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In cammino verso la santità: Titus Zeman

È l’11 gennaio del 1969. Fa freddo e tutto è coperto di neve. Don Andrej Dermek, ispettore dei Salesiani in Slovacchia, sta vicino alla tomba scavata nel cimitero di Vajnory, presso Bratislava dove si stanno svolgendo le esequie di don Titus e tiene un discorso che è un’autentica memoria della testimonianza di questo salesiano prete, a tal punto che le spie del regime presenti al funerale riporteranno nei verbali che è morto un martire.

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“Chi sono io?” oppure “Per chi sono io?”. P. Sequeri alle prese con due domande fondamentali

L’accanimento sulla domanda “chi sono io?” conduce all’ossessione di una risposta che l’io non è in grado di dare: genera frustrazione, malinconia, angoscia e disperazione.

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Piccolo alfabeto cristiano. E come Eucaristia

La gioia del dono dell’Eucaristia

 

Abbiamo spesso pensato che bisogna santificarci per poter celebrare degnamente i santi misteri: essere senza peccato, santificarsi. Ogni mattina riconosciamo che siamo peccatori per celebrare degnamente.

Pensiamo meno, invece, o non lo pensiamo affatto che la celebrazione dell’Eucaristia contribuisce a fare del prete un uomo spirituale, un santo.

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Spunti di preghiera per la S. Messa di domenica 10 settembre 2017


1.    “Ascoltate oggi la voce del Signore”. Nel ritornello del Salmo Responsoriale troviamo anche oggi, come spesso accade nella liturgia domenicale, il cuore del messaggio di Dio per noi. Non aspettate o fantasticate su di un incerto o illusorio domani. Non rivangate un passato, che può avere sfaccettature di fallimento. Il tempo si trasforma: non è più una freccia lanciata immancabilmente verso la morte o, come nella mitologia greca, un padre che mangia i suoi figli per provare inutilmente a mantenersi in vita. Invece, il presente assume un valore di ricchezza inestimabile: è il momento, il luogo per incontrare Gesù e le persone.

2.     “Ti ho posto come sentinella per la casa d’Israele”. Non l’anonimato, l’indifferenza fatta di disinteresse, il piedistallo per nascondere sotto l’orgoglio una mancanza di fiducia in sé e nella vita. Hai una vocazione e una missione. Sei sentinella. Sei pastore che offre la vita per le sue pecore. Sei posto forse in una posizione più pericolosa, da vivere come umile e gioioso servizio.

3.     “Malvagio, tu morirai”. No. Non pensare a Dio come ad un aguzzino che abbandona o, peggio, invia nelle tenebre del dolore i suoi figli. Proviamo insieme a confrontarci con il Dio di Gesù Cristo che non solo chiede a noi di essere responsabili gli uni degli altri, ma soprattutto si assume Lui il peso della nostra libertà utilizzata male. Guardiamo a tutta la Prima Lettura alla luce della creazione, dell’incarnazione, dell’intero mistero pasquale… e mi pare che la prospettiva cambi parecchio. È un Dio che non solo si fa sentinella per l’uomo, ma Padre, Amico, Salvatore, Sposo, Pastore…

4.     Nella prima parte del vangelo, troviamo alcuni passi che si possono avvicinare a quello che intendiamo noi per correzione fraterna. Ma con certe caratteristiche specifiche:

·    dare e fare molto di più di quello che è semplicemente “dovuto” verso il prossimo (nessuno dica “io l’avevo avvertito, adesso si arrangia lui”);

·     immetterci nella dinamica dell’amore divino anche verso chi può sbagliare;

·     esprimere sempre le NOSTRE motivazioni, sensibilità e punti di vista (chi può pretendere di essere l’unico ad avere la verità in tasca?);

·     preparare, vivere e continuare questa eventuale correzione fraterna con la preghiera.

Se senti di vivere in pieno queste condizioni, assieme a tutte quelle evangeliche, parla pure, nei modi dovuti. Altrimenti taci.

5.     “Tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo”. Chi ha un pochino di retroterra di catechesi, mi pare che possa essere portato a pensare subito al sacramento della Confessione o Riconciliazione. Magari continuando a chiedersi: ma perché devo andare proprio dal sacerdote? Perché continuo a confessare sempre le stesse mancanze, che senso ha?

