Pakistan. Cristiana convertita all’Islam e sposata a forza a un musulmano

Il rapimento è avvenuto il 10 di ottobre 2019. Le autorità pakistane, musulmane, non volevano accogliere la denuncia. Oggi i genitori stessi non sanno neppure se la giovane (14 anni!) sia ancora viva.

Quando toglieremo i paraocchi e ci renderemo veramente conto della persecuzione e della violenza perpetrate dalla religione islamica?

Intanto anche qui a Udine stanno concludendo la veloce costruzione di una grande moschea. E la reciprocità nel diritto di culto? Perché loro possono costruire anche qui in Italia e noi, nei paesi musulmani, siamo sorvegliati a vista se non perseguitati?

Vedi:

https://lanuovabq.it/it/pakistan-cristiana-convertita-allislam-e-sposata-a-forza-a-un-musulmano

https://www.peaceinsight.org/conflicts/pakistan/peacebuilding-organisations/national-commission-for-justice-and-peace-ncjp/

 

don Paolo Mojoli




Cristiani perseguitati nel mondo

ACN-Persecuzione cristiani nel mondo 2019




Il contadino che sconfisse Hitler

75 anni fa Franz Jägerstätter, oggi riconosciuto martire e beato, veniva decapitato a Berlino. Con la sua lucida testimonianza francescana aveva dimostrato la netta incompatibilità tra nazismo e cristianesimo.

«Il caso Jägerstätter è incredibile» dichiara in video il giornalista del Tg1 Rai nello speciale Tv7. «Franz aveva fatto soltanto le elementari. Non aveva letto Gandhi. Non sapeva nulla dell’obiezione di coscienza. Come può un padre di famiglia maturare in assoluta solitudine una rivolta morale, una testimonianza così eroica?». Quella puntata del 1989 (di Paolo Giuntella ed Ennio Chiodi) rivela per la prima volta in Italia al grande pubblico televisivo la figura del contadino austriaco, cattolico, sposo e papà di tre figlie, condannato dal Reich alla decapitazione giusto 75 anni fa, venerato dalla Chiesa come martire e dal 2007 come beato. Proprio l’anniversario è l’occasione per avvicinare la sua particolarissima figura, oltretutto nell’imminenza dell’uscita nelle sale cinematografiche di Radegund, l’atteso film biografico firmato da Terrence Malick, regista del pluripremiato The Tree of Life (Usa 2011). Il titolo è l’abbreviazione del toponimo Sankt Radegund, allora come oggi piccolo villaggio rurale al confine con la Germania, stessa distanza in linea d’aria da Linz a est e da Monaco di Baviera a ovest (e 30 chilometri da Braunau, paese natale di Hitler…).

Dura la vita da queste parti, a inizio secolo scorso. I genitori di Franz (classe 1907) non hanno nemmeno il necessario per sposarsi, così il bimbo è affidato alle cure della nonna fino ai 10 anni, quando mamma Rosalia (il papà è morto in guerra nel 1915) si sposa con Heinrich Jägerstätter, proprietario di una piccola fattoria. Franz prende il suo cognome e col tempo lo sostituirà nell’attività di famiglia. Inizia una nuova vita: il ragazzo è brillante e vivace, fino all’eccesso. Passa pure qualche notte in prigione, arrestato per rissa. «Non è un provocatore, ma non si tira indietro quando viene provocato» sintetizza Cesare G. Zucconi in Cristo o Hitler? (San Paolo 2008).

Franz è un buon partito, ama divertirsi, è il primo in paese a possedere una moto. La sua curiosità lo spinge a uscire, va a lavorare in miniera, lontano da casa. A contatto col mondo operaio, la sua fede vacilla, non più «protetta» dall’ambiente tradizionale. Scriverà poi alle figlie: «Posso dirvi per esperienza personale quanto sia penoso essere un mezzo cristiano: è più un vegetare che un vivere». È un periodo travagliato, nel quale le domande si rincorrono. Alcune risposte arrivano solo al rientro in paese. La svolta ha un nome, Franziska, che in breve diviene sua moglie e nel tempo la madre delle loro tre figlie. Siamo nel 1936, e già sull’Austria soffia il vento nazista che da lì a poco, nel marzo 1938, si trasformerà in uragano con l’anshcluss, l’annessione alla Germania, e l’inizio del conflitto mondiale.

