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Andrea Torquato Giovanoli. “Cose che una donna. Prontuario di femminismo medievale”

Ci sono uomini che a dispetto di grandi impegni lavorativi e famigliari sfornano un libro dietro l’altro, e magari hanno pure la ventura di riuscire interessanti: qualcuno li chiama scrittori. Il garbo e la tagliente ironia dell’orafo milanese si riversano stavolta sulla parte rosa del mondo. (di Claudia Cirami)

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Da Costanza Miriano. “Quale aiuto senza verità?”

Quindi alla fine la diocesi di Torino è andata avanti, e dopo avere rimandato ha infine tenuto davvero il corso per “insegnare la fedeltà alle persone dello stesso sesso”. 
Il Catechismo della Chiesa Cattolica però continua ad annunciare che gli atti omosessuali sono intrinsecamente disordinati, quindi non vedo come una diocesi della Chiesa Cattolica possa permettere che si insegni la fedeltà a un disordine. Come si può insegnare a rimanere in qualcosa che ferisce l’uomo nella sua più profonda identità, come si può aiutare qualcuno a rimanere nel peccato, che vuol dire “sbagliare mira”? E’ come se una mamma che vede suo figlio che si fa del male lo aiutasse a rimanerci sempre più dentro.

E’ legittimo (e anche molto comune) pensarla diversamente, ma non è legittimo insegnare diversamente a nome della Chiesa Cattolica, perché la Chiesa ha duemila anni di storia, si fonda sul sangue dei martiri, consegna un sapere che non è di nessuno se non di Cristo, e nessuno lo può modificare a suo piacimento.
Si può sempre fondare un’altra chiesa, ma non si può fare quello che si vuole della nostra.

Ovviamente l’obiezione più comune, che alcuni fanno persino in buona fede (non chi dovrebbe conoscere la nostra fede, come per esempio padre Martin e molti altri), è che la Chiesa come madre deve amare tutti i suoi figli, inclusi quelli che hanno attrazione verso lo stesso sesso. Ma la Chiesa, proprio perché ama, vuole che ogni uomo realizzi il disegno di Dio, perché sa che solo così potrà essere pienamente felice. Ecco cosa tuttora insegna la Chiesa, nonostante i tentativi di cambiare la dottrina attraverso la pastorale:

“Il cap. 3 della Genesi mostra come questa verità sulla persona umana quale immagine di Dio sia stata oscurata dal peccato originale. Ne segue inevitabilmente una perdita della consapevolezza del carattere di alleanza, proprio dell’unione che le persone umane avevano con Dio e fra di loro. Benché il corpo umano conservi ancora il suo « significato sponsale », ora questo è oscurato dal peccato. Così il deterioramento dovuto al peccato continua a svilupparsi nella storia degli uomini di Sodoma (cf. Gen 19, 1-11). Non vi può essere dubbio sul giudizio morale ivi espresso contro le relazioni omosessuali. In Levitico 18, 22 e 20, 13, quando vengono indicate le condizioni necessarie per appartenere al popolo eletto, l’Autore esclude dal popolo di Dio coloro che hanno un comportamento omosessuale.

Sullo sfondo di questa legislazione teocratica, San Paolo sviluppa una prospettiva escatologica, all’interno della quale egli ripropone la stessa dottrina, elencando tra coloro che non entreranno nel regno di Dio anche chi agisce da omosessuale (cf. 1 Cor 6, 9)”

Dunque un sacerdote della Chiesa cattolica non può fare, in un convento, a nome dell’autorità di cui è rappresentante, un corso per insegnare a essere fedeli a qualcosa che non permette di entrare nel regno dei cieli secondo la stessa Chiesa che gli dà l’autorità di parlare.

Se invece diciamo che ci può essere una gradualità nell’avvicinarsi al compimento del disegno di Dio su di noi, questo è sicuramente vero, e lo è per tutti noi che combattiamo contro peccati sicuramente gravi, alcuni più, alcuni meno di quelli, ma non importa. Il punto è la chiarezza della Verità, è proporre una meta chiara. Se l’obiettivo è la castità per le persone che provano attrazione verso lo stesso sesso – su questo la Chiesa non deve contraddire se stessa – posso comprendere che nel cammino verso il bene avere una relazione stabile sia un piccolo pezzetto più avanti che averne diverse contemporaneamente, cioè una vita sessuale promiscua. Se dunque la fedeltà viene intesa come momento di passaggio verso la castità, non so, forse può avere un senso. Ma si tratta di percorsi individuali da proporre in confessionale, con discernimento e la massima attenzione, caso per caso, e soprattutto mai e poi mai proponendo un rapporto omosessuale, neppure fedele, come un bene.

