Dalla Nuova Bussola Quotidiana: un Vescovo con la V maiuscola

In provincia di Viterbo un parroco ottiene dal sindaco di “sposare” due lesbiche. Il vescovo lo sospende e lo manda in discernimento per un anno. E alla Bussola dice: «Temevo una messinscena del mondo gay, si è già dimesso, deve capire la fesseria che ha fatto». Ma ora gli attacchi di omofobia cadranno su questo pastore coraggioso che si è dimostrato vero padre con un suo prete.

Mentre i giornali di mezz’Italia stanno parlando di lui come del prete sposa lesbiche, lui è già in un luogo segreto a meditare su quella che il suo vescovo ha definito senza mezzi termini «una fesseria che ha fatto». A Sant’Oreste, provincia di Viterbo e diocesi di Civita Castellana è successo davvero tutto in un lampo. L’11 luglio scorso don Emanuele Moscatelli ha chiesto ed ottenuto dal sindaco Valentina Pini di unire civilmente due donne lesbiche del Paese. Domenica sera il vescovo Romano Rossi – come annunciato da lui stesso alla Nuova BQ – era già nella parrocchia di San Lorenzo Martire per spiegare ai fedeli la decisione di sospenderlo dalla guida della comunità il sacerdote.

L’episodio è sintomatico di un attacco al sacerdozio che con l’approvazione della legge sull’omofobia sarà destinato a ripetersi. Chiederanno ai preti di celebrare le unioni civili nel nome della nuova religione omosessualista? E chi si rifiuterà verrà accusato di omofobia? Di sicuro il corto circuito Chiesa-Stato & diritti Lgbt è molto sospetto e rimanda a quanto accaduto in Diocesi di Gorizia, dove il cappellano degli scout partecipò convintamente al “matrimonio” dell’educatore Agesci e a rimetterci fu il parroco che si oppose a quella cerimonia: venne trasferito dal vescovo, che invece tiene ancora oggi al suo posto tanto il prete quanto “l’educatore”.

Non conosciamo il livello di confidenza che don Moscatelli aveva con le due donne (al telefono con la Bussola ha più volte riattaccato), ma il sospetto che il movimento Lgbt si voglia servire di preti già fragili di loro e indurli a compiere spinte in avanti come quella di Sant’Oreste, è molto forte. Ed è un sospetto che ha avuto anche il vescovo di Civita Castellana che, raggiunto dalla Bussola, ha detto: «Temevo una messinscena del mondo gay, poi mi sono informato per capire come stavano le cose».

Ma alla fine a Civita il vescovo ha fatto il suo dovere, paterno, ma fermo. «Don Emanuele si è dimesso da parroco e prenderà un periodo di riflessione e di verifica personale, ieri sera l’ho accompagnato a salutare la parrocchia e mi ha ringraziato per avergli aperto gli occhi. Domenica prossima si insedierà il nuovo parroco».

Modi spicci e per nulla intimorito, i dettagli maggiori di questa storia arrivano proprio dal pastore della Diocesi come è giusto che sia dato che il sacerdote non ha risposto alle domande dei giornalisti che ieri l’hanno cercato.

«Gli ho fatto capire la fesseria che ha fatto, posso capire che in certi momenti di fragilità entrino in gioco l’amicizia o lo spirito del tempo, ma celebrare un’unione civile è troppo. Da domani farà un periodo di riflessione fuori dalla diocesi, si tratta di un luogo, diciamo, “collaudato”, ma ora ho il compito di aiutare questo mio prete a vedere chiaro dentro di sé. E rilanciare su nuove basi la sua vita sacerdotale, credo ci sia spazio di recupero dopo l’errore fatto. Comunque, diamoci tempo un annetto e vediamo».