Nel gennaio del ’38 Franz fa un sogno, l’unico registrato nei suoi diari. Vede «un bel treno» nel quale in tanti fanno a gara per entrare, tra cui «un gran numero di ragazzi», al punto che «non si riusciva quasi a fermarli». Ode «una voce» che rivela: «Questo treno conduce all’inferno». Svegliatosi di soprassalto, racconta il tutto alla moglie. Poi annota: «All’inizio questo treno che correva mi risultava piuttosto misterioso, ma più passava il tempo più si svelava il suo significato. (…) Per dirla in breve era tutta la compagnia nazionalsocialista». Nel quaderno, questa pagina riporta il titolo Sul tema più attuale: cattolico o nazionalsocialista, la questione più pregnante nella riflessione del contadino austriaco che progressivamente elabora motivazioni sempre più stringenti a favore dell’incompatibilità, tanto da portarlo al deciso rifiuto di combattere per Hitler.

I due periodi di addestramento militare, nel 1940 e nell’anno seguente, gli danno ulteriori opportunità di riflessione. Medita sul nazismo e sul suo carattere anticristiano, facendosi forza solo sulla Bibbia, sulla vicinanza della moglie, sull’esempio di alcuni santi, tra tutti santa Teresa di Lisieux, san Tommaso Moro e il francescano san Corrado da Parzham. Proprio in questo periodo, con l’amico commilitone Rudolf Mayer entra a far parte dell’Ordine francescano secolare. «È come se cercasse di rendere più solida la sua fede, più capace di resistere alle prove» commenta Zucconi. E in effetti Franz così scrive alla moglie per annunciargli la sua scelta: «Ti deve essere di conforto il fatto che la mia fede non si è indebolita mentre faccio il soldato». Pure Franziska di lì a breve emette la professione tra i francescani laici. A distanza di anni, in un’intervista così commenta il passo del marito: «È stato un miracolo, che si sia convertito così. Io non l’ho mai costretto, è venuto tutto da lui». C’è l’eco dell’accusa che tutto il paese, familiari compresi, le ha rivolto per decenni: colpa sua se Franz ha fatto la fine che ha fatto, se si è messo in testa certe idee cristiane…

Rientrato dal secondo periodo di addestramento (aprile 1941), alla conduzione della fattoria Jägerstätter somma il servizio come sacrestano: la Messa e l’adorazione diventano una tappa fissa quotidiana, fino alla chiamata alle armi, nel febbraio ’43. Franz si presenta e comunica la sua decisione. Viene tratto agli arresti, a Linz. Ma egli non è un obiettore impulsivo, il suo non è un colpo di testa, un «signor no» improvviso e improvvisato. È una scelta a lungo ponderata nell’animo, nella preghiera e nella riflessione personale, di fronte a Dio e agli uomini. I nazisti capiscono bene che il suo gesto è pericolosamente rivoluzionario, e lo trasferiscono a Berlino (nella stessa prigione del pastore Dietrich Bonhoeffer) affinché sia esemplarmente processato dal tribunale supremo del Reich. Viene condannato a morte e quindi ghigliottinato il 9 agosto 1943.

 

«Nella fede nessuno è isolato»

«Sono almeno tre gli elementi davvero notevoli della vicenda di Franz» spiega Giampiero Girardi, guida di un gruppo che da anni valorizza la figura del beato austriaco. «Intanto emerge la sua solitudine. Il primo scopritore di Jägerstätter, l’americano Gordon Zahn, ce lo ha restituito nel 1962 come Il testimone solitario, titolo del suo libro tradotto pure in Italia (Gribaudi 1968). Il suo è un taglio sociologico, non religioso, e sottolinea appunto l’emarginazione di Franz, non collegato a nessun gruppo o movimento politico di sostegno. Le grandi figure di obiettori non violenti come Gandhi o Martin Luther King avevano alle spalle un popolo, organizzazioni con cui discutere e rafforzarsi nelle difficoltà. Franz ebbe solo la moglie e pochissimi amici a sostenerlo. Ecco anche l’importanza dell’aiuto spirituale che trovò nei francescani: credo che per lui sia stato molto importante».

Sì, ha vissuto la solitudine di una scelta radicale, ma al contempo nella consapevolezza che «nella fede nessuno è isolato dagli altri», come scrive alla moglie dal carcere. Sottolineare il suo isolamento fa risaltare ancor più la determinazione, la ricchezza culturale e intellettuale, la capacità critica del contadino austriaco. «Aveva frequentato appena le elementari – prosegue Girardi –, proveniva da un contesto sociale e culturale ben povero. La sua curiosità e forte personalità lo facevano però essere attento a quanto accadeva, desideroso di capire. Certo si abbeverò della lettura della Bibbia, il cui studio in ambiente tedesco anche tra i laici era diffuso, come in Italia sarebbe stato solo dopo il Concilio. Pur tuttavia, l’impostazione del cattolicesimo nella campagna austriaca era molto tradizionale, avrebbe anche potuto bloccarlo. La sua grandezza è essere riuscito a tradurre i valori del cattolicesimo in senso etico arrivando alle scelte che ha fatto in anni tremendi come quelli del totalitarismo».