Quello che è drammatico è invece il fatto che sia proprio la Diocesi stessa a proporre un cammino, in modo ufficiale. Nella migliore e più benevola delle ipotesi si tratta di un grave errore pastorale che produce confusione. Nella peggiore invece si tratta di un tentativo di cambiare la dottrina, svuotandola dal di dentro, proponendo quella omosessuale come una delle varianti della sessualità umana, cosa che Sua Eccellenza Monsignor Cesare Nosiglia dovrebbe sconfessare pubblicamente.

Comunicato stampa dal Congresso Mondiale delle Famiglie

Toni Brandi e Jacopo Coghe, organizzatori del Congresso Mondiale delle Famiglie, pubblicano un comunicato stampa in cui affermano: «Sentire che, dopo tante polemiche, per Matteo Salvini, “impresentabili sono coloro che sostengono l’utero in affitto”, ci stimola ulteriormente ad andare avanti. E poi sentire ancora il vicepresidente del Consiglio ribadire una verità ovvia, che il bambino ha bisogno di una madre e di un padre, ci rassicura e ci trova perfettamente in sintonia».

«Abbiamo molto apprezzato anche l’intervento del Ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti, che alla fine del 2018, ha approvato il consenso informato da parte dei genitori nella scelta delle attività didattiche extracurricolari dei figli» per tentare di arginare il diffondersi di corsi sul gender a danno dei minori.

Certamente chi è intervenuto ha detto cose apprezzabili, ma rimangono non condivisibili le posizioni pro aborto di Meloni e Salvini espresse prima del Congresso.

https://www.notizieprovita.it/economia-e-vita/xiii-wcf-verona-gli-organizzatori-oggi-la-rivincita-contro-le-intimidazioni-mediatiche-siamo-la-maggioranza-non-piu-silenziosa/

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana

Jakarta (AsiaNews). Ancora sull’attacco terroristico in Indonesia

“Sono triste e preoccupato, ma quanto è accaduto ieri non mi sorprende. Esso è il raccolto dei primi semi dell’estremismo, piantati decenni fa”. È quanto afferma in una lettera Ahmad Faiz Zainuddin, compagno di scuola di Dita Oeprianto ai tempi del liceo. Quest’ultimo è il capo della famiglia responsabile degli attacchi suicidi che ieri mattina hanno colpito tre chiese cristiane di Surabaya, capoluogo della provincia di East Java.

La radicalizzazione di Dita Oeprianto ha avuto inizio nelle classi dello Sman 5, istituto statale di Surabaya dal quale si è diplomato nel 1991, quattro anni prima di Zainuddin. Egli scrive: “A distanza di 25 anni, è accaduto ciò che temevo ai tempi della scuola”. Come ogni buon giovane musulmano, Zainuddin era solito riunirsi con i suoi coetanei per regolari incontri di preghiera. Tuttavia, durante la sua partecipazione ad un seminario, fu sorpreso e scioccato da alcune “pratiche di lavaggio del cervello”, esercitate dagli studenti più grandi nei confronti dei ragazzi più piccoli. Questi venivano incoraggiati a fondare un movimento per far nascere lo Stato islamico d’Indonesia (Nii).

“Ci veniva detto che per promuovere tale idea erano necessari enormi finanziamenti e che rubare è moralmente giusto solo per una causa: l’Nii – racconta Zainuddin – Venivamo invitati a rubare denaro ai nostri genitori e consegnare loro i fondi. Il mio mentore dichiarava persino lo status professionale di ‘guerriero santo’ e non quello di studente”.

In quegli anni era molto popolare tra gli alunni il mensile Sabilli, che per suscitare le loro giovani emozioni raccontava di come i musulmani della Bosnia-Herzegovina venissero “massacrati” dai cristiani serbi. Zainuddin rammenta che “alcuni di loro partirono per i Balcani per diventare guerriglieri”. Tuttavia, per tutti i vari insegnamenti islamici radicali che leggeva e approfondiva, uno dei ragazzi lo preoccupava in maniera particolare: “Era il mio superiore – il defunto Dita – Negli anni seguenti, egli è poi diventato il capo di Jad [Jamaah Ansharut Daulah, gruppo terrorista legato all’Isis] a Surabaya”.

“Non mi sorprende ciò che Dita è arrivato a fare: farsi esplodere insieme alla sua famiglia per il jihad. Pensava che questo fosse il modo migliore per attuare un jihad di grande valore. Quel tipo di radicalismo è fiorito molto bene nella sua mente e nel cuore 30 anni fa”, spiega Zainuddin. Parlare di Dita gli ricorda anche un altro studente, che a scuola si rifiutava di partecipare alla cerimonia dell’alzabandiera: “Pensava che salutare la bandiera indonesiana durante la cerimonia fosse illecito e che anche cantare l’inno nazionale fosse sbagliato. Il governo era per lui ‘thoghut’, tiranno”.