Monsignor Rossi, che ha celebrato Messa con don Emanuele, ha detto anche di essere pronto ad eventuali “ritorsioni” degli attivisti Lgbt: «Per la verità me le aspettavo – confida – invece per il momento non si è fatto vivo nessuno». Forse, gli facciamo notare, è perché la notizia delle dimisisoni del prete è ancora fresca e non è ancora arrivata a certe orecchie. «Bè, comunque se arriveranno attacchi, li affronterò, non ho mica paura sa?».

L’atteggiamento di questo vescovo appare in contraddizione con le seduzioni del mondo e con il comune sentire odierno, anche ecclesiastico, dove spesso per comodità o per paura, si tende, a fare finta di nulla. Ma, affrontando la cosa di petto e denunciando l’errore chiamandolo col suo nome, questo vescovo ha dimostrato di essere il solo ad aver avuto a cuore il sacerdote, strumentalizzato da tutti, sindaco compreso, ma in realtà la prima vittima di questa storia destinata a ripetersi altrove e che apre una nuova breccia: con la legge sull’omofobia anche i preti dovranno stare ben attenti a dove schierarsi.

 

Autore: Andrea Zambrano

 

Fontehttps://lanuovabq.it/it/sospeso-il-don-alle-nozze-gay-ce-un-vescovo-a-civita




Dalla Nuova Bussola Quotidiana. Sul Ddl Zan “Taranto insegna, saranno i vescovi a consegnarci al Potere”

Un gruppetto di fedeli della parrocchia di Lizzano (provincia e diocesi di Taranto), preoccupato per la probabile approvazione in Parlamento di una legge che: introdurrà il reato di opinione, negherà la libertà di vivere e affermare la famiglia naturale, introdurrà nella società dei princìpi che rovesciano il progetto Creatore di Dio, decide di indire una veglia di preghiera per chiedere al Signore di difendere la famiglia naturale e di allontanare da noi questa minaccia.

Anzitutto ricapitoliamo i fatti. Un gruppetto di fedeli della parrocchia di Lizzano (provincia e diocesi di Taranto), preoccupato per la probabile approvazione in Parlamento di una legge che: introdurrà il reato di opinione, negherà la libertà di vivere e affermare la famiglia naturale, introdurrà nella società dei princìpi che rovesciano il progetto Creatore di Dio, decide di indire una veglia di preghiera per chiedere al Signore di difendere la famiglia naturale e di allontanare da noi questa minaccia. Il parroco è d’accordo e partecipa alla stesura del volantino per invitare i parrocchiani. Tutto molto cattolico, si potrebbe dire: quante volte nelle Scritture troviamo episodi di preghiere di comunità e città perché il Signore allontani delle sciagure? E quante testimonianze, in santuari e devozioni, ci sono in Italia e nel mondo di preghiere del genere a cui Dio ha dato ascolto?

Al massimo si potrebbe rimproverare ai simpatici parrocchiani di Lizzano di farla un po’ troppo semplice. Sempre guardando agli esempi della Tradizione, di fronte a una minaccia così grave come quella attuale, pensare di cavarsela con una semplice veglia di preghiera è un po’ ingenuo: ci vogliono digiuni e penitenze oltre a una preghiera incessante. Ma tant’è, di questi tempi già è molto proporre una intenzione di preghiera.

Torniamo alla cronaca. La veglia di preghiera si svolge in chiesa, ma la notizia ovviamente circola. E già prima del momento fatidico, sui social si moltiplicano insulti e minacce. Ed ecco che all’ora della veglia fuori della chiesa arriva qualche decina di attivisti Lgbt che attaccano manifesti sui muri della chiesa e inveiscono e minacciano quanti si stanno recando in chiesa. Il parroco, don Giuseppe Zito, preoccupato per la situazione chiama giustamente i carabinieri. Al contempo gli Lgbt coinvolgono il sindaco, Antonietta D’Oria, che inveisce contro i carabinieri che vogliono identificare le persone che non hanno alcuna autorizzazione per manifestare, e li invita a identificare invece quanti sono in chiesa, perché quella preghiera «è una vergogna» (e ha anche suggerito per cosa i cattolici dovrebbero pregare).