La rielaborazione di pensiero che emerge dai suoi scritti è davvero stupefacente. Il suo argomentare è concreto, immediato, coinvolgente. Spiritualmente molto maturo, tanto che alcune intuizioni sul ruolo dei laici e sulla responsabilità personale anticipano quanto solo il Vaticano II sancirà. La sua scelta è meditata e sofferta, ma non lo mette su un piedistallo, non lo abilita a giudicare gli altri. Così, pur costretto in prigione, distante dalla famiglia e dalla libertà, Franz non arriva a odiare. E invita a non prendere la sua vicenda come un pretesto per approdare all’odio. Anzi, detta ai familiari il giusto atteggiamento: «Perdonate con gioia. La maggior parte degli uomini si rovinano la vita da soli, con la loro incapacità di perdonare».

Il perdono deve coinvolgere anche i tanti cristiani che non seppero riconoscere la purezza dell’agire di Jägerstätter. Anzi, lo osteggiarono apertamente. È il terzo elemento sottolineato da Giampiero Girardi, che sulla vicenda firma il libro Una storia d’amore, di fede e di coraggio (Il Pozzo di Giacobbe 2013). «Franz muore in nome del Vangelo col parere contrario della Chiesa. Il vescovo, il parroco e il cappellano gli avevano intimato di recedere. Ritengo sia stata la più grande sofferenza per lui, ma anche poi per la moglie, che patì i lunghi anni di silenzio e incomprensione fino al 1962… Immagino poi quale sospiro di sollievo abbia tirato vedendo Franz sugli altari!». Franziska infatti si è spenta solo nel 2013, all’età di 100 anni.

Commentando in carcere le letture di Pasqua, il contadino che sconfisse il suo conterraneo Hitler rifletteva: «Cosa c’è di più consolante per noi cristiani che non dobbiamo più temere la morte?»

 

Autore: Alberto Friso

 

Fonte: http://www.messaggerosantantonio.it/content/il-contadino-che-sconfisse-hitler




Da “Il Sismografo”. Un sacerdote ucciso ogni 15 giorni dal 1° gennaio 2019

AFRICA [6]
– Madagascar (1)
p. Nicolas Ratodisoa (morto il 14 febbraio 2019)
– Burkina Faso (3)
p. Antonio César Fernández Fernández (morto il 15 febbraio 2019)
p. Siméon Niamba (morto il 12 maggio 2019)
p. Fernando Hernandez (morto il 17 maggio 2019)
– Camerun (1)
Toussaint Zoumaldé (morto il 20 marzo 2019)
– Nigeria (1)
p. Clement Ugwu (rapito il 17 marzo, trovato morto il 20 marzo 2019)
AMERICA [3]
– Colombia (1)
p. Carlos Ernesto Jaramillo (morto il 18 febbraio 2018)
– Perù (1)
p. Paul McAuley (morto il 2 aprile 2019)
– El Salvador (1)
p. Cecilio Pérez (17-18 maggio 2019)
***

Burkina Faso. P. Joël Yougbaré (rapito il 17 marzo 2019, ritrovato morto il 27 aprile 2019 secondo alcune fonti ma poi smentite dal vescovo della diocesi il 29 aprile).
Fonte: https://ilsismografo.blogspot.com/2019/05/mondo-con-luccisione-di-un-missionario.html



“La correttezza politica ha annebbiato i governi sulla persecuzione dei cristiani” (Da Lorenzo Bertocchi)

Il segretario agli esteri inglese, Jeremy Hunt (foto sotto), ha ricordato le conclusioni di un report commissionato al vescovo anglicano di Truro, Philip Mounstephen, e ha detto che «in alcune regioni, il livello e la natura della persecuzione [dei cristiani] si avvicina probabilmente alla definizione internazionale di genocidio».

Hunt, impegnato in un viaggio nel continente africano, ha parlato ad Addis Abeba ricordando che in diverse regioni del Medio oriente i cristiani rischiano di essere «spazzati via» (in Palestina ora rappresentano solo l’1,5% della popolazione, mentre in Iraq i numeri sono scesi da 1,5 milioni prima del 2013 a meno di 120.000 oggi). Le parole di Hunt arrivano dopo le stragi di Pasqua in Sri Lanka: «Penso che siamo tutti addormentati quando si tratta della persecuzione dei cristiani. Penso non solo al rapporto del vescovo di Truro, ma ovviamente quello che è successo nello Sri Lanka la domenica di Pasqua ha svegliato tutti con uno shock enorme».

