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Una mia nuova Edizione sulla fiducia in Dio, in san Francesco di Sales e nel vangelo di san Luca

Seconda edizione ampliata:

Come cera in mano a Dio.

Docilità nello Spirito

con san Francesco di Sales

e san Luca Evangelista

Disponibile, per ora, presso l’autore (paolo.mojoli@bearzi.it) o l’editrice Velar (Gorle, Bergamo).

Utilizzato dall’autore per ritiri spirituali, settimane di esercizi spirituali, giornate di formazione

 

Ottimismo di Dio e sistema preventivo salesiano: possibile ancora nel 2019?

Atteggiamento teologico preventivo e ottimista

in san Francesco di Sales e don Bosco.

Possibile e credibile oggi?T

Dalla Chiesa cattolica del 2019, profondamente lacerata…

  • tra il “si è sempre fatto così” e una misericordia che non riconosce il peccato;
  • tra il “faccio tutto quello che mi pare e piace” e il “devi comportarti in un certo modo” non motivato o non capace di rispondere alle problematiche di oggi;
  • tra la morale solo imparata a memoria e il “mi comporto come mi fa più comodo”;
  • tra chi vede il peccato in ogni azione e chi parla solo di fragilità, non di colpe personali, ma piuttosto di realtà già decise dalla cultura, dalla storia personale …
  • tra dialogo con le altre confessioni religiose e le esagerazioni nel dialogo con le altre chiese (vedi Eucaristia ridotta a pane benedetto con poter “concelebrare” con fratelli delle chiese riformate);
  • tra accoglienza di tutti, anche con religioni violente e non rispettose, e la paura o il rifiuto o l’egoismo del proprio piccolo giardino;
  • tra le esortazioni ad una Chiesa “in uscita verso i poveri, i lontani…” e centinaia di migliaia di martiri cristiani da parte dell’islam.
  • Ad esempio: “desidero che celebri tu il nostro matrimonio, perché il mio parroco è troppo attaccato al dogma, non è d’accordo con la nostra convivenza”
  • … alla riscoperta dell’autentica teologia di comunione.

Non possiamo accontentarci della mediocrità delle chiacchiere da giornali quotidiani, trasmissioni televisive a caccia di audience… ma è necessario che torniamo a Gesù Cristo – vero Dio e vero uomo – e a Colei e coloro che meglio di tutti hanno incarnato il Suo Spirito: i santi.

Un dialogo tra santi di epoche, culture, formazioni diverse – pur accomunati nella denominazione di un unico carisma – ha bisogno di essere fondato primariamente in modo teologico.

Anzitutto riferendosi alla Trinità, unità di persone diverse, che condividono un’unica natura: intendere il cristianesimo già dal principio intimamente dialogico e non intimistico o individualistico.

A riguardo delle ricadute mariane ed inscindibilmente ecclesiologiche di questa inesauribile fonte e di tale criterio trinitario, si può affermare anzitutto che ciascun essere umano, ogni santo, può vedere in Maria, in collaborazione nella Chiesa, un principio di pienezza accessibile a tutti. Assieme al grande teologo contemporaneo don Giorgio Gozzelino sdb,[1] proviamo a recepire una formulazione del principio di eminenza nella comunanza, come espressione dell’ecclesiologia di comunione proposta dal Concilio Ecumenico Vaticano II.[2]

Proponiamo di procedere offrendo:

1. Una formula riassuntiva.

2. La realizzazione eminente in Maria Santissima.

3. Una possibilità di applicazione a san Francesco di Sales;

4. ed infine un’ipotesi teologica riguardante don Bosco.

1. Nella Chiesa tutti hanno tutto, ma ciascuno possiede i suoi valori a modo proprio; e per ogni valore esiste un apice (singola persona  o  gruppo)  che  invera  quel  valore  in  forma  eminente, a beneficio di tutti.