In realtà, forse si parla anche di tanti legami “umani” (che hanno sempre un riflesso e una risonanza divina) che rischiamo di stringere come dei nodi disordinati o di sciogliere senza la pazienza e la sapienza di chi affronta i nodi, ma agendo con la forbice, se non con l’accetta. E ci sono in mezzo delle persone che vivono, amano, soffrono…

Questo rischio vale anche per noi sacerdoti.

6.     “In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro”. Come due possono accusarsi a vicenda, litigare, portare rancore per una vita… così possono essere luce, forza, sostegno reciproco. È il Padre che ascolta e concede. È Gesù presente proprio qui, come nelle nostre famiglie, in mezzo ai lavori più diversi, a scuola, nel gioco.

Adesso si scioglie veramente ogni nodo di separazione tra noi fratelli.

Adesso l’Amore non è solo un sentimento, un ideale irraggiungibile, ma realtà solida e quotidiana.

Spunti di preghiera sulle letture di domenica 3 settembre 2017

1.    Geremia parla con il linguaggio dell’amore, che è seduzione, conquista a volte faticosa, arrendersi, rispondere… soprattutto sentire un fuoco inestinguibile dentro. Si veda il Cantico dei Cantici, storia d’amore tra due giovani sempre rimasta nel numero dei libri sacri. Geremia viene rifiutato, maltrattato, sfugge per poco all’omicidio… ma l’amore del Signore per lui è molto più grande di tutte le difficoltà.
2.      “Poter discernere la volontà di Dio”. Dio non si diverte a posizionare dei “cartelli stradali” per dirci dove andare, ma ci invita a lasciare libero il nostro cuore perché Lui stesso, con la nostra disponibilità, possa costruire in noi delle speci di “abilitazioni” a fare il bene: le virtù. Forse addirittura non pretende che ci assumiamo dei propositi particolari (dopo tre settimane, chi se li ricorda più?). Piuttosto ci invita a rimanere nell’atteggiamento di ascolto nei suoi confronti, in ogni momento di preghiera, in ogni istante, guidando, stirando, parlando con i figli o con gli amici…
3.      Gesù svolge una breve, ma preziosa, catechesi ai suoi discepoli sul mistero pasquale, punto più alto della storia della salvezza. Pietro non ci sta (è il solito irruento affezionato a Gesù). E Gesù: “Va’ dietro a me, Satana!”. La nuova traduzione evidenzia bene che non si tratta di un allontanamento da parte del Signore, ma di un invito a seguirlo fino alla croce e alla risurrezione. E così accadrà.
4.  “Prenda la sua croce e mi segua”. Quante volte è stata deformata arbitrariamente, strumentalizzata… questa frase da parte dei potenti di ogni tipo per far aderire alla propria ideologia. La croce è di Cristo. La nostra croce non sta in penitenze speciali, o in silenzi che obbligano a ingoiare macigni, o nella sopportazione tacita delle ingiustizie. La croce nostra è quella di Cristo. Fatta solo d’amore senza fine e senza misura. O a volte siamo anche noi stessi gli implacabili accusatori di noi stessi, mascherandolo con motivazioni solo pseudoreligiose. Ma Gesù, invece, parla di salvezza attraverso l’amore senza fine, non di farsi o lasciarsi fare del male.

5.   Come vivere questa Parola oggi, quotidianamente? Aiutando nel liberare ogni persona che incontriamo dalle croci ingiuste, quelle che non sono di Cristo. Lasciandoci aiutare a toglierci tutto ciò che è invenzione malsana dell’uomo e non vero amore di Dio. In ogni nostro atto, soprattutto in ogni nostro atteggiamento. Sottolineando con la nostra vita che sì la croce è necessaria, ma come strumento per vincere la morte stessa: un passo per giungere alla risurrezione. Spesso non comprendiamo anche le nostre croci per un semplice ma diffuso errore di fede: creazione, incarnazione, agonia nel Getsemani, passione, morte, risurrezione, ascesione al cielo e pentecoste possono e devono essere SEMPRE guardate, contemplate, accolte… ASSIEME: senza staccare un mistero da tutti gli altri.


La “passione” di Cristo, che in qualche modo trova riferimento nel fuoco d’amore inestinguibile di Geremia, ci aiuti a riscoprire ogni giorno la gioia e l’amore infinito che viene da Dio e si rivolge ad ognuno di noi.