La causa di questa “indifferenza”, dice Hunt, è in un’atmosfera di «correttezza politica» che spesso impedisce ai politici dei governi occidentali di parlare chiaramente di questi fatti.

Secondo un commento di The Guardianqueste parole sono nobili, ma suonano stonate di fronte al comportamento dello stesso governo britannico che «non ha offerto asilo ad Asia Bibi», la donna cristiana del Pakistan liberata dopo un calvario lungo 9 anni, e fa affari con «l’Arabia saudita, un paese dove il cristianesimo pubblico è illegale e i lavoratori migranti cristiani sono trattati in modo abominevole». Inoltre gli inglesi sostengono il governo dell’Egitto dove le «chiese copte vengono frequentemente aggredite» e favoriscono rapporti commerciali con la Cina dove, come sappiamo, i cristiani subiscono persecuzioni di vario tipo. E anche la tragedia dei cristiani in Iraq, giustamente sollevata nel discorso di Hunt, deve essere analizzata considerando che il governo inglese ha «partecipato in modo entusiastico all’invasione dell’Iraq [nel 2003] ed ha ovviamente delle responsabilità per la brutale anarchia che ne è seguita».

Così le parole di Hunt sulla «correttezza politica» rischiano paradossalmente di assumere proprio la stessa forma di un discorso politico, fatto più per ingraziarsi una parte crescente dell’opinione pubblica britannica e molto meno per aiutare davvero i cristiani perseguitati.

Il politicamente corretto non può essere evocato a fasi alterne, ma andrebbe attaccato nella sua radice principale, quella cioè che vuole annullare l’identità di una cultura che ha nel cristianesimo la sua base fondamentale. «Una società nella quale Dio è assente – una società che non lo conosce più e lo tratta come se non esistesse – è una società che perde il suo cri­terio», ha scritto il papa emerito Benedetto XVI nei suoi recenti «appunti» sulla crisi degli abusi. E anche Francesco nel 2014, in un discorso tenuto a Tirana, disse che «quando, in nome di un’ideologia, si vuole estromettere Dio dalla società, si finisce per adorare degli idoli, e ben presto l’uomo smarrisce sé stesso, la sua dignità è calpestata, i suoi diritti violati».

Una vera difesa dei cristiani perseguitati e di una autentica libertà religiosa dovrebbe partire da questo minimo comune denominatore. I politici europei sono disposti a cominciare da questo punto?

Fonte: http://www.iltimone.org/news-timone/la-correttezza-politica-annebbiato-governi-sulla-persecuzione-dei-cristiani/




Sri Lanka. A Pasqua contro cristiani e occidentali

Colombo (AsiaNews), 21 aprile – Dalle 3 del pomeriggio di oggi, è stato imposto il coprifuoco nel Paese, dopo l’attentato a tre alberghi e a tre chiese a Colombo, Negombo e Batticaloa. La polizia chiede alla popolazione di stare in casa e soprattutto di non andare nei luoghi delle esplosioni, né stare fuori dagli ospedali dove giungono le vittime. Il Ministero dell’educazione ha decretato la chiusura delle scuole domani e dopodomani: le università saranno chiuse da domani fino a nuovo ordine.

In meno di 24 ore il bilancio delle vittime è salito a 228 morti; i feriti sono almeno 470. Fra i morti vi sono anche almeno nove stranieri.

Oltre alle bombe alla Zion Church di Batticaloa, la St. Anthony’s Church di Kochchikade e la St. Sebastian Church di Negombo, e agli alberghi Shangri-La, Cinnamon e Kingsbury, si sono registrate altre due esplosioni: una in un piccolo hotel vicino al Dehiwela Zoo, a Colombo, e un’altra in una casa nei Mahawila Gardens, nella zona di Dematagoda, sempre a Colombo.

Mentre non vi è ancora alcuna rivendicazione per le prime sei esplosioni, che hanno fatto tante vittime, per queste ultime due la polizia ha arrestato sette persone, dei quali due legasti all’incidente di Dematagoda. In quest’ultima esplosione sono morti anche tre agenti di polizia.

Mentre giungono i messaggi di solidarietà dal mondo – fra questi anche quello di papa Francesco –  il presidente Maithripala Sirisena ha condannato il brutale attacco contro luoghi di culto religiosi e altri edifici civili e ha promesso di rendere veloci le inchieste e l’arresto dei colpevoli di questi “attacchi bastardi” e di coloro che sono dietro questa cospirazione. Egli ha chiesto alla popolazione di non credere a “storie false e a voci senza sostanza”, sostenendo il governo nel suo sforzo.

