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La Messa Mistero nuziale. 6. Verso il cuore della Messa

L’esame che abbiamo fatto delle origini e dello sviluppo dell’Eucarestia nella Chiesa na­scente è stato soltanto un abbozzo. Ma ciò che si è intravisto è sufficiente per permetterci qualche ulteriore riflessione che ci faccia com­prendere meglio la natura e il contenuto del­l’Eucarestia cristiana. Come già affermato al­l’inizio il nostro scopo nell’indagare nella prei­storia del Mistero eucaristico è ben più di una curiosità: è una ricerca che ci deve permettere di cogliere con maggior certezza gli elementi essenziali dell’Eucarestia cristiana. Sono questi che ci interessano di più. Ricerche e considera­zioni collaterali, indubbiamente interessanti – l’Eucarestia è così ricca -, finirebbero per ri­sultare dispersive. Per questo vogliamo evi­denziare gli elementi essenziali dell’Eucarestia sinagogale e vedere come di fatto Gesù li ha trasformati nelle sorgenti della sua ricchezza divina nella nuova Alleanza.

La «berakah», l’Eucarestia della Sinagoga, era innanzitutto la risposta umana del popolo eletto alla Parola salvifica di Dio. Ed ecco la necessità di evidenziare – per quanto possibile nella brevità di questo capitolo – come l’Euca­restia cristiana realizza questo rapporto di Parola e risposta in tutta la sua pienezza divina.

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Dal sito di A.M. Valli. “Ecco perché il popolo non si riconosce più nei pastori”

Gentile Valli, sono un giovane sacerdote di campagna e ho deciso di scriverle per condividere una forte preoccupazione circa il rapporto tra i nostri legittimi pastori e il popolo di Dio formato dai fedeli e dai noi semplici preti.

Mi sembra che in questa fase storica il Papa e i vescovi stiano raccogliendo ciò che da qualche anno stanno seminando con le loro azioni e le loro parole e cioè la separazione e la perdita di fiducia da parte della maggioranza dei fedeli, in particolare da parte di coloro che partecipano regolarmente alla liturgia domenicale. Aver schiacciato l’azione della Chiesa sulla sola dimensione orizzontale sta generando una grave asfissia spirituale in un popolo che non si riconosce più in guide che, oltretutto, appoggiano in modo manifesto poteri e persone che da sempre minacciano la fede e le radici spirituali della nostra Europa nonché l’antropologia cristiana. La cosa che più mi preoccupa è che la Chiesa nelle sue alte gerarchie sembra ignorare completamente questo distacco e questo dissenso sempre più ampio e profondo. Quelle guide che, ad intra, non fanno che osannare i laici quali salvatori della Chiesa del domani, sono le stesse che poi, ad extra, accusano i laici di irresponsabilità e razzismo se non seguono una certa linea che esse pretendono di imporre dall’alto.

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La Messa Mistero nuziale. 5. Dalla “Berakah” alla Messa

Nel primo secolo della Chiesa la Messa con­tinuava a presentare immutato il rito sinago­gale con l’aggiunta, qua e là, di una espressio­ne: «di Gesù Cristo tuo servitore», e delle parole della consacrazione. Per il resto, la pre­ghiera eucaristica era identica a quella in uso nella sinagoga, a parte la traduzione delle pa­role-chiave «eucarestia» per «berakah» e «chiesa» invece di «qahal».

Ma ecco un primo segno di evoluzione. Il fondo e il corpo del testo rimangono giudaici, ma si osserva già una certa interpretazione cri­stiana dei temi. In queste trasposizioni dei con­cetti del vecchio Testamento in quelli del Nuo­vo si segue un certo parallelismo logico nell’ordine delle idee. Si è visto, per esempio, che la terza preghiera del pasto rituale intercedeva per la riunione di tutti i dispersi figli d’Israele nel Regno di Dio e per l’avvento del suo Mes­sia. Nel contesto del nuovo Testamento que­sto concetto viene tradotto nella preghiera che tutti i cristiani siano «un solo corpo e un solo spirito» con Cristo, idea solo implicita nella Messa di Roma, ma testuale nelle altre Litur­gie cristiane.

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Da Giacometo. “Ah, questi preti!…” (prima puntata)

Operaio, a te particolarmente è dedicato il presente libretto. Ecco la vera luce sotto cui devi vedere il sacerdote, il cappellano del lavoro che viene settimanalmente a trovarti nel luogo stesso delle tue fatiche quotidiane. Non renderti supinamente schiavo del pre­giudizio e delle banali insinuazioni del solito compagno saputello, che vuol farla sempre da maestro e sgancia giudizi e sentenze su tutto e tutti con quella competenza che tu ben sai quando si tratta di lavoro. Fa’ questa esperienza: avvicinati al tuo Cap­pellano, parla un po’ con lui, chiedigli qualche favore e conoscerai chi egli veramente sia. Egli ti è amico, fratello, padre; viene a te con disinteresse assoluto, non ti chiede nulla, ti vuole invece tutto regalare; ti vuole sopra tutto donare la luce, il sorriso, il bacio di Cristo ope­raio, perché la tua ardua fatica quotidiana ne sia illuminata, nobilitata e santificata, e ti sia resa più lieve; perché la tua anima sia ricolma di pace e di gioia (Don Angelo, Padova, 15 gennaio 1945).

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Lodovica Maria Zanet: “La vita secondo lo Spirito: principi e dinamiche. Una lettura personale ed ecclesiale”

Che cosa è, però, la vita spirituale, di cui la santità è convincente manifestazione? La vita spirituale è, molto semplicemente, la vita nello Spirito Santo. Se si preferisce: è la vita di Dio in noi, comunicata dall’Amore del Padre e del Figlio. Non è, dunque, una vita che siamo noi a produrre: ma una vita che ci è offerto di accogliere. Non è una vita che dobbiamo inventarci: ma una vita che già esiste, per così dire nel seno della Trinità, e viene comunicata alla nostra libertà responsabile, secondo sfumature diverse. Non è anzitutto una vita da programmare: ma anzitutto una vita che ci raggiunge e riplasma.

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