Questi fatti sono noti, hanno occupato le cronache di tutti i giornali nei giorni scorsi, ma è opportuno richiamarli. Perché dopo ben tre giorni arriva il comunicato ufficiale dell’arcivescovo di Taranto, monsignor Filippo Santoro,

Così scopriamo che il problema sta anzitutto nella veglia di preghiera. Infatti, ci spiega Santoro, la preghiera «per natura è, o dovrebbe essere, un momento aggregativo che riunisce la Comunità Cristiana» e invece «è diventato un motivo di divisione e di contrapposizione». Ma davvero? Fosse proprio così, Gesù non sarebbe mai stato crocifisso né fine analoga avrebbero fatto gli apostoli e tutti i martiri che sono seguiti. Anzi, sarebbero stati portati in trionfo. Avranno sbagliato qualcosa.

Poi il comunicato continua con un insieme di frasi fatte sulla Chiesa che è madre di tutti, la bellezza della diversità, i ponti da costruire e i muri da abbattere, per poi arrivare a dire che «non si brandisce l’arma della fede». Certo, non vanno bene neanche le reazioni violente, che diamine. Anche nel calcio viene punito il fallo di reazione, ci abbiamo vinto anche un mondiale contro la Francia. E allora ecco la conclusione del vescovo «pacificatore»: parliamone insieme, dialoghiamo, anzi «mi faccio io stesso promotore di un incontro fra il parroco e il sindaco perché Piazza e Chiesa a Lizzano continuino ad essere faro di accoglienza, di incontro e di crescita civile». Che bello.

Ora rileggere per favore la cronaca dei fatti e poi rileggere il comunicato del vescovo. Dei cattolici che pregano in chiesa vengono aggrediti e minacciati, e il loro vescovo li bacchetta, dopo aver certamente strigliato in privato il parroco che, infatti, ha cercato successivamente di prendere le distanze dalla veglia di preghiera. E poco importa se il vescovo richiama anche la nota della CEI, contraria a una legge sull’omofobia, sembra un po’ di pararsi su tutti i fronti.
Ci si chiede: come può un vescovo abbandonare così il suo popolo (e il piano di Dio) per autonominarsi giudice di pace? Non ci aspettiamo certo che prenda a male parole sindaco e Lgbt, ma almeno un po’ di dignità e rispetto della realtà dei fatti.

Non che sia una novità purtroppo, abbiamo già visto cosa è accaduto a Cremona e altrove in tempo di Messe con popolo proibite. Di fronte alle minacce e alle prevaricazioni contro preti e laici, i vescovi preferiscono prendere le distanze e lisciare il pelo agli aggressori.
Abbiamo già detto che l’episodio di Lizzano è un esempio lampante di cosa succederà con l’approvazione del ddl Zan. Ma dobbiamo aggiungere che – insieme ad altri episodi analoghi – ci dimostra anche come reagiranno i nostri pastori: consegnandoci al boia di turno.

Addolorano queste vigliaccherie e tradimenti dei vescovi. Fa davvero male leggere un comunicato come quello dell’arcivescovo di Taranto. Ma fa doppiamente male ricordando che colui che oggi guida la Chiesa di Taranto, nella seconda metà degli anni ’70 lo abbiamo conosciuto come quel don Pippo Santoro che guidava a Bari gli universitari di Comunione e Liberazione. Che – come tutti i ciellini d’allora – rischiavano l’incolumità personale ogni volta che si trovavano per le lodi mattutine, per i vespri o per la Messa, per non parlare di eventuali volantinaggi e incontri pubblici. Allora era lui a spiegare che l’unico ponte possibile era la missione e la conversione, e che – come ha scritto Roberto Marchesini pochi giorni fa – Cristo non ammette neutralità: o si è con Lui o contro di Lui  Avessero letto allora a don Pippo il comunicato di un vescovo come quello di monsignor Filippo per il caso di Lizzano, altro che la fede avrebbe brandito.