Il premier Ranil Wickremasinghe, ha espresso dolore per le vittime e ha sottolineato che questi attacchi influenzeranno la nazione e la sua economia. Egli ha messo anche in allerta il ministero della Difesa per “proteggere il governo della nazione”.

Il card. Malcolm Ranjith, arcivescovo di Colombo, ha bollato come “un atto bestiale e non umano” quanto avvenuto e ha espresso le sue condoglianze e partecipazione verso le famiglie dei morti e dei feriti.

Egli ha anche invitato tutti i dottori e il personale sanitario a fare il possibile per salvare le vittime innocenti di questi atti crudeli.

ANSA – ROMA, 22 aprile 2019. Erano sette gli attentatori kamikaze che ieri hanno compiuto la strage in Sri Lanka dove sono morte almeno 290 persone e ne sono rimaste ferite circa 500. Un funzionario, Ariyananda Welianga, ha spiegato che gran parte degli otto attentati sono stati realizzati da una persona ciascuno, mentre in almeno un attacco – quello all’hotel Shangri-La di Colombo – gli attentatori erano due. Sono 24 al momento le persone sospette arrestate.

Tra le vittime ci sono anche almeno 36 stranieri. Fra questi ci sono anche cittadini americani, cinque britannici, olandesi e indiani, un cinese, un giapponese e un portoghese. Tre dei quattro figli del patron danese di Asos sono rimasti uccisi, riporta il Guardian. Nei giorni prima degli attacchi Alma, uno dei bambini del miliardario Anders Holch Povlsen, aveva postato su Instagram una foto dei suoi fratelli nella piscina di un albergo.

Le autorità dello Sri Lanka hanno annunciato un nuovo coprifuoco dalle 20.00 locali (le 16.30 in Italia) fino alle 4.00 di domani. Già ieri, dopo la serie di attentati che hanno colpito il Paese, era stato imposto un coprifuoco di 12 ore, fino alle 6:00 locali di questa mattina. 

Le esplosioni sono le violenze più letali nello Sri Lanka dalla fine della ventennale guerra civile nel 2009. Il premier ha chiesto un’indagine sulle apparenti carenze dei servizi di intelligence nei giorni precedenti alla strage. Secondo l’Independent, Ranil Wickremsinghe ha riconosciuto che il suo governo aveva ricevuto informazioni su possibili attacchi, ma sembra che i ministri non siano stati avvisati. 

La Farnesina, da subito al lavoro per verifiche, ha indicato anche un numero di telefono a cui rivolgersi per eventuali segnalazioni: 00390636225.

Un selfie prima dell’esplosione, prima di morire nel giorno di Pasqua: Shantha Mayadunne, una chef molto famosa in Sri Lanka, è una delle vittime. La donna è ritratta in una foto pubblicata dalla figlia su Facebook (sopra) prima dell’esplosione all’hotel Shangri La.

Gli Stati Uniti condannano nel modo più duro gli ignobili attacchi terroristici in Sri Lanka che hanno reclamato così tante vite preziose in questa domenica di Pasqua“, afferma la Casa Bianca. “Le nostre sentite condoglianze vanno alle famiglie delle oltre 200 vittime e delle centinaia di altri feriti. Stiamo col governo e col popolo dello Sri Lanka mentre portano alla giustizia gli autori di questi atti deprecabili e senza senso”, prosegue. La diplomazia Usa ha confermato che ci sono diversi cittadini americani tra le vittime, senza tuttavia precisare il loro numero. “Possiamo confermare che tra le vittime ci sono diversi cittadini americani”, ha dichiarato il segretario di stato Mike Pompeo.

GUARDA LE FOTORaffica di attentati contro chiese e hotel in Sri Lanka

Sri Lanka, decine di vittime in esplosioni in chiese e hotel

Nel Paese dell’Asia meridionale la minoranza cristiana è circa il 7,5% della popolazione. Il capo della polizia aveva messo in guardia, 10 giorni fa, contro possibili attentati kamikaze a “chiese di rilievo” del Paese. Almeno due degli attacchi odierni sono stati eseguiti da kamikaze.

“Desidero manifestare la mia affettuosa vicinanza alla comunità cristiana, colpita mentre era raccolta in preghiera, e a tutte le vittime di così crudele violenza”. Così il Papa nel messaggio di Pasqua.

“Ho appreso con sdegno e profonda tristezza la notizia dell’efferato attentato che nelle ultime ore ha insanguinato lo Sri Lanka, causando numerosissime vittime anche tra fedeli inermi riuniti per celebrare la Pasqua – è il messaggio di Sergio Mattarella al presidente Maithripala Sirisena -. In queste drammatiche ore, interprete dei sentimenti degli italiani, desidero far giungere a Lei e all’amico popolo dello Sri Lanka le più sincere espressioni di cordoglio e di condanna di questo vile gesto di insensata violenza”.