2.  Se nella chiesa tutti posseggono  i  contenuti  sostanziali  delle  proprietà  di  Maria,  ognuno  li realizza  a  modo  proprio;  ed  esiste  un  vertice,  precisamente  lei,  che  attua  quelle  proprietà  nella modalità di una pienezza che arreca vantaggio a tutti.

Ci azzardiamo ora in due personali applicazioni:

3.  Nella  Chiesa  tutti  hanno  tutto,  ma  ciascuno  possiede  i  suoi  valori  (in  particolare  la  carità pastorale, episcopale e paterna) a modo proprio; e per questa Carità esiste un apice (san Francesco di Sales, Dottore della Carità) che invera la Carità in forma eminente, a beneficio di tutti.

4. Nella Chiesa tutti hanno tutto, ma ciascuno possiede i suoi valori (in particolare la paternità, l’amorevolezza e la capacità di scorgere il bene in ogni giovane) a modo proprio; e per la sapienza educativa esiste un apice (san Giovanni Bosco, Padre, Maestro e Amico della gioventù) che invera la  carità  educativa  in  forma  eminente,  a  beneficio  di  tutti,  specialmente  i  giovani  poveri  e abbandonati.

Nel flusso incessante della medesima Trinità, sotto lo sguardo di Maria e nella sua pienezza di doni, a vantaggio della Chiesa intera, possiamo ora affrescare alcuni tratti del carisma salesiano, che ha indubbiamente la sua  fonte  in  Dio,  si  è  manifestato  all’interno  della  storia  nel  dialogo tra S. Francesco di Sales e S. Giovanna de Chantal; ha prodotto e goduto di un rigoglio tutto speciale – pur nella continuità – con S. Giovanni Bosco.

  • San Francesco di Sales ottimista in Dio

Di fronte alle guerre di religione; posizioni anche all’interno del cattolicesimo non equilibrate a riguardo dell’escatologia e della predestinazione; metodi militaristi di evangelizzazione …

  1. vocazione universale alla santità
    1. pazienza verso noi stessi, principio di vera accoglienza dell’altro e di crescita nello Spirito [p. 13] di San Giovanni Bosco discepolo e interprete di san Francesco di Sales
    2. Sino a cantare la vita, anche e nonostante la nostra sordità (aridità, apparente inutilità…)
  • Don Bosco, consapevole dei pericoli del suo tempo, incarna l’amore preventivo di Dio

Conoscendo gli interlocutori del liberalismo, anticlericalismo, massoneria…

  1. prevenire e non reprimere [p. 28] San Giovanni Bosco discepolo e interprete di san Francesco di Sales
    1. ottimismo pedagogico [pp. 30-31] San Giovanni Bosco discepolo e interprete di san Francesco di Sales
    2. educatori “padri, maestri e amici” dei giovani
    3. ambiente educativo accogliente, familiare, gioioso
    4. Eucaristia e Confessione
  • Come essere preventivi e ottimisti oggi?
    • possibile riscoprire la vocazione universale alla santità in comunità e con i giovani?
    • in che modo dimostrare pazienza senza arrendevolezza?
    • lo scoraggiamento come una delle malattie più pericolose negli operatori pastorali. E noi?
    • incontrando storie di ragazzi già segnati dal vero e proprio peccato familiare e personale (divisioni e guerre tra padri e madri, tutto ciò che riguarda la sessualità e l’affettività) … è concretamente possibile ancora prevenire o siamo obbligati solo a correre ai ripari alla meno peggio?
    • Amorevolezza salesiana e fermezza negli interventi del Papa e del Rettor Maggiore (vedi abusi).
    • formazione dei laici allo scopo di un ambiente interamente pedagogico. Nella concretezza di oggi?
    • dal formalismo dell’Eucaristia e della Confessione ad una scoperta più profonda. Attraverso quali strade?

