concreto di solidarietà per celebrare la canonizzazione di Paolo VI, il primo Papa pellegrino in Terra Santa che a Betlemme nel 1964 volle si realizzasse un istituto pontificio specializzato nell’educazione e nella riabilitazione audiofonetica di bambine sorde. La scuola Effetà da quasi 50 anni accoglie ogni giorno oltre centosessanta bambine di varie religione e di diverse zone della Palestina. Ad Effetà entrano bambine sorde, isolate, emarginate ed escono ragazze autonome, capaci di relazionarsi con la società ed affrontare coraggiosamente il futuro. “Avvenire” insieme con la Fondazione Giovanni Paolo II invitano ad aiutare le bambine di Betlemme in ricordo di Paolo VI. È possibile sostenere le ragazze di Effetà attraverso:

– Bonifico bancario intestato a Fondazione Giovanni Paolo II utilizzando il seguente Iban IT04I0539005458000000092116 (ricorda di inserire anche il tuo indirizzo nel campo causale)
– Bollettino su conto corrente postale n. 95695854 intestato a Fondazione Giovanni Paolo II, via Roma, 3 – 52015 Pratovecchio Stia (AR). Causale: “Per i bambini di Effetà Betlemme”
– Carta di credito o PayPal sul sito www.sostienieffeta.org

Fai un gesto di solidarietà con la tua parrocchia o associazione, con i tuoi familiari o amici. Facendo una donazione hai diritto alle agevolazioni fiscali previste dalla legge. I dati saranno trattati ai sensi dell’art. 13, Regolamento Europeo 679/2016 (c.d. “GDPR”).

Da Avvenire. Terra Santa. Dai cristiani poveri di Betlemme i Rosari per la Gmg a Panama

Per settimane Rami ha forato piccole croci in legno d’ulivo. Giorno dopo giorno abbassava centinaia di volte la leva che faceva calare il trapano sulla cima del crocifisso da cui sarebbe passato il filo destinato a contenere i grani di un Rosario. Un gesto ripetuto con il sorriso. «Lo faccio per papa Francesco», sussurra. Rami vive a Betlemme. È cristiano e ha trent’anni. Non ha mai finito la scuola. Perché aveva difficoltà di apprendimento. E in Palestina capita ancora che chi abbia problemi sia considerato al pari di uno “scarto”. Eppure le mani di questo ragazzone con gli occhiali hanno plasmato i Rosari che Bergoglio regalerà ai ragazzi della Giornata mondiale della gioventù a Panama. Lui è uno degli autori del dono che sarà consegnato a gennaio ai giovani di tutto il mondo: il Rosario di “Bethlehem”, come si legge in un lato per ricordare la provenienza, mentre dall’altro c’è scritto “Jmj 2019”.

I Rosari per la Gmg realizzati nel laboratorio della Fondazione 'Giovanni Paolo II' a Betlemme

I Rosari per la Gmg realizzati nel laboratorio della Fondazione “Giovanni Paolo II” a Betlemme

Rami ha trovato se stesso nel laboratorio di artigianato “offerto” dall’Italia a Betlemme. Un centro della speranza nato grazie alla Fondazione “Giovanni Paolo II”, la onlus per lo sviluppo e la cooperazione in Medio Oriente voluta dalle Chiese della Toscana che collabora anche con la Cei. Da queste stanze accolte in uno stabile della Custodia di Terra Santa, a cento metri dalla Basilica della Natività, è passata la metà dei Rosari della prossima Gmg: 800mila sul milione e mezzo ordinati per l’evento. «Il lavoro non è solo sinonimo di salario ma di dignità», spiega Samer Baboun, responsabile dell’atelier. Qui chiamano le croci di Panama l’«ordine del Papa». E lo considerano una benedizione per aiutare giovani e famiglie bisognose. È lo spirito dell’iniziativa lanciata da Pierre Bürcher, vescovo emerito di Reykjavik in Islanda, con lo slogan “AveJmj”. Alla base del progetto, ha rivelato il presule che è membro della Congregazione per le Chiese orientali, c’è il desiderio espresso dal Papa «di pregare per la pace nel mondo e in particolare per Gerusalemme e il Medio Oriente». Il vescovo ha stabilito che ogni giovane della Gmg riceva tre Rosari: uno per sé, uno da consegnare a chi incontrerà a Panama, uno da portare a una persona del proprio Paese d’origine. Al pacchetto si aggiungerà un’immagine del Pontefice. Braccio operativo è stata la Caritas Jerusalem che «ci ha coinvolti nella realizzazione», afferma Samer. In tutto sono stati impegnati dall’inizio del 2018 oltre trecento artigiani locali tra Beit Sahour, Beit Jala e Betlemme e undici laboratori fra cui quello che lega il suo nome a Wojtyla.

Betlemme con il laboratorio artigianale della Fondazione 'Giovanni Paolo II'

Betlemme con il laboratorio artigianale della Fondazione “Giovanni Paolo II”

Fra aspiratori, pialle, tavoli da lavoro, c’è Tony, un’infanzia complessa e problemi di concentrazione. È un addetto all’imballaggio. Impacchetta gran parte degli oggetti che vengono prodotti. Al suo fianco siede Rana, vista ridotta e volto ferito. «Nessuno mi voleva a lavorare. Grazie al cielo, qui è un’altra cosa», ripete. «La nostra è una casa aperta a tutti – sottolinea Samer –: cristiani e musulmani, poveri e fragili. Non siamo solo un laboratorio artigianale, ma anche di convivenza. E un unicum nella zona: perché donne e uomini lavorano le une accanto agli altri». Su ventidue assunti, diciannove sono cristiani. «Il nostro principale obiettivo – spiega il coordinatore – è quello di aiutarli a non abbandonare la Terra Santa. E per restare serve avere un’occupazione». L’età media è di trent’anni. E il centro è anche una scuola di formazione. Prima si impara; poi è possibile mettersi all’opera: nella lavorazione del legno d’ulivo, ma anche della madreperla, l’“oro” delle conchiglie molto rinomato in Medio Oriente. E sta per nascere anche un gabinetto della ceramica che avrà come responsabile artistica Narmin, una ragazza sorda che ha ritrovato la parola nell’istituto Effetà voluto nella città da Paolo VI.

I Rosari per la Gmg realizzati nel laboratorio della Fondazione 'Giovanni Paolo II' a Betlemme

I Rosari per la Gmg realizzati nel laboratorio della Fondazione “Giovanni Paolo II” a Betlemme

Tecniche professionali e manufatti di alta qualità, il laboratorio ha fra i committenti la Custodia di Terra Santa o il patriarcato latino di Gerusalemme. «Vogliamo essere un hub per artisti locali e artigiani dove chiunque può bussare alle porte e sviluppare le sue idee». Nell’azienda si applicano le regole di un’economia solidale. «Tutto quanto incassiamo viene ridistribuito in modo equo. E chi lavora non è un operaio ma il protagonista di un percorso di crescita comunitaria».