I responsabili “vanno puniti senza pietà”: lo ha detto l’arcivescovo di Colombo, cardinale Malcom Ranjith.

“Nella domenica di Pasqua la notizia degli attentati in Sri Lanka contro Chiese, fedeli e turisti mi coglie addolorato e sinceramente preoccupato da questa nuova deriva d’odio. Dal Governo italiano un pensiero alle famiglie di queste vittime innocenti e ai feriti”, scrive su twitter il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte.

“La preghiera, mia, del governo e di tutti gli Italiani, per i morti innocenti massacrati dai terroristi in Sri Lanka”, dice il ministro dell’Interno Matteo Salvini.

“Gli attacchi testimoniano di un genocidio perpetrato contro i cristiani. Preghiamo per le vittime innocenti e lavoriamo per la libertà di religione nel mondo”. Così in un tweet il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani.

(ANSA) – ROMA, 22 APR – C’è un gruppo jihadista locale aiutato da una rete internazionale dietro i sanguinari attacchi di ieri in Sri Lanka. Lo annuncia il governo precisando che si tratta del National Thowheed Jamath. Il governo, secondo quanto riportato dai media locali, ha anche ammesso grosse falle nella sua intelligence. Il sottosegretario al governo Rajitha Senaratne ha detto di non ritenere che “gli attacchi possano essere stati portati avanti solo da un gruppo di questo paese.
    C’è una rete internazionale senza la quale questi attacchi non sarebbero riusciti”.




Cina-Vaticano. Shaanxi, il governo rade al suolo la parrocchia di Qianyang (video)

Roma (AsiaNews), 4 aprile 2019 – Questa mattina, il governo di Qianyang (Shaanxi) ha raso al suolo l’unica parrocchia della città. È bastato il lavoro di un bulldozer a squarciare l’edificio a due piani, sotto la vigilanza di un gruppo di poliziotti. Nel video giunto ad AsiaNews si sentono i singhiozzi di alcune donne, mentre diversi fedeli guardano attoniti alla distruzione.

La parrocchia di Qianyang sorgeva in una zona molto povera dello Shaanxi e raccoglie circa 2mila cattolici, tutti contadini. Era stata costruita con le offerte provenienti da altre comunità della diocesi. L’edificio ospitava al piano superiore la sala per la liturgia; al piano terra vi erano uffici e residenza delle suore che offrivano alla popolazione indigente aiuti sanitari, visite mediche e medicine.

Non si conoscono ancora con chiarezza i motivi della distruzione.

La diocesi di Fengxiang, guidata fino al 2017 da mons. Luca Li Jingfeng, ha un carattere speciale nel panorama ecclesiale cinese: è l’unica diocesi dove né i fedeli, né il vescovo sono iscritti all’Associazione patriottica, sebbene vi sia un Ufficio per gli affari religiosi. Dal 2017, il vescovo è mons. Pietro Li Huiyuan, 54 anni.

Alcuni osservatori pensano che la violenza contro la parrocchia sia un modo per costringere la diocesi a applicare i Nuovi regolamenti religiosi e far iscrivere vescovo e sacerdoti all’Associazione patriottica.

Altri fanno notare che la cellula comunista che presiede al governo di Qianyang è costituita da maoisti radicali, per i quali “la religione è una fantasia che va debellata”.

La chiesa di Qianyang è famosa nell’area: in passato, secondo i fedeli, sono accaduti alcuni miracoli con l’acqua benedetta in parrocchia. Da allora, molti accorrono per ricevere l’acqua benedetta che viene utilizzata come rimedio fisico e spirituale per esseri umani e animali.

Per alcuni fedeli, la distruzione è dovuta alla “paura dell’acqua benedetta” da parte dei maoisti.

Fonte: Asianews http://www.asianews.it/notizie-it/Shaanxi,-il-governo-rade-al-suolo-la-parrocchia-di-Qianyang-(video)-46686.html

Autore: Bernardo Cervellera




Dalla Nuova Bussola Quotidiana. Un gruppo interparlamentare per i cristiani perseguitati

Quarantuno membri di Camera e Senato di varia appartenenza politica (Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia, 5 Stelle, Gruppo Misto) hanno creato il gruppo interparlamentare per la “Tutela della libertà religiosa dei cristiani nel mondo”. Tra gli obiettivi, facilitare il ritorno in patria dei cristiani mediorientali e promuovere trattati bilaterali con i Paesi dove le persecuzioni sono più gravi.