La scuola non prendeva sul serio tali pensieri poiché all’epoca non si verificavano attentati con esplosivi. Zainuddin afferma che “questi pensieri estremisti facevano breccia nelle menti e nei cuori di alcuni studenti, che non erano toccati dalle parole e dai consigli degli educatori”. Tuttavia, la radicalizzazione non avveniva solo suo liceo, ma anche in “diverse scuole di Surabaya”.

La serie di attentati di ieri rende Zainuddin “certo che l’estremismo ed il radicalismo, insieme alle azioni terroristiche, sono chiari ed incombenti”. “Quelle violenze sono successe nel nostro vicinato e sono reali – dichiara – Ciò che mi rattrista è il fatto che quella famiglia abbia compiuto il suo ultimo saluto ed abbia pregato con altri musulmani nella moschea locale. Li hanno abbracciati, prima di prendere la loro strada e farsi esplodere nel luogo stabilito”.

“I proiettili possono uccidere i terroristi, ma solo una buona educazione può cancellare i loro pensieri radicali. Restate al sicuro. Restate ottimisti. Diffondete amore e compassione. E per i miei amati fratelli e sorelle cristiani, le mie più sentite condoglianze a tutti voi. Dal profondo del mio cuore, mi dispiace davvero. Amore e pace per tutti noi”, conclude Zainuddin.

Dubitare del gender è la nuova blasfemia

“La capitolazione dell’istituzione alla politica del transgender è stata sorprendente” scrive Brendan O’Neill sulla decisione anglicana di aprire al gender. “Mi sto sforzando di ricordare un’altra volta in cui un’ideologia nuova e contesa è stata così accuratamente abbracciata. Abbiamo un governo di conservatori che spinge per un atto di riconoscimento che permetterebbe a chiunque di cambiare il proprio sesso senza bisogno di una pillola ormonale. Una chiesa ha emanato delle linee guida alle scuole incoraggiandole a lasciare che i bambini esplorino l’identità di genere. E naturalmente un sistema universitario in cui le scuole femminili sono aperte alle persone nate maschio, dove gli studenti sono invitati a usare pronomi neutri e chiunque dice che ‘gli uomini non possono diventare donne’ può aspettarsi di essere scacciato fuori dal campus. Anche suggerire che ci sono due sessi e che non si può realmente diventare l’altro, affermare quello che molti considerano essere un fatto biologico, significa rischiare di essere marchiato con l’accusa di fobia”. Il dogma del transgenderismo impone una propria legge della blasfemia. “Suggerire che gli uomini non dovrebbero usare i camerini delle donne nei negozi di abbigliamento è l’equivalente nel XXI secolo del dire che la Bibbia è una sciocchezza”.

 

E’ un dibattito simile all’eresia. O’Neill definisce l’ideologia gender “un’idea elitaria ed eccentrica che ha origine nella terra rarefatta del dipartimento di studi di genere, il cui linguaggio è quello delle cricche accademiche”. “Gli insegnanti che vogliono mantenere il proprio lavoro hanno poca scelta se non accettare questo consiglio”. Un insegnante cristiano a Oxford attualmente si trova a dover affrontare un’azione disciplinare presumibilmente per aver messo in difficoltà uno studente che si identifica come una ragazza. “Peggio ancora, l’insegnante crede che il sesso biologico sia definito alla nascita. Questa è l’eresia ora. Non importa che la maggior parte della gente lo creda, o che la società sia stata organizzata su questa base per secoli: durante la notte è diventato inammissibile. Temo per il futuro se non possiamo nemmeno dire ai ragazzi che sono ragazzi e che le ragazze sono ragazze. Se gli insegnanti non dispongono dell’autorità di dire: ‘Sei un ragazzo e dovresti indossare l’uniforme di un ragazzo’. Stiamo coltivando una nuova generazione che si aspetta che ogni proprio istinto sia rispettato istantaneamente e peggio che le infrastrutture sociali, dai bagni alle politiche, si muovano attorno ai loro istinti. E’ così bizzarro. Lasciatemelo dire quanto più chiaro possibile: gli adulti trans devono godere degli stessi diritti di ogni altro adulto e, allo stesso modo, le loro idee, le loro credenze, la loro fede devono essere sottoposte agli stessi livelli di critica e persino di ridicolizzazione di chiunque altro. Le persone hanno diritti; le loro ideologie no”.

 

Fonte: Redazione di

http://www.ilfoglio.it/societa/2017/11/20/news/dubitare-del-gender-e-la-nuova-blasfemia-164319/