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Vaticano – Consegnata la “Positio super virtutibus” del Servo di Dio Felice Canelli

(AgenziaNotizieSalesiane – Città del Vaticano) – Venerdì 19 luglio 2019 è stata consegnata presso la Congregazione delle Cause dei Santi la Positio super Vita, Virtutibus et Fama Sanctitatis del Servo di Dio Felice Canelli, sacerdote della diocesi di San Severo (Foggia-Italia), la cui Causa di Beatificazione è seguita dalla Postulazione salesiana.

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La Messa Mistero nuziale. 6. Verso il cuore della Messa

L’esame che abbiamo fatto delle origini e dello sviluppo dell’Eucarestia nella Chiesa na­scente è stato soltanto un abbozzo. Ma ciò che si è intravisto è sufficiente per permetterci qualche ulteriore riflessione che ci faccia com­prendere meglio la natura e il contenuto del­l’Eucarestia cristiana. Come già affermato al­l’inizio il nostro scopo nell’indagare nella prei­storia del Mistero eucaristico è ben più di una curiosità: è una ricerca che ci deve permettere di cogliere con maggior certezza gli elementi essenziali dell’Eucarestia cristiana. Sono questi che ci interessano di più. Ricerche e considera­zioni collaterali, indubbiamente interessanti – l’Eucarestia è così ricca -, finirebbero per ri­sultare dispersive. Per questo vogliamo evi­denziare gli elementi essenziali dell’Eucarestia sinagogale e vedere come di fatto Gesù li ha trasformati nelle sorgenti della sua ricchezza divina nella nuova Alleanza.

La «berakah», l’Eucarestia della Sinagoga, era innanzitutto la risposta umana del popolo eletto alla Parola salvifica di Dio. Ed ecco la necessità di evidenziare – per quanto possibile nella brevità di questo capitolo – come l’Euca­restia cristiana realizza questo rapporto di Parola e risposta in tutta la sua pienezza divina.

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La Messa Mistero nuziale. 5. Dalla “Berakah” alla Messa

Nel primo secolo della Chiesa la Messa con­tinuava a presentare immutato il rito sinago­gale con l’aggiunta, qua e là, di una espressio­ne: «di Gesù Cristo tuo servitore», e delle parole della consacrazione. Per il resto, la pre­ghiera eucaristica era identica a quella in uso nella sinagoga, a parte la traduzione delle pa­role-chiave «eucarestia» per «berakah» e «chiesa» invece di «qahal».

Ma ecco un primo segno di evoluzione. Il fondo e il corpo del testo rimangono giudaici, ma si osserva già una certa interpretazione cri­stiana dei temi. In queste trasposizioni dei con­cetti del vecchio Testamento in quelli del Nuo­vo si segue un certo parallelismo logico nell’ordine delle idee. Si è visto, per esempio, che la terza preghiera del pasto rituale intercedeva per la riunione di tutti i dispersi figli d’Israele nel Regno di Dio e per l’avvento del suo Mes­sia. Nel contesto del nuovo Testamento que­sto concetto viene tradotto nella preghiera che tutti i cristiani siano «un solo corpo e un solo spirito» con Cristo, idea solo implicita nella Messa di Roma, ma testuale nelle altre Litur­gie cristiane.

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La Messa Mistero nuziale. 1. L’Eucaristia viene da lontano

Tratto da UN CERTOSINO, La Messa Mistero nuziale, Gribaudi, Torino, 1981.

Si parla tanto di Eucarestia, ma è piuttosto raro sentir parlare di Eucarestia «cristiana». L’aggettivo pare superfluo, eppure l’Eucare­stia che Gesù Cristo ci ha lasciato come dono del suo amore era stata preceduta da un’altra Eucarestia.

Il dono dell’Eucarestia riassume e ci presen­ta in modo intimamente tangibile la sostanza stessa del nuovo Testamento; in un solo atto comprende e offre alla nostra accoglienza tutta la Rivelazione dell’amore di Dio nella nuova Al­leanza. Ma come il nuovo Testamento è stato preceduto e preparato dal vecchio Testamento, come la nuova Alleanza nel sangue di Gesù è stata preceduta e preparata dalla vecchia Al­leanza nel sangue dell’agnello pasquale, nes­suna meraviglia che Dio abbia anche voluto preparare l’Eucarestia cristiana – che celebra la salvezza dell’uomo nel sangue di Gesù – con un’Eucarestia, quella della vecchia Alleanza, che celebrava – e celebra ancora oggi in tutte le sinagoghe del mondo – la salvezza del po­polo di Dio dalla schiavitù d’Egitto.

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Da Giacometo. “Ah, questi preti!…” (prima puntata)

Operaio, a te particolarmente è dedicato il presente libretto. Ecco la vera luce sotto cui devi vedere il sacerdote, il cappellano del lavoro che viene settimanalmente a trovarti nel luogo stesso delle tue fatiche quotidiane. Non renderti supinamente schiavo del pre­giudizio e delle banali insinuazioni del solito compagno saputello, che vuol farla sempre da maestro e sgancia giudizi e sentenze su tutto e tutti con quella competenza che tu ben sai quando si tratta di lavoro. Fa’ questa esperienza: avvicinati al tuo Cap­pellano, parla un po’ con lui, chiedigli qualche favore e conoscerai chi egli veramente sia. Egli ti è amico, fratello, padre; viene a te con disinteresse assoluto, non ti chiede nulla, ti vuole invece tutto regalare; ti vuole sopra tutto donare la luce, il sorriso, il bacio di Cristo ope­raio, perché la tua ardua fatica quotidiana ne sia illuminata, nobilitata e santificata, e ti sia resa più lieve; perché la tua anima sia ricolma di pace e di gioia (Don Angelo, Padova, 15 gennaio 1945).

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