Nasce il gruppo interparlamentare per la “Tutela della libertà religiosa dei cristiani nel mondo”. Quarantuno membri della Camera e del Senato di Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia, Cinque Stelle e del Gruppo Misto animeranno questa realtà, che si pone questi obiettivi: agevolare il ritorno dei cristiani del Medio Oriente nelle loro terre d’origine dopo la fuga dovuta alle guerre e al terrorismo islamista, il sostegno a progetti concreti per il radicamento di queste comunità e la loro convivenza pacifica con le altre  componenti etnico-religiose, la promozione della libertà di culto nei trattati bilaterali che vengono sottoscritti con quei Paesi in cui la comunità cristiana subisce gravi forme di discriminazione e persecuzione.

L’intergruppo è stato presentato ieri alla sala stampa della Cameradall’onorevole Andrea Delmastro  (capogruppo di Fratelli d’Italia in commissione Esteri), alla presenza di Fouad Abou Nader, presidente dell’organizzazione Nawraj che sostiene i cristiani del Libano, del giornalista Sebastiano Caputo, presidente della filiale italiana della fondazione SOS Cristiani d’Oriente, di Federica Celestini della Modavi Onlus e del giornalista Gian Micalessin, inviato di guerra e autore di Fratelli traditi. La tragedia dei cristiani in Siria.

Il gruppo nasce sotto buoni auspici visto che Delmastro ha annunciato che sta per essere istituito un fondo di due milioni di euro che andrà a finanziare i progetti di ricollocamento dei cristiani fuggiti dalle località del Medio Oriente martoriate da attentati e attacchi e da quelle che hanno conosciuto il dominio dello Stato Islamico. A tal proposito Delmastro ha ricordato le persecuzioni perpetrate dagli islamisti contro le comunità cristiane in Siria, Iraq (specie nella Piana di Ninive) ed Egitto e ha evidenziato che prima del diritto a essere accolti c’è quello a vivere in pace nella terra in cui si è nati. Per questo motivo, lo scopo di fondo di ogni iniziativa sarà quello di ricostruire la presenza cristiana nelle regioni del Medio Oriente.

Delmastro è poi tornato sui dati più eclatanti dell’ultimo rapporto di Aiuto alla Chiesa che Soffre: circa 300 milioni di cristiani che subiscono gravi o estreme violazioni della libertà religiosa in 38 Paesi del mondo; 15 mila fedeli attaccati durante funzioni religiose e 1.200 chiese distrutte nel 2018; circa il 61% della popolazione del mondo che vive in Stati in cui la libertà religiosa è colpita da forti restrizioni. In questa cornice il gruppo lavorerà anche per inserire il tema della libertà religiosa in tutti i trattati bilaterali, con particolare attenzione ai rapporti con Cina, Corea del Nord, Paesi arabi e in generale quelli a maggioranza musulmana. La questione sarà infine posta anche nell’ottica dell’allargamento dell’Ue a quei Paesi dei Balcani scossi dalle guerre etniche e interessati dal fondamentalismo islamico.

Vero motore dell’iniziativa dell’intergruppo è la filiale italiana di SOS Cristiani d’Oriente, associazione umanitaria nata in Francia nel 2013 in seguito alla presa di Maalula da parte di Al-Nusra (allora costola siriana di Al-Qaeda). L’aggressione al villaggio cristiano dove si parla ancora l’aramaico provocò un moto di solidarietà organizzato da un gruppo di ragazzi che, con il passare degli anni, si sono strutturati in una delle principali realtà di cooperazione e sviluppo in Siria e Libano. “Ci sono storie di convivenza e coabitazione tra cristiani e musulmani, non parlo di integrazione perché quello è un esercizio da intellettuali”, così Sebastiano Caputo ha descritto lo spirito con cui opera SOS Cristiani d’Oriente. “Per far radicare i cristiani in Medio Oriente non serve ghettizzarli, perché questo significherebbe renderli un target e farli indentificare come la quinta colonna delle politiche occidentali”, ha spiegato il giornalista illustrando una serie di progetti che mirano a riportare i cristiani al centro del tessuto sociale di alcune comunità libanesi e siriane. “Solo in questo modo possiamo fermare lo scontro di civiltà”, ha sottolineato ancora Caputo, secondo il quale costruire un dialogo senza complessi tra Oriente e Occidente è anche il mezzo migliore per riscoprire le radici spirituali e culturali dell’Europa, dal momento che il Medio Oriente ha conservato una tradizione non contaminata dalla modernità.

