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Un’altra Amazzonia a fuoco: la chiesa cattolica italiana. Secondo comandamento: raccomanda ai genitori di non portare i figli in cimitero e a partecipare ai funerali

Già i figli (dall’asilo ai giovani) hanno da smaltire le stanchezze della festa di Halloween, magari organizzate proprio in parrocchia. A proposito, in un grande negozio di Pordenone, le commesse raccontano di essersi trovate in seria difficoltà quando un sacerdote, ancora a metà settembre, ha chiesto se erano pronti i vari arnesi proprio per la festa di Halloween: voleva rallegrare i pargoletti della sua parrocchia e del centro aggregativo parrocchiale. Le commesse si sono interrogate (qualcuna scandalizzata), ma tant’è.

Il grande filosofo Martin Heidegger presupponeva un totale ripensamento della teologia cristiana, o almeno di quella del suo tempo (1889-1976). In un saggio sulla relazione tra il cristianesimo e la cultura scrisse: “La morte è la predica più potente della perfezione che ci è richiesta nel discorso della montagna, la perfezione che siamo in grado di conoscere e prevedere. Nessuno scandalo perciò se il ‘ricordati che devi morire’ è per noi la suprema saggezza del cristianesimo. L’una cosa e l’altra, morte e cristianesimo, ci rendono uguali e ci abbandonano alla nostra desolazione, cui può venire un aiuto solo da qualche altra parte”.

Se poi siamo cristiani, cioè viviamo nella certezza dell’aiuto che viene dall’Alto, dal cuore del Dio Padre di Gesù Cristo, abbandonarci a Lui non è più fonte di disperazione, ma di un “restare in attesa” e una serenità ineguagliabile che sfida tutte le tempeste della vita.

Sì, quelle dell’anziano, ma anche del piccolo che “solo” osserva e ascolta.

Johann P. Hebel (1760-1826) ci ha donato un passaggio di una serenità, acutezza e pacatezza eccezionale: “Siamo disposti o no ad ammetterlo, noi siamo piante che debbono crescere nella terra [ricordati che sei ‘terra’ e ‘terra’ ritornerai], se vogliamo fiorire nel cielo e dare i loro frutti”.

Buona solennità di tutti i santi e serena commemorazione di tutti i fedeli defunti. Buona preghiera.

 

don Paolo Mojoli

 

Un’altra Amazzonia a fuoco: la chiesa cattolica italiana. Primo comandamento: non parlare del peccato ai bambini

I piccoli potrebbero spaventarsi, colpevolizzarsi, perdere la loro tanto decantata innocenza…

D’altra parte, già nel rito del battesimo (spesso invece disatteso o addirittura inventato dai parroci stessi) viene nominata una personcina – ridicola quanto si vuole, ma ugualmente malefica (= portatrice di male) – che si chiama satana. Certo, con la s minuscola, perché non potente quanto il buon Dio Padre di Gesù Cristo. E su quest’ultimo nulla da eccepire.

Ma perché saltare a piè pari l’esorcismo pre-battesimale e le rinunce a satana e a tutte le sue seduzioni? Troppo difficile da spiegare?

Se il prete rimane infinitamente intenerito dai bellissimi occhioni del battezzando e battezzanda, almeno ricordi ai genitori che esiste (anche quel giorno, magari proprio nella famiglia stessa o nella parrocchia) il male del mondo, da cui abbiamo il dovere di preservare (se fosse possibile), o almeno custodire e accompagnare il piccolo/a.

Ma non è finita. Ci sono anche i parroci super coraggiosi, che si rifiutano esplicitamente di parlare del male e del peccato anche all’età della prima confessione (A cosa servirà mai questo sacramento, tanto poi dopo nessuno si confessa più in parrocchia?). Magari le confessioni arrivano proprio durante i pellegrinaggi o attraverso i movimenti tanto osteggiati dal nostro parroco buonista.

Ed ops… 1 o 2 anni dopo, se i genitori si degnassero di controllare ed educare i figli all’uso dei telefonini e di internet, vi troverebbero le immagini e i video pornografici che girano già in prima media. Sì, ho proprio scritto controllare ed educare. Perché internet è come l’energia atomica: se sei saggio costruisci una centrale elettrica, se sei curioso, o arrabbiato, o offeso… una bomba atomica.

 

don Paolo Mojoli

“Beati…” – Meditazioni sulla solennità di Tutti i Santi

Gesù chiama “Beati” i suoi discepoli, dopo averli avvicinati in intimità vicino a lui. Viene innanzitutto da chiedersi guardando negli occhi i fedeli sempre presenti alle S. Messe domenicali, ai sacerdoti e ai consacrati/e che si incontrano: perché tanta freddezza, tanto senso dell’abitudinario, del si è sempre fatto così. Dall’altare a volte si vedono proprio occhi tristi.

Ma anche volti pieni di gioia di papà, mamme, nonni e nonne, consacrati/e felici di essere cristiani e felici di vivere al mondo.

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Provocazioni di Magdi Cristiano Allam e Risonanze di don Paolo Mojoli

Magdi Cristiano: Papa Francesco e i suoi vicari evangelizzino e convertano al cristianesimo oppure si tolgano la maschera che ha trasformato la Chiesa nella roccaforte ideologica della sinistra.

don Paolo: Forse la radice del problema sta nelle premesse sessanttottine anche di tanti ecclesiastici; nella teologia della liberazione che è indiscutibilmente figlia del comunismo più puro (per cui, ad esempio, il povero è sempre e comunque buono anche se imbroglia e chi ha dei beni li ha sicuramente rubati all’entità – ritenuta immancabilmente superiore – della collettività)

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Domanda aperta: Se, da parte dei genitori, sia necessario spiegare sempre i sì e i no che si dicono ai figli

Tesi: È sempre necessario che le domande o le provocazioni dei figli trovino delle risposte almeno all’interno di noi; l’arte di essere figli consiste nel mettere in discussione la profondità vitale dei genitori; l’arte dei genitori consiste nel lasciarsi mettere in discussione dal proprio partner e dai propri figli.

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