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Pentecoste: IL “pacifico e gioioso incontro fra i popoli” UNICO DONO dello Spirito Santo. Centro del cristianesimo o asservimento politico e clericalistico?

In occasione della solennità di Pentecoste, i vescovi del Lazio hanno indirizzato una lettera a tutti i fedeli delle diocesi laziali, che verrà letta durante le varie Messe del giorno. Di seguito il testo integrale

 

[Personalmente, in coscienza, mi sarei rifiutato di leggerla]

 

Carissimi fedeli delle diocesi del Lazio,
desideriamo offrirvi alcune riflessioni in occasione della solennità di Pentecoste che ci mostra l’icona dell’annunzio a Gerusalemme ascoltato in molte lingue: pensiamolo come il segno del pacifico e gioioso incontro fra i popoli che attualizza l’invito del Risorto ad annunciare la vita e l’amore.

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Benedetto XVI sulla Pentecoste

Cari fratelli e sorelle,

nella celebrazione solenne della Pentecoste siamo invitati a professare la nostra fede nella presenza e nell’azione dello Spirito Santo e a invocarne l’effusione su di noi, sulla Chiesa e sul mondo intero. Facciamo nostra, dunque, e con particolare intensità, l’invocazione della Chiesa stessa: Veni, Sancte Spiritus! Un’invocazione tanto semplice e immediata, ma insieme straordinariamente profonda, sgorgata prima di tutto dal cuore di Cristo. Lo Spirito Santo, infatti, è il dono che Gesù ha chiesto e continuamente chiede al Padre per i suoi amici; il primo e principale dono che ci ha ottenuto con la sua Risurrezione e Ascensione al Cielo.

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La Messa Mistero nuziale. 10. Gesù banchetto eterno

Il canone romano [Preghiera Eucaristica 1] non contiene il termine «Spirito», nella preghiera appena esaminata. Ma il concetto è ben presente quando si prega di «essere ricolmati di grazia». Del resto è comune trovare negli altri riti della Messa, a questo punto, come equivalente, «ripieni del­lo Spirito Santo» ed espressioni simili.

«Grazia» – com’è noto – significa «dono», é il Dono per eccellenza, il primo Dono agli uomini, è lo Spirito Santo. E’ stata una grave perdita per il pensiero teologico e spirituale degli ultimi secoli l’abitudine di limitare il con­cetto di grazia quasi esclusivamente alla «gra­zia santificante», la quale è solo un effetto del­la grazia prima: il Dono dello Spirito alle no­stre anime. Egli è il dono perfetto, la grazia per eccellenza in forza di cui tutto il resto ci viene donato. Gesù ce lo dice: «De meo accipiet et annuntiabit vobis»: «Egli (che il Padre man­derà in mio nome) riceverà da me e ve Io darà». Vuol dire: «Tutte le ricchezze della Redenzione, tutte le grazie di salvezza, Egli le prenderà da me in quanto Redentore, e le di­stribuirà a voi». Vedete, lo Spirito è il primo dono del Padre e di Gesù a noi, ed è Lui che ci colma delle ricchezze che Gesù ci ha meritato.

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La Messa Mistero nuziale. 9. Lo Spirito e la sposa

La realtà più vera e più profonda dell’ultima Cena – che si rinnova in ogni Liturgia eucari­stica – ci permette d’insistere ora su un con­cetto più volte accennato, e cioè che il mistero dell’Eucarestia cristiana è innanzi tutto fonda­mentalmente un mistero nuziale. E non solo perché l’essenza stessa del cristianesimo risiede precisamente nel preparare la Sposa che dovrà discendere da Dio adorna per le nozze con l’A­gnello, ma perché è soprattutto mediante l’Eu­carestia che Dio la prepara.

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Lodovica Maria Zanet: “La vita secondo lo Spirito: principi e dinamiche. Una lettura personale ed ecclesiale”

Che cosa è, però, la vita spirituale, di cui la santità è convincente manifestazione? La vita spirituale è, molto semplicemente, la vita nello Spirito Santo. Se si preferisce: è la vita di Dio in noi, comunicata dall’Amore del Padre e del Figlio. Non è, dunque, una vita che siamo noi a produrre: ma una vita che ci è offerto di accogliere. Non è una vita che dobbiamo inventarci: ma una vita che già esiste, per così dire nel seno della Trinità, e viene comunicata alla nostra libertà responsabile, secondo sfumature diverse. Non è anzitutto una vita da programmare: ma anzitutto una vita che ci raggiunge e riplasma.

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