Don Paolo Mojoli sdb


[1] Cf. G. Gozzelino, Ecco tua madre! Breve saggio di mariologia sistematica, Elledici, Leumann (To) 1998, pp. 115-118; ID., Il mistero  dell’uomo  in  Cristo.  Saggio  di  protologia,  Elledici,  Leumann  (To)  1991.  Troviamo  anche  un  prezioso approfondimento riguardante questo stesso principio direttivo dell’ecclesiologia di comunione riferito alla vita consacrata in ID., Seguono Cristo più da vicino. Lineamenti di teologia della vita consacrata, Elledici, Leumann (To) 1997, pp. 24-25.123; a riguardo del ministero ordinato troviamo valide proposte e concretizzazioni in  ID., Nel nome del Signore. Teologia del ministero ordinato, Elledici, Leumann (To) 1992, pp. 52-54.

[2] Vengono in particolare studiati i contenuti e la stessa strutturazione di Concilio Ecumenico Vaticano II, Costituzione dogmatica sulla Chiesa Lumen gentium: AAS 57 (1965), pp. 5-67.

Spunti di meditazione per la Domenica dell’Ascensione, 13 maggio 2018

Oggi celebriamo il fatto che la nostra umanità è innalzata accanto al Padre, insieme a Cristo, per la potenza dello Spirito santo: tutto di noi, sofferenze, desideri, bisogni, ferite, umiliazioni, preoccupazioni… anche gioie, speranze, amori, sorprese…

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Dott.ssa Sonia Buchini: breve commento a “COME CERA IN MANO A DIO” di don Paolo Mojoli

“Come cera in mano di Dio” propone un itinerario spirituale e di preghiera sulle orme di San Francesco di Sales e di don Bosco, che accoglie e fa suo lo spirito salesiano. Vicino alla realtà e al vissuto comune, questo volumetto affronta di petto anche temi scabrosi, come il mistero del male e il senso della sofferenza, che ognuno, prima o poi, si trova ad affrontare. Il testo offre strumenti concreti per vivere la quotidianità e imparare a guardarla con gli occhi della fede e della gratitudine, nella consapevolezza che ogni cosa rientra nel progetto d’amore infinito di Dio. Dire “Sia fatta la tua volontà” allora equivale alla capacità (o almeno al tentativo!) di non fare differenze fra ciò che ci viene donato da Dio. Ogni situazione – persino la croce! – può essere, infatti, occasione di amore.

Questo scritto, accessibile anche da chi ancora non conosce San Francesco di Sales, invoglia ad approfondire l’amicizia con lui e suscita il desiderio di intraprendere una vita spirituale autentica, profonda, rinnovata nel segno dello Spirito e capace di ricominciare dopo ogni caduta.

Personalmente questo libro mi ha accompagnata durante il cammino della Quaresima e uno dei passaggi che ho maggiormente apprezzato è il seguente: “Solo quello che costruisce e libera l’essere umano redime. Ora, la sofferenza in sé non lo fa, di conseguenza non può redimere. Lo fa, invece, il modo in cui ciascuno cerca di umanizzare la propria vita dentro le sue sofferenze. […] Poiché la sofferenza in sé distrugge, il “piacere” di Dio non dovrebbe essere nel ricevere qualcosa che rovina. […] Dio ama ricevere la fede, la speranza, l’amore, l’umiltà, la pazienza al centro delle nostre sofferenze”. Spesso, infatti, si rischia di mostrare o di vivere la vita cristiana come una condanna alla croce… senza amore. Ma la croce senza amore non ha nulla a che fare con la persona e il Dio di Gesù Cristo che vogliamo imitare e annunciare. Al contrario, l’idea che Dio non goda nel vederci soffrire, ma che ami ricevere ciò che costruisce l’uomo e la sua umanità, mi restituisce l’immagine di un Dio più umano, più desiderabile… e, a dirla tutta, più sensato.

Grazie per questo regalo così prezioso per l’anima.

Sonia Buchini