Su questa falsariga si è dipanato anche l’intervento di Nader, noto esponente della comunità cristiana maronita libanese ed ex combattente nel conflitto degli anni Ottanta che ha devastato il Paese dei cedri. Nader, con la sua organizzazione Nawray, è oggi impegnato nel dialogo religioso tramite interventi in villaggi in cui viene coltivata una pacifica convivenza tra i fedeli delle varie confessioni. “In tutto il Libano non c’è una sola comunità dove sciiti e sunniti riescano a convivere senza il contributo dei cristiani”, ha detto  Nader: “I cristiani sono il collante dalla società libanese. Solo dove è garantita la loro presenza gli altri gruppi musulmani riescono a dialogare”. Nader ha quindi ricordato che questo delicato mosaico è minacciato dalla difficile gestione di circa due milioni di profughi siriani arrivati a seguito della guerra, una popolazione per il 95% di religione sunnita che sta cambiando gli equilibri del Libano. Agevolare il ritorno dei siriani nel loro Paese diventa dunque fondamentale per la stabilità del Libano che ha sempre rappresentato l’unico esempio nel mondo arabo di democrazia e condivisione nella gestione del governo tra le diverse componenti etniche e religiose.

Anche Federica Celestini della Modavi Onlus, che opera con le comunità cattoliche in Terrasanta, ha parlato di quanto sia importante lavorare per salvaguardare la presenza dei cristiani nel Medio Oriente. La conferenza è stata arricchita dalla testimonianza di Micalessin che dagli anni Ottanta segue le vicende delle comunità cristiane mediorientali. “Nel 2013 mi sono trovato a raccontare il paradosso di un Occidente che difendeva gli amici di Al-Qaeda e tradiva i suoi fratelli cristiani” ha detto il giornalista rievocando l’attacco a Maalula. “Qualcuno pensa che i cristiani siano ospiti in Medio Oriente ma non è così”, ha proseguito: “Quelle terre sono state la culla del cristianesimo 700 anni prima dell’arrivo dell’islam. Questa è la religione che ha forgiato la nostra civiltà, abbiamo un debito con quelle popolazioni”.

Fonte:http://www.lanuovabq.it/it/un-gruppo-interparlamentare-per-i-cristiani-perseguitati

Autore: Marco Guerra




Dal Rettor Maggiore. Sull’omicidio di padre Antonio César Fernández




Dall’AgenziaNotizieSalesiane. Burkina Faso – Assassinato, il missionario salesiano Antonio César Fernández

(ANS – Ouagadougou) – È sempre l’ora dei martiri. Una morte tragica ha colpito la Congregazione Salesiana in Africa. Il nostro amato confratello Antonio César Fernández, della Ispettoria AFO (Africa Occidentale Francofona), è stato colpito a morte in un agguato teso da assassini jihadisti, dopo le 15:00 di ieri, venerdì 15 febbraio 2019.  

Il tragico episodio si è verificato a 40 chilometri dal confine meridionale del Burkina Faso. César stava tornando nella sua comunità di Ouagadougou (Burkina Faso) insieme ad altri due salesiani sopravvissuti all’assalto, dopo aver partecipato a Lomé (Togo) alla prima sessione del Capitolo ispettoriale di quella Provincia. L’auto dei tre confratelli è stata fermata dopo la dogana di Cincassé. Don César è stato separato dagli altri due confratelli e crivellato di colpi dai terroristi che poi sono fuggiti. Si parla anche dell’uccisione di quattro doganieri.

Antonio César Fernández era nato 72 anni fa a Pozoblanco, in Spagna, il 7 luglio 1946, era salesiano da 55 anni e sacerdote da 46. Si era offerto come missionario in diversi paesi africani dal 1982. Il suo primo incarico era stato a Lomé (Togo) e attualmente era responsabile della comunità salesiana di Ouagadougou, in Burkina Faso.

Preghiamo per il suo eterno riposo. Aveva offerto la sua vita per l’Africa e la sua offerta è stata accettata pienamente. Chiediamo a lui di pregare con noi per questa sua ispettoria, dove è arrivato con il primo gruppo di missionari a Lomé (Togo). Fu anche fondatore della parrocchia Maria Ausiliatrice, primo maestro di novizi per 10 anni.

Questo attentato fa parte dell’ondata di violenza che affligge il Burkina Faso dal 2015, in un contesto che ha visto un’impennata della minaccia terroristica nelle ultime settimane dopo la quinta Conferenza dei capi di Stato del G5 del Sahel, di cui il paese ha la presidenza di turno.

 Che il Signore risorto accolga con tenerezza Fratel César con tutti coloro che hanno dato la loro vita alla missione salesiana, e che Maria Ausiliatrice, che tanto amava, lo accolga con l’affetto della Buona Madre del Cielo.