Grande è la responsabilità dei pastori che non si rendono conto che è il mondo che fa la guerra ai cristiani (e a Cristo) e non il contrario. Ma enormemente più grande è la responsabilità di quei pastori che oggi ragionano così pur essendo ben consapevoli della realtà, perché l’hanno sperimentata sulla propria pelle e perché sono stati formati alla scuola di don Luigi Giussani.

 

Autore: Riccardo Cascioli

 

Fontehttps://www.lanuovabq.it/it/taranto-insegna-saranno-i-vescovi-a-consegnarci-al-potere




Liturgia di domenica 10 maggio 2020. Non sia turbato il vostro cuore

E la parola di Dio si diffondeva e il numero dei discepoli a Gerusalemme si moltiplicava grandemente.

Il protagonista è sempre Dio, che semina a piene mani.

Sono docile all’azione dell’Altissimo in me, nella mia famiglia, nella mia comunità?

 

Siete costruiti anche voi come edificio spirituale, per un sacerdozio santo e per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, mediante Gesù Cristo.

Se Gesù è la pietra d’angolo, anche noi facciamo parte, come pietre vive, della sua costruzione.

Quali possono concretamente essere i sacrifici spirituali graditi a Dio, che possono entrare a far parte della mia vita?

 

«Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via».

Che bello. Gioia e pace in Cristo. Anche nelle situazioni più dolorose. Fiducia che diventa speranza.

Attraverso le mie scelte quotidiane, quale “via” sono chiamato a percorrere?

 




Prima domenica di Avvento: 1 dicembre 2019. “Andiamo con gioia incontro al Signore”

Oggi inizia il tempo dell’Avvento, della speciale preparazione all’antica e sempre nuova Venuta del Figlio di Dio.

Dal Vangelo secondo Matteo 24,37-44

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo. Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l’altra lasciata.
Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».

 

 

Ci alleneremo a celebrare la Sua nascita, che può portare alla nostra ri-nascita e alla nuova immersione nella Pasqua di liberazione da ogni schiavitù.

“Andiamo con gioia incontro al Signore”.

Come i Magi, come i pastori, come tutte le persone docili allo Spirito che si sono avvicendate nel corso della storia (anche la nostra). Sentiamoci amati e quindi chiamati ad uscire dal nostro piccolo guscio, dalle nostre stanchezze e pessimismi per aprirci a Colui che viene.

Addirittura certe letture della Bibbia ci potrebbero trarre in inganno, se accostate con la mentalità che caratterizza l’uomo dopo il peccato originale: potrebbe forse sorgere una errata immagine di Dio e quindi una paura di Dio che ci allontana dal vero Salvatore. Non è quest’ultimo, ovviamente, lo scopo della Bibbia.

La venuta del Signore è incredibilmente bella, forte, delicata, travolgente, capace di donarci quel boccone in cui risiede l’intero Gesù Cristo.

Allontaniamoci allora dalla tentazione di desiderare sempre di più… per ritrovarci solo con sabbia asciutta che scivola tra le dita.

Piuttosto, pensiamo alla fidanzata che attende il suo Amore.

Sente bussare alla porta e, aprendo, si accorge, con il cuore limpido prima di tutto, che è proprio Lui.

Ma se il nostro cuore è malato, sensuale, orgoglioso, vanitoso, continuamente mendicante di soddisfazioni e di un affetto che non porterà mai felicità in Lui… Allora rischiamo di accogliere in casa, in noi stessi, nelle nostre famiglie, nelle comunità cristiane quell’ “angelo della luce” che è lucifero. Cioè, colui che porta con sé un falso amore. Infatti, per poter essere assecondato, il diavoletto si traveste in qualcosa di superficialmente appetibile.

Ma noi, sapremo scegliere se prepararci a ricevere Cristo nella Sua piccolezza o se andare sempre in cerca, insoddisfatti, come vuole il maligno?

Buon Avvento!